martedì 28 settembre 2010

Bossi è un paroliere. Il nuovo gran mogol della canzone dialettale italiana.

Certo! Sono stupito che nessuno si sia accorto che la sua non è stata una battuta infelice. Infatti, il Bossi stava suggerendo un testo in rima a un giovane cantante di periferia. Sono stupito che nessuno si sia accorto del giovane con il microfono in mano al suo fianco. Quel giovane dalla risata "cristallina" è una promessa del bel canto popolare e presto sarà invitato alla nuova trasmissione internazionale PopularXFactor.  Bossi sull'armonia sussurratagli dal giovane stava componendo un testo innovativo per lui. Tutto qui, quanto baccano per nulla!

Nessun dorma!

lunedì 27 settembre 2010

Dalla parte di un elettore



“Dove esistono tante fazioni e tanti poteri di veto, ogni detentore di rendite piccole o grandi sa di essere più protetto contro l'azione del governo” , due righe carpite a Angelo Panebianco, vale proprio la pene leggere il suo bellissimo articolo su corriere.it, non posso fare copia/incolla perché la riproduzione è riservata, cliccate qui sotto per leggerlo, val proprio la pena.



http://www.corriere.it/editoriali/10_settembre_27/panebianco-dalla-parte-elettore_a11a1506-c9f6-11df-9db5-00144f02aabe.shtml

Bastum

«Romani, cittadini! Non sarete mica il popolo bue che diceva un altro Tappus passato da queste parti?!» chiese il Senatore alla folla radunata nel foro e tutti risposero in coro «Siiiiiiiiiiiiiii!».

Il Senatore girò le spalle e si allontanò verso casa mentre le strisce rosse della sua tunica disegnavano due cani da pastore incavolati. Gli individui della folla si girarono mesti, mesti e tornarono a casa con i loro bastum al collo (immagine figurata).

sabato 25 settembre 2010

Tappus, Finus, le patacche e le polpette avvelenate

«Uno monta un polverone promettendo dichiarazioni dirompenti. Dopo ore di attesa e il foro in tilt, emette parole serie, che però si sgonfiano in una difesa spuntata.  L’altro invece dice, bel bello, dopo aver montato il gran baccano  contro il suo ex compare, che il suo governo è lontano da quello che avviene intorno e lavora solo per il paese. Che si fa gente di Roma?» urlò il Senatore dal suo balcone «si torna a votare questi due?», poi girò su se stesso, le bande rosse svolazzarono nel tramonto disegnando patacche e polpette avvelenate, cioè tutto quel che restava di quel giorno e entrò in casa.

giovedì 23 settembre 2010

Il Cavaliere si racconta la Favola.

«Ho riscattato la mia vita o più probabilmente, la donna che amo l’ha trattenuta più volte. L’ultima volta mi ha preso per i capelli. L’Ombra sembrava mi avesse dato  Scacco Matto, ma non era così e lei è riuscita a farmi vedere una mossa nascosta, mi ha sorretto, allora ho spostato un fragile pedone e degli angeli mi hanno aiutato. Bene o male mi hanno tenuto in vita. Con il tempo sono tornato a camminare, però da quel giorno una parte del mio spirito è volata via e ora percorre le distese ghiacciate della Taiga eterna. Il luogo dei Guerrieri, uomini e donne che hanno scorto l’Ombra, che portano i segni di questo incontro o che lottano con un male. Donne e uomini che il destino unisce perché conoscono il senso profondo del coraggio. Pezzi d’anima che soli, su slitte trainate da magnifici cani, vanno alla ricerca della Verità e scorgono, attraverso la lente del ghiaccio, l’orrore del Mondo, l’esatto contrario.
Oltre l’ultimo cielo, oltre il buio assoluto, un buio che non è buio, ma assenza, oltre l'immaginazione umana, oltre la Curva dove tutto ha avuto inizio. Oltre il plasma iniziale, lì si stende l’immenso mondo ghiacciato della Taiga. Più oltre si trova la Verità, che solo il Mago Merlino è in grado di intuire.
I Guerrieri sono alla ricerca del cespuglio di biancospino da secoli, lì si nascondono il Mago dei maghi e la Fata delle fate, Niniane. Purtroppo il dolore che arriva dalla Terra rende difficile la loro ricerca e l’Ombra li pedina da vicino, senza sosta.
L’ultimo dei Cavalieri della Tavola Rotonda prende tempo giocando a scacchi e gli altri Guerrieri usano altri stratagemmi. Povere astuzie in cui però credono e così lottano nel gelo, nella sofferenza loro e con il dolore del mondo addosso. Queste donne e questi uomini difficilmente s’incontrano ma si ascoltano e a volte combattono insieme. Così come, a volte, si uniscono a loro gli elfi, le fate, gli animali fatati, gli esseri immortali e i Sette Savi. Tutti insieme cercano di combattere il Male che neppure l’Ombra sa da dove arriva».
Il Cavaliere guardò i suoi cani negli occhi e finalmente si addormentò. Le Win, la civetta delle nevi,  lanciò il suo grido verso l'Impossibile a difesa del sonno del suo amico.

"Intifada con la griffe" di Cesare Marinetti su La Stampa.it

Segnalo un bellissimo articolo e una bellissima foto apparsi oggi su "La Stampa", li potete trovare cliccando il link qui sotto, ma mi sono permesso di incollarli anche qui. Molto interessante anche il reportage di Paola Caridi, sempre su "La Stampa". Quando le riflessioni e le immagini sono così ben colte, penso debbano essere diffuse il più velocemente possibile e con tutti i mezzi.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=7866&ID_sezione=&sezione=

CESARE MARTINETTI
Attenti a questi ragazzi sbucati ieri nei paraggi della spianata delle Moschee in Nike, jeans a vita bassa e mutande griffate. Tirano pietre e non siglano una pace tuttora impossibile nell’infinito conflitto israelo-palestinese.

Ma segnalano almeno un passaggio: dall’Intifada delle ciabatte a quella delle griffe. Dal mondo dei non luoghi, dove ogni posto assomiglia a tutti gli altri, ai ragazzi di ogni luogo che anche loro si assomigliano tutti: a Gerusalemme Est o nelle banlieues parigine o nelle periferie italiane.

Il finale, come spesso accade da quelle parti, è tragico: un morto (palestinese) scontri, feriti, tensione. E ancora separatezze. La lingua della pace ancora inudibile. Eppure quei segni di omologazione, se non portano pace, qualcosa raccontano, come ci spiega Gabriele Vacis nell’intervista che pubblichiamo a pagina 17: sono il simbolo della volontà di uscire dal mondo dove sono nati e nel quale sono rinchiusi facendosi uguali agli altri. Quelle griffe sono l’alfabeto di una semantica ambigua: sottomessi alla merce ma in cerca di vita.

In un romanzo uscito qualche anno fa in Francia (Alì le magnifique) Jack-Alain Léger raccontava la calata del sabato delle torme dei «banlieusards» (i ragazzi di periferia) al centro di Parigi, quasi una processione rituale diretta alla venerazione dei nuovi idoli ammucchiati nelle nuove cattedrali: i grandi centri commerciali, primo tra tutti l’immenso Forum des Halles. Diceva Alì: «Entro, guardo, tocco, palpo, accarezzo, sniffo, apro, provo... Just do it, Nike, Reebok, Converse, Police, Adidas, Tacchini, Fila, Trussardi, Calvin Klein, Ralph Lauren, Hugo Boss, Umbro, Ellesse, Aigle. La vita, la vera vita è là, sottoterra, in mezzo alla merce...».

Nel reportage di Paola Caridi che trovate sempre a pagina 17, si legge che è nello shopping tra gli scaffali del Mega, il supermercato-mall del popolare quartiere di Talpyot, che israeliani e palestinesi sospendono le ostilità, mescolano i bisogni e forse i destini.

Certo, ci vuol altro che un paio di jeans di marca per ricomporre la storia. Specie se sono indosso ad un ragazzo con la faccia coperta e che si allunga nel gesto di lanciare una vecchia pietra uguale a quelle delle vecchie intifade. Però, ci dice il regista Vacis dopo tre anni passati a insegnare teatro da quelle parti, che pur indossando nickname da guerrieri quei ragazzi non vogliono morire. E che le ragazze non portano il velo. E tutti hanno energia da vendere per combattere una nuova battaglia e ottenere la cittadinanza del mondo libero. Le società giuste e gli uomini saggi sanno leggere i segni, anche quando sono impressi sull’elastico di un paio di mutande.

mercoledì 22 settembre 2010

Profumo in aria

«C’è uno strano profumo nell’aria. Profumo di bruciato o è meglio dire odore, meglio ancora puzza?». Il Senatore annusò l’aria di Roma e il suo naso si arricciò in una serie di rughette.  Poi si affacciò al balcone e urlò «Chi è che sta turlupinando? Da dove saltano fuori tutti questi soldi? Quella benedetta banca non stava forse per saltare in aria? Allora da dove arrivano tutti questi  denari elargiti a una sola persona?  Perché? Proprio adesso che il listino della banca è in calo del 3,2 per cento? Che senso ha? Gente di Roma sveglia, qui ci stanno prendendo per il………………e non è la prima volta!». Il Senatore si girò per tornare in casa, le strisce rosse della sua tunica si sollevarono formando  la classica forma di due chiappe e un caratteristico rumore si trasformò in aria più salubre di profumo. 

Una carezza sul naso.

«Dove ha origine il Cosmo, mi domandi Cavaliere. Potrei risponderti nel silenzio, nel pensiero illimitato o più “materialmente” nel plasma assoluto. Vago da sempre nel lato nascosto dell’eternità, che è vita, ma non conosco la sua origine. So che è legata a un’effimera libertà, forse quella che tu cerchi. Cavaliere torniamo a noi, a chi tocca muovere?».  L’uomo si guardò intorno. Guardò il suo cane negli occhi. Angelo gli sorrise, lui sapeva che lo stava facendo ed era un sorriso che nessun uomo era in grado di fare. Quel sorriso usciva da tutto quel piccolo essere fatto di muscoli scattanti, che non sentiva il freddo, che amava la vita e la Libertà, che conosceva i più profondi misteri della sua anima. Il guerriero rispose al suo sorriso, si tolse il guanto e lo accarezzò con un dito sul naso. Il cane mosse la coda nella direzione del Nord. Il Cavaliere guardò l’Ombra e disse «tocca a te muovere. Ti ricordi?». L’essere eterno si alzò e disse «Domani, forse. Ora devo andare, non posso fermarmi con te. Sei un buon giocatore. Tornerò lo sai!?. Laggiù, sulla terra, gira troppo denaro e troppo facilmente guadagnato, devo andare a vedere chi sono i ladri. Troppi temo e molti a causa loro avranno bisogno di me anzitempo. I primi, però, si sono dimenticati di me e credimi, contrariamente a quello che si pensa, sono dei pessimi giocatori». L’Ombra si allontanò verso Nord e sparì dietro il gelido profilo di una montagna.

mercoledì 15 settembre 2010

I fidanzatini delle miss Italia

A parte la "stupidità" dell'evento per la proclamazione di Miss Italia, che si allinea al panorama degli spettacoli televisivi. Ogni anno viene scritto, parlando della nuova reginetta che «.... la miss taldeitali è fidanzata con un taldeitali, che conosce fin da bambina». Di questo taldeitali non si parlerà mai più, per fortuna, ma mi domando a chi può importare questa notiziola e soprattutto chi ci crede. Sveglia siamo nel 2010 qualche cosa di buono nel tempo è stato fatto!