mercoledì 27 ottobre 2010

Le dita dell’Uomo che Veniva da Lontano


Eravamo dieci fratelli laggiù nel Kansas. Eravamo felici, ci piaceva molto il cielo, ma anche la terra. Le nostre dita erano lunghe e si spingevano in alto, noi volevamo sentire il profumo dell’aria, ma partivano dal basso per raccogliere la terra. Ci piaceva sentire gli schizzi delle gocce d’acqua che rimbalzavano e si posavano sul punto più basso delle nostre dita. Per anni abbiamo guardato in cielo e toccato la terra. Ci piaceva quando arrivavano le auto, potevamo accarezzarle. Erano un po’ fredde, forse inutili ma a volte portavano l’Uomo che Veniva da Lontano. Ci piaceva ancor di più quando, la piccola bambina della casa correva tra di noi, si fermava, ci toccava. Allora un brivido ci scuoteva, e a volte riuscivamo ad accarezzare i suoi capelli. Ci piaceva quell’uomo, a volte triste, che passava in mezzo a noi e si fermava a toccarci uno a uno. Poi un giorno, quando l'Uomo che Veniva da Lontano non c'era, ci hanno tagliato le dita. Prima l’indice che indicava Dio, il pollice grassottello, l’anulare che cantava la gioia dell’Amore, il medio che era il più folto, il più verde. Toccava a lui tenere unite le nostre mani, era lui che pregava per tutti. Infine hanno tagliato il mignolo, il più piccolo, la speranza. Tutto quel giorno è finito. Abbiamo visto quell’uomo solo passare sotto di noi, urlava per il dolore, avremmo voluto consolarlo ma non potevamo più toccarlo. Lui accarezzò le nostre ferite e questo ci donò un po’ di sollievo.
Ora noi siamo sempre laggiù nel Kansas, assomigliamo più a dei pali con dei ciuffi e quell’uomo non l’abbiamo visto più, laggiù nel Kansas.

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