lunedì 20 febbraio 2012

Realität. Nessun passato va dimenticato. (5° puntata)


Il 17,65% al netto degli sconti effettuati dai media. Questa percentuale rappresenta il compenso delle agenzie di pubblicità, a  quei tempi. Tanto! Un’esagerazione. I budget potevano andare dai due miliardi di lire sino ai quaranta e oltre. Certo, poi ci si accordava con i clienti, si facevano degli sconti, che poi si potevano recuperare con delle “provvigioni” sui fornitori (illustratori, fotografi, fotocompositori, fotolitisti, stampatori, case di produzione radio o cinematografiche, con le diverse concessionarie media e così via). Tutti lo sapevano, ma “non si doveva pensare”.
I cinque giovani, sapevano tutto questo, così decisero di agire in quell’area e lo scrissero nella loro brochure «Risolviamo qualsiasi problema di comunicazione», e voi «pagate solo per i problemi di comunicazione che avete realmente da risolvere». Realität proponeva un sistema di remunerazione basato sui costi orari. Compensi per il tempo effettivo dedicato a seconda la complessità del problema da risolvere, un sistema così coerente che rendeva possibile, in linea teorica, anche di consigliare di non investire. Un vero paradosso per dei pubblicitari. Scrivevano nella loro brochure, perché tutte le volte che non è obiettiva, qualsiasi forma di consulenza pubblicitaria va ad incidere sui costi della pubblicità con un segno negativo: una soluzione artificiosa, un mezzo scelto per comodo, indeboliscono la stessa efficacia del messaggio, inflazionano l’investimento».
Rileggo e sorrido incredulo e mi domando, ma questi ci credevano veramente! Posso testimoniare di sì, li conoscevo, li ho visti per esempio in un afoso pomeriggio di luglio, arredare la loro sede. Due stavano mettendo insieme i tavoli. Avevano acquistato dei ripiani di legno naturale da “Pedano”, un famoso negozio di Milano - prima che arrivasse Ikea tutti i giovani che volevano arredare, in qualche modo la loro casa, andavano lì – e a essi fissavano delle gambe di acciaio acquistate all’UPIM. Uno teneva una scala, mentre l’altro fissava il lampadario di carta al plafone della sala riunioni. Un altro seduto su una sedia ancora incellofanata scriveva minuscoli appunti su un foglietto. Era tardi, erano andati lì a montare dopo ore di lavoro nelle agenzie dove ancora stavano lavorando. C’era della musica, mi sembra fossero i “Velvet Underground”, se non sapete chi sono, vi suggerisco di andarli a scoprire. C’erano delle bottiglie di vino e delle lattine di birra sparse un po’ ovunque. Sapete cosa ricordo di più, i loro sorrisi, erano veramente liberi. A tutti capita almeno una volta nella vita di provare questa sensazione, spesso si ha quando si fa una scelta giusta.

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