martedì 29 maggio 2012

mm...rda

Da "postacelere" di Piero Colaprico su "La Repubblica"

Una storia metropolitana

Daniele Ravenna Milano Piove in Piazza Axum, zona San Siro. Devo prendere l' autobus 49. Lo vedo arrivare da lontano e per raggiungerlo corro a rotta di collo sul bagnato. Azzardo una scorciatoia e taglio attraverso un' aiuola. Ci sono. La porta posteriore si spalanca. Atterro sulla piattaforma e, mentre timbro, sento una voce alle s p a l l e : S e i p i e n o d i «mm...rda». Mi volto. È una donna seduta in fondo all' autobus vuoto. È lei che ripete, lanciandomi un' occhiata sev e r a : « S e i p i e n o d i mm...rda». E subito dopo, prima che io possa riavermi dalla sorpresa, sibila ancora la stessa frase. La guardo. Di mezza età, sciatta, spettinata; a un secondo sguardo anche sdentata. Lei mi osserva, e ancora: «Sei pieno di mm...rda». Sprofondo nel sedile, concentrandomi sul giornale. Intanto il 49 va speditamente. Alzo gli occhi per un attimo e incrocio quelli di lei, che incalza: «Sei pieno di mm...rda». Sfodero un garbato sorriso di circostanza, di accondiscendente tolleranza. Quando il bus passa da via Morgantini ho già archiviato l' episodio come un caso di alienazione metropolitana, roba da drop out. Giunti a piazzale Lotto mi alzo sorridendo e lancio un' ultima occhiata ormai quasi affettuosa alla donna, che ripete seria la stessa frase. Scendo e sono colto da una premonizione. Sollevo un piede. Guardo sotto la suola della scarpa. Macché. Eppure. Chissà. Boh. Proseguo e il metrò mi accoglie nel viaggio in direzione centro. Manca l' aria, che qui non circola, e sento un odore: la donna aveva ragione. Mi guardo le spalle specchiandomi nei vetri del metrò. Quindi sfilo con foga la giacca e scopro l' orrenda strisciata marrone, ancora fresca. Bagnata, come l' aiuola frequentata dai cani, attraversata di corsa mezz' ora prima. Una strisciata passata dall' erba al tacco della scarpa, e poi spalmata dal tacco al giacca, nella corsa precipitosa sull' aiuola verso il bus. Esco dal metrò con la giacca sotto il braccio e penso a quella donna, ai miei pregiudizi. Lei mi avrà visto così: guarda questo poveraccio com' è conciato, ora lo avverto. E poi, vedendomi imperturbabile: sarà mica sordo? Infine, quando stavo per scendere dal bus: ma guarda un po' il signorino, ha anche il coraggio di ridere. 

Risposta di Piero Colaprico

Grazie, amico: non la conosco, ma lei è un amico, anche della signora sdentata, la ringrazi la prossima volta. A Milano ci si rincontra tutti.

2 commenti:

Lodovico Valentini Perugia ha detto...

Dire bella storia forse è un pochino troppo, visto la “causa” matrice di cattivo olezzo, però la signora non è andata oltre un apparente “insulto”. Infatti, avrebbe dovuto alzarsi, forse arrancando, arrivare fino da te e dirti - guardi che la sua giacca è piena di mee…da”. Tu forse le avresti risposo - davvero! Dove? - dietro la schiena, avrebbe potuto rispondere lei. Tu ti saresti alzato, piegato la giacca, cercando accuratamente di non toccare l’orribile striscia e avresti proseguito - dove scende? Scendo con lei, così e le offro un caffè. Come spesso succede è mancato quel piccolo sforzo in più, che in questa città manca. Ciao. Carlo

aurora ha detto...

E' una storia molto carina al di la' dell'argomento in causua,e credo che ancor piu' bello sia il tuo pensiero, e' vero quando dici che e' mancato quel piccolo sforzo in piu, e' che il piu' delle volte siamo imprigionati dai nostri limiti e talmente concentrati su noi stessi che non ci accorgiamo di chi ci sta attorno,sarebbe bastato chiedere alla signora perche' diceva cosi'e ...........forse si evitava il tutto .