domenica 26 ottobre 2014

A Jack Bruce

Ora. Oggi. Un altro rocker è andato
Ha lasciato il suo strumento
Eih Jack hai dimenticato il basso
Grido al cielo
Nulla.
Mi volto guardo le corde del mio
A che serve mio Dio
Quando un musicista nella leggenda va via
Non viene nessuno a sostituirlo
Resta il mito e le sue note nell'aria
La clessidra del mio tempo è ladra
Ruba un mio granello
Essenza del mio presente
Assenza eterna
Sunshine, Sunshine, Sunshine
Sunshine Of Your Love

Grido e sono perduto.

sabato 18 ottobre 2014

...e poi?

"Cosa stai facendo?" "scrivo un romanzo" "e di cosa parla?" "non lo so. Intanto scrivo, poi si vedrà. Merlino mi darà una mano" "Chi?!" "Il Mago Merlino, lui è vivo e vegeto e si nasconde dentro a un rovo" "Bene, se è così sono più tranquilla, buona notte" "notte, a domani mattina"

martedì 16 settembre 2014

Perduta in una valle bianca

Come diavolo ero finita in quel mondo scivoloso e bianco. Un bianco così non l'avevo mai visto. Cercai di fermarmi per capire, ma la mia vita è fatta di attimi veloci. Avrei voluto disegnare mentalmente quel luogo incredibile, ma non appena l'immagine si stava definendo nella mia mente, i richiami, le informazioni e le richieste di lavoro mi facevano riprendere il cammino. Di una cosa ero certa dovevo restare lontana da quel buco, ero sicura che fosse molto pericoloso. Non era proprio un buco, era un affare tondo leggermente rialzato da terra che brillava alla luce del sole. Così sollevato quel fungo, che brillava, lasciava uno spazio sotto di se che conduceva al buco. Lo avevo esplorato bene girando tutto intorno e uno strano senso di paura mi aveva presa. Mi ero fermata un attimo e subito i segnali degli altri nelle vicinanze mi avevano raggiunta, così cercai di risalire le pareti, ma quando ero quasi arrivata in cima, ero scivolata inesorabilmente verso il fondo di quella bianca, luminosa, liscia valle.
Mi domandai se fosse proprio quel fungo, la via di fuga? Troppa puzza, un odore veramente eccessivo. Un olezzo disgustoso di morte.
Ripresi a perlustrare le pareti scoscese, mentre camminavo veloce incontrai un cadavere rattrappito con otto zampe, che essere strano doveva essere stato quello. Aveva un corpo piccolissimo e otto zampe lunghissime, chissà da che strano posto era arrivato. Rabbrividii, quell'essere era morto qui, in questa valle bianca e questa sarebbe stata la mia fine. No, non volevo, avevo da fare ancora tanto lavoro, tutti siamo indispensabili e il lavoro di ognuno è un pezzo fondamentale, anche se poco o scarso. Come avevo fatto a precipitare li dentro, cosa diavolo pensavo di trovare? Pareti così fredde sono inutili a qualsiasi esistenza. Nulla in natura è così liscio e bianco, questo spazio doveva essere in un'altra dimensione. Avevo scalato pareti interminabili, ore e ore di cammino, senza alcuna fatica ero arrivata in cima. Spesso non trovavo nulla di interessante, così scendevo rapidamente, senza rammarico e trovavo pianure verdi e piene di colori. Ero salita in alto, ero scesa in basso, avevo attraversato fiumi, mi ero lasciata trasportare dal vento. Avevo camminato lungo strade dure, a volte bruciate nere, che si scioglievano al caldo del sole. Avevo camminato nell'erba morbida, tra la ghiaia. Ero salita lungo pareti di tutti i colori, di tutte le forme. Avevo superato strapiombi camminando in equilibrio e a volte a testa in giù. Camminavo, correvo instancabile, senza tregua, non avevo tempo per fermarmi, avevo tanto lavoro da fare. Scendevo e risalivo, in continuo, rapidamente, senza tregua, senza fine, ma con il mio obiettivo in testa. Il mio unico, naturale, utile e felice obiettivo.
Guardai in alto, quella parete mi sembrava interminabile eppure erano solo pochi metri. Alla fine della salita c'era una incurvatura, era quello il punto della scalata più difficile, non vedevo appigli o rientranze, era tutto perfettamente liscio. Questo luogo era opera di un mostro, di un essere diabolico, era innaturale. Cercai un punto per rincominciare l'ennesima scalata, ma qualsiasi punto andava bene. Tutto era perfettamente uguale. Incominciai a salire lentamente, più lentamente. Decisi di iniziare la salita vicino al fungo, avevo visto in alto dei fori che iniziavano a metà parete, se riuscivo a raggiungerli, forse potevo avere le speranza di liberarmi.
Scivolai prima di arrivare alla prima linea di fori. Caddi sulla schiena, mi rialzai velocemente. Il puzzo che usciva da sotto il fungo era insopportabile. Mi ripulii anche se nulla mi aveva sporcata. Guardai disperata in alto. In quel preciso istante, la luce diventò un'enorme ombra, qualche cosa stava calando verso la bianca vallata, era una cosa enorme, una cosa incredibile. Mi fermai terrorizzata. Scendeva veloce dal cielo quell'enorme palla rosa. Per mia fortuna si fermò appoggiandosi sulle parti rotondeggianti delle pareti. In un attimo era l'imbrunire. Un attimo dopo uno scroscio d'acqua mi investì trascinandomi verso il fungo. Non sapevo dove aggrapparmi, l'unica era nuotare e nuotai con tutta la forza che avevo in corpo. Il risucchio mi portava verso il buco inesorabilmente. Era una situazione paradossale, ero ai limiti della realtà. A quel punto decisi di seguire il vortice, nuotai intorno al fungo con l'obiettivo di raggiungerlo e in qualche modo salirci sopra. Quella era l'unica via di scampo, andare incontro al pericolo per salvarmi. Nuotai disperatamente in tondo. Seguendo il movimento dell'acqua. Sentivo il rumore del vortice d'acqua, il puzzo era insopportabile. Girando e girando, riuscii ad avvicinarmi al bordo del fungo e riuscii a aggrapparmi lungo il bordo, ma la corrente mi trascinò. Ero stanca, terrorizzata, ma ripresi a nuotare seguendo il vortice. Furono secondi interminabile, poi all'improvviso la cascata d'acqua che usciva dai buchi, proprio quelli che volevi utilizzare per salire, smise di colpo. La corrente del vortici diventò gorgogliante e veloce, ripresi a nuotare più vigorosamente in tondo e finalmente riuscii ad arrampicarmi sul fungo, c'erano delle incrostazioni, che mi permisero di raggiungere la sua parte più alta e piatta. Ce l'avevo fatta. Era incredibile ma ero salva, almeno per il momento. Mi guardai intorno e cercai di riprendere le forze, cercai di togliermi il grosso dell'acqua che avevo addosso e respirai profondamente. Guardai in basso, non c'era più acqua, il vortici sparì nel buco con un "gluk" finale. L'enorme palla rosa si sollevò e sparì, la luce tornò. Ma non era finita, infatti a quel punto vidi scendere dal cielo una superficie bianca che si appoggiò di fronte a me. Quella superficie era rassicurante e non mi feci troppe domande, niente era peggio di tutto quello che avevo attraversato, vi salii. La superficie bianca magicamente si alzò verso l'alto, verso il cielo, verso l'aria aperta. Salì, sempre più in alto, poi si piegò e mi lasciò scivolare a terra e se ne andò. La luce del Sole era calda. Ero salva, corsi via lungo una parete normale, finalmente, verso il muro giallo che conoscevo. Dissi "Grazie", lo dissi anche se sapevo che lui non mi avrebbe sentita e fuggii via felice. L'uomo buttò nel water il pezzo di carta igienica e guardò la formica che camminava veloce e disse "non sempre il bidet è una buona invenzione. Almeno non per tutti!".

mercoledì 9 luglio 2014

La morte del calcio e le nazioni

Non credo alle nazioni, non mi piacciono, le detesto. Non mi piacciono le bandiere e men che meno gli inni, diciamo che sopporto queste cose con rassegnazione.....Oggi, ad esempio, ho sentito la caduta di stile delle dichiarazioni della tronfia signora Merkel sulla vittoria della squadra tedesca. Una squadra così poco elegante che non ha saputo controllare il suo momento di gloria, esagerando. Le nazioni dimostrano troppo spesso la loro fragilità.

Voi credete che con tutte le scommesse che sono state fatte, il calcio, anche quello mondiale, sia pulito? Siete mai stati alle corse dei cavalli? Ad esempio al trotto? Quando il gioco prende il sopravvento sullo sport, lo sport è defunto! E' solo questione di tempo. Per me è scaduto da anni.

"Splendido visto da qui" è il nuovo romanzo di Walter Fontana!



Splendido visto da dove? La risposta è tutta da scoprire leggendo il nuovo romanzo di Walter Fontana “Splendido visto da qui”. Un cammino nel tempo o forse in un presente che continuiamo a rivivere. In un presente che vive nei nostri ricordi e nel desiderio di fermare un futuro incerto. Un viaggio in un mondo o meglio in un “sistema” dove i personaggi, gli oggetti, la Storia è come se fossero imprigionati nei solchi di un “trentatregiri”. Infatti, non a caso, è la musica che accompagna il lettore, creando il ricordo di una colonna sonora, che ha il suo inizio nei “Fab” anni Sessanta e arriva sino a oggi. Il romanzo di Walter Fontana è molto di più di questo, infatti, in esso traspare un sarcasmo critico con un velo di malinconia per anni passati, ma che persistono nel tempo. Musica, prodotti di consumo“leggenda” come il frigorifero Zoppas, pubblicità con "testimonial" indimenticabili come la “Mucca Carolina”, eventi, mode e ambienti sono di contorno all'avventura di un uomo in cerca di se stesso, uno spazzino abituato sin da piccolo a viaggiare avanti e indietro in un tempo imprigionato.
Lo spazzino mi ha ricordato il pompiere di Fahrenheit 451, uno dei romanzi di Ray Bradbury, ma anche molti altri romanzi di fantascienza e fantapolitica, come “Il Grande Fratello” di George Orwell. Lo stile della scrittura però si stacca dalle atmosfere, angoscianti dei romanzi citati. La scrittura di Walter Fontana racconta una storia che fa pensare, strappando il sorriso a chi legge e così, anch'io, insieme al protagonista, mi sono perso in quei mondi limitati, in storie rassicuranti con una fine conosciuta, perché il futuro fa sempre paura, o no!? 

venerdì 4 luglio 2014

Jens Weidmann, non giudicare! Pensa alla tua banca e vergognati.

Trovo indecente che il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann si permetta di giudicare l'operato di un capo di governo. Renzi è quel che è, ma questo fatto denuncia quale sia e di chi sia l'entità "fantaccio" europea. Questa non è l'Europa per cui ho votato. Non ho votato per una massa di delinquenti legalizzati e mangia pane a tradimento.

sabato 28 giugno 2014

Una favola per Donatella, in occasione del nostro tredicesimo anniversario di matrimonio.

Lui era un sovversivo dentro, ma così profondamente che ogni rapporto con la società, così com'era voluta e come lo è tuttora, era letteralmente una fonte d’angoscia.
Certo sarebbe potuto andare da uno strizzacervelli, ma anche questi fanno parte e operano con gli stessi, identici schemi della società.
Lui sapeva tutto questo, perché in passato si era battuto con il dolore profondo, aveva cercato di salvare una persona più inguaiata di lui. L’aveva protetta e le aveva fatto dimenticare per attimi la malattia, ma quando il destino decide, non si può giocare a scacchi con lui pensando di poter vincere. Ci si può competere certo, ma sapendo che la mossa finale è già sulla scacchiera.

Aveva ripreso la sua vita mentendosi, fantasticando e cercando di lottare. A volte era stato grande, si era sentito quasi insuperabile, imbattibile. Illusione, la società era stata più forte di lui.

Lungo la sua strada aveva trovato amici che lottavano come lui, uno in particolare. Quell'uomo lo affiancò senza chiedere nulla in cambio. Evento straordinario. Era una persona che coglieva quello che gli era dato, esattamente come lui. Viveva con timore, ma era pronto all'avventura e soprattutto sapeva prendere in giro se stesso e gli amici. L’ironia a volte salva. La società però restava quella che era, quella che è e a nessuno dei due piaceva. Loro due erano stati dei buoni compagni, lavoravano bene insieme, lui ogni tanto si arrabbiava per la pigrizia dell’amico o quella che sembrava, ma stavano bene insieme. Le loro energie si compensavano. Quando l’amico se ne andò per amore, lui rimase solo e l’avventura fallì.

Niente di male, lui era abituato, ma quella volta desiderò intensamente di morire. Fu allora che arrivò un angelo e lo fece tornare a sognare. Tornò a sorridere. Poi il Destino lo punì per aver chiesto di morire e gli disse “Ora che sei felice, ti dimostrerò che la vita non è tua e che è Sacra. So che tu lo sai, ma hai sbagliato, per questo vedrai in faccia l’Ombra”. Così fu, rischiò di affogare e poi la sua vita fu affidata ai ferri di un chirurgo. Lei non lo abbandonò mai, lei sconfisse l’Ombra con l’amore e realizzò il loro futuro. Allora come oggi.

Poi arrivò una bellissima bambina e la vita prese una via dolce.

Ma un sovversivo è un sovversivo, non sarà mai in pace con se stesso e con la società.
Così anche oggi, quando il suo animo è in subbuglio, lei lo sopporta e butta dietro le spalle tutti i pesi che lui le scarica addosso.

Questa è una “pillola” di una storia d’amore. Una bella storia d’amore.




mercoledì 25 giugno 2014

Il Miracolo


"Il Miracolo è che noi siamo legati all'orso che ti può aggredire, al cavallo che ti può far viaggiare, agli occhi del falco che ti fanno vedere le cose più nascoste. Siamo legati al pesce che puoi pescare, alla pelle della capra che vibra sul tuo tamburo, al legno della tua maschera, con cui danzi. Alla notte senza stelle. Al lupo sulla montagna che ti può sbranare, ma non a un'ampolla di sangue di un morto". Cosi disse Occhidifalco e si allontanò versa la collina con le sue penne che si muovevano nel vento.


Tratto da un dialogo tra uno stregone Wyandotte e un giovane esploratore.

lunedì 23 giugno 2014

Giovanni Comisso, quasi un parente, per un quasi scrittore!

Questo testo è stato scritto dal mio amico Carlo Angelo Tosi



Nessun legame di sangue mi lega a lui, se non i ricordi di mia madre. Giovanni Comisso era il fratello dello zio Gino, che sposò una sorella di mia nonna Elena Zanibellato. La mia mamma lo ricorda bene e spesso mi racconta di lui e della sua mamma, la zia Pinetta Salsa, figlia del famoso generale Tommaso Salsa. Che posso dire di lui, non molto. Dai racconti di mia madre esce un personaggio che turbava la mentalità provinciale e “benestante” della Treviso e questo mi piace particolarmente.  Certo dalle molte pagine che ha scritto, emerge un personaggio che non nasconde le sue preferenze nei confronti della vita e dell’amore. Un sognatore sempre in viaggio, amante dell’ozio e pronto all’avventura. Un figlio di quel tempo, come mio nonno, entrambi li potrei definire dei dannunziani. Infatti, Giovanni partecipò all’avventura (per me una follia) di Fiume del 12 settembre 1919. Sicuramente è uno scrittore da riscoprire. 

lunedì 16 giugno 2014

I falsi profeti e Angelo

"Il Male si nasconde meglio tra i profeti. Infatti, essi sono spesso falsi, più che saggi. Un profeta dice dieci cose giuste e altre dieci sbagliate. Quando le dicono tutte con saggezza, arrivano gli interpreti che trasformano le parole giuste, in milioni di sentenze errate". Questo disse il Guerriero ad Angelo che lo guardava fisso con grande interesse. L'uomo proseguì: "è facile che le parole dette da un profeta siano trascritte con modifiche, aggiunte e adattamenti poco corretti. Le parole sono suoni confusi e ognuno le può capire a modo suo. Purtroppo non possono essere trascritte come le note. Infatti, il Male non può trasformare le note, quelle sono e rimangono. Le parole invece possono essere trasformate. Quando un profeta scrive, deve tornare sempre indietro e rileggere. Lo deve fare, per capire se quello che ha scritto corrisponde al suo pensiero. Lo dovrebbe fare sempre,  per assicurarsi che il Male non si sia infilato tra una riga e l'altra. Inoltre, dopo secoli i suoi scritti non corrisponderanno più ai tempi, le parole diventeranno fossili e dovranno essere interpretate. I guai continueranno e saranno ancora più gravi, perché  gli interpreti le utilizzeranno  per i loro interessi. Tu che pensi amico mio?".

Il cane piegò la bella testa di lato e fissò gli occhiazzurri in quelli del Guerriero che proseguì: "Hai ragione! A che servono questi miei pensieri, qui nella Taiga. A nulla. Noi Cavalieri corriamo sui ghiacci solitari, noi  conosciamo la Realtà. I profeti possono fare il loro lavoro sulla Terra, qui non potrebbero raccontare nulla e le loro parole diventerebbero presto ghiaccioli inutile. Andiamo Angelo, cerchiamo un riparo per la notte". Il Cavaliere si alzò dalla lunga slitta, mentre il suo amico correva a occupare il suo posto tra i finimenti. Un sussulto sulla crosta ghiacciata. Un sottile rumore, come una lama e la slitta sparì nella notte.

giovedì 5 giugno 2014

Mi è piaciuto “Born to Be Wild” e così è nata “La lettera di un padre selvaggio”



Non sono uno scrittore, non sono nemmeno un musicista e ancor meno un compositore. Non sono un artista o un uomo di cultura. Non so disegnare e ancor meno dipingere. Non sono nemmeno un pubblicitario, non lo sono stato e non lo sarò mai. Non lo sono stato perché non mi sono approfittato di nulla e di nessuno. Però ho sognato. Sono un sognatore ferito. Solo questo, sono. Ho vissuto in un'epoca particolare, dove i sogni si sono scontrati con la violenza. E in tutto questo non sono nemmeno stato un rivoluzionario. Non ho voluto esserlo, non ho potuto esserlo, perché non esisteva lo spazio per farlo in modo costruttivo e risolutivo. Ho vissuto e basta, lasciandomi trascinare dagli eventi. Non sono né buono, ne cattivo. Non sono un Giusto, ma nemmeno un malvagio. Ho vissuto un nuovo “rinascimento” d’idee e di suoni, questo sì. Una di quelle epoche che segnano la Storia. Pochi sono i fortunati che ne hanno colta la realtà. I nostri genitori erano e sono antichi, li ho lasciati indietro, nei loro ricordi superati, nelle loro convinzioni impolverate dalla guerra. La nuova musica ha cancellato i vecchi suoni, ha rotto gli schemi e anche se qualche cosa persiste, tutto è cambiato. Pochi si sono accorti e hanno goduto di questa sorprendente epopea. Quei pochi non riescono a invecchiare perché hanno nel loro cuore il Sogno e la loro Fantasia va oltre le barriere del Tempo. La ferita è il fiume da cui sgorga e rinasce il sogno. Nessun umano è una cosa sola, ha infinite possibilità e prospettive. Purtroppo il destino impedisce di fare veloci spostamenti tra le diverse dimensioni. Così si resta immobili e il destino si ferma su una linea continua, instupidisce la pantera che desidera saltare. Ci hanno insegnato che è necessario puntare a un obiettivo, ce l’hanno insegnato i genitori, la scuola e le religioni. In realtà penso che l’obiettivo, quello insegnato dalla cultura ebraico-cattolica del “cammino”, sia una prigione che ci allontana dal senso vero dell’esistenza. Vorrei che i miei figli fossero liberi da tutto questo, ma non c’è né padre, né madre che può insegnarlo, perché c’è e  bisogna coglierlo, da soli. Forse penserete, a che serve se poi dobbiamo vivere in una Società imprigionata in se stessa. A che serve se tutti vogliono emergere e la maggioranza soccombe. Qualcuno penserà “allora è giusto insegnare ai figli la forza, anche violenta, per raggiungere un posto al sole”.  
A questi rispondo: fatelo, se pensate sia giusto, persistete pure  nell'errore che vi porterà lontano dalla Libertà d’essere quello che si è. Quello di cui scrivo è la via alternativa e per seguirla è necessario smontare tutto, molto di più di quello che la mia generazione voleva smontare. Molto di più. Smontare la famiglia, la scuola e prima di tutto le religioni. Infatti, la religione della donna e dell’uomo è dentro se stessi, nel loro DNA e non desidera nessun comandamento se non quello di rispettare e amare l’altro. Tutte le altre regole sono fatte dall’uomo e per questo solo fatto, contengono il desiderio di potere, che tutto fa fallire, anche l’Amore per il Prossimo. Unico comandamento Divino.
Siate selvaggi, figli miei, ma siatelo veramente, almeno nei vostri sogni, almeno in quello, se non potete fare di più.


Wild Father

Per la Principessa Aurora

Il Cavaliere della Slitta era fragile in quel periodo. Fermava spesso i suoi dodici aski e restava immoto a pensare, seduto sulla slitta. Il gelo aveva preso il suo cuore. Era un gelo profondo, che le sue ferite di guerra mal sopportavano. Quel giorno sentì un pensiero, si inginocchio nel ghiaccio, rimosse lo spesso strato di neve e guardò la Terra attraverso la gelida lente. Sentì lontano la Principessa Aurora. La pensò intensamente. La vide, si alzò in piedi, l'elsa della sua spada brillò nel buio della taiga. Pensò al mare di lei, estrasse la boccetta che aveva nella tasca più nascosta e protetta della giubba. Conteneva i profumi di quel mare che lei gli aveva inviato, l'aprì e annusò la lieve aria. "Sono con te Principessa Aurora, ovunque e sempre" disse e poi scoccò un bacio verso quella terra lontana, dove la Signora del Mare camminava. Richiuse la boccetta e la ripose nel suo nascondiglio dicendo " l'Elfo Imlach e tutti noi Guerrieri dei Ghiacci siamo con te Principessa. Ci batteremo con te tutti i giorni, quando il Sole sorge e anche dopo, al tramonto, nella notte degli incubi e del silenzio, Con te" Il Guerriero estrasse la spada e la fece brillare tra le sette lune, Angelo ululò nella gelida notte seguito dagli altri sei cani, cuore delle distese di ghiaccio.

giovedì 22 maggio 2014

...es la esperanza......Signora Le Pen e compagni.

http://www.elcultural.es/videos/video/1172/ESCENARIOS/El_quejido_de_los_Ullate_Morente_y_el_Guernica

Cosa sono gli stupidi e pericolosi nazionalismi della Signora Le Pen e di quelli che a lei si accodano, in confronto a l'arte che tutto unisce. Pensateci tutti. Anche Lei Signora Le Pen (vedi articolo su La Stampa di oggi 22 maggio 2014)

lunedì 12 maggio 2014

Conchita! Via la barba di dosso, un bell'abito più corto e un brano rock. Viva la libertà.

....ma perché?! Un brano da 007, una barba che fa rivoltare lo stomaco e una voce buttata via. La musica che noi degli anni '60 abbiamo liberato, imprigionata in questa spazzatura. Certo non è colpa di Conchita che sarebbe un'ottima cantante rock, ma di questo mercato fatto da concorsi uno peggio dell'altro. La musica è libera e Il Ladro di Note lo sa.



Nota: "Il Ladro di Note" è un romanzo di Tiziana Pedone e Carlo Angelo Tosi

mercoledì 7 maggio 2014

In fondo era solo un caffè.

Guardai il fondo della tazzina. Quel caffè era stato troppo corto, il suo aroma troppo breve per ricordare il profumo dei suoi capelli neri. Era stato troppo rapido per cogliere tutto il sapore delle sue labbra rosse e morbide. Di lui, scuro come la sua pelle, ora era rimasto solo il fondo color di canna. Quel caffè mi era sfuggito tra le labbra come la sua lingua incandescente. Rimasi così a fissare quel che restava e scivolava lungo i bordi di ceramica. Presi il cucchiaino con intenzione, ma lo lasciai cadere, lentamente, nella tazzina. Guardai il cameriere, indicandogli la tazzina, e gli dissi «la sciacqui per cortesia». Lui mi guardò stranito ed io ripetei «la sciacqui per cortesia. Voglio guardare il suo ricordo scivolare via». Riluttante lo fece. Lo ringraziai, mi girai e mi allontanai, ma il suo ricordo non mi abbandonò mai.

martedì 29 aprile 2014

Clotilde

Lentamente, lentamente si spostava il tempo. Il comandante guardava la polvere della clessidra, appoggiata sul tavolo, che cadeva, granello dopo granello. Il veliero era leggermente piegato a dritta, per prendere il vento. Si alzò a guardare meglio la carta e la rotta che aveva segnato. Nulla di più bello era per lui navigare. “Dondola, dondola amore mio, lascia che il vento scompigli i tuoi capelli. Dondola, dondola” canticchiò sommessamente, tenendo stretti i denti.
Ogni marinaio cerca qualche cosa. Non è mai in fuga. Cerca quello che non ha ancora trovato o quello che pensa di aver perduto. Gli oceani sono immensi, pericolosi ma nascondono il segreto del Mondo. Infatti, ogni segreto è un mistero e il mistero può essere oscuro o vivo come l’alba. Lui lo sapeva, per quello si era imbarcato e con il tempo e la capacità era diventato capitano.
Il Capitano Fernand De La Grippe.  Tutti gli inglesi temevano la sua nave. Lui sapeva nascondersi dietro alle onde e riusciva a tramutare la velatura in nuvole basse sul mare.
Lui conosceva tutte le insenature della costa europea da sud a nord. La sua nave non si fermava mai. Nessuno riusciva a sapere il porto cui avrebbe attraccato o da dove sarebbe partito. Le spie correvano con i loro cavalli, da costa a costa, ma tutto era inutile. Il veliero appariva dal nulla ed era subito alle spalle del naviglio d’Albione, costringendolo a capitolare. Pochi colpi di cannone e tutto era finito, spesso con scarsi danni e pochi morti o feriti.
All’ammiragliato francese si diceva che il capitano De La Grippe era fortunato. Qualcuno alzava le spalle e mormorava, invidioso, “finché dura!”
Fernand sapeva di avere molti nemici, ma finché la sua nave navigava nulla, poteva temere. I suoi uomini lo ammiravano e nessuno si lamentava della dura vita. La nave era tenuta pulita e in ordine. Brillava. Le vele erano candide e nessun cattivo odore si sentiva nella stiva se non il profumo del legno e della salsedine. Quegli uomini erano innamorati della loro nave.  La chiamavano per nome “Clotilde”. Lei li stava ad ascoltare quando cantavano le loro canzoni sguaiate, ma quando sbatteva le vele, allora tutti facevano silenzio e restavano ad ascoltare i motivi che lei suonava con il sartiame. Rimanevano incantati e spesso lei li cullava. Tutti allora si addormentavano, tranne il capitano.
Era notte, una di quelle notti. Tutti dormivano e una voce di donna cantava “Ogni uomo ha il suo sogno, quello buono, quello bello. Quello che arriva dall’anima. Ogni uomo ha la sua preghiera quella giusta che arriva dal profondo. Quella che li fa addormentare”. Era lei Clotilde, la nave. Allora si sentivano dei passi leggeri, dei ticchettii. Da dietro l’albero di bompresso arrivava lei. Era Vittoria, la Fata delle Onde che raggiungeva il suo amato, il Capitano Feranad De La Grippe. Stavano tutta la notte abbracciati, lui in adorazione di lei. Lei perduta negli occhi neri di quell’uomo che aveva capito gli oceani, diventando,  lui stesso della stessa essenza,  acqua di mare. Era vento e tempesta.  Era amore. Quando l’alba arrivava la Fata, si allontanava e dall’alto guardava felice l’equipaggio svegliarsi. Mai nessuno affondò Clotilde e se state attenti e osservate le onde del mare, la dove luccicano di più, potreste intravvedere le sue candide vele come nuvole o sentire di notte il suo canto.


giovedì 24 aprile 2014

Il Regno di Dio è qui. Ora!

Il saggio di Angelo Roncari è il risultato di studi approfonditi e soprattutto di un lungo percorso di ricerca e studio, con uno dei gruppi fondati da Padre Alessandro Sacchi. È un saggio impegnativo quindi, perché richiede da parte del lettore il superamento di pregiudizi e un'apertura mentale considerevole. Infatti, Angelo Roncari ha dedicato tempo e pensiero per arrivare a vedere e vivere il Regno di Dio in modo costruttivo e dinamico, abbandonando limiti che il tempo e le sovrastrutture hanno costruito. Così prima di comprendere è necessario smontare e poi ricostruire. Questo libro suggerisce come iniziare a farlo, ma richiede una grande disponibilità da parte del lettore, sia esso credente o non credente. Dico questo per esperienza, io come Angelo Roncari, a volte anche insieme a lui in comunità, ho avuto modo di sperimentare la fatica, la lotta e l'impegno, oserei dire giornaliero, per rendere disponibile la mia mente.
Nella lettura di questo saggio, fondamentale e sicuramente non secondaria, è l'appendice. Infatti, i cattolici sono stati storicamente disabituati, dall'istituzione chiesa, a comprendere le origini delle Sacre Scritture. Così tanto, da non saperle nemmeno leggere. I non credenti ne sono stati, invece, allontanati. Certo per comprendere il senso profondamente innovativo, del messaggio di Gesù, non basta un libro e neppure tutta una vita, ma se tutti insieme ci mettessimo un po' d'impegno, forse potremmo cambiare il Mondo e fondare il Paradiso, che è qui, ora.

giovedì 17 aprile 2014

martedì 15 aprile 2014

"Il Ladro di Note" e i Mysterious





Note conclusive del concerto del 12 aprile 2014 tenuto dai Mysterious in onere del romanzo "Il Ladro di Note" di Tiziana Pedone e Carlo Angelo Tosi.


Milano, 12 aprile 2014 al Fiori Oscuri (Brera) Milano

Il romanzo "Il Ladro di Note" raccontato da Tiziana Pedone.





Il racconto dell'autrice Tiziana Pedone del suo romanzo "Il Ladro di Note", che ha scritto insieme a Carlo Angelo Tosi, durante la presentazione del 12 aprile 2014 al Fiori Oscuri (Brera) a Milano. Al termine del video il brano "Ida Blues" tratto dal libro e musicato e eseguito dai Mysterious,band underground-underground.

Presentazione del romanzo "Il Ladro di Note" Omaggio a Carlo Fruttero.

L'omaggio di Carlo Angelo Tosi a Carlo Fruttero, durante la presentazione del romanzo "Il Ladro di Note". La presentazione è stata fatta il 12 aprile 2014, a Milano nel locale Fiori Oscuri. Alla sua sinistra guardando, la coautrice Tiziana Pedone. Di fianco alla coautrice, la relatrice dell'incontro Daniela Caselli.

La presentazione ha avuto un'ottima affluenza. Questa è stata la seconda presentazione. La prima è stata fatta da Look (concept shop) in Via San Giovanni sul Muro, anche in questo caso si è assistito a una considerevole affluenza.
Un inizio di successo per un romanzo che merita.

giovedì 3 aprile 2014

Questa è un "over promise", potrebbe tramutarsi in un boomerang per la San Carlo.


…infatti una patatina è una patatina!


Certo che per il denaro, si è disposti a vendersi tutto, anche il "cucchiaio".

Comunque a me Cracco non mi sta nemmeno simpatico, in ogni caso sono meglio le mie linguine alla Tognazzi, che amo molto di più. Intendo Tognazzi!

martedì 1 aprile 2014

Il Ladro di Note tra i consigliati della Libreria Atellani di Milano


Il Ladro di Note è tra i consigliati della libreria Atellani, C.so Magenta 28. Una delle più belle e professionali librerie di Milano. Di fronte al Cenacolo Vinciano, facile da raggiungere, in un'atmosfera veramente prestigiosa e raffinata, Il Ladro è felice!


Tiziana Pedone e Carlo Angelo Tosi ringraziano la loro prima lettrice, Giovanna Volpi, è lei che ha messo Il Ladro in questa posizione invidiabile.

lunedì 24 marzo 2014

Presentazioni del Romanzo "Il Ladro di Note"

I miei amici Tiziana Pedone e Carlo Angelo Tosi, presenteranno il loro romanzo "Il Ladro di Note" a Milano. Sono le prime presentazioni a cui ne seguiranno delle altre, ma proprio perché sono le prime, sono le più importanti. Partecipate numerosi, ci sarò anch'io!

Vi segnalo i due link su Face:

Prima Presentazione 3 Aprile

Seconda Presentazione 12 Aprile





La foto è di Renato Sala.

lunedì 17 marzo 2014

Un’estate in Grecia di Giuseppe Ciulla.


Un viaggio descritto con un linguaggio scorrevole, un’opera che racconta la ricerca della frontiera orientale dell’Europa. Frontiera lontana e contemporaneamente culla di uno "possibile" stato lontano.  Confini che si confondono, la dove lì differenze tra Oriente e Occidente si sovrappongono e dove la Storia dimostra che deve essere ricordata.

Incontri con donne e uomini che raccontano le loro storie. Pennellate di paesaggi. Passaggi dolorosi di fiumi dimenticati. Un libro indubbiamente da leggere e rileggere per comprendere quanto sia importante la Storia e le storie. Gente coraggiosa dimenticata da un’Europa troppo lontana e legata a valori troppo poco umani per essere veramente importanti per la vita.

mercoledì 26 febbraio 2014

Il ladro di note

Cari lettori questo è un libro che vi consiglio calorosamente. Il titolo dice tutto. Ho poco da aggiungere se non che è scritto da due miei grandi amici, Tiziana Pedone e Carlo Angelo Tosi. Clccate sul titolo qui sotto, entrerete nel sito dell'editore, dove potrete acquistare il libro. Buona lettura.

Il ladro di note

lunedì 24 febbraio 2014

In viaggio

"Quando il mago si sdraiò, al suo gatto s’illuminarono gli occhi. Non è un buon segno quando questo accade". Il Guerriero si ricordò quel momento mentre metteva i finimenti ai suoi dodici aski. Il vento sollevava lo strato più volatile e in superficie del ghiaccio della Taiga. Quello che punge e ferisce la pelle. Quello che acceca. Era tempo di rimettersi in cammino. L’Ombra, in quei giorni, aveva camminato vicino. Il Guerriero aveva sentito i suoi passi e il suo silenzio ghiacciato. Quel silenzio che faceva scricchiolare le pareti dei pendii e ululare i lupi. Angelo guardò il suo amico. Aveva gli stessi occhi azzurri del gatto del mago, ma loro non avevano tempo per sdraiarsi. Il nemico li stava cercando. “Andiamo” disse il Cavaliere al cane che diede un colpo alla slitta seguito dagli altri undici. La slitta passò di fianco al guerriero, che girò su se stesso e inizio a spingerla. Un piede sul pattino e l’altro nel ghiaccio eterno. Quello era il ghiaccio del male umano e cresceva, aumentava con il passare dei giorni, delle stagioni, degli anni, dei secoli. Il Cavaliere si voltò a guardare la striscia lasciata dai pattini con malinconia. Tutto era gelido davanti e dietro. Tutto era fiato ghiacciato e parole congelate. Niniane intanto volava leggera come una nube rosa e sorrideva. Allungava la sua mano e accarezzava la testa del capo branco. Angelo la sentiva e sapeva dove andare. Il Cavaliere della Slitta alzò lo sguardo e quando gli sembrò di vederla, la Fata delle Fate era già sparita. Il gufo delle nevi, Le Win lanciò il richiamo, il Falco Bianco volò in alto e l’Orso Bianco comparve e iniziò a correre di fianco alla Pattuglia dei ghiacci. Così erano invincibili.

sabato 22 febbraio 2014

Sanremo protettore degli anziani

Ho la sensazione che questo Sanremo sia il festival degli anziani. Begli anziani, come la Cardinale e Tito Stagno, ma sempre anziani. Mi spiace per Renzi, ma questo significa qualche cosa! Forse, che dopo c'è un grande vuoto, questo in senso positivo e negativo. Infatti, molti anziani sono molto brutti e non sono a Sanremo. Fate voi un elenco di questi nelle vostre teste.

Il Basso d'Oro

mercoledì 12 febbraio 2014

Quello che ho pensato, seduto su una panca, pochi minuti, guardando l'affresco.


Sono arrivato nella zona selvaggia. Nel luogo dove si tirano le somme. Dove si decide se quello che hai detto e fatto, ha avuto un senso. Se è stato compreso. E’ un luogo scuro, amaro. Ho una grande pena dentro di me. Questi uomini non hanno capito nulla. Si aspettano da me il contrario di quello che ho spiegato. Ho parlato di condivisione, di rinuncia, di amore. Ho chiesto loro di slacciare i loro sandali, di metterli sulle spalle e camminare con i poveri nella polvere. Ho fatto vedere loro che il poco può diventare tanto, se si divide. Ho fatto vedere loro che le malattie sono un lato della vita e che si possono sconfiggere con la compassione e l’amore. Ho fatto quello che è giusto e continuerò sino alla fine, anche se tutti questi non ne hanno capito il senso. Mangiano il pane e bevono il vino insieme senza comprendere il gesto, senza essere con me. Pensano ai loro nemici, al denaro e alle armi. Hanno paura della morte e vogliono uccidere i loro invasori, che temono la morte come loro. Mi hanno tradito tutti, si divideranno, ognuno andrà per la sua strada. Chi avrà più forza schiaccerà gli altri. Così ognuno di loro mi ha tradito perché non ha capito. Le mie gesta, le mie parole, il mio cammino, saranno travisati. Guarda come si agitano domandandosi chi è il traditore. Tutti amici miei, siete quel traditore. Prendete il pane, bevete il vino che sono tutto quello che abbiamo condiviso. Vi amerò fino alla fine, ma non capirete il perché.



Milano, 1 febbraio 2014

mercoledì 5 febbraio 2014

Prosa Liberatoria

Ci mettemmo a correre come dei disperati, ma l'onda era dietro di noi. Era la nostra fine. Solo il Comandante Hornblower avrebbe potuto salvarci. Solo lui il temerario, il Capitano che aveva sfidato i francesi, avrebbe potuto indicarci la via di fuga, ma intanto l'onda stava diventando sempre più alta. Londra sarebbe stata sommersa e distrutta per sempre. Vedemmo donne con i loro bambini abbarbicati al collo, fuggire disperate, con i capelli al vento, neri, biondi, rossi. Colori scomposti dalla ferocia del vento. Vedemmo i vagoni della sotterranea schizzare fuori dalle strade incatramate e precipitare in uno stridore di ferraglia e ruggine. Vedemmo la gente fuggire e rimanere inevitabilmente schiacciata da quelle masse enormi e contorte......Quella fu l'Ultima Onda, quella che distrusse il genere umano e finalmente la Terra ritornò libera!

Ora mi sento meglio. Piove, ma è una buona giornata.

giovedì 30 gennaio 2014

Pensiero Storico Minimo con Insulto.

L’Italia non si è mai rinnovata, non ha mai veramente tagliato con il suo passato, mi riferisco alla struttura mentale e logica. Non si è mai ribellata alle radici cattoliche e localistiche, che anche nell’ideologia comunista hanno continuato a persistere.  L’unica rivoluzione fatta, è stato il Risorgimento, che fu promosso da poco più di mille persone, borghesi illuminati, e da un Primo Ministro degno di questo nome. Dopo sono venuti a galla gli interessi di un mediocre capitalismo, di una miriade di possidenti e naturalmente delle immancabili mafie. Gli interessi locali ebbero il sopravvento, per sempre.  Poi la parentesi dell’orribile fascismo. Un attimo di luce e speranza, con i Padri Costituenti, poi di nuovo si è ripreso il vecchio cammino.  Cinquant’anni di Democrazia Cristiana, che è stata, a causa della mancata alternanza, in sostanza una “dittatura votata”.  Qualche sprazzo di vento rivoluzionario si è avuto nel 1968, comunque poco convinto e mai colto nel profondo da leader capaci. Sprazzo fermato, in modo drammatico e sanguinario, dalle stragi di stato e dalle brigate rosse.  Sono seguiti, poi, altri vent’anni di “dittatura votata”, quella di Berlusconi, con il contemporaneo definitivo abbandono dalla scena politica della borghesia illuminata, che oggi è in concreto sparita. La classe dirigente di questo piccolo paese, nel frattempo e in tutti questi anni, ha rubato senza mai smettere, con una sistematicità drammatica. La conseguenza di questi furti è ricaduta sui cittadini, riducendo gli strati più deboli in situazione di povertà e facendo temere il peggio a chi ha la fortuna di avere un lavoro. Ora si sta profilando una nuova, innovativa tattica per togliere altri pezzi di democrazia. Questo sarebbe il momento di alzare la testa e dire basta in modo energico e invece cosa succederà. Quello che si ripete da anni, precisamente da quando il popolo ha acquisito il diritto di voto. Gli italiani andranno a votare per una strana fede incrollabile, quella di pensare che il paradiso si raggiunga dopo la morte. Coglioni!

Fiat Chrysler Automobiles - The pay-off for the new company

Fiat Chrysler Automobiles 
and after having wined and dined like a lord, says "cheerio"



This may be the pay-off for the new company.  Reason why:  Now we can tap the pockets of the taxpayers of some other country

Nuovo Pay Off per Fiat Chrysler Automobiles


Fiat Chrysler Automobiles
E dopo aver ben mangiato e ben bevuto, io vi saluto


Questo potrebbe essere il pay-off della nuova società.
Reason Why: Perché ora spilleremo il denaro dalle tasche dei contribuenti degli altri Stati.

mercoledì 29 gennaio 2014

Non c’è più

Amico
Sei il mio amico
Non importa cosa sono
Quello che conta sei tu
Amico
Ho una ferita profonda
Chi è stato
Mi sono ferito con le mie scelte
Che importa
Vorrei camminare, attraversare la città con te
Parlando e parlando, senza smettere
Uno di fianco all’altro senza nessun’altro
Camminare senza meta
Tra un vicolo e l’altro della città
Passare di fianco alla Fiera. Non c’è più
E poi tornare indietro
Non importa se fa freddo
Non importa se fa caldo
Voglio solo camminare con te
Far finta di essere due detective
Pedinare il primo passante, così per gioco
Per camminare e parlare
Dimenticare
Amico
Ho una ferita nel cuore e nessuno la può curare
Sono io, mi sono tagliato
Vedrai con il tempo guarirà
Vorrei poterti dire “guarirà”
Non importa
Camminiamo lungo i vicoli nascosti della città
Nascondiamoci nel buio
Entriamo nel primo portone, senza che il custode ci veda
Lungo il muro, sotto la guardiola, acquattati.
Come due detective solo per sentire il fremito lungo la schiena.
Via di corsa su per le scale
Non  importa perché
Forse per non sentire il dolore
Fuggiamo di corsa, giù nella metropolitana
Su di corsa per le scale mobili
Via di corsa come due fuggiaschi nella notte
Due ribelli, due sognatori.
Due ragazzi.
Amico
La ferita è aperta, mi sento morire
Accompagnami a casa Amico.
Non c’è più.



Milano, 27 gennaio 2014

martedì 28 gennaio 2014

Duro di cuore


Se non mi cerchi
Come faccio a cercarti
Se mi muovo e non ci sei
Come faccio a ritrovarti
Se tu chiedi in silenzio
Come faccio a parlarti
Se scappi via
Come faccio a prenderti
Se io sono spento
Come faccio a riaccendermi
Se il tuo spirito è lontano
Come faccio a svegliarmi
Se il tuo mondo è diverso
Come faccio a inseguirti
Se il mio spirito è ferito
Come faccio a ridartelo
Se quel che chiedi è altrove
Come faccio a trovarlo
Se mi sono perso
Che posso fare


Milano, 28 gennaio 2014

lunedì 20 gennaio 2014

Guardando Report

Bava colorata di rosso
scende da quelle bocche sgraziate
morte passa negli occhi gialli di una vita vissuta
nel lordume.
Imperterriti, con superbia e stizza si cibano di quello
che altri danno onestamente
Dalla tasche escono denari ricoperti
di sporco di unghie adunche
Occhi lugubri oscurati dal vizio e
dalla mancanza di amore
Scarpe lucide che rivestono piedi che hanno
calpestato uomini giusti.
Bestie infernali
Ladri e assassini della terra che calpestano
Ladri improduttivi che nascondono la refurtiva
in paradisi che sono fogne del genere umano.
Di sudore e morte sono ricoperte quelle casse
Ricolme in eccesso. Perché? Per cosa?
se la morte è in agguato.
Gli altri piegano la schiena
otturandosi il naso, coprendosi il capo,
indossando guanti per proteggersi dalle
fornaci.  Svuotano i loro salvadanai per far
sopravvive il Paese dove queste bocche lorde
e insaziabili, uccidono rubando.
L’aria infetta entra nei loro polmoni mentre
muoiono sconosciuti  nel silenzio
Chiusi nelle loro tute, felici di poter vedere
Per l’ultima volta la luce del Sole.  


Milano, 20 gennaio 2014

martedì 14 gennaio 2014

A man who has falling on the Earth

“You’r a survivor” told me, one day, a man
And that became a fixed idea
Today I can say “Yes, it is” It’s a stomp in my head.
So, I’m a survivor to the illusion
Survivor to the teacher
Survivor to the red cheeks Lieutenant
Survivor to the dreams
Survivor to the lack of goals
Survivor to the goals
Survivor to the Catechism
Survivor to the competition
Survivor to the mistakes
Survivor to CEOs
Survivor to the creativity
Survivor to the confessional
Survivor to the Catholic Religion
Survivor to the insane music
Survivor to Carousel
Survivor to the knives along the corridors
Survivor to the shyness,
Survivor to the exams
Survivor to the marketing manager
Survivor to the friends
Survivor to the lay-out
Survivor to the storyboards
Survivor to the strategies
Survivor to the creative directors
Survivor to the product manager
Survivor to the arrogance
Survivor to the working team
Survivor to the choices
Survivor to the families
Survivor to the research data
Survivor to the lies
Survivor to Mr. Chiesa
Survivor to the compañeros y compañeras
Survivor to the mother of my son
Survivor to the political ideas
Survivor to the professors
Survivor to the grades
Survivor to the broken dreams
Survivor to one balcony
Survivor  over the balcony
Survivor to a trip in California
Survivor hanging to a tree boat
Survived to the wind Menaggino
Survived to a separation
Survived, obviously  to a …..
Survivor to the upside down Sardinian sea
Survivor to one cooperative
Survivor to the partners of that cooperative, even those after
Survivor to the fax
Survivor in Las Vegas with Barbie managers
Survivor to C. The Hoax
Survivor to the insults
Survivor  with my open cranium
Survivor after I was reborn
Ya with good ppl., guys
Stomp!
Here I’m with the survivor people.

venerdì 10 gennaio 2014

Un uomo caduto sulla Terra

Sei un sopravvissuto (mi dissero un giorno)
Da quel giorno è diventato un pensiero fisso
Oggi posso dire "Si, lo sono"
è un ballo incalzante nella mia testa
Così sono un sopravvissuto alla illusione
Sopravvissuto alla maestra
Sopravvissuto al militare
Sopravvissuto al sottotenente dalle gote rubizze
Sopravvissuto ai sogni
Sopravvissuto agli obiettivi
Sopravvissuto alla mancanza di obiettivi
Sopravvissuto al catechismo
Sopravvissuto alla competizione
Sopravvissuto agli errori
Sopravvissuto agli amministratori delegati
Sopravvissuto alla creatività
Sopravvissuto al confessionale
Sopravvissuto al cattolicesimo
Sopravvissuto alla musica più becera
Sopravvissuto a Carosello
Sopravvissuto alla superbia
Sopravvissuto ai coltelli lungo i corridoi
Sopravvissuto alla timidezza
Sopravvissuto agli esami
Sopravvissuto ai marketing manager
Sopravvissuto agli amici
Sopravvissuto ai lay-out
Sopravvissuto agli storyboard
Sopravvissuto alle strategie
Sopravvissuto ai direttori creativi
Sopravvissuto ai product manager
Sopravvissuto ai gruppi di lavoro
Sopravvissuto alle gare
Sopravvissuto alle scelte
Sopravvissuto alle famiglie
Sopravvissuto ai dati delle ricerche
Sopravvissuto alle menzogne
Sopravvissuto a il Chiesa
Sopravvissuto ai compagni e alle compagne
Sopravvissuto alle idee politiche
Sopravvissuto ai professori
Sopravvissuto ai trenta e lode
Sopravvissuto ai sogni spezzati
Sopravvissuto a un balcone
Sopravvissuto al vuoto oltre il balcone
Sopravvissuto a un viaggio in California
Sopravvissuto appeso a un albero di una barca a vela
Sopravvissuto al Menaggino
Sopravissuto a una separazione
Sopravvissuto evidentemente a una stronza
Sopravvissuto al mare di Sardegna visto alla rovescia
Sopravvissuto a una cooperativa rossa
Sopravvissuto ai soci della cooperativa
anche a quelli dopo
Sopravvissuto ai fax
Sopravvissuto a Las Vegas con quelli della Barbie
Sopravvissuto a la Beffa
Sopravvissuto con il cranio aperto
Sopravvissuto dopo essere rinato
Sopravvissuto tra i sopravvissuti
come in un ballo incalzante nella mia testa
in buona compagnia qui sulla Terra, sopravvissuti!



Milano, 10 gennaio 2014

mercoledì 8 gennaio 2014

Castle Made of Sand Forty Nine Years After

Castelli fatti di sabbia
Guglie di vetro verso il cielo
Punte aguzze.
Tremi gazzella
Tra una ruota e un’altra, salti
Rimpiangi il cacciatore lento con l’arco, sottile
Castelli fatti di sabbia che si sciolgono nell'acqua
Aria che sa d’olio lugubre
Resti di animali disciolti in secoli immemorabili
Cerchi tua madre tra un campo di olivi e l’altro
Spezzati da una via dura e grigia
Non hai un cognome
Chi sono i tuoi antenati se non i miei
Dissolti in liquidi scuri
Diventati fumo d’angoscia
Ritornano a terra, polvere.
In polvere mortale
Eppure tutto questo ho accettato
L’ho voluto senza alcun rispetto
Castelli sciolti dentro l’acqua infetta
Dissolti per sempre
Dopo l’ultimo sparo che ti ha ucciso.

Milano, 8 gennaio 2014
 

Un titolo importante merita di essere supportato in modo preciso. Questo è un pessimo articolo!

Questo articolo, pur esistendo il rischio che l’Italia sia emarginata, è privo di contenuti. Una sparata senza supporti. Non mi piace. Questo è pessimo giornalismo. Un titolo come questo va più che documentato e supportato. Noi cittadini dobbiamo liberarci dei pessimi politici che abbiamo, ma anche dei pessimi giornalisti. Due categorie marce fino al midollo spinale.
Se volete fare informazione libera fatela, ma fatela bene.
http://www.informazionelibera.info/alcuni-studiosi-londinessi-affermano-litalia-fra-10-anni-non-esistera-piu#comment-5070

Rocker

Vecchi, decrepiti
eppure camminano
Dove vanno
Che cercano nei grandi magazzini
Puzzano.
Che cercano per la città, di giorno
senza giovani
Vecchi figli o parenti del fascio
Flaccide membra
Vecchi lumaconi bavosi
Che c’entro con loro
Sono un ribelle in metamorfosi
Sono un rocker
Mick è raggrinzino, Keith ha le mani adunche
Cuba un sogno
Che c’entro, io, con loro
Uomo trasparente per le giovani
e più simile all'infamia che alla speranza
mi ribello alla mia stessa pelle
Che c’entro con loro
Le sale dei concerti sono turbate
dalla loro grigia presenza
Avviliscono la musica, l’opera e i templi
senza più giovani
Fermi
Credono di capire tutto
non sanno nulla
Che c’entro con loro
Non hanno fatto nulla
Solo un’eredità fatta di disfatta
La loro per gli altri
Disonesti dentro la disonestà
Ingordigia e turpitudine
Che c’entro, io, con loro
L’imbroglio lo vedi alla fine
Lo vedo guardando il braccio raggrinzito
Tra la nebbia del cristallino.


Milano, 7 gennaio 2013

lunedì 6 gennaio 2014

Mollami

Non riconosco il volto
Non so chi sia. Io
Forse è un'altro
Che ha preso il mio posto
Mollami
Lasciami libero
Ridammi le mie sembianze
Mollami mollusco
Chi diavolo sei
Come ti sei permesso
di cambiare i miei connotati
Mollami
Chi è questo volto
nello specchio
Vecchio trombone
Mollami

Milano, 2 gennaio 2014

Saluto al 2013

Bene, nella relatività del tempo, il Duemilatredici è entrato nella Storia. Sempre nella relatività del tempo, è stato un anno positivo. La mia bambina è cresciuta, mio figlio è diventato più cosciente del suo futuro. Mia moglie ed io camminiamo insieme tra le difficoltà di questa società. Ho suonato con i miei amici Mysterious, ho composto due brani, ho scritto tante storie sul mio blog e ho steso un romanzo con Tiziana, divertendomi, questo è quello che conta. Del lavoro preferisco non parlarne. Non mi soffermo sull'ignoranza del mio Paese, così come sorvolo sulla delinquenza di questa società. Tutto questo non corrisponde ai miei sogni. Ogni anno che passa, è una strofa di un blues, di una canzone o di un'opera e chi è capace di ascoltare il silenzio può sentire le note dell'umanità che si espandono nell'infinito. Coraggio amici è il sesto giorno del Duemilaquattordici, il blues è iniziato. E' un blues in Fa.

Lodovico

domenica 5 gennaio 2014

Il premio.

“La slitta, Angelo! La slitta sta scivolando nel crepaccio. I tuoi cani non riescono a trattenerla. Corri Angelo, corri. Non riesco ad aiutarti la ferita sanguina e mi rallenta. Corri Amico mio, corri”. Il Cavaliere della Slitta urlava tenendo la mano premuta al fianco e il suo husky correva veloce come un fulmine. Il ghiaccio era gelido e le sue zampe facevano poca presa, ma correva. Lui sapeva che sarebbe riuscito a fermare la slitta. Solo lui lo poteva fare. Corri, corri. Superò tutti i suoi amici. Non ostante le loro zampe puntate, stavano scivolando verso il baratro dietro la slitta. Vide i loro sguardi disperati. Continuò a correre.  Arrivò di fianco alla slitta, a sinistra. Diede un colpo con il suo corpo, di fianco, bastò quello. La slitta si mise di traverso e si fermò. Crollò a terra stremato. Il fianco doleva. Sapeva di essersi rotto qualche costola, ma non mandò nemmeno un guaito. Rimase immobile. Il ghiaccio era gelido, chiuse gli occhi quando la mano del Guerriero lo accarezzò sul capo. Questo gli bastò come premio.