martedì 14 febbraio 2012

Realität. Nessun passato va dimenticato. (2° puntata)


A volte gli ideali considerano poco gli aspetti economici, proprio per questo la spinta iniziale di un progetto può diventare dirompente. Gli ostacoli erano per loro invisibili e l’obiettivo facile da raggiungere.
Così, intorno a quel tavolo nero, in un ambiente raccolto, poco illuminato e rallegrato dalle bottiglie del vino e dai calici, l'avventura ebbe inizio. Cinque giovani, con dei “numeri in testa”, diedero forma al progetto in meno di due ore. La forma societaria, i tempi per dare le dimissioni, chi si sarebbe occupato della ricerca dei locali per la sede, chi del notaio, del commercialista, della Camera di Commercio e di tutte quell’insieme di domande, moduli che nel nostro paese rischiano di rallentare qualsiasi entusiasmo iniziale, furono enumerate senza alcun pensiero negativo.
Quando uscirono da “Provera”, non solo era nata la società, ma anche la filosofia di lavoro, la strategia per imporsi nel mercato e il nome, Realität.
Ad anni di distanza, nessuno sa esattamente perché fu scelto questo nome. Forse quei due puntini, la “umlaut”, i due piccoli segni che sono utilizzati nella lingua tedesca, erano graficamente piacevoli e insoliti. Troppo banale. Qualcuno mi ha raccontato di aver visto un catalogo di una mostra dedicata ad Andy Warhol che riportava questa parola come titolo. Sicuramente quest’artista era molto amato dai cinque giovani pubblicitari. Ricordo di aver frequentato per un certo periodo l’appartamento dove vivevano due dei fondatori, era in Piazzale Libia a Milano, una villetta su tre piani, che ora è stata abbattuta. Lì spesso si ritrovavano, Daniele C, Daniele R. e Carlo A. T. per eseguire la loro performance di “musica gestuale”, ma questa è un’altra storia. Ricordo, in particolare, una libreria bianca, dove, appoggiata sull’ultimo ripiano, era allineata una collezione di lattine “Campbell’s”.
Ripensandoci, credo che tre siano i motivi che portarono alla scelta di un nome così particolare, per una società italiana. Il primo è ovviamente, il concetto di “realismo”, che è evidente nelle campagne pubblicitarie di Realität. Infatti, il realismo è cercato, studiato nei particolari, elegante, moralmente preciso ed efficace, nello sviluppo della comunicazione pubblicitaria di questa agenzia.
Il secondo, l’abbiamo già scritto, l’amore per la Pop Art e in particolare per Andy Warhol, che così efficacemente ha rappresentato la reiterazione del consumismo, ma ha anche fatto notare che tutto ciò che guardiamo merita la nostra attenzione. Infatti, i nostri pensieri, le nostre opere, la nostra stessa vita è fatta da idee, azioni ed esperienze, che altri prima di noi hanno raccontato, pensato e vissuto. Per questo, ogni immagine in se stessa, ha diversi colori, prospettive e la sua essenza è più complessa di quella che appare. 

Infine, il ricordo di un titolo di una monografia, probabilmente  per un’esposizione svolta in Germania o commentata da un critico tedesco. Insomma un nome, che sintetizzava tutto quello, che ho scritto sopra.




Untitled (Unique Campbell's Soup Box)
acrilico e matita su legno 56x39,4x40 cm
The Estate of Andy Warhol

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