venerdì 15 ottobre 2010

L'Uomo che Ride con gli Uccelli.

Il Guerriero si guardò intorno. Nulla non c’era nulla, non c’erano colori, solo una sfumatura che passava dal bianco intenso al velato. La notte era meglio, quando la luna illuminava il bianco del ghiaccio, però il freddo aumentava. Si ricordò dei suoi cipressi, si ricordò del loro splendore, delle loro punte acuminate, verdi lance che puntavano al cuore dell’universo. Si ricordò della sofferenza quando avevano reciso i loro rami più bassi, riascoltò il loro grido di dolore e il suo cuore fu trafitto ancora e ancora. Guardò in alto il cielo buio, cercò un punto su cui poter fissare il suo sguardo e proprio in quel momento vide passare la scia eterna che Juppiter Jovis, il gatto guaritore, aveva lasciato nello spazio. S’inginocchiò con la sua spada in pugno e lo rimpianse. Angelo ululò nella notte, un avvertimento. Ululò ancora e quel suono fece scricchiolare il ghiaccio eterno della Taiga. Merlino si svegliò e dal suo cespuglio tese le orecchie e comprese il canto del suo amico, sollevò le mani verso il cielo e chiese agli astri di illuminarsi. Il Cavaliere vide le luci delle stelle e smise di piangere. L'Uomo che Ride con gli Uccelli pianse lacrime amare, e capi che aveva fatto male a non ridere con i suoi simili, anche perché, gli uccelli non avevano mai riso con lui. Il Gufo delle Nevi si alzò in volo e scese lentamente sulle spalle del Guerriero, il giorno dopo  ci sarebbero state per loro nuove imprese e una lunga corsa sulla crosta di quel ghiaccio immortale. L’Uomo che Ride con gli Uccelli sarebbe rimasto indietro nel tempo per sempre.

2 commenti:

Jeanluc ha detto...

Un grande saluto ciao alla prossima puntata!

aurora ha detto...

Credo che nei tuoi scritti tu ci metta veramente il cuore, ecco perche' mi piacciono tanto riescono sempre a sorprendermi per la profondita' e la ricchezza che contengono. un caro saluto Aurora