giovedì 5 giugno 2014

Mi è piaciuto “Born to Be Wild” e così è nata “La lettera di un padre selvaggio”



Non sono uno scrittore, non sono nemmeno un musicista e ancor meno un compositore. Non sono un artista o un uomo di cultura. Non so disegnare e ancor meno dipingere. Non sono nemmeno un pubblicitario, non lo sono stato e non lo sarò mai. Non lo sono stato perché non mi sono approfittato di nulla e di nessuno. Però ho sognato. Sono un sognatore ferito. Solo questo, sono. Ho vissuto in un'epoca particolare, dove i sogni si sono scontrati con la violenza. E in tutto questo non sono nemmeno stato un rivoluzionario. Non ho voluto esserlo, non ho potuto esserlo, perché non esisteva lo spazio per farlo in modo costruttivo e risolutivo. Ho vissuto e basta, lasciandomi trascinare dagli eventi. Non sono né buono, ne cattivo. Non sono un Giusto, ma nemmeno un malvagio. Ho vissuto un nuovo “rinascimento” d’idee e di suoni, questo sì. Una di quelle epoche che segnano la Storia. Pochi sono i fortunati che ne hanno colta la realtà. I nostri genitori erano e sono antichi, li ho lasciati indietro, nei loro ricordi superati, nelle loro convinzioni impolverate dalla guerra. La nuova musica ha cancellato i vecchi suoni, ha rotto gli schemi e anche se qualche cosa persiste, tutto è cambiato. Pochi si sono accorti e hanno goduto di questa sorprendente epopea. Quei pochi non riescono a invecchiare perché hanno nel loro cuore il Sogno e la loro Fantasia va oltre le barriere del Tempo. La ferita è il fiume da cui sgorga e rinasce il sogno. Nessun umano è una cosa sola, ha infinite possibilità e prospettive. Purtroppo il destino impedisce di fare veloci spostamenti tra le diverse dimensioni. Così si resta immobili e il destino si ferma su una linea continua, instupidisce la pantera che desidera saltare. Ci hanno insegnato che è necessario puntare a un obiettivo, ce l’hanno insegnato i genitori, la scuola e le religioni. In realtà penso che l’obiettivo, quello insegnato dalla cultura ebraico-cattolica del “cammino”, sia una prigione che ci allontana dal senso vero dell’esistenza. Vorrei che i miei figli fossero liberi da tutto questo, ma non c’è né padre, né madre che può insegnarlo, perché c’è e  bisogna coglierlo, da soli. Forse penserete, a che serve se poi dobbiamo vivere in una Società imprigionata in se stessa. A che serve se tutti vogliono emergere e la maggioranza soccombe. Qualcuno penserà “allora è giusto insegnare ai figli la forza, anche violenta, per raggiungere un posto al sole”.  
A questi rispondo: fatelo, se pensate sia giusto, persistete pure  nell'errore che vi porterà lontano dalla Libertà d’essere quello che si è. Quello di cui scrivo è la via alternativa e per seguirla è necessario smontare tutto, molto di più di quello che la mia generazione voleva smontare. Molto di più. Smontare la famiglia, la scuola e prima di tutto le religioni. Infatti, la religione della donna e dell’uomo è dentro se stessi, nel loro DNA e non desidera nessun comandamento se non quello di rispettare e amare l’altro. Tutte le altre regole sono fatte dall’uomo e per questo solo fatto, contengono il desiderio di potere, che tutto fa fallire, anche l’Amore per il Prossimo. Unico comandamento Divino.
Siate selvaggi, figli miei, ma siatelo veramente, almeno nei vostri sogni, almeno in quello, se non potete fare di più.


Wild Father

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