mercoledì 30 maggio 2012

Presidente Monti, il calcio è una risorsa!


Egregio Professor Monti,

ogni volta che capita qualche calamità, da sempre, cioè da quando ho incominciato a capire qualche cosa del mondo che mi circonda, l'azione per recuperare i fondi necessari  ha sempre puntato sull'aumento della benzina.
Da un "comitato" come il Suo, composto da  professori e specialisti in economia non me lo sarei aspettato e invece “zacchete”, eccoci qui puntuali. Sono pochi spiccioli certo, ma quest’aumento unito agli altri colpirà tutto il sistema economico, è inevitabile. I prezzi lieviteranno e tutti saremo danneggiati e se invece aveste pensato a una bella tassa sui redditi dei calciatori, degli allenatori, dei proprietari e di tutti quelli che ruotano intorno al mondo del calcio. Un prelievo sui redditi del magico mondo del calcio, mi sembra molto equo, altro che sospendere il calcio per due anni, una bella tassa spalmata su due anni. Perché? Per rispetto di chi crede ancora che questo sia uno sport serio!
Cordiali saluti.

L'equilibrio dello sport

Cari amici, penso che nella vita, così come nello sport, che dovrebbe essere sempre manifestazione di gioia condivisa, esiste chi riesce a raggiungere un risultato e chi ci prova e non lo raggiunge. Chi vince però non esisterebbe se non ci fosse chi perde, e questo secondo me è il concetto di “sportività” e di "vita vissuta". Questo è il suggerimento che i genitori dovrebbero dare ai loro bambini e gli adulti tendere sempre.
Nessuno dovrebbe uscire dopo un'esperienza con l'amaro in bocca, se solo uno prova questo sentimento allora bisogna ripensare e per questo il sistema della nostra società va ripensato ogni giorno.
Una società nuova può nascere solo su questo equilibrio, che poi in sintesi è amore per il proprio prossimo.

martedì 29 maggio 2012

mm...rda

Da "postacelere" di Piero Colaprico su "La Repubblica"

Una storia metropolitana

Daniele Ravenna Milano Piove in Piazza Axum, zona San Siro. Devo prendere l' autobus 49. Lo vedo arrivare da lontano e per raggiungerlo corro a rotta di collo sul bagnato. Azzardo una scorciatoia e taglio attraverso un' aiuola. Ci sono. La porta posteriore si spalanca. Atterro sulla piattaforma e, mentre timbro, sento una voce alle s p a l l e : S e i p i e n o d i «mm...rda». Mi volto. È una donna seduta in fondo all' autobus vuoto. È lei che ripete, lanciandomi un' occhiata sev e r a : « S e i p i e n o d i mm...rda». E subito dopo, prima che io possa riavermi dalla sorpresa, sibila ancora la stessa frase. La guardo. Di mezza età, sciatta, spettinata; a un secondo sguardo anche sdentata. Lei mi osserva, e ancora: «Sei pieno di mm...rda». Sprofondo nel sedile, concentrandomi sul giornale. Intanto il 49 va speditamente. Alzo gli occhi per un attimo e incrocio quelli di lei, che incalza: «Sei pieno di mm...rda». Sfodero un garbato sorriso di circostanza, di accondiscendente tolleranza. Quando il bus passa da via Morgantini ho già archiviato l' episodio come un caso di alienazione metropolitana, roba da drop out. Giunti a piazzale Lotto mi alzo sorridendo e lancio un' ultima occhiata ormai quasi affettuosa alla donna, che ripete seria la stessa frase. Scendo e sono colto da una premonizione. Sollevo un piede. Guardo sotto la suola della scarpa. Macché. Eppure. Chissà. Boh. Proseguo e il metrò mi accoglie nel viaggio in direzione centro. Manca l' aria, che qui non circola, e sento un odore: la donna aveva ragione. Mi guardo le spalle specchiandomi nei vetri del metrò. Quindi sfilo con foga la giacca e scopro l' orrenda strisciata marrone, ancora fresca. Bagnata, come l' aiuola frequentata dai cani, attraversata di corsa mezz' ora prima. Una strisciata passata dall' erba al tacco della scarpa, e poi spalmata dal tacco al giacca, nella corsa precipitosa sull' aiuola verso il bus. Esco dal metrò con la giacca sotto il braccio e penso a quella donna, ai miei pregiudizi. Lei mi avrà visto così: guarda questo poveraccio com' è conciato, ora lo avverto. E poi, vedendomi imperturbabile: sarà mica sordo? Infine, quando stavo per scendere dal bus: ma guarda un po' il signorino, ha anche il coraggio di ridere. 

Risposta di Piero Colaprico

Grazie, amico: non la conosco, ma lei è un amico, anche della signora sdentata, la ringrazi la prossima volta. A Milano ci si rincontra tutti.

martedì 22 maggio 2012

"Effetto Grillo" secondo Massimo Gramellini

Massimo Gramellini, scrive su La Stampa un commento su quello che chiamerei "Effetto Grillo".  Trovo come sempre molto lucido il suo commento, che è sicuramente da leggere.

Il gabibbo barbuto

sabato 19 maggio 2012

Non basta esporre la bandiera a mezz'asta, bisogna usare un pugno di ferro con i tre colori belli alti e che colpisca l'eversione mafiosa e politica con potenza in modo definitivo.

http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=165312

Monti dovrebbe tornare in Italia

Un immenso dolore ha colpito nuovamente il nostro Paese. Sono del parere che tutte le trasmissioni, tranne le news dovrebbero essere interrotte su tutti i canali televisive e radio, pubblici e privati. Il Presidente Monti dovrebbe rientrare in Italia. La denuncia dovrebbe essere totale e eclatante. Non basta dire " che il fatto è di una gravità inaudita". La matrice dell'attentato è quella matrice che continua a persistere su questo Paese. Il Governo, il Parlamento, le Autorità devono agire immediatamente, le parole non bastano più.

giovedì 17 maggio 2012

Nel titolo del mio post "Il "fotovoltaico" è dio, ho la sensazione che il diavolo ci abbia messo il computerino!" Critico la campagna pubblicitaria della Helios e non il fotovoltaico.


Ho ricevuto il messaggio di un mio caro amico che è leggibile tra i commenti, ma che ripubblico volentieri. Vorrei però sgombrare il campo da fraintendimenti, la mia critica riguarda la campagna affissioni della Helios, il mio scopo era analizzare tale campagna.
SONO CONVINTO CHE IL FOTOVOLTAICO SIA UNA RISORSA INDISPENSABILE

Commento di Giorgio Corti



Caro Ludovico, facciamo il punto della situazione ed un pò di "LUCE" sull'argomento.
Il fotovoltaico era, è e rimarrà, con altri sistemi per la produzione di energia rinnovabile, una delle alternative alla produzione mediante petrolio.
Il problema è che ci si accorge ora che queste alternative costano, perchè per convincere il popolo italiano a passare a sistemi di questo tipo, si è stati costretti a ricorrere ad incentivi, mentre in altri paesi più responsabili, il fotovoltaico viene visto come strumento per sostenere e proteggere l'ambiante.
Chi dice che il peso degli incentivi si sente in bolletta ha ragione, anche se si dovrebbe tener conto che l'utilizzo delle energie rinnovabili ha ridotto la crescita del costo dell'energia e quindi della bolletta.
Il problema è, comunque, che qualsiasi iniziativa il nostro Governo prenda o abbia preso (e parlo di tutti i governi che hanno messo mano a questo progetto, partendo da quello di Prodi, passando attraverso quello di Berlusconi per arrivare a quello di Monti, sia stata partorita da menti senza cultura o idea.
Mi spiego. Quando è nato il primo Conto Energia, esigenza assoluta di raggiungimento obbiettivi controfirmati dall'Italia nel Trattato di Kyoto, si è data la possibilità a cani e porci di costruire impianti dovunque.
Risultato la grossa fetta di mercato se la sono presa fondi monetari stranieri e mulitnazionali che hanno costruito dovunque, fregandosene spesso dell'ambiente, acquistando materiali all'estero (spesso dall'Asia) e ricevendo attualmente gli incentivi su conti esteri.
Morale, quello che doveva essere oltre che un obbiettivo ecologico, anche un aiuto all'imprenditoria italiana, si è trasformato in un grande business per gli stranieri che accedono alla maggior parte degli incentivi.
Morale: il Governo attuale ha dato uno stop brusco a questo giro di affari perchè non sa più come trovare i soldi per pagare gli incentivi di eventuali impianti futuri, non preoccupandosi di ciò che è stato e quindi dei capitali che escono dall'Italia, per giunta mettendo in totale crisi un settore, il chè equivale a lasciare a casa circa 150.000 persone addette ai lavori.
La considerazione è (e si torna sempre lì): "ma perchè i nostri governi non fanno le cose ragionando prima?"
La risposta potrebbe essere..... finchè è convenuto a loro andava bene tutto.
Oggi non c'è più carne da spolpare e quindi abbandonano la nave ed il loro carico di 150.000 passeggeri (non personale di bordo).
Detto questo, sappiate che se si fosse fatta una politica giusta con grossi limiti sugli impianti a terra, oggi ci sarebbe ancora spazio per tutti, magari vincolando gli incentivi all'uso di materiali costruiti in Italia, avremmo un mercato ancora con un futuro, aiuteremmo le aziende di tutti i settori (attualmente in grande sofferenza) sgravate per esempio del costo dell'energia, avremmo ancora i nostri campi piantumati e appetibili turisticamente.
Se ognuno di noi avesse un impianto fotovoltaico sul tetto, non avremmo bisogno di acquistare l'enegia dall'estero e soprattutto si sarebbe potuto arrivare alla vendita dell'energia al vicino (io ho il tetto ma non ho il consumo, il vicino potrebbe avere il consumo ma non il tetto)... ma questo è vietato in Italia (altrimenti l'Enel come farebbe???)
Credetemi, gli impianti fotovoltaici non sono "Dio" (per tornare al titolo dell'articolo) ma funzionano benissimo e producono tantissimo.
Sono le politiche che non funzionano.
Giorgio Corti

mercoledì 16 maggio 2012

Philip P. Lynott

Ecco il grande Philip P. Lynott

Quei "coglioni" delle brigate rosse!

Quei "coglioni" delle brigate rosse, hanno avuto molto tempo per riflettere, eppure non hanno capito che esiste una sola rivoluzione quella PACIFICA. Infatti c'è solo una via alternativa, quella di andare incontro all'altro e strigergli la mano, dicendogli: cerchiamo insieme una via d'uscita.

giovedì 10 maggio 2012

"Rivoluzione" della nonviolenza


Sarò un utopista, ma credo nella "rivoluzione " della nonviolenza e anche se talvolta lo dimentico e mi perdo, poi torno a cercarla e non smetterò mai di farlo.
C'è un problema, c'è qualcuno che sa da dove si comincia? A farla intendo!

lunedì 7 maggio 2012

Altro che Expo! Lettera aperta agli Assessori e al Sindaco di Milano, ma anche a quelli delle altre città.

Cari Amministratori della cosa comune,


vorrei farVi partecipi di un mio pensiero, so già cosa state pensando, i blogger sono dei "rompini", in particolare se sono musicisti o sportivi dell'ultima ora. Già inizio con lo sport, ma la prossima lettera sarà dedicata alla musica.
Secondo me una struttura sportiva comunale, non deve essere vista, né pensata come costo e servizio, ma come investimento. 
Lo sport in questa città, Milano, ma direi in Italia è largamente praticato. I cittadini spendono una notevole cifra in strutture sportive private e sono del parere che ci sia ampio spazio anche per una struttura comunale. 
Le palestre, le piscine, oggi, sono frequentate da giovani e anziani. E’ facile vederli nuotare insieme o fare esercizi in palestra, ed è una cosa bellissima. Li puoi vedere parlare tra loro, confrontarsi tra una pausa di un esercizio e un'altro, tra una bracciata a stile libero e una a rana. Allora, perché non potrebbe esserci una struttura “olimpionica” dove i cittadini possono iscriversi o associarsi. Inoltre ci sono molti giovani istruttori che oggi sono sfruttati dalle strutture private e altri che non trovano lavoro e che potrebbero essere assunti da una struttura comunale importante e con delle qualità internazionali. 
La struttura potrebbe prevedere non solo impianti sportivi, ma anche hotel per ospitare giovani sportivi e tifosi, si potrebbero così organizzare manifestazioni nazionali e internazionali di centinaia di sport che sono praticati, al di là del calcio. Rugby, nuoto, palla nuoto, ginnastica artistica. Potrei riempire la prima schermata del blog, con un elenco di attività sportive. 
Mi rendo conto che questo forse può apparire un sogno, ma spetta a voi amministratori pubblici, far sognare la gente oppressa da tasse insopportabili, dalla mancanza di lavoro e dal grigiore di una città che merita un’immagine internazionale.
Progettate una struttura sportiva a livello olimpionico, che possa anche dare degli utili al comune, i cittadini saranno contenti di spendere il giusto per andarci a nuotare, correre, giocare e praticare tutti gli sport più belli, altro che Expo!

giovedì 3 maggio 2012

Il verso del Falco Bianco


Il Cavaliere stava inerpicandosi lungo il ripido pendio di ghiacciaio, i ramponi facevano scricchiolare quella crosta secolare ed erano la sua unica compagnia. Il ghiacciaio saliva verso la vetta, chiamata “Punta di Lancia”, ci sarebbero voluti più giorni per raggiungerla. Aveva lasciato la sua slitta e i suoi amici aski, più in basso. Angelo li avrebbe protetti. Aveva bisogno di salire quel pendio, non sapeva il perché e nessuno avrebbe potuto dirglielo. L’ambiente lo conteneva, il freddo era uguale al ghiaccio, e quello era uguale al colore del cielo, l’unica cosa scura era il suo cuore, privo di sensazioni, se non d'amarezza profonda. Aveva sempre detestato la solitudine, ma in quel mondo aveva imparato ad apprezzarla, anche se le lacrime gli scendevano ghiacciate lungo le guance scavate. Sentiva, dietro di sé, i passi dell’Essere Immondo, principe dell’eternità del tempo. Camminava il guerriero, i suoi scarponi scalfivano il bianco terreno raccontando la sua storia. «Chi ti ha deluso Cavaliere, hai forse sbagliato la mossa dell’alfiere o forse la tua regina è troppo immobile?». L’uomo sussultò e si guardò intorno per vedere chi aveva posto la domanda. Nulla, solo silenzio, ma la presenza era ovunque.  «Hai forse dimenticato che ogni uomo aspetta, anche il più ladro, il più disonesto. I principi tremano nei loro letti, i presidenti sudano nei loro vestiti gessati e le loro camicie sono candide e inamidate per il terrore. Ogni uomo ucciso è una lacrima che scivola silenziosa e fredda lungo la loro schiena e penetra nelle loro vene incandescenti come lava, per spegnere per sempre il loro cuore. Tu cosa credi di fare? Credi ancora che esista il Sacro Graal. Lascia andare sono favole che ha messo in giro Merlino, quello stolto. Fermati, lascia perdere, ritorna indietro, ti aspetto con la scacchiera». Il Cavaliere si strinse nel suo pesante mantello, cercò la sua spada nel fodero alle sue spalle. Era lì, tranquilla come l’aureola immobile di un'icona. «Che cosa pensi di vedere da lassù? La Taiga è senza dimensione, non potrai vedere nulla, solo un disco di ghiaccio, lo potrai capovolgere da un lato e dall’altro e vedrai solo pianure, colline ghiacciate, montagne di neve. Una terra dove l’urlo del vento s’infila tra le ossa dei guerrieri, dove le fate rischiano di perdersi e i maghi hanno le dita trasparenti» «Quello che dici è vero - urlò il Cavaliere verso il Nulla - ma ti confondi, perché in qualche luogo nascosto tra i rami di un biancospino, c’è Merlino. In alto, la Fata delle fate vola nei suoi veli di seta e libera con il suo volo la fantasia delle altre. Ombra! Hai così da fare sulla Terra che ti sei dimenticata di noi. I guerrieri corrono sulle loro slitte per frantumare il tempo,  forse, ti sei dimenticata che non ti lasceremo mai sola. Il freddo non fermerà la nostra ricerca. Il Sacro Graal è il nostro sogno, la nostra meta, per sempre». Silenzio, ora il Cavaliere non udiva più nulla e continuò a inerpicarsi, ma dove diavolo vado? Sapeva che doveva farlo e un falco bianco lanciò il suo grido. Il Cavaliere comprese doveva trovare le tracce di un animale ferito, doveva cercarlo e curarlo, questo era il suo compito in quel momento. Di nuovo il falco lanciò il suo verso e la sua testa indicava la direzione, oltre il passo, la doveva arrivare. Niniane sorrise e riscaldò le ossa dell’uomo posando sulle sue spalle un velo di fili di lana d’oro.

martedì 1 maggio 2012

"Helios" una campagna pubblicitaria che crede troppo in se stessa!


Pubblico il link a un articolo di Gian Enrico Rusconi, apparso su "La Stampa". L’articolo tratta della campagna pubblicitaria "sic" della Helios, chiamiamola "credere nel fotovoltaico".
Scrivo con soddisfazione questo post, perché ho trattato lo stesso argomento qualche giorno fa. 
Sono convinto che l’etica professionale sia indispensabile per qualsiasi attività, purtroppo penso che nel nostro Paese si sia dimenticato quest’aspetto.
L’advertising, ad esempio, dovrebbe seguire sempre una strategia, in altre parole delle linee guida, sulle quali i creativi dovrebbero far correre la loro “esperienza immaginifica”. Senza una strategia pensata, discussa e condivisa, la comunicazione potrebbe essere incomprensibile, inutile, offensiva e demenziale.
Per la campagna della “Helios” non so cosa augurarmi, perché secondo il mio modesto parere, tocca tutti i punti sopra elencati.