sabato 20 marzo 2010

La Principessa Irlandese e Milano con i suoi navigli. Musica.

Avete mai incontrato una Principessa Irlandese? Io si! Lungo il Naviglio. A quei tempi i navigli erano pieni d’acqua e giravano per tutta la città. Forse Milano era un pochino più sporca, ma era una sozzura naturale, inevitabile, umana. Forse l’acqua non era proprio profumata, ma non ci facevamo particolarmente caso. Le chiatte passavano lente, qualcuno urlava da un ponte, il timoniere fischiava e le foglie autunnali volavano leggere sospinte da una lieve brezza. L'aria era pulita arrivava seguendo l'acqua.
Stavo dicendo che camminavo assorto nei miei pensieri, anzi stavo componendo un nuovo brano che mi era venuto in mente in sogno la notte passata. Spesso mi succedeva, infatti, la musica, le parole da scrivere, o i movimenti della matita e del pennello, arrivano in sogno. Non ci appartengono, arrivano da lontano. Se voi guardate in alto, oltre. Ho detto più oltre, più oltre, ancora di più! Non basta ancora, dovete proprio dimenticare di avere gli occhi, dovete scordare il solito modo, permettetemi di dirlo, banale con cui guardate. Ho detto più oltre! Se ci riuscirete, potrete vedere un cielo solcato da infiniti pensieri, sembrano degli angeli. Non lo sono. Sono i sogni di quelli che sono nati prima di voi e di quelli che nasceranno dopo di voi. Da quei pensieri nasce l’arte, improvvisamente uno spirito si stacca dai sui fratelli e scende sulla terra, si trasforma e diventa musica, scritto, scienza, filosofia, pittura, scultura, insomma tutto quello che di meglio l’uomo sa fare.
Allora dicevo, stavo pensando alla musica, misi le mani in tasca e presi il mio taccuino, lo aprii tracciai le linee del rigo e sempre camminando scrissi le note. Quando alzai la testa, la vidi arrivare. Aveva una tempesta di capelli rossi che si muovevano come fiamme al vento, camminava veloce, era la Principessa Irlandese. Non avevo mai visto l’Irlanda, l’avevo immaginata, forse non era così come la pensavo, ma lei era esattamente come l’avevo immaginata. La donna arrivò alla mia altezza e si fermò di colpo e mi chiese «cosa sta facendo? Un disegno?» il suo italiano era quello che ci si può immaginare, fate voi, che importanza ha. Le risposi che stavo scrivendo delle note, così come le ricordavo. Mi carpì il taccuino dalla mano e iniziò a cantare. Cantava senza mormorare parole, l’armonia riempì l’aria. Quella musica non era più mia apparteneva a tutti quelli che volevano ascoltarla. Infatti, le finestre delle case intorno si aprirono, chi poteva uscì sul balcone. Un ciabattino uscì dalla sua bottega con il martello e iniziò a battere il tempo picchiando lo strumento contro la suola di una scarpa. Una ragazzina si precipitò in strada vestita con il suo tutu e iniziò a danzare. Un uomo, che forse riposava sotto un ponte, arrivò con passo celere, prese la fisarmonica che teneva dietro le spalle e iniziò a suonare. Quello fu il più bel giorno della mia vita, per un attimo divenni un compositore di successo.
La Principessa ed io camminammo per un po’, ci raccontammo molte cose con gioia. Lei era veramente una principessa, viveva in Irlanda, a Dublino. Così discorrendo e ridendo arrivammo all’angolo di una strada, proprio dove si trovava una chiusa. Lei mi guardò e capii che non l’avrei mai più rivista. Mentre se ne andava, si girò un paio di volte e poi sparì, oltre gli alberi di un giardino. Lei era la mia musica.
Sarebbe bello che questa città riavesse i suoi navigli, sarebbe una città molto più serena, più vicina alla realtà della sua storia, dove forse anche altri potrebbero incontrare una Principessa Irlandese, ma questa è veramente una favola. 

1 commento:

Jeanluc ha detto...

Bello! Beh avvolte i sogni diventano realtà e chissà, magari un giorno i navigli torneranno all' antico e forse, allora, le persone riusciranno a vedere oltre! Complimenti!