mercoledì 15 dicembre 2010

I Rolling Stones nella testa

Molti anni fa, ho iniziato a suonare con un "legno", era una chitarra di fabbricazione italiana di pessima qualità.
Si dice che un buon musicista suona bene qualsiasi strumento, ma sono sicuro che quella chitarra era solo uno strumento “ottuso”, buono da ardere.
Eppure a quei tempi avevo una vera band. Non la chiamavo nemmeno cosi, non si usava questa definizione, quello che contava era solo il nome della formazione. Noi ci chiamavamo ”We and the….”

Col tempo ci siamo comprati degli strumenti elettrici, anche quelli non erano eccezionali. Avevo un basso tutto d’oro, senza marca, un regalo di mio padre e un amplificatore che sembrava una lavatrice con la carica dall’alto.  
La mia band mi piaceva, mi divertivo.
Gilbert (detto Gigì) suonava la batteria con il sigaro in bocca, non lo mollava mai, nemmeno quando le bacchette gli cadevano in terra.
Suonavamo alle feste degli amici, vincevamo qualche concorso senza ricevere mai premi, qualche impresario ci prometteva qualche cosa e poi spariva nel nulla o forse eravamo noi che sparivamo, perché preferivamo la scuola. Avevamo solo quattordici anni.
La mia band mi piaceva. La cosa che non dimentico, di quegli anni, è la musica, anche la più popolare era magnifica. Una musica che non finisce più. Ancora oggi quella è la musica e non ha eguali. La musica che tutti vorrebbero suonare.
Poi un giorno il batterista ci disse che era troppo vecchio per suonare, aveva ventiquattro anni, è partito. Oggi vive a Detroit, fa il giornalista da qualche parte.
Uno dei due chitarristi Albert, lui era il bello, quello che faceva strillare le ragazzine, lui era anche il cantante, s’innamorò di una tipa dai capelli neri e l’abbiamo perso, così come una farfalla che corre dietro un fiore.
Ricordo che Dan ed io ci guardammo negli occhi per un giorno intero. La mattina dopo Dan s'imbarcò.
Lo accompagnai al molo e salì su un veliero nero. Lui amava viaggiare e non l’ho rivisto più.
Dopo aver fatto il pubblicitario per molti anni ed essermi rotto i coglioni, un giorno ho rincominciato a suonare in giro.
Oggi ho dei buoni strumenti, per fortuna! Non riuscirei proprio a suonare degli strumenti “ottusi”, ma una band come quella non l’ho più avuta. Suono dove capita e con chi capita.
La musica è al centro della Libertà, ma non paga. Dopo un concerto sei solo, stanco e infelice, rimetti gli strumenti al loro posto e ti accorgi, una volta ancora, che ti mancano i tuoi amici, ti manca la speranza, il tempo e lo spirito.
In quei momenti comprendi che non sei un musicista, che non sai suonare e che tutto è stato solo un sogno irrealizzabile.

Dedicato a Dan e al suo veliero.

1 commento:

Jeanluc ha detto...

Caro Lodovico, ti capisco molto bene, anche se la mia storia è un pò diversa. La musica è come una seconda pelle e basta poco per divertirsi, non importa essere famosi, basta suonare tra amici e suonare! E naturalmente, come te..i Rolling Stones nella testa!
Ciaoo