mercoledì 28 luglio 2010

Padre Nostro, una sua interpretazione

Perché scrivere di una preghiera in questo blog, perché sono convinto che le preghiere appartengano a tutti, senza escludere nessuno. Ognuno, ovviamente, è libero di leggerle o di chiudere la pagina. Chi le legge però a volte si trova in difficoltà nel comprendere il senso profondo di una preghiera. Infatti, le parole spesso nascondono la preghiera stessa.

L’altro giorno parlavo con il mio amico Sandro e il nostro discorso, non tanto incoerentemente, è caduto sul Padre Nostro. Stavamo ponendoci delle domande su Pomigliano d’Arco e Sandro pensando alle problematiche di questa vicenda mi ha dato la sua interpretazione del Padre Nostro, la più importante preghiera cristiana, che è preghiera ebraica. Ho capito che questa invocazione è azione. Infatti, è giusto raccogliersi e inginocchiarsi per coglierne il senso, ma poi bisogna alzarsi e agire. Siamo noi che dobbiamo creare il Regno, qui, ora, sulla terra.

Qui di seguito riporto la preghiera e poi la sua interpretazione.

Padre Nostro

Padre nostro che sei nei cieli,

sia santificato il tuo nome,

venga il tuo regno,

sia fatta la tua volontà,

come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

e rimetti a noi i nostri debiti

come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male.

«Padre, Abba, così inizia la preghiera del Padre Nostro. Abba, cioè l’appellativo con cui i bambini ebrei si rivolgevano al proprio “papà”. Questo nome era usato da Gesù nel suo rapporto con Dio (cfr. Mc 14,36). Nella forma che il Padre Nostro assume in Luca, il discepolo era invitato a rivolgersi a Dio nello stesso modo (Lc 11,2; cfr. Gal 4,6; Rm 8,15). Abba è vicino, Dio non è né in cielo, né in terra. Dio è ovunque, è nel nostro cuore e noi possiamo rivolgerci a Lui in qualunque momento e circostanza della nostra vita.

La preghiera prosegue con due richieste. La prima riguarda l’atteggiamento, il comportamento di Dio. La preghiera recita “venga il tuo regno”, cioè Padre realizza il Tuo regno in Terra, un Regno di Giustizia e di Pace, quel Regno che Gesù ha annunziato. Dio realizzando il Suo Regno deve santificare il Suo Nome, o più precisamente Dio santifica il Suo Nome e fa onore a Se stesso perché realizza il Suo progetto di salvezza.

Dopo queste due domande inerenti a quello che Dio deve fare, ne seguono altre due che riguardano noi stessi, sono due richieste specifiche su come dobbiamo comportarci. Come dobbiamo atteggiarci di fronte a Dio, cioè cosa dobbiamo chiedere per la nostra vita quotidiana in modo da anticipare, oggi, qui sulla terra, quel Regno di Dio del quale in precedenza abbiamo chiesto la realizzazione.

Due sono le cose fondamentali perché il Regno di Dio inizi nel presente, il pane di cui abbiamo bisogno oggi. In realtà, non abbiamo bisogno di una quantità infinita di pane, ma solo del necessario per vivere e lo chiediamo non solo per noi, ma per tutti gli altri. Infatti, è contro il piano di Dio che esistano uomini che si riempiono smisuratamente la pancia e altri che invece, non hanno neppure il necessario per sopravvivere. Poi oltre al pane chiediamo il perdono. Il perdono dei nostri peccati è qualche cosa di molto importante, perché questo perdono, che viene da Dio, deve poi diffondersi attraverso i rapporti tra le persone. Infatti, come Dio perdona noi, così anche noi perdoniamo gli altri.

Proprio nella ricerca di un pane e del perdono, che viene da Dio, evitiamo la tentazione. Così, Padre, non permettere che noi si soccomba nella tentazione. La tentazione è soprattutto l’egoismo, cioè cercare unicamente ciò che interessa a noi stessi dimenticandoci tutti gli altri».

lunedì 26 luglio 2010

Il Cammelliere


Era una bella giornata quando Argon decise di allontanarsi dal suo mare e raggiungere il Principe dalle Sette Lame, lui aveva aspettato troppo. Molti cammelli erano passati. Guardò il suo mare con un velo di tristezza, sapeva che oltre quell’immensa distesa d’acqua c’era la risposta a tutti i suoi pensieri. Il Vento dell’Ovest gli aveva raccontato le sue storie. Infatti, tutte le sere, Argon si sedeva prima della grande spiaggia, nel momento in cui il vento soffiava più forte. Si copriva il volto, arrotolava la sciarpa verde intorno al collo e aspettava che il Vento iniziasse a raccontare le sue storie.

Un giorno il Vento dell’Ovest gli raccontò la storia di Olpherne. Olpherne era la Regina dei boschi, la principessa delle ombre degli alberi, la fata dei raggi di sole tra le foglie. I capelli di Olpherne erano verdi e le sue mani erano come fiori bianchi appena aperti, le sue dita erano petali delicati, i suoi occhi erano gialli e viola. Un giorno la Regina dei boschi si fece trasportare da una grande foglia verde - lei viaggiava così, si sedeva su una foglia e si faceva trasportare dal vento - viaggiò per un giorno e una notte. Olpherne era curiosa e spesso si metteva a sbirciare oltre le ultime piante, certo con un poco di timore perché lei amava le ombre e la luce filtrata, amava il profumo del muschio, le piaceva calpestare la morbida e scricchiolante terra dei boschi, le piaceva sedersi tra i funghi, per lei il mondo oltre il suo regno era troppo caldo, troppo secco, però le piaceva sbirciare. Quel giorno avrebbe preferito non vedere, perché fu il momento più drammatico della sua vita. Vide nella radura due enormi eserciti scontrarsi, non aveva mai visto nulla di simile, polvere, fragore, dardi che solcavano il cielo e s’incrociava per poi ricadere, lance, spade, scudi. Urla terribili. Sentì un fragore inaudito, nitriti di cavallo, rumore di motori fuori giri, colpi di mitragliatrici, cannoni, carri armati, elicotteri, bombardieri, caccia in picchiata, bombe anti uomo, anti cavallo, anti bambino, anti donna, anti mamma, anti papà, anti nonne e nonni, anti cugini, fratelli, cognati, cognate, sorelle, anti amici, anti tutto quello che si muoveva. Una scia di sangue. Quello che per la Regina dei Boschi fu un attimo drammatico, per gli uomini furono secoli.
Quando la battaglia finì, ritornò il silenzio, da quel giorno degli uomini non si ebbe più notizia. La Terra coprì il suo dolore, lo coprì con i colori delle praterie su cui correvano i bisonti, le zebre rincorse dai leoni e così tutti gli animali tornarono finalmente a vivere. Il bosco della Regina diventò più grande e si allargò sino ad arrivare vicino al Mare dove finalmente i pesci erano tornati a nuotare, a nascere e a darsi la caccia seguendo la dinamica naturale della vita. La Regina guardò tutto questo e ritornò a essere serena, allora si girò e camminando lentamente fece ritorno al centro del suo regno.
Quante storie Argon aveva ascoltato, il Vento gli aveva parlato degli uomini giusti, dei sapienti, dei profeti, ora era venuto il momento di partire, lì non avrebbe potuto raccontare tutto quello che sapeva, lì non viveva nessuno. Prese i suoi due cammelli e si allontanò verso la Porta Nera del Nord.

domenica 25 luglio 2010

Mutandine di chiffon di Carlo Fruttero



Leggere le “memorie retribuite” di Carlo Fruttero è stato per me come ascoltare i ricordi di un amico. Mi sono immaginato, mentre lo leggevo, seduto di fianco a questo magnifico uomo sapiente e ho gustato i suoi brevi racconti scritti con un gusto e una delicatezza che raramente s’incontrano. “Mutandine di chiffon” è un libro da non perdere, ricordi a volte anche malinconici, ma che riescono sempre a strapparti un sorriso. 

mercoledì 14 luglio 2010

La Mangiopposizione





Il Senatore da settimane stava silenzioso seduto nel suo scranno, mentre una massa di malfattori, appartenenti alle sette più incredibili, si muoveva in quell’aula. Quei drammatici e pericolosi omuncoli confabulavano cose così turpi, che nessun orecchio umano - normale - avrebbe mai potuto sostenerne il peso.

«Oh! Cesare se tu fossi qui saresti già partito per la Gallia, per non fare mai più ritorno» pensava il Senatore «Farabutti incalliti, dalle mani grondanti sterco di pipistrello. Vecchi babbioni dalle tasche piene di denaro. Una quantità così eccessiva di denaro da diventare inutile. Vecchi flaccidi dal sedere molle sotto le vesti, esseri che trasudano potere sul nulla. Vecchi gonfi che già puzzano di decomposizione in atto. Uno che si spinge verso l’altro per tramare complotti già esausti sul nascere ma proprio per questo molto dannosi per il Paese. 
Oh! Cesare, almeno tu rubavi per finanziare le tue legioni e con il sogno di invadere qualche nuova terra e far più grande Roma. Questi rubano per loro stessi e per mantenere il loro potere su un Paese in rovina, dalle orecchie otturate e dagli occhi persi. Questi vegliardi, che molti ammirano - non capisco per che cosa - sono pronti a tutto, forse l’hanno già fatto proprio nello stesso momento in cui hanno pensato, ed io tra di voi che ci faccio? Nulla. L’opposizione non c’è più, almeno quella che c’era e che dovrebbe esserci. Oggi c’è una cosa nuova “l’altro lato della maggioranza” o più semplicemente “mangiopposizione”»
Al Senatore venne un conato di vomito, si alzò e uscì all’aria fresca della Città Imperiale, poi scese i gradini della grande scalinata e si asciugò il sudore freddo che gli colava dalla fronte con una delle sventolanti bande rosse dell'inutile tunica.

mercoledì 7 luglio 2010

Magnifici, che dire di più!



Non ho trovato Deep Dead Blue chi lo vuole ascoltare deve cercare il CD, credo introvabile, con lo stesso titolo. Auguri!

Elvis Costello e Bill Frisell "Deep Dead Blue"

"Deep Dead Blue"



Molto bella anche la versione di Elvis Costello e Bill Frisell.

“Deep Dead Blue”

Senza pace, senza pietà, né per se stesso, né per gli altri. A muso lungo, quasi strisciante, con gli occhi inclinati nel taglio, le mani doloranti nelle ossa delle dita. Quasi un ammonimento, un impedimento per il pugno della mano destra. La pala al soffitto ruotava inutilmente per attenuare il caldo che veniva dal basso come se il pavimento volesse trasformarsi. Era troppo spesso quel calore estivo, umido, pesante, immobile, inutile. Appoggiò le sue mani sulla tastiera fredda, piatta unica, senza spazi.  Nulla si poteva battere, nulla mandava un suono, era ormai una superficie di ghiaccio, nulla riusciva più a scendere e salire. Nulla.

Il dolore alle dita della mano destra diventava più intenso, il dolore agli occhi insopportabile, era colpa di quella cosa inutile, vile, traditrice della vita, del sangue che scorreva nelle vene, era la vecchiaia. Prese la foglia ingiallita posata  sulle pagine del rigo musicale senza note, la posò sul palmo della sua mano sinistra e la lanciò in aria, si sgretolò e cadde a terra in mille piccoli frammenti sospinti dall’aria mossa dalle pale. 
«Can you see me? Feel me! Touch me!» canticchiò il verso della canzone strascicandolo tra un Re e un Mi, tra un D e un E.
Le canzoni invecchiano e strappano un sorriso di misericordia. E’ inutile mentirsi la vecchiaia è orribile, la morte oscena e il dopo appartiene alle fattucchiere.
Finalmente la tastiera ritornò quella che era  e lui suonò “Deep Dead Blue”.

martedì 6 luglio 2010

Dov'è Ann Berry, mitica cantante degli SD(B)B?

I fan si saranno certamente accorti che nella formazione degli SD(B)B, che ha suonato per "The English Club", mancava Ann Berry, la lead singer del gruppo. Nessun cambiamento, infatti, la cantante era negli U.S.A., esattamente a Kansas City, il 22 giugno, giorno precedente alla "Lesson" degli SD(B)B, per una jam session con il più grande chitarrista del mondo Jim Douval. La cantante degli SD(B)B si è esibita al Memphis Slim Modern Club conseguendo un grande successo.  
Ann prima di partire ha dichiarato «Gli SD(B)B hanno molte facce, esattamente come il loro nome che muta a secondo i casi e di cui nessuno sa esattamente il significato».