mercoledì 23 marzo 2011

A proposito della Libia n° 2


1.4.15 E' l'ora di Tripoli (seconda parte)





«Da molto tempo l’Italia aveva gli occhi puntati sulla Tripolitania. Il desiderio di trovare delle compensazioni alla presenza francese e inglese nel nord dell’Africa e alla spinta austriaca nei Balcani, la vicinanza di un paese che aveva l’aspetto di “terra promessa”, i ricordi della presenza romana, la ricchezza che si supponeva presente nel paese […]»(1), aumentavano l’interesse italiano a procedere e il 4 ottobre 1911, le truppe italiane sbarcavano sul suolo libico. Il Tricolore italiano sventolava così «finalmente sulla Tripolitania e sulla Cirenaica, dove ha sostituito – simbolo di civiltà e di progresso, assertore di rinascenza economica e sociale – la rossa bandiera turca con la mezzaluna e la stella bianca»(2).
In poche settimane l’esercito italiano completava la conquista della zona costiera senza incontrare particolare opposizione. La resistenza ottomana, tuttavia, si riorganizzò rapidamente; la guerra turco-italiana risvegliò sentimenti panislamici nel mondo musulmano e diede avvio ad una guerriglia, che l’Italia dovette sostenere per lunghi anni.
Gli avvenimenti e le battaglie libiche occuparono prepotentemente le pagine delle riviste periodiche illustrate; la durezza dei combattimenti fu mitigata dalle rappresentazione dei gesti di umanità dei soldati italiani nei confronti della popolazione affamata.

L’illustrazione realizzata a partire da una foto scattata il 26 ottobre 1911, rappresenta un momento di uno dei molti combattimenti sostenuti dall’esercito italiano negli avamposti del deserto, così descritta dal corrispondente di guerra, nell’articolo correlato de «L’Illustrazione italiana».

«La giornata del 26. Tripoli 28 ottobre.
I combattimenti dei nostri avamposti sul deserto e nell’oasi mostrano tutta l’importanza che hanno se vengono considerati come si debbono, non come tanti combattimenti separati, ma come un combattimento solo. Sono infatti un solo combattimento che dura dal 6 ottobre fino ad oggi. Questa mattina stessa scrivo sentendo lontano il rumore delle cannonate. Son 22 giorni che laggiù si combatte, e i varii combattimenti, Bu-Meliana, Sciara-Sciat, Sidi Messri, sono episodi di una battaglia sola. Scopo dei turchi, evidente ora, è di ripenetrare in città, ricongiungersi con gli arabi che son riusciti a riguadagnarsi nel frattempo, e così in condizioni tanto migliori di quelle in cui furon cacciati essi, ricacciare noi al mare. Scopo nostro, imposto ora, è naturalmente di difenderci e di respingerli. Sino a questo momento la vittoria è stata nostra con grande superiorità, e restando noi nelle posizioni presenti non c’è alcun dubbio che resterà nostra. Il combattimento più grave sin qui fu quello di ier l’altro, 26, per la veemenza e l’estensione dell’attacco, per la durata, per il numero de’ morti dalla parte de’ turchi e degli arabi, per le dimensioni della nostra vittoria», l’autore prosegue con il racconto dettagliato degli avvenimenti. Racconta ogni manovra, ogni attacco, ogni cannonata, vivendo direttamente la battaglia, «sotto un olivo, fra molti soldati, trovammo un sergente che parlava, e pareva stesse per piangere. Gli domandai che cos’aveva, ed egli dette in un pianto dirotto gridando: - Il mio capitano, capisci! E’ morto! – E pareva che annunziasse la morte del fratello o del padre. […] Un altro soldato, di nome Abrate, di Casale, tra i suoi compagni che confermavano, ci raccontò di aver ucciso di sua mano cinque arabi penetrati nell’oasi. Stavamo all’ombra d’un oliveto col capitano Tamaio del 1° del genio che ci raccontava come in quel punto, anche quel giorno, si fosse dovuto combattere assaliti alle spalle ed ai fianchi dagli arabi dell’oasi, mentre si fucilavano gli arabi e i turchi che venivano dal deserto. […]. La sera e ieri sapemmo molti particolar del combattimento. Altri valorosi erano morti […]»(3).



La guerra italo-turca si protrasse sino al 18 novembre 1912 quando, in seguito alla  firma del trattato di Losanna, la Turchia cedette la Tripolitania e la Cirenaica all’Italia. Fu solo dopo la prima guerra mondiale che l’Italia riuscì a sconfiggere la resistenza delle popolazioni locali in Tripolitania. Il problema cirenaico si protrasse invece ben più a lungo. Solo nel 1932 gli italiani riuscirono a sconfiggere i beduini della Cirenaica, confiscarono le loro terre e colonizzarono il paese.
I periodici illustrarono efficacemente, la sostanza della resistenza delle popolazioni locali.



(1) P. DUMONT e F. GEORGEONS, La morte di un impero (1908-1923), cit, p. 645.
(2) DC, n. 42 (12-23 ottobre 1911), nf.
(3)E. CORRADINI, II, n. 45 (5 novembre 1911).

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