martedì 25 maggio 2010

Ancora SD(B)B! Sempre SD(B)B!




Gli SD(B)B si sono esibiti il 21 maggio, nell'ormai storico locale milanese "Fiori Oscuri", situato nell'omonima via, che fiancheggia la Pinacoteca di Brera. Questo è un piccolo frammento della cover di "Piece of My Heart" che il gruppo ha eseguito di fronte ad un pubblico entusiasta.



giovedì 20 maggio 2010

Scacco!

Mentre l’Ombra si avvicinava, il Cavaliere della Slitta andò verso Le Win. Il gufo delle nevi era disteso nel ghiaccio con le candide ali aperte. Il Cavaliere lo raccolse in modo da evitare che il capo del rapace si piegasse, proprio come si fa con un bambino neonato e stringendolo al petto  iniziò a dondolarsi a destra e a sinistra per cullarlo. Cantò una canzone, un blues pieno di dolore ma anche di speranza, cantò la canzone di sua madre, quella che lui cantò poi alla sua Bimba:
«La pratellina aprì gli occhietti sorrise al cielo e sorrise al Sol e aperse i petali prima a sé stretti e aperse i petali prima a sé stretti….»
Le Win mosse il capo e le ali, guardò il Cavaliere e delicatamente scosse le piume del suo corpo. Il Cavaliere sorrise lo prese tra le sue mani, lo spinse verso l’alto del cielo e il gufo delle nevi spiccò il volo cantando la sua canzone. 
Nel frattempo l’Ombra si era seduta su un pattino della slitta e aspettava, il Cavaliere con calma, sorridendo si girò e si diresse verso l'essere, Angelo era al suo fianco incollato alla sua gamba sinistra, erano un unico corpo, così quelle due creature dei ghiacci erano invincibili. 
La spada nel sacco brillava della sua luce più intensa e i suoi bagliori mandavano verso l’alto un raggio d’oro.
Il Cavaliere si diresse verso uno zaino abbandonato vicino al contenitore della tenda ed estrasse la scatola rettangolare, poi si diresse verso la sua slitta, prese uno sgabello da campo, e aprì la scacchiera appoggiandola  di fronte all’Ombra, nel ghiaccio, poi sistemò i pezzi nella loro posizione, con precisione, esattamente com’erano dopo l'ultima partita e disse «tocca a te».
L’Ombra fissò la scacchiera con la sua immobile espressione, fredda, distante, impenetrabili, con quell’eterno velo di sarcasmo dipinto sulle labbra gelide, poi alzò il capo e guardò il Cavaliere negli occhi «bravo, sempre preciso e impeccabile» e mosse la sua mano verso il pezzo che intendeva muovere, lo strinse delicatamente, gelidamente tra il dito indice e il pollice, ma proprio quando stava per appoggiarlo sulla scacchiera, Le Win mandò un grido terribile, immenso, inimmaginabile, fantastico, colorato, vibrante.  L’ombra si distrasse e appoggiò il suo pezzo nel punto sbagliato senza accorgersi.
Il Cavaliere fissò l’Ombra negli occhi, senza paura. Guardò la scacchiera, poi di nuovo fissò il suo avversario, nessuna espressione traspariva sul suo volto e disse con calma «Ti spiace se mi alzo un attimo? Rifletto meglio in piedi» «Fai pure, oggi voglio riposarmi giocando con te, il Tempo mi aiuta laggiù sulla Terra. Sono stanco di chiudere tutte le storie, da quella della formica calpestata, passando dal topo intrappolato e dal gabbiano immerso nel petrolio o dal pesce affogato nello stesso, per finire con un uomo ucciso da una mina o colpito da un cecchino». Il Cavaliere si alzò sempre guardando negli occhi l’essere. Non aveva bisogno di guardare la scacchiera conosceva la superficie dell’oggetto, vedeva ogni congiunzione dei quadratini levigati, li sentiva nelle sue dita. Vedeva ogni pezzo, bianco o nero e in quel momento  i suoi, quelli chiari, assomigliavano alle ali candide di Le Win.
Poi si giro e Angelo si piazzò di fronte all’Ombra e la guardò con i suoi occhi azzurri, incredibilmente azzurri. L’Ombra ne fu distratta, non riuscì a non guardarli, anche per lei la luce che usciva da quello sguardo era riposante e si perse.
Il Cavaliere si girò, si sedette sullo sgabello, sfilò il guanto della mano destra e delicatamente spostò il cavallo dicendo «scacco!». L’Ombra abbassò il capo verso la scacchiera, il volto senza espressione. Così era, incredibilmente era così!. Guardò il guerriero del ghiaccio e il suo cane e disse «Mi sono divertito abbastanza, ci vediamo Cavaliere, ora devo proprio andare, mi aspettano. Tornerò presto» Si alzò e camminando lentamente sparì verso est. 

mercoledì 19 maggio 2010

Quante stupidate oggi dalla Palombelli. I giovani devono svegliarsi da soli, almeno ché a noi vada bene che continuino a dormire!



Nel titolo ho scritto "stupidate" perché non è nel mio stile utilizzare parole pesanti. Fatta questa precisazione, ne faccio un'altra, infatti, avevo cancellato questo post perché  mi sembrava poco in linea con il tono del  blog, ma ascoltando l'ultima parte su Rai2, della trasmissione "28 minuti" di oggi, condotta dalla Signora Barbara Palombelli, lo ripubblico. 

Urlo di dolore di un giovane in un corpo troppo vecchio!
In questo paese si fa troppo “politica” e si progetta poco o nulla. I politici, lasciando stare tutto il tempo che dedicano ai loro affari, sono più impegnati a smontare e a denigrarsi a vicenda, piuttosto che a costruire. Chi più e chi meno è compromesso, è difficile guardarli in faccia mentre parlano.
I giornalisti spesso danno una mano ai loro politici e così la libertà di stampa, quella che c’era si è persa.
Nessuno parla di un progetto, nessuno si muove con entusiasmo, quando va bene, tutto è oscuro, più spesso è turpe.
Anche noi, intendo noi cittadini siamo come loro, tutti chiusi nel nostro misero egoismo, i più a proteggere le piccole cose di tutti i giorni e i meno. I molto meno, ad arricchirsi realizzando spesso cose inutili o smontando quelle che funzionano.
Avete sentito parlare di qualche progetto? Personalmente non mi viene in mente nulla. Non percepisco nessuna spinta in avanti.
I giovani dove sono? Perché i giovani non si ribellano ai loro padri? Perché non si riuniscono a discutere del loro futuro, dei loro sogni? Perché non chiudono le televisioni e le consolle per uscire nelle piazze e urlare che vogliono un paese nuovo. Perché non contestano i loro padri leghisti, forzisti, fascisti, demononsocosa e veterocomunisti. Perché i giovani sono per la maggior parte delle mere duplicazioni dei loro padri?
Tempo fa, mi sono ribellato a mio padre, proprio perché aveva costruito, con gli altri, un nuovo paese.  Quel paese secondo me aveva bisogno di essere migliorato, ripulito da residui.
Questi padri ribelli, alcuni sono ormai nonni che cosa hanno fatto? Molti di loro sono “saliti sulle barricate”, dicendo di voler cambiare il mondo. Alcuni, pochi credetemi pochi, ci hanno creduto e si sono fatti del male. Altri, pochi ma purtroppo armati, hanno fatto del male agli altri, un male senza senso che non voleva condurre da nessuna parte, se non provocare un grande indicibile dolore alle vittime e poi al paese. Mi domando ancora il perché e nessuno mi risponde. C’era una strategia, infatti, molti sono tornati nei ranghi, trasformandosi nella classe dirigente che abbiamo. Questo non è il sogno che avevo, questo non è quello che volevo lasciare ai miei figli.
Dove sono finiti tutti quelli che sognavano come me? Forse non era un sogno, ho sempre avuto questo sospetto, era solo un evento all’interno di un incubo. Un incubo in cui oggi mi trovo e in cui vivo malissimo!
Certo il paese è migliorato da quando contestavo mio padre e la borghesia in generale, ma poi il paese si è fermato. Infatti, con la morte di Aldo Moro e quella di Enrico Berlinguer non ci sono più stati progetti. L’ultimo è stato il loro ed è finito nel sangue, poi è iniziata la fase distruttiva che non finisce più.
Solo progettando insieme è bello vivere, con il coraggio di dire quello che va e quello che non va, senza giri di parole, direttamente, seriamente e soprattutto serenamente. Com’è possibile che non ci sia più nessuno che ha voglia di rinnovare il pensiero dei propri mediocri padri, se mai l’hanno avuto veramente.
Solo i giovani possono avere la forza di girare le spalle a quello che c’è e  far sognare questo paese, questa volta per davvero e soprattutto senza violenza, magari iniziando con la musica. Vera musica e non quella confezionata che spesso oggi si ascolta!
Questo mio corpo, questo mio volto non corrispondono più all’impeto ribelle che mi scorre nel sangue, proprio a me che sono sempre restato nelle retrovie, prudente, doveva succedere questo? Questo mio corpo troppo somigliante al corpo di quelli che oggi sono i rappresentanti della classe dirigente mi tormenta, però so di non essere come loro e questo è un sollievo, purtroppo solo momentaneo.
Sveglia ragazzi! Tutto quello che vedete e sentite, non è la realtà.

lunedì 17 maggio 2010

L'armonia è andata via

Sono solo con il mio strumento appoggiato sulla coscia come se fosse un bambino addormentato. In sottofondo, il rumore della ventola del computer non ha nessuna melodia, ruota, è solo aria di micro polvere.
Questa sera non ho voglia di suonare, ho perso la nota, è frizzata via tra le mie dita, anche la mia band se né andata. Hanno raccolto i loro strumenti, sono saliti sul camper e si sono dileguati nel buio della notte. Non era più la mia band, non aveva più il cuore, aveva perso lo spirito. Oh si certo suonavano, forse suonavano meglio di prima, ma lo spirito era finito infondo alle loro mutande. Così avevo caricato il vecchio amplificatore nel baule della vettura e appoggiato delicatamente il mio rosso basso sui sedili posteriori ed ero tornato a casa.
C’è un momento in cui la musica finisce, c’è un momento in cui l’ultima nota esce dalla quarta corda, più acuta, più lunga. Hai sbagliato il tocco, l’indice è scivolato e la vibrazione è attutita, spezzata e si spegne. La nota felice è da un’altra parte, è volata via; un musicista più vero la tiene nelle sue mani, la osserva e compone l’armonia.
La ventola gira, la lucina rossa dell’amplificatore mi guarda, non oso toccare le ruvide e consumate corde dello strumento. Basso lo chiamano eppure ha un manico lungo e sottile che fugge verso un futuro che non conosco.

mercoledì 12 maggio 2010

giovedì 6 maggio 2010

Solo le nostra ossa!

«Va male, molto male. Caro Angelo si è rotto il pattino sinistro della nostra slitta». L’aski guardava il suo amico piegando il capo e guaendo. Il guerriero inchinato fissava la sua slitta rovesciata «In queste condizioni non potremo mai superare il tunnel di Guarda-Ni, questa volta il destino è contro di noi».
Lo sconforto lo prese e gettò nell’aria la lima che stringeva nella mano guantata. L’oggetto piroettò e come un fulmine ricadde violento a terra conficcandosi nel ghiaccio. Le Win appollaiato sul sacco delle armi, si alzò in volo, di scatto, lanciando il suo suono di disappunto e uno sguardo torvo verso il Cavaliere. Gli undici cani corsero intorno al loro amico e Angelo si attaccò alla sua gamba sinistra, il “tallone d’Achille” del Cavaliere si fece sentire. I neuroni si concentrarono intorno alla sua coscia facendola fremere, il maledetto clone chiuse la sua morsa. La spada nascosta nel sacco delle armi s’illuminò per un breve istante. «La nostra vita è in pericolo» disse il Cavaliere della Slitta, guardando i suoi amici «a volte un pensiero, a volte una parola, a volte il desiderio di aiutare può causare danni profondi. A volte irreparabili, proprio come accade al nostro pattino. Così è impossibile caricare la slitta, è impossibile correre veloci, maledizione è impossibile muoverci. Qui intorno c’è il deserto assoluto, non c’è ombra di legno. Solo un’immensa distesa di ghiaccio. Qui di rigido oltre al gelo, esistono solo le nostre ossa!».
L’Ombra arrivò con passo veloce, leggero, quasi danzante. Le Win si buttò in picchiata contro l’essere, ma rimbalzò contro l’invisibile e cadde a terra tramortito. La Fata delle fate era nel cespuglio con il suo amato, nulla volava intorno alla pattuglia dei ghiacci, solo un orribile silenzio.