lunedì 21 ottobre 2013

Prosa Inutile

L’acqua del fiume raccoglie un’infinità di gocce, sono note e lettere piovute dall'alto  che ritornano da dove sono venute.

Ricordai il poeta seduto sulla sponda e così riuscii ad arrivare alle sue spalle e guardai con i suoi occhi lo scorrere del tempo.

Capii che niente se non te stesso può salvarti, tu ti alzerai e poi riscenderai come la pioggia e sbatterai sulle pietre o nell'acqua. Poi dolorante ti risolleverai verso l’infinito a cui appartieni. Così i tuoi racconti, le tue note sul rigo e tu stesso non appartenete a nessun editore, a nessun prezzo e non siete nati per nessun lettore e nessun ascoltatore.

I miei occhi del colore delle foglie autunnali videro le navi fenicie, prima che il vento gelido e le onde arrabbiate per l’incolmabile freddo le facessero colare a picco, tornare alle loro rive.

L’amore è ben poca cosa, quando la nave corre sulle onde, quando la vela color porpora sbatte arrabbiata contro l’albero e i remi si spezzano. Sei tu al timone, che non regge più il fragore e il richiamo di tutte quelle voci che cantano dal profondo dell’antico mare.

Il Popolo del Mare sapeva viaggiare oltre la relatività del tempo. I marinai avevano il naso aguzzo, proteso in avanti, in un continuo inspirare l’aria per cogliere le diversità del profumo della salsedine e ogni costa non aveva nome. Solo il suono delle onde che si frangevano, ricordava loro il luogo. Ed erano i loro capelli, che catturavano ogni alito di vento, a indicare la direzione da prendere.

Oggi, l’uomo arrivato dal mare, affoga tra le onde perché ha perso la sua stessa essenza. Quello sulla costa è ben misera cosa.

Stringevo tra le mani le pagine scritte e non avevo più voglia di rileggerle perché è inutile scrivere dove troppi scrivono. A che serve l’editore che non ha tempo di leggere e i suoi scagnozzi che valgono meno della penna che tiene nel taschino.

Nulla.

La mia nave mi sta aspettando, non chiede, vuole solo essere spinta in mare. La vela di tela colorata dai molluschi odora di profondo, si gonfierà. Ritorneremo sopra l’acqua da dove siamo venuti. I Popoli del Mare ci aspettano oltre le ultime isole e poi l’Infinito.

Nessuno resterà sulla spiaggia ad osservare la vela sempre più lontana, che lentamente come una foglia spinta dal vento, sparirà all'orizzonte.   

3 commenti:

aurora ha detto...

L'ho letto e riletto, sicuramente si distacca molto dal genere precedente, pero' mi piace. Credo che tu in cio' che scrivi ci metti molto carisma e passione , quella passione che ti permette di trasmettere un mondo che hai dentro suscitando in chi ti legge delle emozioni. Continua cosi' e non demordere mai qualunque cosa succeda......un abbraccio.

Lodovico Valentini Perugia ha detto...

Grazie! Si distacca perché l'ho scritto in un momento di disperazione. A volte la disperazione è eccessiva e bisogna lottare con se stessi per non commettere errori non più riparabili. Così una parte di me è salita sulla nave fenicia ed è partita. Diverso il Cavaliere della Slitta che è una parte d'anima angelica che si batte contro l'irriducibile male. Bacio.

Jeanluc ha detto...

Ciao, molto bella Prosa inutile.Complimenti amico ciao a presto!