mercoledì 21 aprile 2010

Il mio parrucchiere innamorato di una silhoutte.

Ogni volta che vado dal mio parrucchiere, che conosco da anni, mi domando perché sia così preso da Silvio Berlusconi.
Ovviamente non tocco assolutamente l’argomento, ma faccio una fatica primordiale.
Entrando nella bottega, come sempre, vedo il nuovo numero di “Tex” e “Il Giornale” appoggiati quasi in modo studiato, tutte le volte penso «Be infondo è un intellettuale!».
“Il Giornale” non lo considero minimamente, ma “Tex” è una lettura da veri intenditori. Guardo di nuovo quei fascicoli di carta e tutte le volte sono tentato di sfogliare il mitico fumetto, ma il problema è che non riesco più a leggere le strisce, non so perché, anche mia zia non ci riusciva, sarà un problema di famiglia!
Quando sono dal mio parrucchiere, sono tranquillo, lascio fuori il mondo con le sue magagne. Lì seduto, guardo il mio amico, sono anni che ci conosciamo, esattamente da quando i “Noi” suonavano al "Piper "di Milano.
Aspetto sereno il mio turno parlando del più e del meno, insomma le solite ciance che si fanno in questo tipo di botteghe. Ho qualche difficoltà quando si parla di football, questo sport non mi entusiasma più da anni, comunque cerco di fare del mio meglio, anche se non conosco i nomi dei calciatori e non ho mai capito la regola del fuorigioco.
Il problema diventa più complesso, se qualche avventore inizia a commentare la politica, tra l’altro c’è da domandarsi se in questo benedetto paese si parla di politica o si continua a parlare di calcio.
In questo caso, comunque, la mia scelta è il silenzio assoluto. Lo faccio solo perché non voglio essere frainteso dal mio amico acconciatore, con lui non voglio assolutamente discutere. Lui si è perso anni fa in un doppio petto blu, con la spalla napoletana squadrata e la silhoutte rigida, oserei dire imbalsamata, e il collo lungo, troppo lungo e largo, troppo largo. Lui lo ama e con l’amore non si discute.
Per fortuna questo evento capita molto raramente, oggi, però ho rischiato di cadere nella trappola. Infatti, ho sostenuto che la programmazione della RAI ha qualche programma culturalmente più interessante rispetto a Mediaset e che questo può giustificarne il pagamento del canone. Mamma mia che stupidata ho detto! Il caso mi ha dato una mano, infatti, è arrivato l’ingegnere, un avventore che conosco da anni, sfegatato dell’Inter, che è entrato dicendo «Tè vist?! Gliele abbiamo suonate a quegli spagnoli!». Che fortuna ho avuto, anche per questa volta non devo mettermi alla ricerca di un nuovo acconciatore.

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