lunedì 27 febbraio 2012

Realität. Nessun passato va dimenticato. (9° puntata)


La fragorosa risata di Peter ruppe il silenzio nelle tre stanze della sede di Realität, in Via del Caravaggio. Un bel corridoio illuminato da un’ampia porta finestra con i vetri colorati, che dava sul cortile, univa tra loro tre stanze e i servizi. Appena entrati dalla porta d’ingresso, si poteva vedere, attraverso la porta a battenti di legno nero, la sala riunioni. Un lungo tavolo di legno naturale contornato da otto sedie e una lavagna a fogli mobili era l’arredamento, alle pareti alcune riproduzioni di opere di Andy Warhol. Non ostante, la sede fosse al primo piano, era molto luminosa e anche d’inverno, nelle giornate di sole, la luce illuminava piacevolmente gli ambienti. La sala riunioni era collegata allo studio degli account da una porta a molle. A sua volta lo studio degli account era collegato all’ampia stanza dei creativi. La sede era stata scelta proprio per queste caratteristiche, nessuno era isolato e solo all’occorrenza si potevano separare gli ambienti. Nulla era stato scelto a caso dai soci. L’aria che si respirava era buona, quei ragazzi erano sinceri. Un mio amico, produttore della concessionaria di Radio Studio 105, mi raccontò che andava spesso a trovarli, pur sapendo che non avrebbe cavato un ragno da un buco, così per chiacchierare un po’ con Carlo e Peter. Mi disse - tutte le agenzie dovrebbero essere come Realität, è un piacere lavorare con loro, niente boria, niente superbia, niente maleducazione. Non importa se spesso non porti a casa budget, quando succede sei più felice del solito.
Peter e Carlo avevano scritto centinaia di lettere di accompagnamento alla brochure. Le spedivano ad aziende di varie dimensioni, aspettavano quindici giorni e poi chiamavano i responsabili per fissare un appuntamento.
Le lettere erano personalizzate, a ogni azienda facevano un discorso specifico. Questa è una prassi che spesso seguono tutte le agenzie. Carlo mi confidò che inizialmente, i risultati furono magri, su cento brochure spedite riuscivano a fissare uno o due appuntamenti, ma quel giorno, la risata di Peter segnalò qualche cosa d’insolito: un cliente aveva chiamato per chiedere un incontro. Era il proprietario della “Souleiado” di Prato. Rispose Carlo al telefono, in Realität non esistevano le segretarie. Quel signore gentilissimo, di cui nessuno si ricorda il nome, diventò il primo cliente dell’agenzia. Quante persone si dimenticano e si perdano durante la vita. 
Carlo mi raccontò - Peter aveva più esperienza di me, detto in parole povere era il direttore del servizio clienti, anche se nessuno dirigeva nessuno. Il giorno fissato per l’appuntamento però non avrebbe potuto essere presente, non ricordo il motivo. Così andai da solo, una responsabilità che mi pesò notevolmente. In treno continuavo a guardare il “portfolio” che raccoglieva tutte le campagne fatte dai creativi. Mi sentivo come uno studente in attesa dell'esame, avevo il caratteristico stomaco bloccato e la sensazione di vomito. La difficoltà era riuscire a spiegare al Cliente che lui sarebbe stato il primo e che questo sarebbe stato un vantaggio. Il perché non lo sapevo allora come oggi. So solo che riuscii a fare un’ottima impressione, tra noi scattò la simpatia e la “Souleiado” diventò il nostro cliente più importante.
L’azienda produceva un prodotto avveniristico, per allora, un tessuto sintetico che riproduceva perfettamente le caratteristiche della pelle scamosciata. Quel signore con i baffetti e l’accento toscano, così mi disse Carlo, aveva grandi idee in testa.
Il budget era molto piccolo e la campagna uscì sulle testate specializzate, sia in Italia, sia in Germania.
Questo primo successo diede speranza ai giovani di Realität, infatti, sino allora l’agenzia si era mantenuta e per qualche tempo si sarebbe sostenuta ancora, con l’attività freelance[1] dei creativi e questo non poteva durare.
In realtà era già uscita una pagina dall’agenzia, ma era una campagna Pubblicità e Progresso[2].
Con certezza, questo è quello che provo guardandola. Questa pagina è la più bella campagna, mai fatta per Amnesty International.
La campagna non è firmata, così erano e forse sono ancora le regole per questo tipo di “campagne sociali”, ma questa pagina è interamente opera dei creativi di Realität e anche il modello che si prestò a interpretare il “prigioniero” era un loro amico.
Questa campagna è così attuale che potrebbe uscire su tutte le testate, domani mattina!







[1] Freelance  (“lancia libera”) Si tratta di professionisti che lavorano in proprio. Possono essere creativi (singoli o in coppia: art+copy) che lavorano direttamente per clienti o per agenzie. Di solito queste utilizzano un gran numero di freelance: illustratori, storyboardisti, musicisti ecc. in E.LEHMANN, Le professioni della Pubblicità, Cit, pp. 117-118.
[2] La Fondazione Pubblicità Progresso è un'associazione no-profit, che dal 1971 è impegnata su temi morali, civili ed educativi attraverso la realizzazione di campagne pubblicitarie studiate, realizzate e messe on-air gratuitamente. 

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