martedì 2 novembre 2010

Dolore alle reni

L’Ombra si stava avvicinando con il suo passo felpato, il suo mantello nero non si muoveva. Tutto intorno era silenzio, anche il gelido vento non faceva rumore, sembrava quasi volesse fuggire. Il freddo era strano, era senza gradi, senza sbalzi, era gelo senza aria, senza respiro, privo di futuro, immobile, rigido e infame. La slitta era ferma, ricordava una barricata delle Cinque Giornate di Milano. I dodici cani erano in fila, uno accanto all’altro, sembravano un reggimento di cavalleria pronto allo scatto. Gli occhi azzurri di Angelo erano feroci, implacabili, le sue zampe tese, ogni muscolo si muoveva pronto allo scatto. Il Cavaliere era adagiato dietro alla slitta, non aveva avuto la forza di aprire la tenda, si era infilato nel sacco a pelo febbricitante. Il dolore al fianco sinistro, che girava dietro la schiena, era insopportabile, il gelo lo stava uccidendo. La spada era conficcata nel ghiaccio e mandava i suoi bagliori, ma non sarebbe servita a molto a chi non poteva in quel momento impugnarla.
L’Ombra si avvicinava sempre di più, Angelo sapeva che non avrebbe potuto fare molto, li avrebbe fermati con una mano, però era meglio morire. Guardò negli occhi i suoi amici, la sua amata compagna e capì che nessuno di loro lo avrebbe abbandonato. Il Gufo delle Nevi si posò sulle sue spalle come fosse una piuma.
All’improvviso in direzione opposta all’Ombra, una figura avanzava lentamente, era un Uomo Immortale. L’Ombra lo vide e si fermò, i due si guardarono negli occhi e l’Essere Eterno disse «Sei tu? Che ci fai da queste parti? Non è la tua storia» «Ti sbagli» rispose l’uomo con un sorriso beffardo «tutte le storie dei miei guerrieri sono le mie storie e questo è un Cavaliere della Tavola Rotonda. Sei tu che stai sbagliando momento. Ti prego di andartene» L’Ombra lo guardò e il gelo si fece ancora più intenso, poi si girò su stessa e sparì nel nulla.
L’uomo guardò i cani con dolcezza e li accarezzò uno a uno, con il dito indice picchiò leggermente il capo di LeWin, il gufo delle nevi. Poi si chinò e guardò negli occhi il guerriero «Artù» disse il Cavaliere della Slitta cercando di alzarsi «Fermo figliolo» disse il sovrano sorridendo, tutto intorno s’illuminò e il freddo si fece meno intenso «questo malanno non è niente di grave, capitava anche a me, ogni tanto. Mi ricordo una volta che per il dolore caddi da cavallo e per poco non mi ruppi tutte le ossa. Acqua, devi bere molta acqua. Ti ho portato una bevanda che ti aiuterà. Ora ti riempio la fiasca e aggiungo la magica R3764. Domani mattina starai meglio» Artù si mosse sicuro nel buio gelido e preparò quanto aveva detto. Il Cavaliere lo seguiva con lo sguardo.
A un tratto si sentì un gran frastuono e all’orizzonte comparve una schiera di cavalieri. Quei cavalli e quei guerrieri non temevano il freddo, si avvicinarono al galoppo e si fermarono poco distante. «Ora devo andare. Come vedi non possono stare senza di me, non riesco a liberarmene!» disse Artù ridendo di nuovo, poi chinandosi guardò negli occhi il suo cavaliere e disse «ubbidiscimi, fai come ti ho detto e vedrai che ritornerai presto in piedi. Non temere l’Ombra ora ha da fare. Ci vediamo mio fido» «Mio Sire, proprio in queste condizioni dovevo ricevervi?» disse l’ammalato «C’è sempre una spiegazione a tutto e non temere avremo modo di rivederci» Artù si alzò, si girò e si mosse in direzione del drappello. Un cavaliere gli allungò le redini di un cavallo bianco. Il sovrano mise un piede nella staffa dicendo «grazie Lancillotto» e montò in sella, guardò ancora la scena, tirò delicatamente le redini di lato, il cavallo si girò dolcemente e partì al galoppo. I suoi inseparabili compagni all'unisono fecero la stessa cosa e lo seguirono. Il Cavaliere della Slitta fece uno sforzo, si sollevò e li guardò sparire all’orizzonte, poi ricadde sfinito.

1 commento:

aurora ha detto...

Ma quando guarisce il mio Cavaliere, sento molto la sua mancanza.........