mercoledì 15 febbraio 2012

Realität. Nessun passato va dimenticato. (3° puntata)


E’ difficile leggere le pagine della brochure di presentazione, della giovane agenzia senza farsi venire la voglia di “allontanare la polvere”. Questa però, è l’impressione che si ha sempre quando si guarda il passato più recente. Bisogna andare molto indietro nella storia prima che essa si trasformi in leggenda. Personalmente ritengo che la “storia leggenda” inizi nel tremilacento a.C. e termini quando il ricordo delle nefandezze e del dolore è dimenticato dai nostri cromosomi. Inoltre ritengo che solo l’arte abbia la possibilità di liberarsi prima della polvere. Qui però stiamo scrivendo di cose più semplici, infatti, stiamo esaminando un documento storico che serviva a vendere e doveva vendere velocemente, perché le risorse finanziarie e umane non erano molte e si sarebbero esaurite presto.
I soci, che nel frattempo da cinque erano diventati otto, avevano fatto passi avanti e avevano deciso la forma societaria. La forma cooperativa era quella, secondo loro, che meglio rispondeva agli obiettivi operativi e sociali.
In realtà, l’utopia era alla base di tutto e nessuna o tutte le forme societarie presenti nell'ordinamento giuridico italiano potevano andar bene, esclusa la Società per Azioni.
Infatti, alla base di tutto, c'era il desiderio di creare un nuovo modo di vivere insieme, rispettando l’individualità di ognuno. Pensavano a spazi comuni, dove vivere e lavorare, ma anche locali privati dove ciascuno di loro poteva vivere solo o con i propri familiari.  Guadagnare tutti in modo equilibrato, rispettando le esigenze di ciascuno. Sviluppare nel tempo attività parallele, ad esempio: una casa editrice, una galleria d’arte, una casa di produzione cinematografica o discografica, uno studio di ceramica, una scuola, insomma tutto quello che poteva creare e dare cultura.
Qualcuno a questo punto penserà: “la solita comune”. Vero, ma questa "comune" nasceva al contrario. Infatti, nessuno di loro fuggiva dalla realtà. Erano dei pubblicitari e per iniziare volevano partire sfruttando la loro esperienza e competere con il mercato.
Come ho già scritto, decisero che la forma cooperativa era quella che corrispondeva meglio ai loro progetti, così nacque la prima agenzia di pubblicità cooperativa. In realtà nel mondo della Lega delle Cooperative esistevano altre strutture, che si occupavano di comunicazione, ma erano perlopiù studi grafici.
La Lega delle Cooperative è l’associazione nazionale che raggruppa le cooperative, che a essa aderiscono. A quei tempi, le cooperative che vi aderivano erano chiamate “rosse”. Esisteva e esiste anche un’associazione di cooperative alternativa, che allora erano dette “bianche”. Realität fu iscritta alla Lega, spiegarvi il perché sarebbe noioso e banale.
Tornando alla brochure, la crisi e i costi sono il tema centrale. Realität si presenta come “una struttura essenziale” “[…] concepita per risolvere i nuovi problemi di comunicazione che sono nati dalla crisi”.

Di che crisi stavano parlando, questo è un tema che prima di andare avanti, sarà necessario approfondire, almeno superficialmente

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