lunedì 25 giugno 2012

Il verso del Falco Bianco (seconda parte)



Ecco il valico, pochi passi e l’avrebbe superato. Il Falco Bianco non l’aveva abbandonato e continuava a volare avanti e indietro per indicargli il percorso più breve. Quando arrivò in cima, le sue gambe erano ormai due legni, quella sinistra fremeva e il piede si era gonfiato dentro lo stivale. Guardò il pendio che ripido precipitava a valle e vide l’orso bianco disteso a pancia in su, si vedeva chiaramente che respirava a fatica. Il Guerriero si lanciò incurante del pericolo, si buttò di lato e si lasciò scivolare su quella neve ghiacciata, dirigendo la sua discesa con le mani, per sua fortuna l’animale era disteso in uno spazio pianeggiante abbastanza ampio da frenare il suo scivolare a valle. L’uomo si alzò e si avvicinò all'enorme animale. Il Falco Bianco lancio il suo verso e planò verso la vallata. L’Orso Bianco aveva una profonda ferita lungo il costato sinistro, il sangue si era rappreso per il freddo, ma bisognava assolutamente chiuderla rapidamente altrimenti non ci sarebbe stata speranza per la sua vita. L'ideale sarebbe stata una magia, ma il Cavaliere sapeva che solo lui poteva fare qualche cosa. L’orso aprì gli occhi e lo guardò, nel suo sguardo sembrò passare un sorriso, poi la paura, poi l'addio. - No! Questo non è il tuo momento, stai fermo e abbi fiducia in me. So che capisci i miei sentimenti, ascoltali, aggrappati al battito del mio cuore, prendi quello che ti serve da me per sopravvivere. Gli disse con un sussurro il Cavaliere.
Il Guerriero si chinò di fianco a lui, liberò le sue mani dai guanti e immediatamente il gelo gli spezzò quasi le dita. Non curante si tolse il suo pesante mantello e coprì l’animale, poi estrasse da una tasca interna della giubba un sacchetto nero con una croce rossa, prese un ago sottilissimo con del filo già infilato e una forbice. Guardò con attenzione i lembi della ferita, prese una boccetta e si disinfetto le mani con il liquido in essa contenuto, poi lentamente con estrema attenzione iniziò a disinfettare la profonda ferita. Lentamente apri i lembi, ogni tanto cercava di scaldarli con il respiro per renderli più malleabili, pulì la ferita internamente ed esternamente. L’orso era troppo debole per ribellarsi, mandò solo un leggero grugnito e poi svenne. - Meglio così, così non sentirai dolore ed io sarò più tranquillo amico mio! Iniziò a cucire lentamente. Non ostante il gelo, il sudore gli colava lungo le guance e gli entrava negli occhi, così era costretto ogni tanto a fermarsi. Ci volle parecchio tempo per chiudere la ferita e quando finì, si sdraiò di fianco al suo amico, coprì con il suo corpo il lato della ferita. Rinfilò i guanti e si coprì con un lembo del suo mantello.
Il Falco Bianco tornò e lanciò il suo verso, un raggio di luce illuminò i due esseri della Taiga e un po’ di calore lì riscaldò. Il sorriso caldo di Niniane, la Fata delle fate, era la magia.

1 commento:

aurora ha detto...

Sono contenta che il mio cavaliere abbia trovato l'animale ferito e si sia preso cura di lui,calde lacrime rigano il mio viso ,grazie per l'emozione che la tua scrittura riesce a scaturire nella mia anima.