domenica 24 novembre 2013

Il Fiume che non voleva più scorrere.

Ho il piacere di presentarvi questa favola, che fa parte dell'epopea del Principe TajJaiMaii. Questa favola è stata scritta da due autori veramente speciali, Tiziana Pedone e Carlo Angelo Tosi. Infatti, ho chiesto a questi due personaggi, che scrivono a quattro mani, di collaborare con me e Aqiva alla redazione di questo blog. Questo è il primo loro intervento. E' molto bello perché racconta, anche, come queste due persone siano infondo un "autore unico". Sono felice di annunciarvi che presto sarà pubblicato un loro romanzo, che sarà una sorpresa per tutti. Sono forse l'unico che ha potuto leggerlo e non smetto di rileggerlo. E' un capolavoro.


Tiziana Pedone e Carlo Angelo Tosi
Il Fiume che non voleva più scorrere.



Molti secoli fa un fiume non voleva più scorrere. Così guardò il Sole e gli disse: “Ti prego fammi evaporare tutto”. Il Sole lo sentì e gli andò vicino, fino a sfiorarlo. “Sei sicuro di volerlo. Sei sicuro che non sia una cosa sciocca?”. Il fiume gli rispose agitato:  “Sì, non ne posso più di sbattere contro le sponde. Sono stanco di sbattere contro le pietre del fondo. Ti prego fammi evaporare!” E così, qualche tempo dopo, in un giorno di marzo, il Sole accontentò infine il fiume Triste. Goccia dopo goccia lo fece evaporare fino a che, nel letto asciutto, non rimase neppure il ricordo del fiume Triste.
Il fiume si tramutò in tante piccole nuvole bianche come bambagia. Le nuvole erano vicine, strette una all'altra e così lui non si sentiva diviso. Il vento era leggero e lui si muoveva lentamente. Dall'alto vide la Terra. Vide gli uomini, le colline, le montagne, i laghi e altri fiumi come lui. Era felice, ora finalmente si sentiva libero. Un giorno però si alzò il Vento del Nord. Un vento forte e gelido. Il fiume tremò di paura.
Quando il Vento del Nord lo investì, lo sollevò in alto nel cielo e lo trascinò lontano, oltre gli oceani e le montagne, oltre le vallate e i deserti. Fino a che, finalmente, il Vento decise di risparmiarlo. "Non era meglio prima, quando scorrevi lento e tranquillo nei tuoi argini e in un letto che ti accoglieva?" Domandò il Sole alla bambagia disfatta e tremante. "No! Mille volte meglio un'emozione forte come quella che mi hai fatto provare Tu, che una vita lenta e monotona". Gli rispose con voce rotta, quel che restava di una nuvola. Il Vento soffiò, ma fu solo un bacio, che spettinò per sempre la nuvola Felice.
Il fiume fu felice per breve tempo. Infatti, arrivò l'uragano e le trombe d'aria ruppero il legame tra le nuvole. Il suo cuore andò da una parte e la testa dall'altra. Il fiume era a pezzi. Poi le piccole nuvole del fiume ormai cariche d'acqua, si disciolsero in milioni e milioni di gocce di pioggia, che caddero sulla Terra. Quando tornò il sereno, gli uomini furono felici, ma il fiume non sapeva più dove era. A quel punto il Sole gli fece la domanda che da tanto voleva fargli: "Sei contento ora?”. Una goccia lo guardò triste.  “Ho capito di aver fatto un errore!”. Ammise con tono sommesso.
Quella stessa mattina il Principe TajJaiMaii, chiamato anche Guerrierodallesettelame e il Poeta passarono da quelle parti. Il Poeta vide una goccia di pioggia e la raccolse con il suo dito indice, delicatamente e disse al Principe: “Questa è una goccia del mio fiume. Presto aiutami a raccogliere quante più gocce possiamo!”. Il Principe e il Poeta, raccolsero per giorni le gocce di pioggia. Goccia dopo goccia, riempirono le loro fiasche di pelle. Poi montarono sul grande cavallo del Principe, che partì al galoppo. “Vai Principe! Vai verso la grande montagna, vai dove inizia il letto del fiume Triste!” Esclamò il Poeta e il Principe spronò il suo cavallo. “Vai Principe prima che gli uomini della vallata muoiano di sete e di fame. Corri prima che le palafitte prive dell'acqua diventino preda degli animali e degli uomini feroci”. Cavalcarono i due amici, per giorno e giorni. Finalmente arrivarono all'origine del fiume.
Il letto, era rimasto vuoto e asciutto per così tanto tempo, che la terra si era riempita di profonde rughe e spaccature. Quando il Poeta e il Principe iniziarono a versare l'acqua, goccia dopo goccia, il letto cominciò a diventare sempre meno duro e ostile. Piano, piano, l'acqua lo fece ringiovanire, lo idratò e gli fece tornare la voglia di riprendere il suo compito vitale. Quello di accogliere le acque cristalline, e portarle ovunque, affinché la Terra ritrovasse il suo giusto equilibrio. Il fiume Triste capì la sua enorme importanza, e accettò di restare al posto che gli era stato destinato, ma il suo cuore rimase comunque sospeso sempre là. Tra la Terra e il Cielo dove i Venti spettinano le nuvole e le portano nel Mondo.
Il Poeta del Fiume chiuse il tappo della sua fiasca e mentre il Principe faceva la stessa cosa, disse “Ognuno ha il proprio percorso segnato e anche il suo compito. Donne, uomini, alberi, erba, animali, acqua, mare, cielo, nuvole, colline, cime innevate e così via. Tutti gli esseri viventi della Terra lo hanno, un compito ben preciso. Loro lo sanno, ma a volte cercano l'alternativa. L'ordine è chiaro, siano essi buoni o malvagi, ma questo vale solo per gli esseri umani. Tutti devono percorrere la loro via sino alla fine. Nessuno ha il diritto di cambiarla o di fermarla, se non la clemenza di Dio. Loro sono liberi, ma non devono fare del male a nessuno. Il fiume Triste ha sbagliato. Non ha pensato a tutta la vita che scorreva e che scorre dentro e fuori dalla sua acqua”. Il Principe sorrise, poi, sempre discorrendo, ripresero il loro cammino alla ricerca della Fonte del Tutto.
La Fonte del Tutto. Porta con sé il Segreto della Vita e la Magia dell'Infinito.


Foto di Carlo Germano.

1 commento:

aurora ha detto...

questa sera ho letto al mio piccolo cucciolo di 5 anni questa meravigliosa storia, non so se ha compreso i significati, pero' di sicuro e' rimasto incantato e mi ha chiesto se domani sera prima di andare a dormire gliela leggo un'altra volta.........grazie scrittore preferito.