lunedì 27 dicembre 2010

“Slurp! Diario di un giovane gourmet” di Tito Cima.


L’altro giorno, poco prima di Natale mi è stato recapitato un pacchetto, dentro ho trovato il primo libro di Tito Cima. Nessun messaggio accompagnava questo dono, perché questo libro non aveva bisogno di presentazioni.
Non ho mai conosciuto Tito, figlio del mio amico Daniele, ma non ha molta importanza. Infatti, le vie s’incrociano quando viene il loro tempo, oppure non s’incroceranno mai. Chi l’ha detta questa fesseria? Comunque qualche cosa mi lega a questo giovane autore, che è nato a Milano nel 1996, il piacere di cenare in un buon ristorante, soprattutto in buona compagnia.
Ci sono stati i tempi in cui, molti ristoranti di Milano temevano l’arrivo della nostra compagnia, eravamo dei buoni clienti, delle ottime forchette e dei sapienti bevitori, ma trascendevamo. Nei ristoranti giapponesi, ad esempio, suonavamo la batteria con gli “hashi (bastoncini). In locali più tradizionali facevamo giochi di prestigio utilizzando i tovaglioli; i calici di vino sparivano in un batter d’occhio, ma solo il contenuto naturalmente! Qualcuno ricorda ancora la notevole performance del miracolo della camminata sull’acqua minerale, che comportò la nostra cacciata, naturalmente dopo aver saldato il conto, da un locale del centro cittadino, in cui avevamo cenato malissimo e che per fortuna poco dopo chiuse i battenti.
Ho letto qualche pagina velocemente del libro, così per avere un’idea e devo dire che Tito dimostra molto più stile di noi, per fortuna. Ora non posso scrivere di più, ma sicuramente “Slurp!” è un libro da leggere e subito. La buona cucina va consumata fresca! Il testo è arricchito dalle bellissime illustrazioni di Libero Gozzini, un altro motivo per non perdere questa edizione.
Ho chiesto a uno dei suonatori di “hashi” di scrivere un commento, lui è un buon gourmand, con più esperienze internazionali del sottoscritto, un vero viaggiatore e un bravo scrittore, quindi a presto!

T. Cima, "Slurp!", GL Editore, Piacenza, 2010.

venerdì 17 dicembre 2010

Gli studenti, Moni Ovadia e Il "Pistolotto di Lodovico"



Vorrei abbandonare i miei "vaneggiamenti" sul tema della politica, per più di un motivo. Primo perché mi sento molto impreparato, secondo perché sono nauseato, terzo perché penso che nulla possa essere cambiato.
Capita però, a volte, che un amico mi faccia riflettere. Capita, anche, che al momento non riesca a rispondere alle sue osservazioni. Il mio pensiero matura con il tempo e allora devo scriverlo da qualche parte.

E’ difficile fare una riflessione sulle recenti manifestazioni studentesche.  Personalmente ho il sospetto che il mondo dell’informazione si soffermi sul tema nel modo sbagliato. Penso sia rara una vera intervista, anzi non l’ho mai letta o sentita, fatta a degli studenti o ai loro leader. Penso che questo tema sia trattato molto superficialmente e spetta a noi farlo rilevare.
Sono con gli studenti, con il loro pensiero, perché sono un “ex studente anziano” e quindi ho avuto modo di studiare con loro, mi sono laureato due anni fa. Sono molto più fortunato di molti miei coetanei, perché ho conosciuto gli studenti veri, non quelli che sono raccontati. Ho frequentato con loro le lezioni, ho sofferto l’attesa dell’esame insieme a loro, ho festeggiato i nostri trenta e lode, e anche i ventiquattro, quando ci andava male.
Per loro ero un compagno di corso e insieme abbiamo criticato quello che funzionava e gioito per le cose positive della nostra Università.
Vi assicuro che le nostre Università, nonostante tutto, funzionano. Vi assicuro che abbiamo dei professori con i fiocchi e gli studenti, quelli veri, hanno la testa e tanta energia che questo paese a volte non merita.
I giornalisti dovrebbero intervistare questi studenti e cercare i loro veri leader, perché i motivi per ribellarsi ci sono e sono molti di più e più profondi di quello che si può immaginare. Fine del “pistolotto”.

La Costituzioni secondo Fausto Bertinotti

Questo è un invito ad ascoltare l'interessante intervista fatta dalla Signora Palombelli, al Signor Fausto Bertinotti, su RAI Radio 2.
Le riflessioni del Signor Bertinotti si concentrano sull'Articolo 3 della Costituzione Italiana.
Le analisi di un senatore, inteso come uomo che ha acquisito la sapienza del tempo, dovrebbero essere sempre interessanti e queste lo sono, anche perché i senatori, qualunque sia la prospettiva da cui partono, sono sempre più rari.


 http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-6e3b8fba-7b54-4306-87b

mercoledì 15 dicembre 2010

I Rolling Stones nella testa

Molti anni fa, ho iniziato a suonare con un "legno", era una chitarra di fabbricazione italiana di pessima qualità.
Si dice che un buon musicista suona bene qualsiasi strumento, ma sono sicuro che quella chitarra era solo uno strumento “ottuso”, buono da ardere.
Eppure a quei tempi avevo una vera band. Non la chiamavo nemmeno cosi, non si usava questa definizione, quello che contava era solo il nome della formazione. Noi ci chiamavamo ”We and the….”

Col tempo ci siamo comprati degli strumenti elettrici, anche quelli non erano eccezionali. Avevo un basso tutto d’oro, senza marca, un regalo di mio padre e un amplificatore che sembrava una lavatrice con la carica dall’alto.  
La mia band mi piaceva, mi divertivo.
Gilbert (detto Gigì) suonava la batteria con il sigaro in bocca, non lo mollava mai, nemmeno quando le bacchette gli cadevano in terra.
Suonavamo alle feste degli amici, vincevamo qualche concorso senza ricevere mai premi, qualche impresario ci prometteva qualche cosa e poi spariva nel nulla o forse eravamo noi che sparivamo, perché preferivamo la scuola. Avevamo solo quattordici anni.
La mia band mi piaceva. La cosa che non dimentico, di quegli anni, è la musica, anche la più popolare era magnifica. Una musica che non finisce più. Ancora oggi quella è la musica e non ha eguali. La musica che tutti vorrebbero suonare.
Poi un giorno il batterista ci disse che era troppo vecchio per suonare, aveva ventiquattro anni, è partito. Oggi vive a Detroit, fa il giornalista da qualche parte.
Uno dei due chitarristi Albert, lui era il bello, quello che faceva strillare le ragazzine, lui era anche il cantante, s’innamorò di una tipa dai capelli neri e l’abbiamo perso, così come una farfalla che corre dietro un fiore.
Ricordo che Dan ed io ci guardammo negli occhi per un giorno intero. La mattina dopo Dan s'imbarcò.
Lo accompagnai al molo e salì su un veliero nero. Lui amava viaggiare e non l’ho rivisto più.
Dopo aver fatto il pubblicitario per molti anni ed essermi rotto i coglioni, un giorno ho rincominciato a suonare in giro.
Oggi ho dei buoni strumenti, per fortuna! Non riuscirei proprio a suonare degli strumenti “ottusi”, ma una band come quella non l’ho più avuta. Suono dove capita e con chi capita.
La musica è al centro della Libertà, ma non paga. Dopo un concerto sei solo, stanco e infelice, rimetti gli strumenti al loro posto e ti accorgi, una volta ancora, che ti mancano i tuoi amici, ti manca la speranza, il tempo e lo spirito.
In quei momenti comprendi che non sei un musicista, che non sai suonare e che tutto è stato solo un sogno irrealizzabile.

Dedicato a Dan e al suo veliero.

giovedì 9 dicembre 2010

Due "profeti" schiacciati dal potere

Il sistema è marcio e una volta di più, due "profeti" rischiano di farne le spese. Obama schiacciato dalle responsabilità del potere e Assange vittima dello stesso. 
A noi non resta che guardare la Libertà calpestata e ritenerci fortunati di percepire tutto questo, o forse infelici! 
Stiamo vivendo un momento storico, dove la ricerca di una nuova via, la Visione di un uomo nuovo, è offesa da lui stesso. Mentre, un'altro uomo, libero di denunciare i mali di una società marcia, è represso da l'uomo nuovo che invecchia a vista d'occhio. 
Così, ancora una volta, le opportunità rischiano di perdersi nel deserto della mediocrità umana.