lunedì 1 agosto 2011

Dare da mangiare agli affamati

Questo è quello che un uomo giusto scrive. Personalmente condivido totalmente quello che dice. Le voci degli uomini giusti purtroppo si disperdono nel deserto della menzogna, del sopruso, dell'egoismo, della violenza e della pessima interpretazione della Parola. Non sono capace di scrivere così bene come Sandro, ma sono felice di comprenderlo e condividerlo. "Incollo" l'omelia di Sandro della domenica passata, leggetela con spirito aperto e giusto, andando oltre voi stessi. Sono felice pensando a chi avrà la possibilità di leggerla, comprenderla e condividerla, ma anche per gli altri.


Dare da mangiare agli affamati
(Is 55,1-3; Rm 8,35.37-39; Mt 14,13-21)
La moltiplicazione dei pani, di cui parla il vangelo di oggi, mi ha fatto venire in mente la terribile situazione in cui si trova la popolazione del Corno d’Africa, afflitta da una terribile carestia. Addirittura più di 10 milioni di persone sono a rischio. Sappiamo bene quali sono le cause di una carestia: guerre, siccità, cambiamenti climatici, mancanza di fertilizzanti ecc. La solidarietà internazionale può aiutare a bloccare una carestia, ma poi si riparte daccapo. Perché a tutti fosse consentitoavere il necessario per sopravvivere ci vorrebbe ancora un miracolo di Gesù. In mancanza di ciò dobbiamo darci da fare noi. O meglio dobbiamo capire che i miracoli Gesù li fa soltanto per mezzo nostro. Ma come? Chiediamo luce alle letture di oggi.
Nella prima lettura è riportato un invito che tutti gli assetati e gli affamati vorrebbero sentirsi rivolgere: «O voi tutti assetati, venite all’acqua…comprate e mangiate…». Sarebbe bello poter avere da mangiare e da bere gratuitamente. Questo è quanto Dio promette agli israeliti. Come unica condizione chiede di ascoltare quanto egli dice loro nel contesto dell’alleanza. Il suo insegnamento è contenuto è condensato nel decalogo, che rappresenta una direttiva di rotta per la convivenza sociale. Per vincere la carestia bisogna imparare a non rubare, a non uccidere, a non dire falsa testimonianza, a operare insieme, a praticare la giustizia nei rapporti sociali. Per avere il pane quotidiano tutti devono imparare a unire i loro sforzi e a combattere insieme qualsiasi tipo di speculazione. Bisogna superare l’individualismo che è causa di tutti i mali. È un messaggio che riguarda gli affamati del Corno d’Africa, ma che è importante anche per noi nel contesto di crisi economica in cui ci troviamo.
Nel vangelo è significativo il fatto che Gesù distribuisce i cinque pani e i due pesci dopo aver fatto alcuni gesti: eleva gli occhi al cielo, recita una preghiera di benedizione, spezza i pani e li dà ai discepoli perché li distribuiscano alla folla. Sono esattamente i gesti che Gesù farà nell’ultima Cena. I primi cristiani non potevano non fare questo accostamento. Ne deriva un’importante conseguenza: mediante la sua morte in croce, rappresentata simbolicamente nel pane spezzato, Gesù non solo dà un nutrimento spirituale, ma mette a disposizione dei suoi discepoli anche il pane materiale. In altre parole, entrando in comunione con lui i credenti imparano quella giustizia e quel senso di partecipazione che stanno all’origine della produzione di una quantità di pane sufficiente per tutti. Ma perché ciò avvenga è necessario che l’Eucaristia sia celebrata in modo diverso: deve diventare un ambito efficace di scoperta e di comunicazione di quei valori per i quali Gesù è morto. La messa domenicale, se vissuta come Gesù l’ha concepita, potrebbe diventare una delle molle più efficaci del progresso sociale.
Nella seconda lettura Paolo si chiede: Chi ci separerà dall’amore di Cristo? E risponde che nessuna potenza di questo mondo può farci perdere il rapporto con lui. Sono sicuro che, al nostro posto, Paolo avrebbe elencato anche la carestia. Neppure essa può separare da Cristo. Anzi in unione con Cristo si può vincere anche questo flagello che getta le sue radici nell’aridità dei nostri cuori.
La carestia del Corno d’Africa richiede oggi uno sforzo umanitario che deve coinvolgere tutte le nazioni. Ma non bisogna dimenticare che questa tragedia è solo un preannunzio di grossi guai di dimensione planetaria. Oggi l’umanità è sull’orlo di una tremenda crisi economica. Andiamo tutti incontro a un impoverimento, al quale corrisponderà inevitabilmente l’arricchimento di pochi privilegiati. Se non vogliamo che situazioni analoghe a quella che si sta verificando nel Corno d’Africa si ripetano, magari anche a casa nostra,  qualche cosa deve cambiare nelle regole che riguardano l’economia globalizzata: non solo i mercati e la borsa, ma anche la politica economica dei singoli stati e delle singole persone. Saranno richiesti da tutti dei grossi sacrifici di cui appaiono già i primi segnali. Bisognerà adottare a tutti i livelli un modo di vivere più sobrio e solidale. Ma questo non si impara facilmente, neppure nei momenti di crisi. Bisogna fare appello alla fede perché solo ispirandoci ad essa sarà possibile cambiare i rapporti fra persone.


di Alessandro Sacchi (vedi il suo sito nei miei link: www.nicodemo.net)

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