mercoledì 31 agosto 2011

Il "doppio petto" esultante, senza bottoni.

Assistere alle modifiche, alle rimodifichi, ai commenti delle varie parti, per i papocchi che riescono a fare e all'esultanza del "doppio petto", ovvero Berlusconi, è veramente mortificante. È comprensibile che nessuno voglia caricarsi dei debiti di tutti, ma forse sarebbe meglio dividerli equamente e pensare a strategie per rilanciare la nostra economia.
Tra pochi giorni le mie vacanze saranno finite e vedermi precipitare in una realtà così drammatica, mi crea una certa angoscia. Poi mi dico: "è sempre stato così! Nulla cambia in questo mio povero paese".

giovedì 25 agosto 2011

Calciatori e politici non ne possiamo più di voi e diciamolo!

Massimo Gramellini, sempre preciso e pungente, su La Stampa di oggi ha scritto quello che penso da anni. Più volte l'ho detto ai miei nipoti sfegatati di calcio e l'ho pensato da elettore frustrato. Segnalo qui di seguito il link

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/grubrica.asp?ID_blog=41&ID_articolo=1039&ID_sezione=&sezione=

lunedì 22 agosto 2011

Il doppio petto non ha più i bottoni

In questi ultimi giorni mi sono accorto che lo zoccolo duro degli sfegatati di Berlusconi, sta trasformandosi in una ciabatta. Molti dei fedeli "votatori" hanno cambiato completamente opinione. Agli sfegatati manca il respiro per parlare, forse perché sentirsi le mani in tasca non se lo aspettavano, ma questa crisi è matura già da anni, da molti anni e il loro idolo non poteva che arrivare a questo punto. Al doppio petto blu mancano ormai i bottoni, ma purtroppo il paese non ha più cotone per ricucirglieli addosso.

venerdì 12 agosto 2011

Amico Roberto

Ci sono persone che fanno del bene senza sapere di farlo. Queste persone si muovono nel mondo, anche con le loro paure e angosce, ma sempre in modo leggero, senza far pesare la loro presenza. Quando le vuoi ci sono e ascoltano te, prima di se stesse. Così era Roberto Marni, il mio Amico, ora è partito per il futuro e a me non resterá che ricordarlo, ma questo nell'immensa malinconia ha dei contorni felici.

venerdì 5 agosto 2011

Lo studio di Diego Esposito



Eccoci qui, dall’amico di Francesco. Dai muri dello studio di Diego Esposito, traspira pensiero e tranquillità. Una bottiglia di vino bianco è appoggiata in un angolo dell’immenso tavolo completamente ricoperto di carte, libri, librettini. E’ esattamente il tavolo di un autore, di un pensatore, di un ricercatore, di una persona piena di curiosità, instancabile nella sua ricerca del bello. Appese alle pareti, alcune delle opere dell’artista, superfici lisce, righi musicali, note ferme in un suono prolungato. Armonie che ammorbidiscono i timpani affaticati dalle notizie di un mondo in flessione. Immagini e forme che ti fanno viaggiare nell'infinito, per sempre. Diego ha un tono di voce particolare, la cadenza che si vorrebbe ascoltare in un’aula universitaria. Ascolto quello che racconta, ma sono portato ad aprirmi, a raccontargli qualche cosa, così come se fossimo amici da decenni. Certo che è un mio amico! La vita è come un rigo musicale che si perde nell’infinito, ognuno di noi è una nota.  Le note s’incontrano poi si allontanano, per poi rivedersi e creare ancora armonie infinite. La serata da Diego Esposito rimarrà tra quelle indimenticabili della mia vita. Questo pensavo mentre ascoltavo la voce di Janis Joplin, che ci ricordava il nostro passato, che è ora.
Lo studio di Diego Esposito si trova in una via silenziosa e curata, apparentemente insolita per la nostra città. Nascosta a lato di Viale Monza e tutto questo mi offre l’opportunità di dire: Milano c’è, a voi cercarla! 


Nella foto Diego Esposito con una delle sue opere. Efesto, 1995 / particolare / Granito verde Mergazzo e ottone cromato / Collezzione Giorgio Fantoni. Villa Pasina, Asolo / Foto: © Eric Cuviller

Mia moglie e Apple

Mia moglie Caterina è riuscita a trovare la soluzione al mio problema e non è stato certo il mio articoletto. Infatti, l’Apple ha sostituito il mio iPad per un motivo etico. Lo stile Apple è andato oltre una garanzia scaduta da venti giorni, la soddisfazione del cliente è risultata più importante e così ora ho un iPad tutto nuovo.
Ritiro tutto quello che ho scritto, ringraziando tutto lo staff Apple, il giovane che ho incontrato tre giorni fa e quello che ho incontrato oggi, sicuramente più professionale e raffinato nel contatto con i clienti.
Una cosa però rimane, il mio invito a riflettere sulle tre leggi della robotica di Asimov. Oggi siamo noi a decidere quando il nostro computer è da buttare, ma un domani potrebbero essere i nostri “automi” a considerarci vecchi già a un anno e buoni per la pattumiera!

martedì 2 agosto 2011

Apple iPad e le tre leggi fondamentali della robotica di Azimov.

Non potevo proprio più fare a meno del mio iPad, l’avevo da un anno e lo portavo sempre con me nella sua custodia super imbottita. Era un regalo di mia moglie, che inizialmente avevo guardato con sospetto, personalmente preferisco gli strumenti musicali. Con il passare del tempo però era diventato utile, infatti, potevo ricevere e scrivere mail, comunicare con AIM, scrivere note, utilizzare l’agenda, leggere il giornale, ascoltare la musica, guardare film, video e tante altre cose.
Ieri sera prima di addormentarmi ho cercato un video, ho letto qualche notizia su La Stampa, ho chiuso regolarmente il mio iPad, l’ho riposto nella sua custodia e appoggiato delicatamente sul comodino. La mattina dopo il video aveva una striscia di vari colori proprio nel mezzo. Impossibile utilizzarlo. Corri al centro Apple, la garanzia era scaduta il 7 luglio (25 giorni fa)! Niente da fare, i cristalli liquidi erano partiti.  - Ha preso un colpo! - dice l’”esperto”. Quando di notte? Mi domando perplesso.  - è un problema di hardware, lo schermo non si può sostituire - prosegue il giovane “virgulto”- non c’è niente da fare, comunque la garanzia è scaduta. Se vuole, posso ordinarne uno come il suo a 400 euro per sostituirlo, però ci pensi il suo iPad è “vecchio”, ha un anno -
Un anno ed è già vecchio? Solo perché è uscito un modello nuovo? Stiamo scherzando? Ho girato le spalle e sono uscito dal negozio di “automi” con un po’ di magone, scrivo un po’ per modestia!
Gli hardware costruiti dalla Apple sono in sostanza delle scatole chiuse e quando si rompono, si buttano, ma chi li ha fatti dovrebbe rifondere il malcapitato, o no. Certo se fossero passati alcuni anni, potrebbe essere anche comprensibile, ma dopo un anno a me sembra poco etico.
Concludendo, accuso la Apple di avermi creato una “indispensabilità” per poi negarmela. Non è cosa da poco, pensate che causa legale particolare e dirompente potrebbe venirne fuori, ma non ho tempo da perdere, la prossima volta mi compro un ukulele.


Nota - nel proseguire nel loro lavoro, sicuramente indispensabile per il progresso, ricordo ai progettisti, ai tecnici e ai costruttori della Apple le tre leggi fondamentali sulla robotica di Asimov, facendo particolare attenzione al comma 1.
    
  1.       Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato “intervento”, un essere umano riceva danno
  2.      Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
  3.      Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge. 

lunedì 1 agosto 2011

Dare da mangiare agli affamati

Questo è quello che un uomo giusto scrive. Personalmente condivido totalmente quello che dice. Le voci degli uomini giusti purtroppo si disperdono nel deserto della menzogna, del sopruso, dell'egoismo, della violenza e della pessima interpretazione della Parola. Non sono capace di scrivere così bene come Sandro, ma sono felice di comprenderlo e condividerlo. "Incollo" l'omelia di Sandro della domenica passata, leggetela con spirito aperto e giusto, andando oltre voi stessi. Sono felice pensando a chi avrà la possibilità di leggerla, comprenderla e condividerla, ma anche per gli altri.


Dare da mangiare agli affamati
(Is 55,1-3; Rm 8,35.37-39; Mt 14,13-21)
La moltiplicazione dei pani, di cui parla il vangelo di oggi, mi ha fatto venire in mente la terribile situazione in cui si trova la popolazione del Corno d’Africa, afflitta da una terribile carestia. Addirittura più di 10 milioni di persone sono a rischio. Sappiamo bene quali sono le cause di una carestia: guerre, siccità, cambiamenti climatici, mancanza di fertilizzanti ecc. La solidarietà internazionale può aiutare a bloccare una carestia, ma poi si riparte daccapo. Perché a tutti fosse consentitoavere il necessario per sopravvivere ci vorrebbe ancora un miracolo di Gesù. In mancanza di ciò dobbiamo darci da fare noi. O meglio dobbiamo capire che i miracoli Gesù li fa soltanto per mezzo nostro. Ma come? Chiediamo luce alle letture di oggi.
Nella prima lettura è riportato un invito che tutti gli assetati e gli affamati vorrebbero sentirsi rivolgere: «O voi tutti assetati, venite all’acqua…comprate e mangiate…». Sarebbe bello poter avere da mangiare e da bere gratuitamente. Questo è quanto Dio promette agli israeliti. Come unica condizione chiede di ascoltare quanto egli dice loro nel contesto dell’alleanza. Il suo insegnamento è contenuto è condensato nel decalogo, che rappresenta una direttiva di rotta per la convivenza sociale. Per vincere la carestia bisogna imparare a non rubare, a non uccidere, a non dire falsa testimonianza, a operare insieme, a praticare la giustizia nei rapporti sociali. Per avere il pane quotidiano tutti devono imparare a unire i loro sforzi e a combattere insieme qualsiasi tipo di speculazione. Bisogna superare l’individualismo che è causa di tutti i mali. È un messaggio che riguarda gli affamati del Corno d’Africa, ma che è importante anche per noi nel contesto di crisi economica in cui ci troviamo.
Nel vangelo è significativo il fatto che Gesù distribuisce i cinque pani e i due pesci dopo aver fatto alcuni gesti: eleva gli occhi al cielo, recita una preghiera di benedizione, spezza i pani e li dà ai discepoli perché li distribuiscano alla folla. Sono esattamente i gesti che Gesù farà nell’ultima Cena. I primi cristiani non potevano non fare questo accostamento. Ne deriva un’importante conseguenza: mediante la sua morte in croce, rappresentata simbolicamente nel pane spezzato, Gesù non solo dà un nutrimento spirituale, ma mette a disposizione dei suoi discepoli anche il pane materiale. In altre parole, entrando in comunione con lui i credenti imparano quella giustizia e quel senso di partecipazione che stanno all’origine della produzione di una quantità di pane sufficiente per tutti. Ma perché ciò avvenga è necessario che l’Eucaristia sia celebrata in modo diverso: deve diventare un ambito efficace di scoperta e di comunicazione di quei valori per i quali Gesù è morto. La messa domenicale, se vissuta come Gesù l’ha concepita, potrebbe diventare una delle molle più efficaci del progresso sociale.
Nella seconda lettura Paolo si chiede: Chi ci separerà dall’amore di Cristo? E risponde che nessuna potenza di questo mondo può farci perdere il rapporto con lui. Sono sicuro che, al nostro posto, Paolo avrebbe elencato anche la carestia. Neppure essa può separare da Cristo. Anzi in unione con Cristo si può vincere anche questo flagello che getta le sue radici nell’aridità dei nostri cuori.
La carestia del Corno d’Africa richiede oggi uno sforzo umanitario che deve coinvolgere tutte le nazioni. Ma non bisogna dimenticare che questa tragedia è solo un preannunzio di grossi guai di dimensione planetaria. Oggi l’umanità è sull’orlo di una tremenda crisi economica. Andiamo tutti incontro a un impoverimento, al quale corrisponderà inevitabilmente l’arricchimento di pochi privilegiati. Se non vogliamo che situazioni analoghe a quella che si sta verificando nel Corno d’Africa si ripetano, magari anche a casa nostra,  qualche cosa deve cambiare nelle regole che riguardano l’economia globalizzata: non solo i mercati e la borsa, ma anche la politica economica dei singoli stati e delle singole persone. Saranno richiesti da tutti dei grossi sacrifici di cui appaiono già i primi segnali. Bisognerà adottare a tutti i livelli un modo di vivere più sobrio e solidale. Ma questo non si impara facilmente, neppure nei momenti di crisi. Bisogna fare appello alla fede perché solo ispirandoci ad essa sarà possibile cambiare i rapporti fra persone.


di Alessandro Sacchi (vedi il suo sito nei miei link: www.nicodemo.net)