giovedì 3 marzo 2011

Steve Jobs e il retro dell’iPad2

E mentre noi, qui in Occidente, ci fermiamo per un secondo a guardare il consunto Steve Jobs che presenta il nuovo iPad2, fonte inestimabile di reddito - in fondo inutile, oserei dire eccessivo - vicino a noi, dall’altra parte del Mar Mediterraneo, che è padre di tutti noi popoli della costa, molti nostri fratelli sono pronti ad imbarcarsi su imbarcazioni che a stento galleggiano, per raggiungere un sogno. Un sogno che non c’è, perché raggiungeranno un’altra miseria, una miseria diversa certo, ma sempre miseria, reale e morale. Le nostre coste non sono pronte ad accoglierli e noi ancor di meno. I nostri paesi europei apparentemente opulenti, dipinti dalle nostre televisioni, dai nostri falsi messaggi consumistici, come il paradiso, non sono come li immaginano. Quel paradiso non ci sarà per loro, come non c’è per molti di noi, che non trovano lavoro, che sono licenziati, che di botto si trovano sulla soglia della povertà. Tutto questo non si vede, nemmeno io che scrivo lo vedo, ma lo sento, ogni giorno mi entra nella pelle. Mi guardo le mani ferme, la mia incapacità freme nella mia anima e vorrei gridare «fermatevi!». Guardo il retro del mio iPad1, riguardo Steve Jobs consunto e gli domando «a che serve Steve?». Una cosa è certa quei fratelli nessuno li fermerà e non basterà il mio euro lasciato cadere nella mano del mio amico Omar. 

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