lunedì 26 luglio 2010

Il Cammelliere


Era una bella giornata quando Argon decise di allontanarsi dal suo mare e raggiungere il Principe dalle Sette Lame, lui aveva aspettato troppo. Molti cammelli erano passati. Guardò il suo mare con un velo di tristezza, sapeva che oltre quell’immensa distesa d’acqua c’era la risposta a tutti i suoi pensieri. Il Vento dell’Ovest gli aveva raccontato le sue storie. Infatti, tutte le sere, Argon si sedeva prima della grande spiaggia, nel momento in cui il vento soffiava più forte. Si copriva il volto, arrotolava la sciarpa verde intorno al collo e aspettava che il Vento iniziasse a raccontare le sue storie.

Un giorno il Vento dell’Ovest gli raccontò la storia di Olpherne. Olpherne era la Regina dei boschi, la principessa delle ombre degli alberi, la fata dei raggi di sole tra le foglie. I capelli di Olpherne erano verdi e le sue mani erano come fiori bianchi appena aperti, le sue dita erano petali delicati, i suoi occhi erano gialli e viola. Un giorno la Regina dei boschi si fece trasportare da una grande foglia verde - lei viaggiava così, si sedeva su una foglia e si faceva trasportare dal vento - viaggiò per un giorno e una notte. Olpherne era curiosa e spesso si metteva a sbirciare oltre le ultime piante, certo con un poco di timore perché lei amava le ombre e la luce filtrata, amava il profumo del muschio, le piaceva calpestare la morbida e scricchiolante terra dei boschi, le piaceva sedersi tra i funghi, per lei il mondo oltre il suo regno era troppo caldo, troppo secco, però le piaceva sbirciare. Quel giorno avrebbe preferito non vedere, perché fu il momento più drammatico della sua vita. Vide nella radura due enormi eserciti scontrarsi, non aveva mai visto nulla di simile, polvere, fragore, dardi che solcavano il cielo e s’incrociava per poi ricadere, lance, spade, scudi. Urla terribili. Sentì un fragore inaudito, nitriti di cavallo, rumore di motori fuori giri, colpi di mitragliatrici, cannoni, carri armati, elicotteri, bombardieri, caccia in picchiata, bombe anti uomo, anti cavallo, anti bambino, anti donna, anti mamma, anti papà, anti nonne e nonni, anti cugini, fratelli, cognati, cognate, sorelle, anti amici, anti tutto quello che si muoveva. Una scia di sangue. Quello che per la Regina dei Boschi fu un attimo drammatico, per gli uomini furono secoli.
Quando la battaglia finì, ritornò il silenzio, da quel giorno degli uomini non si ebbe più notizia. La Terra coprì il suo dolore, lo coprì con i colori delle praterie su cui correvano i bisonti, le zebre rincorse dai leoni e così tutti gli animali tornarono finalmente a vivere. Il bosco della Regina diventò più grande e si allargò sino ad arrivare vicino al Mare dove finalmente i pesci erano tornati a nuotare, a nascere e a darsi la caccia seguendo la dinamica naturale della vita. La Regina guardò tutto questo e ritornò a essere serena, allora si girò e camminando lentamente fece ritorno al centro del suo regno.
Quante storie Argon aveva ascoltato, il Vento gli aveva parlato degli uomini giusti, dei sapienti, dei profeti, ora era venuto il momento di partire, lì non avrebbe potuto raccontare tutto quello che sapeva, lì non viveva nessuno. Prese i suoi due cammelli e si allontanò verso la Porta Nera del Nord.

2 commenti:

aurora ha detto...

ciao, felice di leggerti, nei tuoi scritti oltre al piacere della lettura trovo sempre degli spunti intelligenti che mi fanno pensare e ragionare su molte cose, ringrazia anche il tuo amico per la preghiera che ha pubblicato. Buone vacanze

Lodovico Valentini Perugia ha detto...

Grazie Amica mia, buone vacanze anche a te. Ciao.