martedì 18 gennaio 2011

Castello di ghiaccio

I cani avevano freddo, tremavano come foglie, non riuscivano più a correre, trascinavano la slitta come dei vecchi che con i loro peccati camminando lungo una strada in discesa.
Il Cavaliere della Slitta aveva fatto loro indossare le “calzette” anti gelo per proteggere i loro polpastrelli, ma i loro passi stavano diventando sempre più lenti e pesanti. Non potevano fermarsi, lo sapevano tutti e tredici. Dovevano superare il promontorio e scendere più a valle. Il vento lì sarebbe stato sopportabile. Fermarsi significava soccombere, morire. Già il sangue si stava congelando nelle loro vene. Il Guerriero, con le ultime energie, affrettò il passo e raggiunse il capo della spedizione, a fianco di Angelo. L'uomo passò i finimenti intorno alle sue spalle e aiutò i suoi amici a trascinare il mezzo, che assomigliava sempre di più a un castello di ghiaccio.
Le Win, il Gufo delle Nevi, volava in alto e indicava la direzione. La forza del vento contrario talvolta faceva piegare in modo scomposto le sue ali, che a tratti sembravano spaccarsi. Allora il rapace si lasciava cadere. Una picchiata frenata dalla tempesta, sfinita, poi un vuoto d’aria gli dava l’opportunità di ritrovare il suo volo e tornava  in alto.
Un suono sommesso li accompagnava, era il canto del vento. Il suono del dolore che usciva da un cuore ancora pieno di speranza. Poi all’improvviso il vento cessò, il velo dai mille colori della Fata delle Fate lo aveva fermato. Di fronte a loro i membri della pattuglia dei ghiacci, potevano vede quel velo che a tratti si gonfiava, il vento urlava di rabbia ormai impotente. In alto Niniane rideva di gioia e le stelle tornarono a illuminare la taiga. Qualcuno vide l’Ombra girarsi e dileguarsi. 

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