giovedì 24 novembre 2011

Insostenibili curvature dell’Essere


Il Principe arrivò, l’arco con le frecce d’oro dietro le spalle, il mantello rosso tenuto stretto intorno al corpo dalle sue braccia incrociate. Le punte dei suoi stivali erano ricoperte dalla polvere di ghiaccio, lo seguivano i suoi sedici cervi dello Stelvio, ognuno con il suo carico. Le loro corna erano possenti e i loro occhi attenti. Il Cavaliere della Slitta uscì dalla tenda sentendo il ghiaccio scricchiolare, la notte era illuminata dalla luna. Angelo corse incontro al Principe che s’inginocchiò e attese che il cane dei ghiacci eterni arrivasse, lo abbracciò liberando le sue braccia dal mantello. Gli occhi azzurri del cane incrociarono gli occhi luminosi del Signore della Psiche e del Movimento. Il Cavaliere guardò quella scena e gli occhi gli si bagnarono di lacrime, quell’uomo era il suo principio, il suo percorso e il suo dolore. Lo guardava con timore, non sentiva il freddo terribile, che implacabile penetrava negli angoli più nascosti del suo corpo. Lui di fronte a quell’Essenza era pronto a tutto. L’aski si voltò verso il suo compagno e il suo sguardo era quasi un ordine.
-Vieni, non farti aspettare, il Principe è qui e tu tentenni! Il Cavaliere si mosse ben sapendo cosa lo aspettava, sicuramente una freccia d’oro aveva colpito un suo affetto, ma non poteva tirarsi indietro, era impossibile evitare un altro percorso insieme al Principe dei grigi meandri, delle morbide curve. Il Signore della Sapienza, dell’Ignoranza e della Follia, lo stava aspettando. I sedici cervi si allargarono formando un cerchio, nel mezzo il Principe attese in compagnia del cane.
La notte liberò un suono simile al pianto di una giovane donna preda di un dolore intenso, interno, invisibile che strazia e non da pace. Quel dolore, che quasi nessuno comprende, sembrò aprire occhi allibiti dal terrore tra le stelle. Occhi pronti a negare se stessi e l’invisibilità dello strazio.
Il Cavaliere guardò negli occhi il Principe e vide la rotondità contorta della sua essenza -Il tuo amico si è perso. Disse il Principe e proseguì -tu sai che le mie frecce si muovono per il bene ma ogni uomo è libero di tracciare il loro tragitto, a volte i muri e gli ostacoli sono troppo impegnativi e l’Io si perde. Tu puoi fare una cosa, prendi la tua slitta e corri più veloce che puoi, forse lui non capirà, ma questo non è importante. È questo che pensi, è vero! -Si. Rispose il Cavaliere inginocchiandosi. Il Principe lo guardò e incrociando le sue braccia strinse il mantello, si girò e lentamente s’incamminò seguito dai sedici cervi dello Stelvio. Angelo si appoggiò alla gamba sinistra del suo amico e insieme guardarono il Signore della Memoria sparire in un punto all’orizzonte. Quella era la direzione.

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