giovedì 12 dicembre 2013

La follia del giorno delle "scuole aperte"

Vi sembra normale che in un paese che dovrebbe essere evoluto, i genitori dei bambini che sono in procinto di finire le scuole elementari debbano diventare matti per scegliere la scuola media. Così è anche per quelli che devono passare alla scuola superiore. Ogni passaggio è un dramma ed è comunque legato a una considerevole dose di fortuna.
Giriamo come pazzi, cercando di trovare il tempo e alcuni rischiando di essere licenziati, in giro da una scuola a un'altra. Sentendo presentazioni inutili per arrivare a una valutazione serena. Alcuni, genitori impegnati, quasi tutti quelli della mia città, trascinano i pargoli in giro con loro. Perché anche loro devono decidere. Loro sgranano gli occhi e ci guardano spaventati. Perché?
La scuola dovrebbe essere il luogo più sereno del mondo. Il luogo del sapere, del dialogo e della condivisione, come può esserlo così?
Personalmente penso che ogni scuola dovrebbe essere il massimo e nessuno dovrebbe preoccuparsi se una è meglio di un’altra.  Dovrebbe, tutto al più, rimanere una scelta tra una scuola a indirizzo internazionale, di musica, eccetera.
Un Paese si vede da come funziona proprio dalla sua scuola. Le nostre alcune funzionano, ma solo grazie ai presidi e agli insegnanti. Presidi e insegnanti che dovrebbero avere una considerazione ben più alta di quella che è loro riconosciuta.
Come padre sono indignato e mortificato da questo trascinarmi attraverso aule e presentazioni.
Vorrei avere una scuola diversa, sana, democratica, civile e soprattutto dove si insegni a condividere il futuro.

Conclusione senza inizio.

Mi siedo sul letto, mi spiace sciupare quella coperta imbottita e improvvisamente tutto in me cambia. Tutto diventa vuoto e incolore. Tutto inutile. È solo una scenografia di cartone. Le lenti disegnate sin dall'infanzia davanti ai miei occhi si sciolgono e vedo la realtà dei valori e dei sentimenti. Cosa siamo, Stefano ed io, se non due interpreti di una commedia che non regge più. Mi alzo e vado a guardare la cupola della basilica illuminata. Quante bugie architettoniche e tutte racchiudono  grandi menzogne. Improvvisamente i miei occhi svuotano tutte le immagini, le rendono ossature, prive di sostanza. Anche la luce mente, i colori non esistono. Tutto quello che vediamo non ha colore. Tutto è altra cosa. Mi hanno imbrogliata, Stefano è un imbroglio che non sa di essere stato imbrogliato. Quando la musica finisce il Tango non è mai esistito. La donna e l'uomo non ci sono mai stati, è solo una grande finzione, una tragicommedia per far divertire chissà chi.
Raccolgo le mie cose, apro lentamente la porta della stanza. Tolgo le scarpe per non fare rumore. Forse qualcuno sarà deluso per questo finale. È solo un colpo di scena. Socchiudo la porta d'ingresso, anche lei è una finzione. Non esiste. L'immateriale si chiude alle mie spalle. Il buoi mi aspetta, solo il buio più scuro, anche lui è irreale. È il buio dopo il sipario.

RIPARTE IL FUTURO - io ho firmato.

Ho firmato già da molto tempo. Ho aderito a questa iniziativa perché ritengo che sia una via corretta. Più siamo e meglio sarà. Leggete e firmate se siete convinti. E' con il dialogo che si cambiano le cose e non con la violenza che in questi giorni sembra voler mostrare il suo volto. La disonestà si batta con l'onestà. Una onestà che dovremmo cercare ogni giorno, difficile, faticosa, a volte quasi impossibile. Ognuno di noi è importante. Val la pena di tentare e ogni iniziativa che sa di buono va accolta. Questa lo è.

LEGGETE CLICCANDO Riparte il Futuro qui sotto. Grazie

Riparte il Futuro

martedì 10 dicembre 2013

Un guerriero.

Il guerriero era stanco. Quella mattina sentiva una strana confusione nella testa. Entrò nella chiesa tenendo stretta la custodia della sua spada. I suoi speroni d'argento battevano sul pavimento di pietra. Si fermò di fronte all'altare e guardò il Crocifisso, rappresentazione intarsiata della Coerenza. "Sono stanco Signore, sono invecchiato, zoppico. La schiena la mattina è dolorante. Faccio fatica a sostenere questa spada. Che devo fare Signore". Silenzio. Quella era l'unica risposta. IL Silenzio. Si girò lentamente e si diresse verso l'uscita. Fuori avrebbe ritrovato il rumore terrificante della vita. Spinse il portone, la luce lo accecò e ritornò faticosamente a combattere.

venerdì 6 dicembre 2013

NO. NON VOTATE.

No, votare significa riconfermare. Ho votato questo partito da sempre, perché molte cose di questo Paese non mi piacevano. Il nostro Paese non era  libero, se fosse rimasto com'era, sarebbe orribile e non avrei mai fatto nascere i miei figli. Oggi una parvenza di libertà c'è, poca ma apparentemente siamo più liberi di allora. Le  famiglie erano oppressive, perbeniste, le donne non erano affatto libere, il sesso era solo un enorme errore, un peccato mortale, la chiesa era presente ovunque. Soffocante, l'atmosfera era soffocante. Abbiamo contestato tutto, madre, padre e parenti per primi, poi siamo passati al resto. Abbiamo scardinato, perché solo così si poteva creare. Poi qualche cosa è andata storta o si è, più probabilmente, strategicamente voluto fare andare tutto sulla strada del sangue. Sono iniziate le stragi di stato, sono arrivate le brigate e  abbiamo perso. Ci siamo allontanati, ci siamo compromessi accettando i valori del vendersi e comprare. Abbiamo perso, con il passare del tempo i politici migliori. Ci sono rimasti i peggiori, che badate bene rispetto a quelli che abbiamo, erano geniali, nel bene e nel male. Poi anche questi sono spariti e sono stati sostituiti da una banda di manigoldi. Oggi, chi sognava un mondo diverso e parlava di una rivoluzione impossibile nelle birrerie, non c'è più. Non ci sono sogni, ma non ci sono nemmeno obiettivi. Questo Paese ha bisogno, lo chiede, lo grida, supplica una visione innovativa, non solo della politica, ma del sistema di vita. Quando questi politici, che noi continuiamo imperterriti a votare parlano di ripresa economica, parlano del nulla. E' proprio il sistema economico e il modo di concepire la vita insieme che deve assolutamente cambiare. E' indispensabile che noi si torni a sognare. Il Paese deve cambiare e non cambierà domani, dobbiamo progettare un futuro per chi è piccolo e ha Speranza. Votare significa confermare uno stato di cose che non è più accettabile, indipendentemente dalle idee che ognuno di noi ha. Siamo in guerra signori è tempo di svegliarsi e rimboccare le maniche!

giovedì 5 dicembre 2013

Gad Lerner "gridare al voto, al voto è solo una confessione della propria nullità" Ho dei dubbi Gad!


Non condivido la strategia di Grillo, non mi piace. Lo trovo pericoloso, come tutti gli esaltati, ma ho anche il dubbio che nei confronti di questi parlamentari, sia stata fatta da voi giornalisti schierati un'opera di oscuramento, che in democrazia non è ammissibile. Mi spiace tirar dentro anche lei in questa mia ipotesi, perché la stimo. Comunque, il parlamento è illegittimo, non per le decisioni della Consulta, ma perché non rappresenta le fatiche dei suoi cittadini e non è in grado di risolvere o fermare il degrado costante del Paese Se questo fosse un Paese capace di sollevare la testa, oggi sarebbe in atto una rivoluzione per decapitare questo potere che è stantio da troppi anni.
http://www.gadlerner.it/2013/12/05/gridare-al-voto-al-voto-e-solo-una-confessione-della-propria-inutilita

Il maleducato.

Ho un ripensamento. Ho pensato alle parole della mia coautrice e forse non è come molti e io stesso pensiamo. Il silenzio non è la strada corretta. Berlusconi va combattutto con  tutti i mezzi possibili, certo non ponendolo al centro della cronaca, cosa che continuano a fare i nostri giornalisti, ma imparando a collocarlo dove lui è. Utilizzare le parole come un fioretto e fare piccole, costanti ferite a chi continua a persistere nella difesa di questo personaggio. Un esercizio alla Cyrano, la poesia per mettere nella giusto posto la "maleducazione" di Berlusconi. Perché non è altro che un maleducato.

mercoledì 4 dicembre 2013

Alla mia lettrice. Aurora

Sapete qual è la cosa più bella per uno scrittore. Sapere di avere una lettrice o un lettore. Uno solo è sufficiente. Su questa certezza lo scrittore può scrivere intere epopee, comporre sonetti, prose, giochetti di fantasia, favole, blues e anche commedie. A quest'ultima forma letteraria non avevo mai pensato. Bella idea, non trovi Aurora? Sono uno scrittore fortunato perché la mia lettrice, ha un nome molto bello. E così nominandola vedo il Sole che sorge e la mia giornata si riempie del colore dell'orizzonte sul mare, sento i miei piedi calpestare la sabbia appena tiepida, sento l'acqua salata, che mi penetra nelle narici, vedo l'argento di una piccola increspatura di mare e mi viene voglia di avere una paletta e un secchiello.

Putin, Berlusconi e un cane. Questa foto è una bella allegoria del loro pensiero. C'è però una differenza il comportamento del cane è normale, quello dei sudditi no!


giovedì 28 novembre 2013

Sono qui Amici!

Ho passato un brutto momento, che è durato circa diciotto ore. Avevo perso il mio blog. È successa una cosa poco chiara e forse anche poco onesta, ma sono tornato e questo è quello che conta. Grazie a tutti i miei lettori.

lunedì 25 novembre 2013

Una ferita lunga sedici centimetri

Una ferita lunga sedici centimetri (dall'epopea de Il Cavaliere della Slitta)


La ferita al fianco sinistro, era lunga sedici centimetri e sanguinava copiosamente. Il Guerriero era sdraiato in mezzo alla neve ghiacciata, che si stava tingendo di rosso scuro, intorno a lui.
Angelo, con i denti gli aveva scostato giaccone, giubba, pantalone e gli leccava la ferita. Gli altri undici cani riscaldavano la parte nuda del suo corpo con il loro fiato caldo. A volte uno di loro lanciava un ululato, come a chiedere aiuto. Il Cavaliere della Slitta si era battuto con il secondo Holster, che era sbucato all'improvviso alle sue spalle. Lui non se lo aspettava, di solito questi esseri sono solitari e non viaggiano mai in coppia, infatti, sono parti di anima persa. Quello che era successo era molto insolito. Gli Holster erano degli spadaccini dall'abilità pari a quella dei guerrieri delle nevi eterne. Quello che aveva ferito il Cavaliere al fianco con un colpo da maestro, molto probabilmente era Iniquità. L'iniquità è la parte peggiore degli uomini, quella che ferma l'evoluzione, quella che blocca il cambiamento del Mondo verso il bene e la condivisione. L'Holster dell'iniquità non solo è feroce, ma è un essere molto lucido, lui sa solo infrangere le leggi. Questo essere, creatura dello spirito, è contro qualsiasi legge naturale o umana, dalla più piccola alla più grande. Quando compare, difficilmente ci si può difendere. Il Guerriero aveva evitato il primo fendente, era saltato in alto, ma ricadendo la sua gamba sinistra non aveva retto e si era piegato e caduto in ginocchio. L'Holster aveva calato la sua sciabola verso la sua testa, ma Angelo gli aveva morso la caviglia e il suo colpo era andato in parte a vuoto. Il Guerriero aveva sentito la sciabola passargli sul fianco destro. Si era rialzato, il fianco gli doleva terribilmente. Appoggiò la mano sinistra e la ritrasse, la guardò. Il guanto era insanguinato. Si sentì svenire, la vista si annebbiò. Appoggiò la spada di punta nella neve per tornare in piedi. Si riscosse. Si drizzò e guardò nella direzione dell'Holster, lo vide muoversi verso di lui per finirlo. Non distaccò il suo sguardo dall'avversario, non ostante le fitte della ferita e quando fu a pochi passi da lui, si diede una spinta con la spada, si buttò con la schiena a terra facendosi scivolare sul ghiaccio. Puntò l'elsa della spada al suo petto. L'Holster non si aspettava questa mossa e il Guerriero gli passò tra le gambe  infilandogli la lama nel basso ventre. L'Holster lanciò un  urlo terribile e si dissolse in polvere grigia.
Prima di svenire, il Guerriero vide l'Ombra avvicinarsi e sentì quello che aveva da dirgli. "Non ti preoccupare" disse l'Essere immortale, "con il tempo, quello che hai fatto diventerà relativo, oserei dire inutile subito dopo, tranne quel poco di bene che sei riuscito a fare, spesso solo per caso e senza accorgertene. La tua vita che dura il tempo che dura, può essere raccontata in una frazione di tempo infinitesimale. Sei un nulla nell'Universo, sei già sparito prima di comparire. Non disperarti per questo, hai avuto la fortuna di vivere. Hai visto il Mondo. Se lo hai rispettato è già molto, non una consolazione, ma qualche cosa. Che importanza ha morire, tutto prosegue, qualsiasi cosa tu abbia fatto. Il male sarà dimenticato e il bene sarà troppo poco. Per quanto riguarda la Speranza, quella resterà a quelli che vivono, e ancor di più a quelli che nasceranno, solo loro potranno considerarla. A che ti serve ormai, rilassati, il Nulla non ti chiederà più nulla. Ti aspetto".

Angelo ringhiò all'Ombra, che si ritrasse di qualche passo dicendo "E' finita, lascialo morire in pace", ma il cane riprese a leccare la ferita con più energia. LeWin, il gufo bianco delle nevi, arrivò con in bocca una ramoscello di biancospino verde. Il verde era bandito dalla Taiga, ma quello arrivava dal rifugio di Niniane e Merlino. Nessuno sapeva dove si trovasse quel rifugio. Niniane aveva visto il Guerriero in difficoltà, si era staccata dall'abbraccio del Mago dei maghi e volando aveva chiamato il Gufo Bianco delle Nevi. LeWin.
Il gufo scese e appoggiò le sue zampe nella neve rossa e con il becco, delicatamente appoggiò il ramoscello sulla ferita. Poi lanciò il suo grido e si rialzò in volo. Volò sopra il capo dell'Ombra, mentre gli aski si accucciarono intorno al loro amico e aspettarono.

L'Ombra capì, era tardi, non poteva più aspettare. Si allontanò, seguita dal grido di sfida di LeWin. Angelo si drizzò in piedi e li guardò allontanassi. Quando non furono più visibile, il cane si accucciò e appoggiò il suo muso sulla gamba sinistra del guerriero. Ora bisognava solo aspettare.
Niniane, intanto, era tornata tra le braccia di Merlino, che iniziò a raccontargli la Fiaba del Fiume che non voleva più scorrere e i guerrieri delle nevi tornarono a correre sulle loro slitte, sempre più veloci nella Taiga, alla ricerca del Sacro Graal. Tutto questo gli uomini sulla terra non lo sanno, per questo continuano ad accontentare l'Ombra.

domenica 24 novembre 2013

Il Fiume che non voleva più scorrere.

Ho il piacere di presentarvi questa favola, che fa parte dell'epopea del Principe TajJaiMaii. Questa favola è stata scritta da due autori veramente speciali, Tiziana Pedone e Carlo Angelo Tosi. Infatti, ho chiesto a questi due personaggi, che scrivono a quattro mani, di collaborare con me e Aqiva alla redazione di questo blog. Questo è il primo loro intervento. E' molto bello perché racconta, anche, come queste due persone siano infondo un "autore unico". Sono felice di annunciarvi che presto sarà pubblicato un loro romanzo, che sarà una sorpresa per tutti. Sono forse l'unico che ha potuto leggerlo e non smetto di rileggerlo. E' un capolavoro.


Tiziana Pedone e Carlo Angelo Tosi
Il Fiume che non voleva più scorrere.



Molti secoli fa un fiume non voleva più scorrere. Così guardò il Sole e gli disse: “Ti prego fammi evaporare tutto”. Il Sole lo sentì e gli andò vicino, fino a sfiorarlo. “Sei sicuro di volerlo. Sei sicuro che non sia una cosa sciocca?”. Il fiume gli rispose agitato:  “Sì, non ne posso più di sbattere contro le sponde. Sono stanco di sbattere contro le pietre del fondo. Ti prego fammi evaporare!” E così, qualche tempo dopo, in un giorno di marzo, il Sole accontentò infine il fiume Triste. Goccia dopo goccia lo fece evaporare fino a che, nel letto asciutto, non rimase neppure il ricordo del fiume Triste.
Il fiume si tramutò in tante piccole nuvole bianche come bambagia. Le nuvole erano vicine, strette una all'altra e così lui non si sentiva diviso. Il vento era leggero e lui si muoveva lentamente. Dall'alto vide la Terra. Vide gli uomini, le colline, le montagne, i laghi e altri fiumi come lui. Era felice, ora finalmente si sentiva libero. Un giorno però si alzò il Vento del Nord. Un vento forte e gelido. Il fiume tremò di paura.
Quando il Vento del Nord lo investì, lo sollevò in alto nel cielo e lo trascinò lontano, oltre gli oceani e le montagne, oltre le vallate e i deserti. Fino a che, finalmente, il Vento decise di risparmiarlo. "Non era meglio prima, quando scorrevi lento e tranquillo nei tuoi argini e in un letto che ti accoglieva?" Domandò il Sole alla bambagia disfatta e tremante. "No! Mille volte meglio un'emozione forte come quella che mi hai fatto provare Tu, che una vita lenta e monotona". Gli rispose con voce rotta, quel che restava di una nuvola. Il Vento soffiò, ma fu solo un bacio, che spettinò per sempre la nuvola Felice.
Il fiume fu felice per breve tempo. Infatti, arrivò l'uragano e le trombe d'aria ruppero il legame tra le nuvole. Il suo cuore andò da una parte e la testa dall'altra. Il fiume era a pezzi. Poi le piccole nuvole del fiume ormai cariche d'acqua, si disciolsero in milioni e milioni di gocce di pioggia, che caddero sulla Terra. Quando tornò il sereno, gli uomini furono felici, ma il fiume non sapeva più dove era. A quel punto il Sole gli fece la domanda che da tanto voleva fargli: "Sei contento ora?”. Una goccia lo guardò triste.  “Ho capito di aver fatto un errore!”. Ammise con tono sommesso.
Quella stessa mattina il Principe TajJaiMaii, chiamato anche Guerrierodallesettelame e il Poeta passarono da quelle parti. Il Poeta vide una goccia di pioggia e la raccolse con il suo dito indice, delicatamente e disse al Principe: “Questa è una goccia del mio fiume. Presto aiutami a raccogliere quante più gocce possiamo!”. Il Principe e il Poeta, raccolsero per giorni le gocce di pioggia. Goccia dopo goccia, riempirono le loro fiasche di pelle. Poi montarono sul grande cavallo del Principe, che partì al galoppo. “Vai Principe! Vai verso la grande montagna, vai dove inizia il letto del fiume Triste!” Esclamò il Poeta e il Principe spronò il suo cavallo. “Vai Principe prima che gli uomini della vallata muoiano di sete e di fame. Corri prima che le palafitte prive dell'acqua diventino preda degli animali e degli uomini feroci”. Cavalcarono i due amici, per giorno e giorni. Finalmente arrivarono all'origine del fiume.
Il letto, era rimasto vuoto e asciutto per così tanto tempo, che la terra si era riempita di profonde rughe e spaccature. Quando il Poeta e il Principe iniziarono a versare l'acqua, goccia dopo goccia, il letto cominciò a diventare sempre meno duro e ostile. Piano, piano, l'acqua lo fece ringiovanire, lo idratò e gli fece tornare la voglia di riprendere il suo compito vitale. Quello di accogliere le acque cristalline, e portarle ovunque, affinché la Terra ritrovasse il suo giusto equilibrio. Il fiume Triste capì la sua enorme importanza, e accettò di restare al posto che gli era stato destinato, ma il suo cuore rimase comunque sospeso sempre là. Tra la Terra e il Cielo dove i Venti spettinano le nuvole e le portano nel Mondo.
Il Poeta del Fiume chiuse il tappo della sua fiasca e mentre il Principe faceva la stessa cosa, disse “Ognuno ha il proprio percorso segnato e anche il suo compito. Donne, uomini, alberi, erba, animali, acqua, mare, cielo, nuvole, colline, cime innevate e così via. Tutti gli esseri viventi della Terra lo hanno, un compito ben preciso. Loro lo sanno, ma a volte cercano l'alternativa. L'ordine è chiaro, siano essi buoni o malvagi, ma questo vale solo per gli esseri umani. Tutti devono percorrere la loro via sino alla fine. Nessuno ha il diritto di cambiarla o di fermarla, se non la clemenza di Dio. Loro sono liberi, ma non devono fare del male a nessuno. Il fiume Triste ha sbagliato. Non ha pensato a tutta la vita che scorreva e che scorre dentro e fuori dalla sua acqua”. Il Principe sorrise, poi, sempre discorrendo, ripresero il loro cammino alla ricerca della Fonte del Tutto.
La Fonte del Tutto. Porta con sé il Segreto della Vita e la Magia dell'Infinito.


Foto di Carlo Germano.

mercoledì 13 novembre 2013

Ritmo del Silenzio

Sono così disarmato amore. Ho solo il mio strumento tra le mani, che mi chiede di essere suonato meglio di quello che posso. Sono così solo, a volte, amore. L’ho scelto, è il destino che me lo ha dato. Mi sono sorpreso a guardarmi. Un giovane che chiedeva, come faccio a camminare di fianco a una donna. Eppure sono andato e ancora oggi mi domando, come è stato. Sono così impaurito, amore. Ho solo il mio strumento che tace, lui aspetta che impari. Maestro rispondimi, dove ti nascondi. E’ vicino, ma ha scelto il Silenzio.

lunedì 21 ottobre 2013

Prosa Inutile

L’acqua del fiume raccoglie un’infinità di gocce, sono note e lettere piovute dall'alto  che ritornano da dove sono venute.

Ricordai il poeta seduto sulla sponda e così riuscii ad arrivare alle sue spalle e guardai con i suoi occhi lo scorrere del tempo.

Capii che niente se non te stesso può salvarti, tu ti alzerai e poi riscenderai come la pioggia e sbatterai sulle pietre o nell'acqua. Poi dolorante ti risolleverai verso l’infinito a cui appartieni. Così i tuoi racconti, le tue note sul rigo e tu stesso non appartenete a nessun editore, a nessun prezzo e non siete nati per nessun lettore e nessun ascoltatore.

I miei occhi del colore delle foglie autunnali videro le navi fenicie, prima che il vento gelido e le onde arrabbiate per l’incolmabile freddo le facessero colare a picco, tornare alle loro rive.

L’amore è ben poca cosa, quando la nave corre sulle onde, quando la vela color porpora sbatte arrabbiata contro l’albero e i remi si spezzano. Sei tu al timone, che non regge più il fragore e il richiamo di tutte quelle voci che cantano dal profondo dell’antico mare.

Il Popolo del Mare sapeva viaggiare oltre la relatività del tempo. I marinai avevano il naso aguzzo, proteso in avanti, in un continuo inspirare l’aria per cogliere le diversità del profumo della salsedine e ogni costa non aveva nome. Solo il suono delle onde che si frangevano, ricordava loro il luogo. Ed erano i loro capelli, che catturavano ogni alito di vento, a indicare la direzione da prendere.

Oggi, l’uomo arrivato dal mare, affoga tra le onde perché ha perso la sua stessa essenza. Quello sulla costa è ben misera cosa.

Stringevo tra le mani le pagine scritte e non avevo più voglia di rileggerle perché è inutile scrivere dove troppi scrivono. A che serve l’editore che non ha tempo di leggere e i suoi scagnozzi che valgono meno della penna che tiene nel taschino.

Nulla.

La mia nave mi sta aspettando, non chiede, vuole solo essere spinta in mare. La vela di tela colorata dai molluschi odora di profondo, si gonfierà. Ritorneremo sopra l’acqua da dove siamo venuti. I Popoli del Mare ci aspettano oltre le ultime isole e poi l’Infinito.

Nessuno resterà sulla spiaggia ad osservare la vela sempre più lontana, che lentamente come una foglia spinta dal vento, sparirà all'orizzonte.   

lunedì 14 ottobre 2013

Cambiamento. La Speranza.

Ho letto questa conclusione in un articolo apparsa su "La Stampa" a firma di Abraham B. Yehoshua. L'ho trovata piena di speranza, una speranza che si adatta a moti casi.

"Quando una figura carismatica e dotata di un potere politico nocivo esce di scena, la speranza non è che il suo sostituto pur mantenendo gli stessi poteri, sia una persona più gradevole, ma piuttosto che la sua uscita di scena rappresenti l'inizio di un cambiamento nella struttura dei poteri politici [....] che ha fatto regredire la democrazia [...]".

mercoledì 18 settembre 2013

Tiziana e Carlo Angelo. Una favola al di là di Facebook.

Vi racconto una favola.
Quattro mesi fa, il mio amico Carlo Angelo - vi ho già parlato di lui, vi ricordate di quel musicista underground-uderground milanese, che era il bassista dei “Noi”, chiamato l’Uomo dal Basso d’Oro..…va bene, se non lo ricordate, non importa - lui è un patito di Facebook e quattro mesi fa ha ritrovato una sua collega, Tiziana Pedone. Infatti, alcuni anni fa, lavoravano entrambi in una grande agenzia di pubblicità. Pensate, era la prima agenzia in Italia e si chiamava McCann-Erickson. A quei tempi era un posto fantastico, popolato da gente eccezionale. Donne e uomini con una marcia in più, ma questa è un’altra favola, che un giorno, se avrò voglia, vi racconterò.
Un giorno Tiziana pubblica su Facebook, una sua foto con un largo e bel cappello rosso. Carlo Angelo, chissà perché - i musicisti underground-underground sono un po’ tutti pazzi - inizia a raccontare una storia e lei di rimando aggiunge delle righe e lui altre tre righe. A quel punto Tiziana gli scrive “…se vogliamo fare le cose serie, continuiamo con le e-mail”.
Detto fatto, i due si scambiano le mail e per tre mesi continuano a scrivere. Scrivono senza mai incontrarsi, come se non volessero interrompere qualche cosa di magico. Non utilizzano nemmeno il telefono, quindi niente SMS e niente conversazioni. Si confrontano solo scrivendo e-mail. Scrivono in concreto quasi tutti i giorni, seduti o appollaiati da qualche parte, così la storia è diventata un romanzo.
Ragazzi questi due hanno scritto un romanzo a quattro mani, utilizzando sola la scrittura come mezzo di comunicazione, ma non pensate che sia fantastico! Che coerenza, che fantasia. Sapete, vi confido un segreto, lei è una Fata e lui è un Mago, ma non ditelo in giro, la CIA potrebbe cercarli per impossessarsi dei loro segreti!
La cosa che mi ha fatto ridere di più è che il mio amico Carlo Angelo, mi ha confidato che non sapeva che Tiziana fosse una scrittrice. Già, lei ha pubblicato più di un’opera, le ho lette tutte e vi consiglio di farlo. Comunque conosco bene Carlo Angelo e non mi stupisco che non lo sapesse, è sempre con la testa tra le nuvole, anzi poiché è underground-underground, con la testa in cantina.
Ho cercato di leggere in anteprima questo romanzo, niente da fare, so solo che è un noir fantasy. Pazienza, aspetterò insieme con voi che qualche editore lo pubblichi.

Stavo per dimenticarmi una cosa importante, dopo aver scritto il finale, i due si sono incontrati. Sapete dove? Al parco Sempione, si sono seduti su una panchina e si sono raccontati di tutto. Questa è sicuramente la più bella favola che abbia raccontato su questo blog.

venerdì 16 agosto 2013

Biblioteca di Alessandria

Ancora una volta la Biblioteca di Alessandria è in pericolo per colpa dei fanatici. Sono sicuro che Dio o il Nulla non abbia niente in comune con l'ignoranza. Purtroppo ci sono troppi dementi sulla Terra che vogliono far parlare Dio o il Nulla, che al contrario è sempre in Silenzio a guardare l'imbecillità umana.

martedì 18 giugno 2013

La piccola cruna di un ago.

Ritto in piedi su un masso, in equilibrio su un'unica gamba, quella buona e l’altra piegata, con il piede all'altezza del ginocchio. Il Guerriero aspettava l’Holster . La spada sollevata in alto e in line con il suo corpo. Presto il mostro dell’inconscio sarebbe arrivato. In alto, Le Win, la civetta delle nevi, volava attenta. Il grande e acuto rapace era pronto a lanciargli il grido. Quello sarebbe stato il segnale che gli avrebbe indicato da dove arrivava l’Holster, con la sua sciabola sguaina. Niniane era avvinta al suo Mago e guardava il Cavaliere della Slitta riflesso nel grande cristallo di ghiaccio. Merlino le disse “mio caro amore non temere. Il Guerriero saprà cosa fare e si muoverà con attenzione, d’altra parte tutti gli Holster nascono dall'anima dei cavalieri della Taiga e tu sai quante volte li devono affrontare. Questi esseri magici e terribili, temprano l’anima dei combattenti e indicano loro la strada, quando questa sembra persa. Questo è l'inevitabile”.

La civetta lanciò il suo grido. "Da sinistra, arriva da sinistra". Il Guerriero ruotò su se stesso e vide l’Holster arrivare di corsa. Il mantello rosso volava nell'aria ghiacciata. L'essere, teneva la sciabola sopra la testa, inclinata sul lato destro. Il suo glabro volto bianco e i suoi occhi gialli brillavano. Le due lame s’incrociarono, il Guerriero saltò di lato, l’avversario continuò a correre come se non l’avesse nemmeno visto, poi improvvisamente si fermò e lentamente si girò. Fermo. Silenzio. L’aria divenne più gelida. Un brivido percorse tutto il corpo del Cavaliere. Le Win gridò ancora, "non porgere il lato destro". Il Guerriero cambiò posizione, si tolse il pesante mantello e aspettò. L’Holster partì come un cavallo al galoppo, il ghiaccio si sollevava dietro il suo sottile corpo. A due metri dal Guerriero fece un salto incredibile, piroettò e scese come un lampo. La sciabola colpì il Guerriero sulla parte destra della fronte. Tra l’arco sopraciliare e la tempia. Il sangue incominciò a uscire copioso. Il Cavaliere si asciugò con il guanto sinistro e rincorse l’Holster. I due correvano. Il sangue scendeva lungo il corpo del combattente e segnava il ghiaccio eterno della Taiga.  Le Win seguiva i duellanti. L’Holster si fermò e si girò. Quello era il momento giusto. Il Guerriero lanciò il suo urlo e aumento la velocità della corsa. Giunto a pochi passi si fermò, lanciò in alto la spada, la riprese con la mano sinistra. L'Holster la guardò, alzo la sciabola. Troppo tardi la spada del Cavaliere, cambiò direzione. Ora era nella mano destra e colpì di taglio lo stomaco dell’avversario. Gli occhi gialli guardarono il Guerriero stupiti. Non c'era più tempo, l'Holster si sciolse nel nulla, perché questo era. Niniane sorrise, appoggiò il suo capo sulla spalla di Merlino e lui gli cantò la canzone della Regina delle Amazzoni. Il Guerriero tornò verso la slitta, dove i suoi cani lo aspettavano. Il sangue continuava a scendere copioso, Angelo prese, in bocca, la spada che il Cavaliere gli tendeva. Lui si avvicinò al grande sacco blu appoggiato sulla sua slitta e cercò la scatola del pronto soccorso. La sentì sotto le sue dita, la prese. Aprì il coperchio di metallo e scelse un sottile ago ricurvo. Il filo era già infilato nella piccola cruna, si sedette sulla slitta. Angelo di fronte a lui fece in modo che Exalibur fungesse da specchio e così guardandosi in quella sottile striscia di metallo brillante, il Guerriero suturò la ferita. Le Win, in alto, cantò le gesta del Guerriero, il suo grido di vittoria, si udì in tutta la Taiga e i cavalieri dispersi sulla sua superficie gioirono, sollevando le loro spade.

martedì 11 giugno 2013

"Un Padre da Film" di Antonio Skármenta

Splendido romanzo in settanta pagine. Antonio Skármenta è l'autore del "Postino di Neruda". 
Un padre francese è fuggito a Parigi, lasciando moglie e figlio in uno sperduto paesino cileno, una storia da film, appunto!

giovedì 16 maggio 2013

La scacchiera


La polvere di ghiaccio, sollevata dalla valanga, raggiunse la pattuglia dei ghiacci. Il cavaliere si sedette sulla slitta ed estrasse la scacchiera. Sapeva che l’Ombra aveva sentito il suo canto di dolore. Quelli erano i momenti più pericolosi. Infatti, l’Ombra si muove agilmente nel dolore.Sa che proprio in quegli istanti il corpo è più debole e l’anima disponibile. Il guerriero posò la scacchiera nel ghiaccio e iniziò a disporre ordinatamente i pezzi. Esattamente nella posizione in cui erano l’ultima volta. Ogni figura rappresentava i momenti più intensi del suo passato. Nell'angolo a destra c’era la prima torre. Rappresentava la sicurezza della famiglia, ma aveva parte dei merli distrutti e una fessura si staccava da questi e arrivava fino alla base. L’altra torre era stata mossa, si trovava a metà scacchiera. Sul lato sinistro. Era solo un cumulo di macerie con i merli intatti, rappresentava il lavoro. I merli erano l’esperienza. Le macerie l’inutilità. I cavalli rappresentavano il padre e la madre. Il cavallo del padre era perso da tempo. L’Ombra l’aveva imbrogliato. In ogni caso, i genitori dovrebbero insegnare ai figli come affrontare e saltare gli ostacoli. Pochi sono capaci di farlo, per questo si perdono le partite, specialmente con se stessi. I pedoni erano gli ideali, i sogni, i progetti, i desideri. Ne erano rimasti tre.
Dei due fanti, uno era in d5 e l’altro in h6. Uno era la forza del fisico e l’altro la lucidità della testa.  La regina era in e4 e rappresentava l’Io, l’Anima, l’Essenza.
Il Cavaliere alzò gli occhi e vide che la nuvola di polvere di ghiaccio era arrivata sin lì. In mezzo a quel bianco brillante avanzava l’Ombra. I dodici cani si posero a semicerchio davanti a lui. L’Ombra ebbe un attimo d’indecisione. Fu proprio in quel momento che l’Orso sbucò dal nulla. Correva come un fulmine, colpì con violenza l’Essere Immondo, che cadde. La crosta di ghiaccio si ruppe e lo inghiotti. L’Orso della taiga continuò la sua corsa e sparì verso nord. Il Cavaliere si alzò stancamente e si diresse verso il punto, dove l’Ombra era sparita, ma l’Essere era alle sue spalle "Salve Cavaliere, ho perso l’attimo. Il tuo amico mi ha tolto del tempo" disse. Il Cavaliere si girò, l'Ombra proseguì "sarà per la prossima volta. Ricorda che dovrò muovere per primo. A presto Cavaliere". Mentre stava ancora parlando, l'Essere Eterno gli passò di fianco. Il Cavaliere percepì il freddo marmoreo che tutto addormenta. Quel gelo lo privò, per un attimo, della circolazione del sangue. Il Guerriero rimase immobile a guardare l’Ombra sparire nella polvere di ghiaccio. I cani gli corsero incontro e lo costrinsero a giocare, solo Angelo si tenne in disparte a osservare la scena.

martedì 7 maggio 2013

Lontananza irrimediabile


Ogni giorno che passa, mi accorgo che avevo un solo amico su cui potevo contare. Oggi avrei bisogno di andare da lui a nascondermi e a raccontargli. Lui mi ascolterebbe e poi mi direbbe "sei il solito pirla", con quel suo volto, tra lo scanzonato e il serio, quel tono di voce inconfondibile. Questi sono i momenti in cui la lontananza è irrimediabile ed eterna.






Una croce rossa come il mio amore, una croce fredda come il mio cuore.


Il Guerriero stringeva nella sua mano una piccola croce e gridava. Stava cantando il suo dolore. La croce era molto piccola, i cinque rubini incastonati gli ferivano il palmo della mano e il sangue si mischiava con il colore delle gemme. Un identico colore, uno freddo come il cuore del Cavaliere della Slitta e l’altro caldo come l’amore. L’ululato di Angelo si mischiò con il grido di disperazione e subito gli altri undici cani si unirono a loro. L’Ombra udì il canto e capì che la scacchiera era a lui favorevole. 
Niniane, la Fata delle fate, era abbracciata a Merlino, che gli stava raccontato l’avventura di Sir Aglovale, figlio di Omar il Grande. La Fata era incantata dal suono della voce del Mago. Quando lui parlava, lei si perdeva e si abbandona. Ai suoi occhi, tutto spariva. Angelo smise di ululare e tese le orecchie, annusando l’aria gelida della Taiga. Da qualche parte si staccò una valanga, forse smossa da quel canto di dolore, immenso e dirompente. Il fragore coprì tutti i suoni e lo spostamento d’aria tutti gli odori. L’arrocco in quel momento era impossibile. Angelo poteva contare solo sui suoi profondi occhi blu.   

lunedì 6 maggio 2013

Il futuro misterioso dei nostri figli sulla Terra.

Altro che spred.  Il futuro del nostro Mondo, non è legato alle curve e indici economici, bensì a una curva che indica la situazione dell'effetto serra, ormai siamo vicini al punto di non ritorno. Per sapere di più vi invito a leggere l'articolo di Luca Mercalli, pubblicato oggi (5 maggio 2013) su "La Stampa". http://keelingcurve.ucsd.edu/

giovedì 4 aprile 2013

La Piana d’Argento


C'è un luogo nella Taiga, dove la luce del cielo penetra tra le nuvole eterne. Lì si trova la Piana d'Argento. Quello è il luogo dove viene a piangere, tutti i giorni, Ginevra. La Regina, da secoli ormai si siede in quel luogo, piena di rimorsi e nostalgia. Non importa se le sue ceneri sono state sparse al vento.  Il dolore persiste, in eterno.
Quando un Cavaliere della Taiga, si avvicina a questo luogo, una fitta nebbia scende e lo nasconde.
Nessuno può sapere che ogni lacrima, della più bella Regina del Mondo, vola in alto e apre il cielo. Allora la luce penetra e la riscalda, ma il suo cuore resta gelido, come il marmo della tomba del suo sposo.
Il Cavaliere della Slitta giunse, un giorno in quel luogo, lo percepì. Si avvicinò al muro fatto di mille gocce d’argento e lo tocco con la sua mano. Si ferì. Allora guardò la ferita e capì che quel luogo era impenetrabile. Meritava rispetto. Però il suo sguardo si fece più acuto e fermo. Superò le gocce d’argento e intravide Ginevra seduta che piangeva. Ritrasse lo sguardo per rispetto. Angelo guardava e una lacrima scese lungo quel muso appuntito e pronto a tutto. Il Guerriero raccolse quella lacrima e la lanciò contro il muro di nebbia. La lacrima superò lo spazio e cadde sul grembo della Regina. Ginevra guardò e vide la lacrima trasformarsi in perla. La Regina si girò verso il Guerriero, sorrise all'uomo e al suo cane. Il Cavaliere s’inchinò e il cane abbaiò, poi il muro di nebbia diventò impenetrabile, come il dolore.  

martedì 26 marzo 2013

Denuncia delle immagini dei massacri.

Se gli esseri umani non sanno amare il proprio prossimo e sono pronti a distruggersi, usando l'arma della diversità di opinioni, della pelle, uccidendosi in tutti i modi possibili, massacrandosi con le guerre, i campi di concentramento, gli stermini di massa, le bombe atomiche. Come possiamo pensare che rispettino il loro ambiente, gli animali del cielo, del mare e della terra. A cosa possono servire le foto delle camere a gas, dei soldati che cadono o caduti in combattimento, della sedia elettrica, degli uccelli con le ali sporche di pece, dei cacciatori con decine di prede in mano, degli agnelli sacrificati, dei cani squartati, dei gatti accecati, delle balene spiaggiate?

mercoledì 20 marzo 2013

La prima volta.


“Siate onesti con voi stessi, perdonatevi tra voi e le vostre spade saranno invincibili. Perdonate sempre, anche i vostri nemici e le vostre spade li faranno fuggire, ma non li uccideranno mai. Loro torneranno e voi li colpirete di nuovo, in eterno, fino a quando sarà necessario. Abbiate Fede e siate misericordiosi con ogni creatura della Taiga. Ognuna di loro vi seguirà e vi proteggerà, anche la feroce tigre bianca, vi rispetterà e vi riconoscerà come sorelle e fratelli. Andate”. Così disse Artù e i primi Guerrieri della Taiga si allontanarono, ognuno per la sua strada. Solo i Guerrieri della Tavola Rotondo si strinsero intorno al loro leggendario Re. Artù si voltó e disse rivolto a uno di loro “Tu Guerriero della Slitta, ultimo Cavaliere della Tavola Rotonda, devi andare anche tu, non puoi restare con me. Tu visionario guerriero senza nome devi combattere ancora. Non puoi restare, anche se lo desideri. Va, mia ultima spada, vai e ricordati di noi. Non ti abbandoneremo mai. Abbi fede nel Sacro Graal e battiti per la Giustizia. Va!”. Il Cavaliere della Slitta si allontanò senza voltarsi, con gli occhi pieni di lacrime, perché doveva tornare sulla Terra e battersi nella fredda Taiga. Piangeva e camminava. Presto si ritrovò nel ghiaccio e vide Angelo accanto alla sua gamba sinistra e di fronte a se la slitta con gli altri undici cani che lo guardavano. Angelo sollevò il capo verso di lui. Il Guerriero precipitò nei suoi occhi azzurri intensi e il suo cuore si riscaldò “Vieni Angelo, è ora di andare” disse il Guerriero e dopo un attimo si vide una slitta sparire veloce sulla distesa ghiacciata.

I Mysterious suoneranno in Italia, a Milano l'unica tappa.

Probably, the Mysterious will stop in Milan with their Tour, rumors say to April or May.

sabato 26 gennaio 2013

La Verità

Angelo e il Guerriero scendevano  a valle. La neve fresca si sollevava sotto i loro piedi. Il Cavaliere della Slitta si stringeva nel suo pesante mantello. L'orso lo aveva riempito di peli bianchi, che ora a ogni soffio di vento si sollevavano e sparivano dietro le sue spalle, per poi cadere in terra, confondendosi con il bianco infinito. 
La donna e l'uomo che restano sulla Terra vivono inconsci l'avventura di una loro parte. Così è anche per l'ultimo cavaliere della Tavola Rotonda.
 I Guerrieri dei ghiacci eterni cercano la strada per arrivare alla meta e salvare l'umanità, a cui loro comunque appartengono. 
Purtroppo la malvagità e il dolore dell'umanità si solleva abbondante dalla Terra. Viaggia nello spazio. Va oltre l'immaginabile. Sempre più oltre, sino a confondersi con la calotta ghiacciata, che racchiude l'Universo. Così quel mondo diventa sempre più freddo, sempre più insopportabile.  
Le donne e gli uomini dei ghiacci eterni si chiudono nei loro mantelli, coprono i loro volti e continuano a cercare il Sacro Graal e il nascondiglio del Mago Merlino. 
Sono un numero infinito di guerrieri. Viaggiano in quel mondo immenso e molto raramente si incontrano.  L'Ombra li cerca, li conosce, sa che sono abili, ma non teme le loro spade. 
C'è in un angolo del cuore terrestre di questi guerrieri, una macchia scura e li si trova l'immagine della Taiga. Impossibile vederla, ma se si è un Cavaliere la si può sentire. Cercatela in voi stessi, potrebbe esserci, ma è molto pericoloso. Infatti potreste perdervi per sempre. 
I guerrieri dei ghiacci non sono soli. Insieme a loro corrono, sulla distesa ghiacciata, i cani. Piccoli esseri coraggiosi, dagli occhi azzurri infiniti. Lo stesso colore dell'immensità della Verità. La Verità che è il Sacro Graal. Il Sacro Graal che è Dio.

SHOAH

http://www.figlidellashoah.org/dettaglio_memoria.asp?id=33

venerdì 25 gennaio 2013

A Laura


Quando un'amica si ammala, anche se gli anni vi hanno diviso e portati lontano, ti senti perduto, vorresti correre, ma dove. Vorresti batterti, contro chi. Vorresti piangere, perché. Vorresti volare con l'auto per la città, perché. Perché questo è il ricordo della nostra follia.

sabato 19 gennaio 2013

Uno spot per l'Italia o l'Audi?


Questo è uno spot ben fatto, quando l’ho visto, pensavo fosse fatto di qualche nostro Ministero o dalla Presidenza del Consiglio, e invece è una campagna dell’Audi. I tedeschi, quando facciamo comodo, parlano bene di noi? Piuttosto penso che noi non sappiamo parlare bene di noi e promuovere il “tesoro” che tutti i giorni calpestiamo e lasciamo che i nostri concittadini europei lo utilizzino per parlare bene di loro!

sabato 5 gennaio 2013

Il simbolo montiano


Cosa vuol dire? La grafica è molto brutta, triste, grigia e senza futuro. Cosa significa scelta civica? Perché ribadire un concetto due volte, prima mettendo la "striscia" tricolore e poi "per l'Italia"? Gli italiani sanno di essere italiani! Sanno, anche chi è Monti! Questo è il giudizio di un vecchio pubblicitario. Le cose vanno fatte bene anche nei particolari, anzi spesso sono i particolari che contano e un brutto marchio non "vende". Però questo, molti "moderati" non lo capiscono, come molte altre cose e quindi va bene anche così.