sabato 28 giugno 2014

Una favola per Donatella, in occasione del nostro tredicesimo anniversario di matrimonio.

Lui era un sovversivo dentro, ma così profondamente che ogni rapporto con la società, così com'era voluta e come lo è tuttora, era letteralmente una fonte d’angoscia.
Certo sarebbe potuto andare da uno strizzacervelli, ma anche questi fanno parte e operano con gli stessi, identici schemi della società.
Lui sapeva tutto questo, perché in passato si era battuto con il dolore profondo, aveva cercato di salvare una persona più inguaiata di lui. L’aveva protetta e le aveva fatto dimenticare per attimi la malattia, ma quando il destino decide, non si può giocare a scacchi con lui pensando di poter vincere. Ci si può competere certo, ma sapendo che la mossa finale è già sulla scacchiera.

Aveva ripreso la sua vita mentendosi, fantasticando e cercando di lottare. A volte era stato grande, si era sentito quasi insuperabile, imbattibile. Illusione, la società era stata più forte di lui.

Lungo la sua strada aveva trovato amici che lottavano come lui, uno in particolare. Quell'uomo lo affiancò senza chiedere nulla in cambio. Evento straordinario. Era una persona che coglieva quello che gli era dato, esattamente come lui. Viveva con timore, ma era pronto all'avventura e soprattutto sapeva prendere in giro se stesso e gli amici. L’ironia a volte salva. La società però restava quella che era, quella che è e a nessuno dei due piaceva. Loro due erano stati dei buoni compagni, lavoravano bene insieme, lui ogni tanto si arrabbiava per la pigrizia dell’amico o quella che sembrava, ma stavano bene insieme. Le loro energie si compensavano. Quando l’amico se ne andò per amore, lui rimase solo e l’avventura fallì.

Niente di male, lui era abituato, ma quella volta desiderò intensamente di morire. Fu allora che arrivò un angelo e lo fece tornare a sognare. Tornò a sorridere. Poi il Destino lo punì per aver chiesto di morire e gli disse “Ora che sei felice, ti dimostrerò che la vita non è tua e che è Sacra. So che tu lo sai, ma hai sbagliato, per questo vedrai in faccia l’Ombra”. Così fu, rischiò di affogare e poi la sua vita fu affidata ai ferri di un chirurgo. Lei non lo abbandonò mai, lei sconfisse l’Ombra con l’amore e realizzò il loro futuro. Allora come oggi.

Poi arrivò una bellissima bambina e la vita prese una via dolce.

Ma un sovversivo è un sovversivo, non sarà mai in pace con se stesso e con la società.
Così anche oggi, quando il suo animo è in subbuglio, lei lo sopporta e butta dietro le spalle tutti i pesi che lui le scarica addosso.

Questa è una “pillola” di una storia d’amore. Una bella storia d’amore.




mercoledì 25 giugno 2014

Il Miracolo


"Il Miracolo è che noi siamo legati all'orso che ti può aggredire, al cavallo che ti può far viaggiare, agli occhi del falco che ti fanno vedere le cose più nascoste. Siamo legati al pesce che puoi pescare, alla pelle della capra che vibra sul tuo tamburo, al legno della tua maschera, con cui danzi. Alla notte senza stelle. Al lupo sulla montagna che ti può sbranare, ma non a un'ampolla di sangue di un morto". Cosi disse Occhidifalco e si allontanò versa la collina con le sue penne che si muovevano nel vento.


Tratto da un dialogo tra uno stregone Wyandotte e un giovane esploratore.

lunedì 23 giugno 2014

Giovanni Comisso, quasi un parente, per un quasi scrittore!

Questo testo è stato scritto dal mio amico Carlo Angelo Tosi



Nessun legame di sangue mi lega a lui, se non i ricordi di mia madre. Giovanni Comisso era il fratello dello zio Gino, che sposò una sorella di mia nonna Elena Zanibellato. La mia mamma lo ricorda bene e spesso mi racconta di lui e della sua mamma, la zia Pinetta Salsa, figlia del famoso generale Tommaso Salsa. Che posso dire di lui, non molto. Dai racconti di mia madre esce un personaggio che turbava la mentalità provinciale e “benestante” della Treviso e questo mi piace particolarmente.  Certo dalle molte pagine che ha scritto, emerge un personaggio che non nasconde le sue preferenze nei confronti della vita e dell’amore. Un sognatore sempre in viaggio, amante dell’ozio e pronto all’avventura. Un figlio di quel tempo, come mio nonno, entrambi li potrei definire dei dannunziani. Infatti, Giovanni partecipò all’avventura (per me una follia) di Fiume del 12 settembre 1919. Sicuramente è uno scrittore da riscoprire. 

lunedì 16 giugno 2014

I falsi profeti e Angelo

"Il Male si nasconde meglio tra i profeti. Infatti, essi sono spesso falsi, più che saggi. Un profeta dice dieci cose giuste e altre dieci sbagliate. Quando le dicono tutte con saggezza, arrivano gli interpreti che trasformano le parole giuste, in milioni di sentenze errate". Questo disse il Guerriero ad Angelo che lo guardava fisso con grande interesse. L'uomo proseguì: "è facile che le parole dette da un profeta siano trascritte con modifiche, aggiunte e adattamenti poco corretti. Le parole sono suoni confusi e ognuno le può capire a modo suo. Purtroppo non possono essere trascritte come le note. Infatti, il Male non può trasformare le note, quelle sono e rimangono. Le parole invece possono essere trasformate. Quando un profeta scrive, deve tornare sempre indietro e rileggere. Lo deve fare, per capire se quello che ha scritto corrisponde al suo pensiero. Lo dovrebbe fare sempre,  per assicurarsi che il Male non si sia infilato tra una riga e l'altra. Inoltre, dopo secoli i suoi scritti non corrisponderanno più ai tempi, le parole diventeranno fossili e dovranno essere interpretate. I guai continueranno e saranno ancora più gravi, perché  gli interpreti le utilizzeranno  per i loro interessi. Tu che pensi amico mio?".

Il cane piegò la bella testa di lato e fissò gli occhiazzurri in quelli del Guerriero che proseguì: "Hai ragione! A che servono questi miei pensieri, qui nella Taiga. A nulla. Noi Cavalieri corriamo sui ghiacci solitari, noi  conosciamo la Realtà. I profeti possono fare il loro lavoro sulla Terra, qui non potrebbero raccontare nulla e le loro parole diventerebbero presto ghiaccioli inutile. Andiamo Angelo, cerchiamo un riparo per la notte". Il Cavaliere si alzò dalla lunga slitta, mentre il suo amico correva a occupare il suo posto tra i finimenti. Un sussulto sulla crosta ghiacciata. Un sottile rumore, come una lama e la slitta sparì nella notte.

giovedì 5 giugno 2014

Mi è piaciuto “Born to Be Wild” e così è nata “La lettera di un padre selvaggio”



Non sono uno scrittore, non sono nemmeno un musicista e ancor meno un compositore. Non sono un artista o un uomo di cultura. Non so disegnare e ancor meno dipingere. Non sono nemmeno un pubblicitario, non lo sono stato e non lo sarò mai. Non lo sono stato perché non mi sono approfittato di nulla e di nessuno. Però ho sognato. Sono un sognatore ferito. Solo questo, sono. Ho vissuto in un'epoca particolare, dove i sogni si sono scontrati con la violenza. E in tutto questo non sono nemmeno stato un rivoluzionario. Non ho voluto esserlo, non ho potuto esserlo, perché non esisteva lo spazio per farlo in modo costruttivo e risolutivo. Ho vissuto e basta, lasciandomi trascinare dagli eventi. Non sono né buono, ne cattivo. Non sono un Giusto, ma nemmeno un malvagio. Ho vissuto un nuovo “rinascimento” d’idee e di suoni, questo sì. Una di quelle epoche che segnano la Storia. Pochi sono i fortunati che ne hanno colta la realtà. I nostri genitori erano e sono antichi, li ho lasciati indietro, nei loro ricordi superati, nelle loro convinzioni impolverate dalla guerra. La nuova musica ha cancellato i vecchi suoni, ha rotto gli schemi e anche se qualche cosa persiste, tutto è cambiato. Pochi si sono accorti e hanno goduto di questa sorprendente epopea. Quei pochi non riescono a invecchiare perché hanno nel loro cuore il Sogno e la loro Fantasia va oltre le barriere del Tempo. La ferita è il fiume da cui sgorga e rinasce il sogno. Nessun umano è una cosa sola, ha infinite possibilità e prospettive. Purtroppo il destino impedisce di fare veloci spostamenti tra le diverse dimensioni. Così si resta immobili e il destino si ferma su una linea continua, instupidisce la pantera che desidera saltare. Ci hanno insegnato che è necessario puntare a un obiettivo, ce l’hanno insegnato i genitori, la scuola e le religioni. In realtà penso che l’obiettivo, quello insegnato dalla cultura ebraico-cattolica del “cammino”, sia una prigione che ci allontana dal senso vero dell’esistenza. Vorrei che i miei figli fossero liberi da tutto questo, ma non c’è né padre, né madre che può insegnarlo, perché c’è e  bisogna coglierlo, da soli. Forse penserete, a che serve se poi dobbiamo vivere in una Società imprigionata in se stessa. A che serve se tutti vogliono emergere e la maggioranza soccombe. Qualcuno penserà “allora è giusto insegnare ai figli la forza, anche violenta, per raggiungere un posto al sole”.  
A questi rispondo: fatelo, se pensate sia giusto, persistete pure  nell'errore che vi porterà lontano dalla Libertà d’essere quello che si è. Quello di cui scrivo è la via alternativa e per seguirla è necessario smontare tutto, molto di più di quello che la mia generazione voleva smontare. Molto di più. Smontare la famiglia, la scuola e prima di tutto le religioni. Infatti, la religione della donna e dell’uomo è dentro se stessi, nel loro DNA e non desidera nessun comandamento se non quello di rispettare e amare l’altro. Tutte le altre regole sono fatte dall’uomo e per questo solo fatto, contengono il desiderio di potere, che tutto fa fallire, anche l’Amore per il Prossimo. Unico comandamento Divino.
Siate selvaggi, figli miei, ma siatelo veramente, almeno nei vostri sogni, almeno in quello, se non potete fare di più.


Wild Father

Per la Principessa Aurora

Il Cavaliere della Slitta era fragile in quel periodo. Fermava spesso i suoi dodici aski e restava immoto a pensare, seduto sulla slitta. Il gelo aveva preso il suo cuore. Era un gelo profondo, che le sue ferite di guerra mal sopportavano. Quel giorno sentì un pensiero, si inginocchio nel ghiaccio, rimosse lo spesso strato di neve e guardò la Terra attraverso la gelida lente. Sentì lontano la Principessa Aurora. La pensò intensamente. La vide, si alzò in piedi, l'elsa della sua spada brillò nel buio della taiga. Pensò al mare di lei, estrasse la boccetta che aveva nella tasca più nascosta e protetta della giubba. Conteneva i profumi di quel mare che lei gli aveva inviato, l'aprì e annusò la lieve aria. "Sono con te Principessa Aurora, ovunque e sempre" disse e poi scoccò un bacio verso quella terra lontana, dove la Signora del Mare camminava. Richiuse la boccetta e la ripose nel suo nascondiglio dicendo " l'Elfo Imlach e tutti noi Guerrieri dei Ghiacci siamo con te Principessa. Ci batteremo con te tutti i giorni, quando il Sole sorge e anche dopo, al tramonto, nella notte degli incubi e del silenzio, Con te" Il Guerriero estrasse la spada e la fece brillare tra le sette lune, Angelo ululò nella gelida notte seguito dagli altri sei cani, cuore delle distese di ghiaccio.