lunedì 20 febbraio 2012

Realität. Nessun passato va dimenticato. (6° puntata)



Questa sensazione l’ho provata quando abbandonai definitivamente la professione d’art director. Infatti, anch’io come i cinque ragazzi di Realität ho fatto il pubblicitario, negli States, per vent’anni, poi ho preferito fare il musicista. Ho collaborato per parecchi anni con importanti agenzie.  L’advertising è un mondo particolare, ma non è per niente dorato. La testa deve abituarsi a ricevere informazioni disparate, alcune aride, a volte false. Devi abituarti a cose dette davanti e altre fatte dietro.  A volte senti fischiare le orecchie e questa è infondo una cosa buona, altre “senti fischiare i coltelli”. Mi sono divertito per alcuni anni, poi ho incominciato a vedere la realtà, ho iniziato a provare un sentimento profondo di disgusto, ho trascinato la mia vita tra un’agenzia e una fuga con la mia Harley-Davidson. Ho iniziato a collaborare con un’importante rivista di musica.
Cercando articoli per questa testata, mi è venuta voglia di rincominciare a suonare. Ho fatto quello che in Italia viene definito "turnista", andavo a suonare quando mi chiamavano. L’evento che mi allontanò definitivamente dal mondo della pubblicità, fu un incontro in un pub di Memphis. Ero andato per scrivere un articolo su un locale che allora era molto frequentato e famoso il “Memphis Slim Modern Club”, quella sera suonava Jim Douval con il suo gruppo. Rimasi impressionato dalla sua chitarra e scrissi il mio ultimo articolo per la rivista e non tornai mai più in un’agenzia pubblicitaria. Ho suonato per un certo periodo con Jim Douval e poi sono tornato definitivamente in Italia. I soci di Realität li avevo conosciuti durante uno dei miei rientri in Italia, tornavo spesso per rivedere mia madre. Lei aveva una galleria d’arte dalle parti di Via Brera, era professionalmente molto considerata, anche se non ha mai avuto il pelo sullo stomaco adatto a questo lavoro.

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