sabato 8 ottobre 2011

Steve Jobs, l’uomo che cadde sulla Terra


Steve Jobs, ora c’è un pochino di silenzio. Molti hanno detto la loro. Per questo avevo pensato di non scrivere nulla, ma non posso farlo, sarebbe un errore da parte mia.
Ricordo un film di fantascienza, “L’uomo che cadde sulla Terra” (1976).
Da un pianeta sconosciuto, sul quale una spaventosa siccità stava cancellando la vita, giunge sulla Terra in cerca di salvezza per il proprio popolo, uno dei suo abitante. Interpretato da David Bowie, l’extraterrestre, in alcune scene iniziali, estrae dalla sua tuta una “pellicola” trasparente e guarda la sua famiglia, una donna e due bambini che si muovono sempre più letamante su quel pianeta lontano e arso dalla siccità. David Bowie aveva in mano l’intuizione di Steve Job, ovvero la portabilità della comunicazione. Pensavo allora che non avrei mai visto nulla di simile e invece,
Job ha viaggiato alla velocità della luce e ora la sua intuizione viaggerà nel futuro, supererà la materialità dell’oggetto, andrà oltre la fantascienza della “pellicola” di Bowie.
Quest’uomo ci ha regalato molto di più di quello che pensiamo e che possiamo immaginare. Se Steve Jobs avesse potuto mettere il suo pensiero a disposizione della pace e del benessere di tutti, sarebbe stato ancora più grande, ma forse è così, almeno a me piace pensare che sia così.
Infatti, se potessimo togliere il "consumismo impazzito" della Apple, le intuizioni di Steve Job ci apparirebbero molto più aperte e potrebbero dare sostanza alla ricerca di qualche cosa di nuovo e sorprendente.
Spesso le intuizione dei geni entrano nel gioco del sistema e sembrano perdere la loro forza, così come nel film, che ho citato, l’extraterreste è risucchiato alla fine, dalla normalità  e non riuscirà più a ripartire per il suo pianeta perdendo la sua stessa essenza. A me piace pensare che questo non accadrà nella nostra realtà, perché ci sarà sempre un uomo sapiente, e prima o poi qualche cosa di nuovo succederà.

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