giovedì 29 aprile 2010

Guarda-Ni

«Credo che dovremo superare insieme una nuova prova del suono. Sei pronto Angelo? Pensi che riusciremo a passare nel tunnel di Guarda-Ni? Che cosa pensano gli altri amici?» Il cane guardò il Cavaliere, nei suoi occhi era la risposta, lui figlio delle Stelle e della Magia, sapeva come fare. Guardò in alto e vide le lunghe mani di Niniane. Quella notte si potevano vedere le stelle in basso e la cupola scura dell’Oltre. «Penso» proseguì il Cavaliere «che il cespuglio di Merlino sia oltre quella strada, dobbiamo passare da lì. Merlino!   Se riuscissimo a trovare il Mago dei maghi, potremmo sapere la verità. Lui ha deciso che noi cavalieri cercassimo il Santo Graal e sicuramente conosce il segreto che nascondono queste parole. Dovremo limare i pattini della slitta, abbiamo bisogno di molta velocità per superare il suono e sfuggire alla forza di trazione del magnete. Sai una cosa, amico mio, in questi giorni continuo a pensare a mio figlio, come sempre d'altronde, lui non diventerà mai un Cavaliere della Tavola Rotonda, ma forse è meglio così, che pensi?» L’aski dissentì scuotendo ritmicamente la coda a sinistra.
Il Cavaliere si sfilò i guanti e accarezzò il suo amico sulla testa, Angelo appoggiò il suo muso sulla coscia dell’uomo seduto sul grande sacco che conteneva la tenda appoggiato sul terreno ghiacciato. Le Win arrivò volando da una direzione imprecisata, le sue ali bianche illuminarono la notte e lanciò il suo grido di battaglia, poi lentamente con una delicatezza incredibile si appoggiò sulla spalla sinistra dell’uomo, reclinò il capo, chiuse gli occhi e si addormentò.
«E’ tornato, deve aver attraversato la Foresta del Nano, è troppo stanco, mai vista una cosa del genere. Gli basteranno pochi minuti, aspettiamo che si svegli, poi metteremo i calzini agli aski e monteremo la tenda, anch’io ho bisogno di riposarmi e anche voi amici miei» disse rivolto ai dodici cani «E’ una buona notte per farlo!». Niniane sorrise, le lunghe mani lasciarono cadere un po’ di polvere di stelle sopra la pattuglia dei ghiacci e sparì verso nord.

domenica 25 aprile 2010

Bella Ciao!

Questa mattina mi sono alzato è l'ho cantata. Perdonare gli errori di tutti, ma mai dimenticare!




« Una mattina mi son svegliato,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
Una mattina mi son svegliato
e ho trovato l'invasor.

O partigiano, portami via,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
O partigiano, portami via,
ché mi sento di morir.

E se io muoio da partigiano,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E se io muoio da partigiano,
tu mi devi seppellir.

E seppellire (Mi porterai) lassù in (sulla) montagna,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E seppellire (Mi porterai) lassù in (sulla) montagna
sotto l'ombra di un bel fior.

E (Tutte) le genti che passeranno
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
E (Tutte) le genti che passeranno
Mi diranno «Che bel fior!»

«È questo il fiore del partigiano»,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
«È questo il fiore del partigiano
morto per la libertà!»

venerdì 23 aprile 2010

Ho spento tutto. Poi ho riacceso tutto perché il silenzio non serve!



Che tristezza, che orrore. Guardate i video di Youtube pubblicati oggi su Google, spero voi siate capaci di entrarci, è una sintesi della violenza fisica e verbale che noi, tutti insieme, esprimiamo. Sono rimasto profondamente impressionato, ho dovuto spegnere tutto per riprendermi. La stessa impressione comunque si può ottenere guardando la televisione e sfogliando i giornali.
Si può iniziare dai gridi razzisti dei tifosi, per passare alla maglia di un calciatore gettata per terra, proseguire ascoltando le parole di un primo ministro e assistere agli assalti della camorra in un locale, ascoltare le miserie di un sindaco e assistere alle violenze verbali e alla stupidità di una delle numerose trasmissioni tipo “Grande Fratello”.
Potrei andare avanti a lungo. Tanta, tanta stupidità e ignoranza, tantissima violenza che i nostri figli assorbono e imparano a utilizzare. Le organizzazioni politiche e religiose che dovrebbero mirare al benessere di tutti  fanno molto poco, mantenendo così lo stato delle cose. Dobbiamo però ricordarci che non stanno in piedi da sole, c’è chi le sostiene e le vuole così come sono. Siamo noi che le sosteniamo, siamo tutti responsabili, quelli a favore e quelli contro. Siamo capaci di parlare e di scrivere, ma non di costruire delle reali alternative. Siamo immobili e demandiamo ad altri il potere di proteggere i nostri egoismi. Almeno questo è quello che penso e sinceramente è un pensiero che mi rattrista da sempre. L’esempio che dovremmo seguire è quello della NONVIOLENZA, però non ci piace, è un’ipotesi da scartare, un’utopia, però alcuni ci hanno creduto e sono stati uccisi. Hanno forse sbagliato a sacrificare la loro vita per questo? Credo di no perché il Mondo va ripensato  guardando a loro.

mercoledì 21 aprile 2010

Il mio parrucchiere innamorato di una silhoutte.

Ogni volta che vado dal mio parrucchiere, che conosco da anni, mi domando perché sia così preso da Silvio Berlusconi.
Ovviamente non tocco assolutamente l’argomento, ma faccio una fatica primordiale.
Entrando nella bottega, come sempre, vedo il nuovo numero di “Tex” e “Il Giornale” appoggiati quasi in modo studiato, tutte le volte penso «Be infondo è un intellettuale!».
“Il Giornale” non lo considero minimamente, ma “Tex” è una lettura da veri intenditori. Guardo di nuovo quei fascicoli di carta e tutte le volte sono tentato di sfogliare il mitico fumetto, ma il problema è che non riesco più a leggere le strisce, non so perché, anche mia zia non ci riusciva, sarà un problema di famiglia!
Quando sono dal mio parrucchiere, sono tranquillo, lascio fuori il mondo con le sue magagne. Lì seduto, guardo il mio amico, sono anni che ci conosciamo, esattamente da quando i “Noi” suonavano al "Piper "di Milano.
Aspetto sereno il mio turno parlando del più e del meno, insomma le solite ciance che si fanno in questo tipo di botteghe. Ho qualche difficoltà quando si parla di football, questo sport non mi entusiasma più da anni, comunque cerco di fare del mio meglio, anche se non conosco i nomi dei calciatori e non ho mai capito la regola del fuorigioco.
Il problema diventa più complesso, se qualche avventore inizia a commentare la politica, tra l’altro c’è da domandarsi se in questo benedetto paese si parla di politica o si continua a parlare di calcio.
In questo caso, comunque, la mia scelta è il silenzio assoluto. Lo faccio solo perché non voglio essere frainteso dal mio amico acconciatore, con lui non voglio assolutamente discutere. Lui si è perso anni fa in un doppio petto blu, con la spalla napoletana squadrata e la silhoutte rigida, oserei dire imbalsamata, e il collo lungo, troppo lungo e largo, troppo largo. Lui lo ama e con l’amore non si discute.
Per fortuna questo evento capita molto raramente, oggi, però ho rischiato di cadere nella trappola. Infatti, ho sostenuto che la programmazione della RAI ha qualche programma culturalmente più interessante rispetto a Mediaset e che questo può giustificarne il pagamento del canone. Mamma mia che stupidata ho detto! Il caso mi ha dato una mano, infatti, è arrivato l’ingegnere, un avventore che conosco da anni, sfegatato dell’Inter, che è entrato dicendo «Tè vist?! Gliele abbiamo suonate a quegli spagnoli!». Che fortuna ho avuto, anche per questa volta non devo mettermi alla ricerca di un nuovo acconciatore.

martedì 20 aprile 2010

C’è chi parla e sembra non abbia pensato.

Sono contro quelli che pensano e quando parlano sembra che non abbiano pensato ( troppo pochi se ne accorgono).
Sono contro i codardi che in quei pensieri, quelli più meschini, ci si ritrovano.
Sono contro i delinquenti che in quei pensieri sguazzano.
Per essere più preciso, sono contro chi sfrutta l’ignoranza per far politica e spettacolo.
Così, sono contro chi calpesta l’intelligenza,
sono contro chi è in malafede,
sono contro i giornalisti prezzolati,
sono contro i politici compromessi,
sono contro la parola “libertà” utilizzata a sproposito,
sono contro le bandiere e le camice colorate, bianche o nere.
Sono contro l’uso opportunistico della parola “italia”.
Sono contro lo sfruttamento dell’egoismo e
soprattutto sono contro la diffusione strategica dell’ignoranza.

Sono con Roberto Saviano e sono indignato!

Sono indignato che gli italiani non si indignino. Sono con Saviano e chi non è con lui guardi la sua coscienza!

http://www.robertosaviano.it/articoli/il-premier-mi-vuole-zittire-ma-sui-clan-non-tacero-mai/

venerdì 16 aprile 2010

Ritagli da non perdere

Se siete incavolati andate a leggere "ritagli" di Fiamma Satta, vedrete vi passerà e se non siete abilioni sarete più arrabbiati di prima, ma molto, molto di più!

http://diversamenteaff-abile.gazzetta.it/post/22569960/Ritagli

giovedì 15 aprile 2010

Le Win il Gufo Bianco


Il Gufo Bianco guardò la slitta fermarsi e rimase immobile. Il Cavaliere appoggiò le redini e fece ruotare il suo mantello blu intorno alle spalle, Angelo con un salto laterale si liberò dei finimenti. Il Gufo Bianco delle Nevi roteò il capo e socchiuse gli occhi, un cristallo di ghiaccio si staccò dal suo corpo e cadde sul cappuccio dell’uomo. Il guerriero lo sentì rimbalzare sul copricapo spesso e alzò lo sguardo verso il ramo rinsecchito «salve Le Win è molto tempo che non ci incontriamo, dove sei stato tutto questo tempo? Hai forse trovato il cespuglio di biancospino? Certo che no! Sono molto stanco sai, il freddo si fa sempre più intenso, insopportabile, è la conseguenza di tutto quello che capita sulla Terra. Un giorno uno dei miei più cari amici mi disse “con il passare degli anni, assomigli sempre di più a un gufo!”. Tu cosa ne pensi amico mio?» Il Gufo volse in basso il capo e lo guardò torvo, inclinandolo leggermente e facendo arruffare le piccole piume bianche intorno al collo, poi aprì il becco e fece uno strano verso, chissà forse era una risata. Il Cavaliere proseguì «Fantastico, comunque io continuo a sentirmi molto umano, anche troppo, difatti ho la caviglia che mi fa male e non riesco a spingere la slitta. Tu eri con me quando arrivò quel colpo di sciabola, zic...zac, non riuscivo più a stare in piedi….». Il Gufo Bianco, all’improvviso sollevò le sue immense ali e le agitò con forza nell’aria, Angelo abbaiò e corse velocemente al fianco del guerriero. L’Ombra avanzava lenta e sicura sul ghiaccio, il lugubre mantello nero scivolava, in poco tempo fu di fronte al Cavaliere «Ti vedo stanco» disse con una leggera punta di sarcasmo «cosa ti è successo. Forse è a causa di quello che è capitato sulla Terra e quella cosa ti disturba molto, vero? Forse ti sei accorto che non vale la pena lottare, che non c’è nessun Sacro Graal, né qui, né là. Sei forse stato abbandonato dalle tue fate? E’ già successo in passato, non è vero? Vuoi riprendere la partita a scacchi, ho un po’ di tempo, posso restare con te». Angelo fece un salto da fermo fino all’altezza del non volto e abbaiò a pochi centimetri dal suo cappuccio. L’Ombra voltò il capo come fosse disgustata «Cavaliere dì a questo benedetto Angelo di non sputarmi addosso la sua collera, infondo apparteniamo tutti a questo mondo di ghiaccio. Sarà per la prossima volta, forse in un bosco, in riva a una spiaggia, o forse dentro l’acqua del mare, ricordi? Ci sarà sempre una prossima volta e in una di queste prossime volte non ci sarà il tuo amico, né fate, né Gufi delle Nevi. Saremo solo tu ed io, così finiremo in pace la nostra partita. Tutto sommato, tu sai che non c’è nulla di tragico è solo un copione stravisto, le cui pagine non si consumano mai» L’Ombra si voltò, fece due passi, si girò verso i tre amici, sollevò la mano guantata in un saluto e sparì nel nulla.
Il Cavaliere rabbrividì, il Gufo delle Nevi si sollevò leggero dal ramo e si posò sulla sua spalla sinistra, gli undici cani si unirono ad Angelo, si misero in cerchio intorno al loro amico e ulularono alla notte. La fata Aurora sentì il canto degli aski e sorrise. Il Cavaliere mise la mano nella tasca interna della giubba e presa la conchiglia, la guardò splendere e sorrise. «La ricerca del Sacro Graal non avrà mai fine, ci sarà sempre un Cavaliere della Tavola Rotonda e le pagine di questo copione saranno sempre d’oro, luminose, brilleranno in eterno e più del Sole».

Nevrosi ancestrali

Siamo tutti legati a un filo che si perde nel passato. Ognuno di noi è un piccolo nodo di un gomitolo e tutti ci portiamo dentro delle “nevrosi ancestrali”. Nella nostra origine si nasconda la realtà di quello che siamo e di quello che la nostra discendenza sarà. Solo un grande fiocco fatto dall’unione di tutti noi può vincere le nostre “nevrosi ancestrali” e cambiare il Futuro.

Il Grande Fiocco può essere fatto solo con l’Amore fraterno e l’abbandono dei nostri singoli egoismi, i quali coprono le nostre individuali “nevrosi ancestrali”.

Ogni volta che pensiamo che chi fa del male sia diverso da noi, sbagliamo, perché noi siamo lui e lui è noi. Tutto il male del mondo ha la sua origine nel primo attorcigliarsi del nodo. Così, se pensiamo al peggiore degli uomini, quello che ha fatto le cose più turpi, ebbene quello è un nodo identico a noi e noi siamo tutti responsabili per quello che quell’unico ha fatto. La responsabilità del male è comune, condannare e giudicare è inutile, sarebbe molto più efficace cercare insieme di battere le nostre “nevrosi ancestrali”, forse questa è l’unica via per dare un significato al continuo attorcigliarsi di nodi nevrotici.

Ho scritto questo per sentirmi più vicino a dei miei amici che stanno attraversando un momento molto difficile, il destino li sta mettendo alla prova. Per difendersi utilizzano l’arrocco, è quello che facciamo tutti perché i nostri simili, cioè noi, non sappiamo tendere la mano nel modo giusto e non sappiamo, dall’altro lato, accogliere la mano che ci viene tesa.

mercoledì 14 aprile 2010

Le parole di Tarcisio Bertone.

Le lettere e le parole sono, secondo me, Sacre perché dono di Dio fatto all’Uomo.

La parola, infatti, ci permette di essere individui e comunità. L’alternativa sarebbe di esprimerci a gesti e a volte sarebbe meglio fosse così!

Il Dono della Parola però ci chiede qualche cosa in cambio, cioè di sopportare e perdonare chi utilizza a sproposito o in modo imperfetto le lettere, anche perché a tutti capita di farlo, sicuramente più di una volta nella vita.

In questo caso però, come cristiano e come un uomo libero mi permetto di sostenere con fermezza che non condivido quanto sostenuto da Tarcisio Bertone.

Sicuramente la frase detta da Bertone non è stata detta a caso e questo aggrava pesantemente la situazione.
Sono indignato e penso che tutta la comunità cristiana dovrebbe indignarsi e rifiutare tali asserzioni ponendosi a fianco di tutti gli omosessuali del mondo.

lunedì 12 aprile 2010

La ficaia con il nome

Quel giorno la sua mano era armata. Aveva ripulito quel ramo contorto con cura, ne aveva ricavato un bastone con una strana forma. L’impugnatura formava una specie di pomolo, che aveva colorato di rosso, poi aveva inciso il suo nome vicino alla punta. Il bastone sembrava un’arma Wyandotte, mancava solo qualche piuma.
In realtà aveva intagliato quel bastone d’olivo senza grande cura, la sua intenzione era di utilizzarlo come aiuto per camminare nei boschi, infatti, in quei giorni la sua caviglia sinistra era più dolorante del solito. L’umidità, dopo le forti piogge primaverili, era aumentata considerevolmente e questo acuiva i suoi dolori reumatici.
A terra giacevano rami d’olivo ovunque, era il periodo della potatura e quell’anno a causa dell’inverno eccessivamente rigido, le piante avevano sofferto per il gelo, così era stata necessaria una potatura più energica.
Camminava assorto guardandosi intorno e respirando l’aria. Sulle montagne aveva nevicato ancora e il vento era freddo e penetrante.
Le potature erano necessarie ma quelle eccessive, proprio non le sopportava, s’innervosiva. Gli sembrava che gli alberi mandassero delle grida di dolore che lui coglieva, aveva paura che quel dolore fosse per loro insopportabile e che la linfa si ritirasse nelle loro vene.
Prese la via del villaggio lasciandosi alle spalle i suoi olivi, quell’anno sicuramente avrebbero prodotto meno frutti e l’olio sarebbe stato poco, pensava.
Girò l’angolo del vecchio casolare e vide in lontananza la ficaia, guardò la pianta che da secoli tendeva le sue braccia in tutte le direzioni. Sentì un urlo spaventoso nella sua testa, il grido si tramutò in un clamore lacerante, insopportabile, lugubre. Un dolore intenso trafisse il suo cervello. Guardò di nuovo la ficaia e vide un uomo arrampicato su una scala che segava i rami della pianta. Capì e si mise a correre.
Il terreno era in discesa, ripido e pieno di tronchi e rami di olivo. Saltava come un capriolo, non sentiva più il dolore della caviglia. Il bastone in mano come un’ascia, urlava un canto di battaglia sconosciuto, terribile, che riempì la vallata.
Correva e saltava. In un attimo arrivò, si arrampicò sui pioli della scala alla velocità di un gatto spaventato e colpì con un colpo secco, mortale quell’uomo che senza una ragione recideva i rami della pianta sacra e mentre lo sventurato precipitava a terra, lui e il suo bastone si trasformarono in quei rami recisi, le sue braccia si tesero verso l'alto e si riempirono di gemme.
Andate al Monte, chiedete di Umbertino, lui vi porterà alla Ficaia dello Spirito e vi farà vedere un ramo, quello più grosso e contorto. E' come un urlo quel ramo, ha un nome inciso nel mezzo e il suo apice finisce con un pomolo rosso, come l’arma di un guerriero Wyandotte.