giovedì 28 novembre 2013

Sono qui Amici!

Ho passato un brutto momento, che è durato circa diciotto ore. Avevo perso il mio blog. È successa una cosa poco chiara e forse anche poco onesta, ma sono tornato e questo è quello che conta. Grazie a tutti i miei lettori.

lunedì 25 novembre 2013

Una ferita lunga sedici centimetri

Una ferita lunga sedici centimetri (dall'epopea de Il Cavaliere della Slitta)


La ferita al fianco sinistro, era lunga sedici centimetri e sanguinava copiosamente. Il Guerriero era sdraiato in mezzo alla neve ghiacciata, che si stava tingendo di rosso scuro, intorno a lui.
Angelo, con i denti gli aveva scostato giaccone, giubba, pantalone e gli leccava la ferita. Gli altri undici cani riscaldavano la parte nuda del suo corpo con il loro fiato caldo. A volte uno di loro lanciava un ululato, come a chiedere aiuto. Il Cavaliere della Slitta si era battuto con il secondo Holster, che era sbucato all'improvviso alle sue spalle. Lui non se lo aspettava, di solito questi esseri sono solitari e non viaggiano mai in coppia, infatti, sono parti di anima persa. Quello che era successo era molto insolito. Gli Holster erano degli spadaccini dall'abilità pari a quella dei guerrieri delle nevi eterne. Quello che aveva ferito il Cavaliere al fianco con un colpo da maestro, molto probabilmente era Iniquità. L'iniquità è la parte peggiore degli uomini, quella che ferma l'evoluzione, quella che blocca il cambiamento del Mondo verso il bene e la condivisione. L'Holster dell'iniquità non solo è feroce, ma è un essere molto lucido, lui sa solo infrangere le leggi. Questo essere, creatura dello spirito, è contro qualsiasi legge naturale o umana, dalla più piccola alla più grande. Quando compare, difficilmente ci si può difendere. Il Guerriero aveva evitato il primo fendente, era saltato in alto, ma ricadendo la sua gamba sinistra non aveva retto e si era piegato e caduto in ginocchio. L'Holster aveva calato la sua sciabola verso la sua testa, ma Angelo gli aveva morso la caviglia e il suo colpo era andato in parte a vuoto. Il Guerriero aveva sentito la sciabola passargli sul fianco destro. Si era rialzato, il fianco gli doleva terribilmente. Appoggiò la mano sinistra e la ritrasse, la guardò. Il guanto era insanguinato. Si sentì svenire, la vista si annebbiò. Appoggiò la spada di punta nella neve per tornare in piedi. Si riscosse. Si drizzò e guardò nella direzione dell'Holster, lo vide muoversi verso di lui per finirlo. Non distaccò il suo sguardo dall'avversario, non ostante le fitte della ferita e quando fu a pochi passi da lui, si diede una spinta con la spada, si buttò con la schiena a terra facendosi scivolare sul ghiaccio. Puntò l'elsa della spada al suo petto. L'Holster non si aspettava questa mossa e il Guerriero gli passò tra le gambe  infilandogli la lama nel basso ventre. L'Holster lanciò un  urlo terribile e si dissolse in polvere grigia.
Prima di svenire, il Guerriero vide l'Ombra avvicinarsi e sentì quello che aveva da dirgli. "Non ti preoccupare" disse l'Essere immortale, "con il tempo, quello che hai fatto diventerà relativo, oserei dire inutile subito dopo, tranne quel poco di bene che sei riuscito a fare, spesso solo per caso e senza accorgertene. La tua vita che dura il tempo che dura, può essere raccontata in una frazione di tempo infinitesimale. Sei un nulla nell'Universo, sei già sparito prima di comparire. Non disperarti per questo, hai avuto la fortuna di vivere. Hai visto il Mondo. Se lo hai rispettato è già molto, non una consolazione, ma qualche cosa. Che importanza ha morire, tutto prosegue, qualsiasi cosa tu abbia fatto. Il male sarà dimenticato e il bene sarà troppo poco. Per quanto riguarda la Speranza, quella resterà a quelli che vivono, e ancor di più a quelli che nasceranno, solo loro potranno considerarla. A che ti serve ormai, rilassati, il Nulla non ti chiederà più nulla. Ti aspetto".

Angelo ringhiò all'Ombra, che si ritrasse di qualche passo dicendo "E' finita, lascialo morire in pace", ma il cane riprese a leccare la ferita con più energia. LeWin, il gufo bianco delle nevi, arrivò con in bocca una ramoscello di biancospino verde. Il verde era bandito dalla Taiga, ma quello arrivava dal rifugio di Niniane e Merlino. Nessuno sapeva dove si trovasse quel rifugio. Niniane aveva visto il Guerriero in difficoltà, si era staccata dall'abbraccio del Mago dei maghi e volando aveva chiamato il Gufo Bianco delle Nevi. LeWin.
Il gufo scese e appoggiò le sue zampe nella neve rossa e con il becco, delicatamente appoggiò il ramoscello sulla ferita. Poi lanciò il suo grido e si rialzò in volo. Volò sopra il capo dell'Ombra, mentre gli aski si accucciarono intorno al loro amico e aspettarono.

L'Ombra capì, era tardi, non poteva più aspettare. Si allontanò, seguita dal grido di sfida di LeWin. Angelo si drizzò in piedi e li guardò allontanassi. Quando non furono più visibile, il cane si accucciò e appoggiò il suo muso sulla gamba sinistra del guerriero. Ora bisognava solo aspettare.
Niniane, intanto, era tornata tra le braccia di Merlino, che iniziò a raccontargli la Fiaba del Fiume che non voleva più scorrere e i guerrieri delle nevi tornarono a correre sulle loro slitte, sempre più veloci nella Taiga, alla ricerca del Sacro Graal. Tutto questo gli uomini sulla terra non lo sanno, per questo continuano ad accontentare l'Ombra.

domenica 24 novembre 2013

Il Fiume che non voleva più scorrere.

Ho il piacere di presentarvi questa favola, che fa parte dell'epopea del Principe TajJaiMaii. Questa favola è stata scritta da due autori veramente speciali, Tiziana Pedone e Carlo Angelo Tosi. Infatti, ho chiesto a questi due personaggi, che scrivono a quattro mani, di collaborare con me e Aqiva alla redazione di questo blog. Questo è il primo loro intervento. E' molto bello perché racconta, anche, come queste due persone siano infondo un "autore unico". Sono felice di annunciarvi che presto sarà pubblicato un loro romanzo, che sarà una sorpresa per tutti. Sono forse l'unico che ha potuto leggerlo e non smetto di rileggerlo. E' un capolavoro.


Tiziana Pedone e Carlo Angelo Tosi
Il Fiume che non voleva più scorrere.



Molti secoli fa un fiume non voleva più scorrere. Così guardò il Sole e gli disse: “Ti prego fammi evaporare tutto”. Il Sole lo sentì e gli andò vicino, fino a sfiorarlo. “Sei sicuro di volerlo. Sei sicuro che non sia una cosa sciocca?”. Il fiume gli rispose agitato:  “Sì, non ne posso più di sbattere contro le sponde. Sono stanco di sbattere contro le pietre del fondo. Ti prego fammi evaporare!” E così, qualche tempo dopo, in un giorno di marzo, il Sole accontentò infine il fiume Triste. Goccia dopo goccia lo fece evaporare fino a che, nel letto asciutto, non rimase neppure il ricordo del fiume Triste.
Il fiume si tramutò in tante piccole nuvole bianche come bambagia. Le nuvole erano vicine, strette una all'altra e così lui non si sentiva diviso. Il vento era leggero e lui si muoveva lentamente. Dall'alto vide la Terra. Vide gli uomini, le colline, le montagne, i laghi e altri fiumi come lui. Era felice, ora finalmente si sentiva libero. Un giorno però si alzò il Vento del Nord. Un vento forte e gelido. Il fiume tremò di paura.
Quando il Vento del Nord lo investì, lo sollevò in alto nel cielo e lo trascinò lontano, oltre gli oceani e le montagne, oltre le vallate e i deserti. Fino a che, finalmente, il Vento decise di risparmiarlo. "Non era meglio prima, quando scorrevi lento e tranquillo nei tuoi argini e in un letto che ti accoglieva?" Domandò il Sole alla bambagia disfatta e tremante. "No! Mille volte meglio un'emozione forte come quella che mi hai fatto provare Tu, che una vita lenta e monotona". Gli rispose con voce rotta, quel che restava di una nuvola. Il Vento soffiò, ma fu solo un bacio, che spettinò per sempre la nuvola Felice.
Il fiume fu felice per breve tempo. Infatti, arrivò l'uragano e le trombe d'aria ruppero il legame tra le nuvole. Il suo cuore andò da una parte e la testa dall'altra. Il fiume era a pezzi. Poi le piccole nuvole del fiume ormai cariche d'acqua, si disciolsero in milioni e milioni di gocce di pioggia, che caddero sulla Terra. Quando tornò il sereno, gli uomini furono felici, ma il fiume non sapeva più dove era. A quel punto il Sole gli fece la domanda che da tanto voleva fargli: "Sei contento ora?”. Una goccia lo guardò triste.  “Ho capito di aver fatto un errore!”. Ammise con tono sommesso.
Quella stessa mattina il Principe TajJaiMaii, chiamato anche Guerrierodallesettelame e il Poeta passarono da quelle parti. Il Poeta vide una goccia di pioggia e la raccolse con il suo dito indice, delicatamente e disse al Principe: “Questa è una goccia del mio fiume. Presto aiutami a raccogliere quante più gocce possiamo!”. Il Principe e il Poeta, raccolsero per giorni le gocce di pioggia. Goccia dopo goccia, riempirono le loro fiasche di pelle. Poi montarono sul grande cavallo del Principe, che partì al galoppo. “Vai Principe! Vai verso la grande montagna, vai dove inizia il letto del fiume Triste!” Esclamò il Poeta e il Principe spronò il suo cavallo. “Vai Principe prima che gli uomini della vallata muoiano di sete e di fame. Corri prima che le palafitte prive dell'acqua diventino preda degli animali e degli uomini feroci”. Cavalcarono i due amici, per giorno e giorni. Finalmente arrivarono all'origine del fiume.
Il letto, era rimasto vuoto e asciutto per così tanto tempo, che la terra si era riempita di profonde rughe e spaccature. Quando il Poeta e il Principe iniziarono a versare l'acqua, goccia dopo goccia, il letto cominciò a diventare sempre meno duro e ostile. Piano, piano, l'acqua lo fece ringiovanire, lo idratò e gli fece tornare la voglia di riprendere il suo compito vitale. Quello di accogliere le acque cristalline, e portarle ovunque, affinché la Terra ritrovasse il suo giusto equilibrio. Il fiume Triste capì la sua enorme importanza, e accettò di restare al posto che gli era stato destinato, ma il suo cuore rimase comunque sospeso sempre là. Tra la Terra e il Cielo dove i Venti spettinano le nuvole e le portano nel Mondo.
Il Poeta del Fiume chiuse il tappo della sua fiasca e mentre il Principe faceva la stessa cosa, disse “Ognuno ha il proprio percorso segnato e anche il suo compito. Donne, uomini, alberi, erba, animali, acqua, mare, cielo, nuvole, colline, cime innevate e così via. Tutti gli esseri viventi della Terra lo hanno, un compito ben preciso. Loro lo sanno, ma a volte cercano l'alternativa. L'ordine è chiaro, siano essi buoni o malvagi, ma questo vale solo per gli esseri umani. Tutti devono percorrere la loro via sino alla fine. Nessuno ha il diritto di cambiarla o di fermarla, se non la clemenza di Dio. Loro sono liberi, ma non devono fare del male a nessuno. Il fiume Triste ha sbagliato. Non ha pensato a tutta la vita che scorreva e che scorre dentro e fuori dalla sua acqua”. Il Principe sorrise, poi, sempre discorrendo, ripresero il loro cammino alla ricerca della Fonte del Tutto.
La Fonte del Tutto. Porta con sé il Segreto della Vita e la Magia dell'Infinito.


Foto di Carlo Germano.

mercoledì 13 novembre 2013

Ritmo del Silenzio

Sono così disarmato amore. Ho solo il mio strumento tra le mani, che mi chiede di essere suonato meglio di quello che posso. Sono così solo, a volte, amore. L’ho scelto, è il destino che me lo ha dato. Mi sono sorpreso a guardarmi. Un giovane che chiedeva, come faccio a camminare di fianco a una donna. Eppure sono andato e ancora oggi mi domando, come è stato. Sono così impaurito, amore. Ho solo il mio strumento che tace, lui aspetta che impari. Maestro rispondimi, dove ti nascondi. E’ vicino, ma ha scelto il Silenzio.