venerdì 28 gennaio 2011

Il dovere di festeggiare "il nostro Stato" di Arrigo Levi

Oggi ho capito perché ha senso festeggiare i 150 anni dell'Unità d'Italia. Oggi è Arrigo Levi che mi ha fatto ricordato alcune cose, non che non le sapessi anche prima, ma ogni tanto ci vuole una spolverata. Arrigo Levi l'ha fatto, spero che possa essere utili a altri. Il link qui sotto vi suggerisce di leggere il suo articolo. Che bello lo Stato!

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=8344&ID_sezione=29&sezione=

giovedì 27 gennaio 2011

AUSMERZEN di Marco Paolini

Oggi è il Giorno della Memoria. Ieri sera Marco Paolini su LA7 ha raccontato con il cuore e ha spiegato molto bene cosa significa "avere memoria". Quello che si sentiva andava oltre la voce, era più profondo, più intenso. Marco Paolini mi ha inchiodato alla sedia, è stato come vivessi nel pensiero e nel dolore di tutti i protagonisti, aguzzini e vittime, neonati, bambini e adulti. Alla fine ho pianto, ma non è stato sufficiente.

Questo è il link per ascoltare il monologo finale, ma farebbe bene a tutti ascoltare dall'inizio il racconto.



http://www.la7.it/paolini/pvideo-stream?id=i377932



Una cosa ho capito ascoltando Marco Paolini. Ho capito che “Il Giorno della Memoria” serve per ricordare e  insegnare di non dimenticare il male inimmaginabile che si può fare a essere sudditi.

mercoledì 26 gennaio 2011

Dannazione Keith, magnifico libro! Proprio così, da non perdere!

Mick è davvero la persona più versatile che conosca. Per questo lo adoro.


Una cosa è suonare un pezzo di Muddy Waters. Un'altra è suonarlo con lui.


Ma cosa volete che vi dica della prima donna della mia vita? Era la mamma. Si prendeva cura di me. Mi dava da mangiare. Era sempre pronta a lisciarmi i capelli e rassettarmi i vestiti in pubblico. Un'umiliazione, sì. Ma era la mamma. Solo con il tempo mi sarei reso conto che era anche un'amica. Mi faceva ridere. C'era sempre musica con lei, e mi manca davvero tanto.


Dannazione Keith, la lettura del tuo libro mi ha proprio preso e sono solo alle prime pagine! Sai una cosa, anche mia mamma mi lisciava e se potesse lo farebbe ancora. C'è musica in quello che scrivi.
Lo dico anche a quelli che non conoscono Keith Richards, non perdetelo e se non volete rischiare, fatevelo prestare, se trovate qualcuno che ve lo presti.

Per ricordare e non dimenticare

Dave Electric cammina.

Il mio amico Dave ha una voce fantastica, una voce che riesce a portarti lontano. Oggi, guardando questo video, mi è venuta voglia di fare quattro passi. Ho pensato che avevo bisogno di pensare a cose nuove e le idee vengono camminando. Ho preso l'iPod e ho selezionato "Dave Electric", buona musica. Ho guardato i miei strumenti, ho preso il cappellaccio, me lo sono cacciato in testa e sono uscito. On the road again!


martedì 25 gennaio 2011

C'è bisogno di uno "psicologo di massa"

E' tanto tempo che non scrivo un post. Infatti, ho viaggiato molto in questi mesi e tornato mi sono accorto che il mio direttore, Lodovico, è depresso. Certo l'atmosfera che si respira nel Bel Paese è veramente fetida. C'è poco da filosofeggiare, se ci fosse la professione dello "psicologo di massa" bisognerebbe chiedere un intervento urgente.
Gli italiani sono ammalati nel cuore e nell'anima. Chi è stato? Secondo me è dovuto alla mancanza di dialogo, all'incapacità di calmare l'istinto e agli egoismi. Bisognerebbe pensare molto e ancora di più prima di parlare e nei casi estremi non parlare proprio. Forse il format della sfida, del concorso è stato portato all'estremo nelle trasmissioni televisive. Forse il tifo ha preso il sopravvento. Forse bisognerebbe ascoltare più musica, guardare show senza inutili competizioni. Magari, si potrebbe guardare una bella commedia senza sangue e pistole, senza dottori e squartatori.
Forse Gad Lerner, Giovanni Floris e tutti i più intelligenti "anchorman" dovrebbero parlare di più delle cose che succedono nel Mondo e così far capire che ciò che avviene in Italia è ben misera cosa. Penso sia venuto il tempo di crescere. L’età comunale è finita da molto tempo, figuratevi quella degli staterelli!
Certo ciò che è male deve essere detto e scritto, ma con calma e soprattutto senza astio, evitando di far parlare troppo "opinion leader" che non sono aperti al confronto sereno.
Forse è venuto il tempo di riscoprire il senso della parola "dignità". I maleducati si zittiscono ignorandoli e spegnendo per sempre i loro microfoni.

lunedì 24 gennaio 2011

L’anima chiusa nalla bambagia rossa.

Guardavo la mia faccia nello specchio, dietro di me vedevo riflessa la paletta del mio strumento. Ero indubbiamente vecchio. Presi il libro di Keith Richard e misi la sua copertina di fianco al mio viso. Il profilo di Keith, con la sigaretta tra le labbra guardava di lato. Indubbiamente era più vecchio di me, le rughe erano profonde, quasi dei tagli, ma aveva qualche cosa d’interessante, era una leggenda. Mi girai e guardai il mio strumento appoggiato sul divano, le sue quattro corde brillavano alla luce che filtrava dalla finestra. Era tempo di smettere di suonare, forse era meglio allontanarsi, rintanarsi come Greta Garbo.
Solo i vecchi riempiono le sale dove si esegue la musica classica, i giovani sono rari e sono sicuramente di più tra gli elementi delle orchestre. Rari giovani, giovani diversi, forse giovani vecchi.  Anche il jazz, il blues e il rock hanno ormai un pubblico che diventa sempre più antico, polveroso. Sento la polvere tra i miei capelli, ne ho le tasche piene. Non sopporto i vecchi, il loro modo di camminare, il loro modo di invecchiare, soprattutto il loro modo di pensare.
Presi la custodia del mio strumento, era una bella custodia, rigida, nera con il marchio rosso Fender sul coperchio. Accarezzai il mio strumento con una mano, lo guardai per l’ultima volta, lo adagiai nella morbida imbottitura rossa che seguiva perfettamente la sua femminea forma e lo chiusi per sempre lì dentro.
Il silenzio, pensai, è la musica che ora devo imparare a suonare e sicuramente lo saprò fare meglio. La musica un giorno rinascerà, quando le immagini perderanno valore, le parole saranno inutili, i vecchi sapranno allontanarsi sulle colline come saggi pellerossa.

martedì 18 gennaio 2011

Castello di ghiaccio

I cani avevano freddo, tremavano come foglie, non riuscivano più a correre, trascinavano la slitta come dei vecchi che con i loro peccati camminando lungo una strada in discesa.
Il Cavaliere della Slitta aveva fatto loro indossare le “calzette” anti gelo per proteggere i loro polpastrelli, ma i loro passi stavano diventando sempre più lenti e pesanti. Non potevano fermarsi, lo sapevano tutti e tredici. Dovevano superare il promontorio e scendere più a valle. Il vento lì sarebbe stato sopportabile. Fermarsi significava soccombere, morire. Già il sangue si stava congelando nelle loro vene. Il Guerriero, con le ultime energie, affrettò il passo e raggiunse il capo della spedizione, a fianco di Angelo. L'uomo passò i finimenti intorno alle sue spalle e aiutò i suoi amici a trascinare il mezzo, che assomigliava sempre di più a un castello di ghiaccio.
Le Win, il Gufo delle Nevi, volava in alto e indicava la direzione. La forza del vento contrario talvolta faceva piegare in modo scomposto le sue ali, che a tratti sembravano spaccarsi. Allora il rapace si lasciava cadere. Una picchiata frenata dalla tempesta, sfinita, poi un vuoto d’aria gli dava l’opportunità di ritrovare il suo volo e tornava  in alto.
Un suono sommesso li accompagnava, era il canto del vento. Il suono del dolore che usciva da un cuore ancora pieno di speranza. Poi all’improvviso il vento cessò, il velo dai mille colori della Fata delle Fate lo aveva fermato. Di fronte a loro i membri della pattuglia dei ghiacci, potevano vede quel velo che a tratti si gonfiava, il vento urlava di rabbia ormai impotente. In alto Niniane rideva di gioia e le stelle tornarono a illuminare la taiga. Qualcuno vide l’Ombra girarsi e dileguarsi. 

SLURP, UN LIBRO DA LECCARSI I BAFFI




L’età tenerissima dell’autore, quattordicenne; la passione genuina e davvero  insolita in un giovane adolescente per il mangiar bene, unita a più di un pizzico di sorprendente competenza in materia di cucina; la freschezza e il disincanto degli anni in cui si comincia a scoprire il mondo e  s’impara a distinguere il buono dal cattivo, e  il benfatto dalla fregatura,  osservando i comportamenti adulti con uno sguardo meno ingenuo.

Si trova forse in questi ingredienti il segreto di SLURP!, Diario di un giovane gourmet: una ricetta perfetta che ha suscitato in me qualcosa che in una lettura non  provavo da tempo: un senso di entusiasmo e di buonumore.
Gradevolissimo e brillante romanzo di formazione del palato, quello di Tito Cima, promettente scrittore; o prezioso vademecum da consultare per la scelta di un ristorante o di una specialità della casa, Slurp assegna di volta in volta a 122 ristoranti un certo numero di “slurp” attestati con rigoroso giudizio, invece delle seriose stelle da critici di professione.
Perché la novità sta anche nella ventata di leggerezza che si respira in queste pagine di  precoce savoir vivre, e nella capacità dimostrata da Tito di saper cucinare con una buona dose di giovialità e sense of humour una materia solitamente affrontata dai grandi  tenendo il naso all’insù.  
E’ dunque un piacere iniziare la lettura immaginandosi seduti al suo stesso tavolo  in diverse parti del mondo, condividere con lui la fortuna di averne già vista una porzione abbondante e tornare a vivere il privilegio – di cui l’autore è consapevole e che  per noi sarebbe il massimo del gusto - di non avere ancora un’età che ti obbliga a tirar fuori il portafogli per pagare il conto del ristorante. 

Daniele Ravenna

Tito Cima -  SLURP!  Diario di un giovane gourmet -  GL.Editore,  Piacenza 2010
Pag. 200   Euro 13,00

Nota: con questo commento di Daniele Ravenna, che avevo a suo tempo promesso, il libro del giovane Tito entra di diritto tra i "Libri da non perdere". Il Blog Director

giovedì 13 gennaio 2011

lunedì 10 gennaio 2011

Al Carcano in pé!

Per il Teatro Carcano di Milano, sede della seconda scuola di danza di Milano, dopo quella della Scala e rinomato anche per un brano di Enzo Jannacci, ospitare la scuola dovrebbe essere una gioia. A quanto pare non è così, infatti i genitori dopo aver accompagnato alla chetichella i loro piccoli sono costretti ad uscire e passare l'ora, tanto dura la lezione, passeggiando al fresco e sotto la pioggia, oppure ubriacandosi in qualche bar, scherzo! Comunque il clima per chi accompagna i pargoli non è gioioso, ci si sente in difetto e per cosa poi!?

Alcuni versi della canzone di Jannaci dicono, più o meno:

Veronica suonavi solamente la "fisarmonica", dicevi che volevi farti monaca al Carcano in pe'.

martedì 4 gennaio 2011

Le cose strane che "a volte" si leggono

Oggi leggendo un articolo su un importante quotidiano, mi sono suonate "strane" due cose.
Mentre Lula ridicolizza la nostra storia, senza averne colpa, perché nessuno l'ha raccontata bene al Mondo. Marchionne inaugura insieme a lui una fabbrica a Pernambuco, in Brasile. Che strano, si potrebbero raccontare delle garrule barzellette.
Poi, l'articolo mi informa che Marchionne, prima di andare a Milano fa un salto in Svizzera a trovare la sua famiglia che risiede proprio in quel paese.
C'è di che pensare! Forse è meglio di no.


Dimenticavo, Buon Anno!