giovedì 3 maggio 2012

Il verso del Falco Bianco


Il Cavaliere stava inerpicandosi lungo il ripido pendio di ghiacciaio, i ramponi facevano scricchiolare quella crosta secolare ed erano la sua unica compagnia. Il ghiacciaio saliva verso la vetta, chiamata “Punta di Lancia”, ci sarebbero voluti più giorni per raggiungerla. Aveva lasciato la sua slitta e i suoi amici aski, più in basso. Angelo li avrebbe protetti. Aveva bisogno di salire quel pendio, non sapeva il perché e nessuno avrebbe potuto dirglielo. L’ambiente lo conteneva, il freddo era uguale al ghiaccio, e quello era uguale al colore del cielo, l’unica cosa scura era il suo cuore, privo di sensazioni, se non d'amarezza profonda. Aveva sempre detestato la solitudine, ma in quel mondo aveva imparato ad apprezzarla, anche se le lacrime gli scendevano ghiacciate lungo le guance scavate. Sentiva, dietro di sé, i passi dell’Essere Immondo, principe dell’eternità del tempo. Camminava il guerriero, i suoi scarponi scalfivano il bianco terreno raccontando la sua storia. «Chi ti ha deluso Cavaliere, hai forse sbagliato la mossa dell’alfiere o forse la tua regina è troppo immobile?». L’uomo sussultò e si guardò intorno per vedere chi aveva posto la domanda. Nulla, solo silenzio, ma la presenza era ovunque.  «Hai forse dimenticato che ogni uomo aspetta, anche il più ladro, il più disonesto. I principi tremano nei loro letti, i presidenti sudano nei loro vestiti gessati e le loro camicie sono candide e inamidate per il terrore. Ogni uomo ucciso è una lacrima che scivola silenziosa e fredda lungo la loro schiena e penetra nelle loro vene incandescenti come lava, per spegnere per sempre il loro cuore. Tu cosa credi di fare? Credi ancora che esista il Sacro Graal. Lascia andare sono favole che ha messo in giro Merlino, quello stolto. Fermati, lascia perdere, ritorna indietro, ti aspetto con la scacchiera». Il Cavaliere si strinse nel suo pesante mantello, cercò la sua spada nel fodero alle sue spalle. Era lì, tranquilla come l’aureola immobile di un'icona. «Che cosa pensi di vedere da lassù? La Taiga è senza dimensione, non potrai vedere nulla, solo un disco di ghiaccio, lo potrai capovolgere da un lato e dall’altro e vedrai solo pianure, colline ghiacciate, montagne di neve. Una terra dove l’urlo del vento s’infila tra le ossa dei guerrieri, dove le fate rischiano di perdersi e i maghi hanno le dita trasparenti» «Quello che dici è vero - urlò il Cavaliere verso il Nulla - ma ti confondi, perché in qualche luogo nascosto tra i rami di un biancospino, c’è Merlino. In alto, la Fata delle fate vola nei suoi veli di seta e libera con il suo volo la fantasia delle altre. Ombra! Hai così da fare sulla Terra che ti sei dimenticata di noi. I guerrieri corrono sulle loro slitte per frantumare il tempo,  forse, ti sei dimenticata che non ti lasceremo mai sola. Il freddo non fermerà la nostra ricerca. Il Sacro Graal è il nostro sogno, la nostra meta, per sempre». Silenzio, ora il Cavaliere non udiva più nulla e continuò a inerpicarsi, ma dove diavolo vado? Sapeva che doveva farlo e un falco bianco lanciò il suo grido. Il Cavaliere comprese doveva trovare le tracce di un animale ferito, doveva cercarlo e curarlo, questo era il suo compito in quel momento. Di nuovo il falco lanciò il suo verso e la sua testa indicava la direzione, oltre il passo, la doveva arrivare. Niniane sorrise e riscaldò le ossa dell’uomo posando sulle sue spalle un velo di fili di lana d’oro.

1 commento:

aurora ha detto...

Solo una parola " grazie"