lunedì 25 novembre 2013

Una ferita lunga sedici centimetri

Una ferita lunga sedici centimetri (dall'epopea de Il Cavaliere della Slitta)


La ferita al fianco sinistro, era lunga sedici centimetri e sanguinava copiosamente. Il Guerriero era sdraiato in mezzo alla neve ghiacciata, che si stava tingendo di rosso scuro, intorno a lui.
Angelo, con i denti gli aveva scostato giaccone, giubba, pantalone e gli leccava la ferita. Gli altri undici cani riscaldavano la parte nuda del suo corpo con il loro fiato caldo. A volte uno di loro lanciava un ululato, come a chiedere aiuto. Il Cavaliere della Slitta si era battuto con il secondo Holster, che era sbucato all'improvviso alle sue spalle. Lui non se lo aspettava, di solito questi esseri sono solitari e non viaggiano mai in coppia, infatti, sono parti di anima persa. Quello che era successo era molto insolito. Gli Holster erano degli spadaccini dall'abilità pari a quella dei guerrieri delle nevi eterne. Quello che aveva ferito il Cavaliere al fianco con un colpo da maestro, molto probabilmente era Iniquità. L'iniquità è la parte peggiore degli uomini, quella che ferma l'evoluzione, quella che blocca il cambiamento del Mondo verso il bene e la condivisione. L'Holster dell'iniquità non solo è feroce, ma è un essere molto lucido, lui sa solo infrangere le leggi. Questo essere, creatura dello spirito, è contro qualsiasi legge naturale o umana, dalla più piccola alla più grande. Quando compare, difficilmente ci si può difendere. Il Guerriero aveva evitato il primo fendente, era saltato in alto, ma ricadendo la sua gamba sinistra non aveva retto e si era piegato e caduto in ginocchio. L'Holster aveva calato la sua sciabola verso la sua testa, ma Angelo gli aveva morso la caviglia e il suo colpo era andato in parte a vuoto. Il Guerriero aveva sentito la sciabola passargli sul fianco destro. Si era rialzato, il fianco gli doleva terribilmente. Appoggiò la mano sinistra e la ritrasse, la guardò. Il guanto era insanguinato. Si sentì svenire, la vista si annebbiò. Appoggiò la spada di punta nella neve per tornare in piedi. Si riscosse. Si drizzò e guardò nella direzione dell'Holster, lo vide muoversi verso di lui per finirlo. Non distaccò il suo sguardo dall'avversario, non ostante le fitte della ferita e quando fu a pochi passi da lui, si diede una spinta con la spada, si buttò con la schiena a terra facendosi scivolare sul ghiaccio. Puntò l'elsa della spada al suo petto. L'Holster non si aspettava questa mossa e il Guerriero gli passò tra le gambe  infilandogli la lama nel basso ventre. L'Holster lanciò un  urlo terribile e si dissolse in polvere grigia.
Prima di svenire, il Guerriero vide l'Ombra avvicinarsi e sentì quello che aveva da dirgli. "Non ti preoccupare" disse l'Essere immortale, "con il tempo, quello che hai fatto diventerà relativo, oserei dire inutile subito dopo, tranne quel poco di bene che sei riuscito a fare, spesso solo per caso e senza accorgertene. La tua vita che dura il tempo che dura, può essere raccontata in una frazione di tempo infinitesimale. Sei un nulla nell'Universo, sei già sparito prima di comparire. Non disperarti per questo, hai avuto la fortuna di vivere. Hai visto il Mondo. Se lo hai rispettato è già molto, non una consolazione, ma qualche cosa. Che importanza ha morire, tutto prosegue, qualsiasi cosa tu abbia fatto. Il male sarà dimenticato e il bene sarà troppo poco. Per quanto riguarda la Speranza, quella resterà a quelli che vivono, e ancor di più a quelli che nasceranno, solo loro potranno considerarla. A che ti serve ormai, rilassati, il Nulla non ti chiederà più nulla. Ti aspetto".

Angelo ringhiò all'Ombra, che si ritrasse di qualche passo dicendo "E' finita, lascialo morire in pace", ma il cane riprese a leccare la ferita con più energia. LeWin, il gufo bianco delle nevi, arrivò con in bocca una ramoscello di biancospino verde. Il verde era bandito dalla Taiga, ma quello arrivava dal rifugio di Niniane e Merlino. Nessuno sapeva dove si trovasse quel rifugio. Niniane aveva visto il Guerriero in difficoltà, si era staccata dall'abbraccio del Mago dei maghi e volando aveva chiamato il Gufo Bianco delle Nevi. LeWin.
Il gufo scese e appoggiò le sue zampe nella neve rossa e con il becco, delicatamente appoggiò il ramoscello sulla ferita. Poi lanciò il suo grido e si rialzò in volo. Volò sopra il capo dell'Ombra, mentre gli aski si accucciarono intorno al loro amico e aspettarono.

L'Ombra capì, era tardi, non poteva più aspettare. Si allontanò, seguita dal grido di sfida di LeWin. Angelo si drizzò in piedi e li guardò allontanassi. Quando non furono più visibile, il cane si accucciò e appoggiò il suo muso sulla gamba sinistra del guerriero. Ora bisognava solo aspettare.
Niniane, intanto, era tornata tra le braccia di Merlino, che iniziò a raccontargli la Fiaba del Fiume che non voleva più scorrere e i guerrieri delle nevi tornarono a correre sulle loro slitte, sempre più veloci nella Taiga, alla ricerca del Sacro Graal. Tutto questo gli uomini sulla terra non lo sanno, per questo continuano ad accontentare l'Ombra.

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