giovedì 15 aprile 2010

Le Win il Gufo Bianco


Il Gufo Bianco guardò la slitta fermarsi e rimase immobile. Il Cavaliere appoggiò le redini e fece ruotare il suo mantello blu intorno alle spalle, Angelo con un salto laterale si liberò dei finimenti. Il Gufo Bianco delle Nevi roteò il capo e socchiuse gli occhi, un cristallo di ghiaccio si staccò dal suo corpo e cadde sul cappuccio dell’uomo. Il guerriero lo sentì rimbalzare sul copricapo spesso e alzò lo sguardo verso il ramo rinsecchito «salve Le Win è molto tempo che non ci incontriamo, dove sei stato tutto questo tempo? Hai forse trovato il cespuglio di biancospino? Certo che no! Sono molto stanco sai, il freddo si fa sempre più intenso, insopportabile, è la conseguenza di tutto quello che capita sulla Terra. Un giorno uno dei miei più cari amici mi disse “con il passare degli anni, assomigli sempre di più a un gufo!”. Tu cosa ne pensi amico mio?» Il Gufo volse in basso il capo e lo guardò torvo, inclinandolo leggermente e facendo arruffare le piccole piume bianche intorno al collo, poi aprì il becco e fece uno strano verso, chissà forse era una risata. Il Cavaliere proseguì «Fantastico, comunque io continuo a sentirmi molto umano, anche troppo, difatti ho la caviglia che mi fa male e non riesco a spingere la slitta. Tu eri con me quando arrivò quel colpo di sciabola, zic...zac, non riuscivo più a stare in piedi….». Il Gufo Bianco, all’improvviso sollevò le sue immense ali e le agitò con forza nell’aria, Angelo abbaiò e corse velocemente al fianco del guerriero. L’Ombra avanzava lenta e sicura sul ghiaccio, il lugubre mantello nero scivolava, in poco tempo fu di fronte al Cavaliere «Ti vedo stanco» disse con una leggera punta di sarcasmo «cosa ti è successo. Forse è a causa di quello che è capitato sulla Terra e quella cosa ti disturba molto, vero? Forse ti sei accorto che non vale la pena lottare, che non c’è nessun Sacro Graal, né qui, né là. Sei forse stato abbandonato dalle tue fate? E’ già successo in passato, non è vero? Vuoi riprendere la partita a scacchi, ho un po’ di tempo, posso restare con te». Angelo fece un salto da fermo fino all’altezza del non volto e abbaiò a pochi centimetri dal suo cappuccio. L’Ombra voltò il capo come fosse disgustata «Cavaliere dì a questo benedetto Angelo di non sputarmi addosso la sua collera, infondo apparteniamo tutti a questo mondo di ghiaccio. Sarà per la prossima volta, forse in un bosco, in riva a una spiaggia, o forse dentro l’acqua del mare, ricordi? Ci sarà sempre una prossima volta e in una di queste prossime volte non ci sarà il tuo amico, né fate, né Gufi delle Nevi. Saremo solo tu ed io, così finiremo in pace la nostra partita. Tutto sommato, tu sai che non c’è nulla di tragico è solo un copione stravisto, le cui pagine non si consumano mai» L’Ombra si voltò, fece due passi, si girò verso i tre amici, sollevò la mano guantata in un saluto e sparì nel nulla.
Il Cavaliere rabbrividì, il Gufo delle Nevi si sollevò leggero dal ramo e si posò sulla sua spalla sinistra, gli undici cani si unirono ad Angelo, si misero in cerchio intorno al loro amico e ulularono alla notte. La fata Aurora sentì il canto degli aski e sorrise. Il Cavaliere mise la mano nella tasca interna della giubba e presa la conchiglia, la guardò splendere e sorrise. «La ricerca del Sacro Graal non avrà mai fine, ci sarà sempre un Cavaliere della Tavola Rotonda e le pagine di questo copione saranno sempre d’oro, luminose, brilleranno in eterno e più del Sole».

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