martedì 16 settembre 2014

Perduta in una valle bianca

Come diavolo ero finita in quel mondo scivoloso e bianco. Un bianco così non l'avevo mai visto. Cercai di fermarmi per capire, ma la mia vita è fatta di attimi veloci. Avrei voluto disegnare mentalmente quel luogo incredibile, ma non appena l'immagine si stava definendo nella mia mente, i richiami, le informazioni e le richieste di lavoro mi facevano riprendere il cammino. Di una cosa ero certa dovevo restare lontana da quel buco, ero sicura che fosse molto pericoloso. Non era proprio un buco, era un affare tondo leggermente rialzato da terra che brillava alla luce del sole. Così sollevato quel fungo, che brillava, lasciava uno spazio sotto di se che conduceva al buco. Lo avevo esplorato bene girando tutto intorno e uno strano senso di paura mi aveva presa. Mi ero fermata un attimo e subito i segnali degli altri nelle vicinanze mi avevano raggiunta, così cercai di risalire le pareti, ma quando ero quasi arrivata in cima, ero scivolata inesorabilmente verso il fondo di quella bianca, luminosa, liscia valle.
Mi domandai se fosse proprio quel fungo, la via di fuga? Troppa puzza, un odore veramente eccessivo. Un olezzo disgustoso di morte.
Ripresi a perlustrare le pareti scoscese, mentre camminavo veloce incontrai un cadavere rattrappito con otto zampe, che essere strano doveva essere stato quello. Aveva un corpo piccolissimo e otto zampe lunghissime, chissà da che strano posto era arrivato. Rabbrividii, quell'essere era morto qui, in questa valle bianca e questa sarebbe stata la mia fine. No, non volevo, avevo da fare ancora tanto lavoro, tutti siamo indispensabili e il lavoro di ognuno è un pezzo fondamentale, anche se poco o scarso. Come avevo fatto a precipitare li dentro, cosa diavolo pensavo di trovare? Pareti così fredde sono inutili a qualsiasi esistenza. Nulla in natura è così liscio e bianco, questo spazio doveva essere in un'altra dimensione. Avevo scalato pareti interminabili, ore e ore di cammino, senza alcuna fatica ero arrivata in cima. Spesso non trovavo nulla di interessante, così scendevo rapidamente, senza rammarico e trovavo pianure verdi e piene di colori. Ero salita in alto, ero scesa in basso, avevo attraversato fiumi, mi ero lasciata trasportare dal vento. Avevo camminato lungo strade dure, a volte bruciate nere, che si scioglievano al caldo del sole. Avevo camminato nell'erba morbida, tra la ghiaia. Ero salita lungo pareti di tutti i colori, di tutte le forme. Avevo superato strapiombi camminando in equilibrio e a volte a testa in giù. Camminavo, correvo instancabile, senza tregua, non avevo tempo per fermarmi, avevo tanto lavoro da fare. Scendevo e risalivo, in continuo, rapidamente, senza tregua, senza fine, ma con il mio obiettivo in testa. Il mio unico, naturale, utile e felice obiettivo.
Guardai in alto, quella parete mi sembrava interminabile eppure erano solo pochi metri. Alla fine della salita c'era una incurvatura, era quello il punto della scalata più difficile, non vedevo appigli o rientranze, era tutto perfettamente liscio. Questo luogo era opera di un mostro, di un essere diabolico, era innaturale. Cercai un punto per rincominciare l'ennesima scalata, ma qualsiasi punto andava bene. Tutto era perfettamente uguale. Incominciai a salire lentamente, più lentamente. Decisi di iniziare la salita vicino al fungo, avevo visto in alto dei fori che iniziavano a metà parete, se riuscivo a raggiungerli, forse potevo avere le speranza di liberarmi.
Scivolai prima di arrivare alla prima linea di fori. Caddi sulla schiena, mi rialzai velocemente. Il puzzo che usciva da sotto il fungo era insopportabile. Mi ripulii anche se nulla mi aveva sporcata. Guardai disperata in alto. In quel preciso istante, la luce diventò un'enorme ombra, qualche cosa stava calando verso la bianca vallata, era una cosa enorme, una cosa incredibile. Mi fermai terrorizzata. Scendeva veloce dal cielo quell'enorme palla rosa. Per mia fortuna si fermò appoggiandosi sulle parti rotondeggianti delle pareti. In un attimo era l'imbrunire. Un attimo dopo uno scroscio d'acqua mi investì trascinandomi verso il fungo. Non sapevo dove aggrapparmi, l'unica era nuotare e nuotai con tutta la forza che avevo in corpo. Il risucchio mi portava verso il buco inesorabilmente. Era una situazione paradossale, ero ai limiti della realtà. A quel punto decisi di seguire il vortice, nuotai intorno al fungo con l'obiettivo di raggiungerlo e in qualche modo salirci sopra. Quella era l'unica via di scampo, andare incontro al pericolo per salvarmi. Nuotai disperatamente in tondo. Seguendo il movimento dell'acqua. Sentivo il rumore del vortice d'acqua, il puzzo era insopportabile. Girando e girando, riuscii ad avvicinarmi al bordo del fungo e riuscii a aggrapparmi lungo il bordo, ma la corrente mi trascinò. Ero stanca, terrorizzata, ma ripresi a nuotare seguendo il vortice. Furono secondi interminabile, poi all'improvviso la cascata d'acqua che usciva dai buchi, proprio quelli che volevi utilizzare per salire, smise di colpo. La corrente del vortici diventò gorgogliante e veloce, ripresi a nuotare più vigorosamente in tondo e finalmente riuscii ad arrampicarmi sul fungo, c'erano delle incrostazioni, che mi permisero di raggiungere la sua parte più alta e piatta. Ce l'avevo fatta. Era incredibile ma ero salva, almeno per il momento. Mi guardai intorno e cercai di riprendere le forze, cercai di togliermi il grosso dell'acqua che avevo addosso e respirai profondamente. Guardai in basso, non c'era più acqua, il vortici sparì nel buco con un "gluk" finale. L'enorme palla rosa si sollevò e sparì, la luce tornò. Ma non era finita, infatti a quel punto vidi scendere dal cielo una superficie bianca che si appoggiò di fronte a me. Quella superficie era rassicurante e non mi feci troppe domande, niente era peggio di tutto quello che avevo attraversato, vi salii. La superficie bianca magicamente si alzò verso l'alto, verso il cielo, verso l'aria aperta. Salì, sempre più in alto, poi si piegò e mi lasciò scivolare a terra e se ne andò. La luce del Sole era calda. Ero salva, corsi via lungo una parete normale, finalmente, verso il muro giallo che conoscevo. Dissi "Grazie", lo dissi anche se sapevo che lui non mi avrebbe sentita e fuggii via felice. L'uomo buttò nel water il pezzo di carta igienica e guardò la formica che camminava veloce e disse "non sempre il bidet è una buona invenzione. Almeno non per tutti!".

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