martedì 7 maggio 2013

Una croce rossa come il mio amore, una croce fredda come il mio cuore.


Il Guerriero stringeva nella sua mano una piccola croce e gridava. Stava cantando il suo dolore. La croce era molto piccola, i cinque rubini incastonati gli ferivano il palmo della mano e il sangue si mischiava con il colore delle gemme. Un identico colore, uno freddo come il cuore del Cavaliere della Slitta e l’altro caldo come l’amore. L’ululato di Angelo si mischiò con il grido di disperazione e subito gli altri undici cani si unirono a loro. L’Ombra udì il canto e capì che la scacchiera era a lui favorevole. 
Niniane, la Fata delle fate, era abbracciata a Merlino, che gli stava raccontato l’avventura di Sir Aglovale, figlio di Omar il Grande. La Fata era incantata dal suono della voce del Mago. Quando lui parlava, lei si perdeva e si abbandona. Ai suoi occhi, tutto spariva. Angelo smise di ululare e tese le orecchie, annusando l’aria gelida della Taiga. Da qualche parte si staccò una valanga, forse smossa da quel canto di dolore, immenso e dirompente. Il fragore coprì tutti i suoni e lo spostamento d’aria tutti gli odori. L’arrocco in quel momento era impossibile. Angelo poteva contare solo sui suoi profondi occhi blu.   

2 commenti:

aurora ha detto...

Eccomi qui puntuale come sempre a leggere le mie storie preferite. Oggi sono infinitamente triste per cose poco piacevoli che mi stanno capitando e leggere il mio cavaliere....mi consola un pochino e distacca la mia mente dai problemi. In attesa del seguito un grande ciao allo scrittore.

Lodovico Valentini Perugia ha detto...

Anche a me fa bene sapere che ho una lettrice. Uno scrittore esiste se ha un lettore. Ti abbraccio, vorrei consolarti, ti scriverò presto un'altra piccola storia, purtroppo non posso fare di più. Bacio Aurora.