mercoledì 24 febbraio 2010

Strisce di Speranza

«Tu hai speranza» chiese l’Ombra al Cavaliere «Sì, la speranza non si nega a nessuno, ma la fede è altra cosa» «Che vuoi dire?» chiese l’ospite seduto sul bordo della slitta, mentre cercava di frugare nello zaino del Cavaliere in cerca degli scacchi. Il Cavaliere fece finta di niente ma sentì il solito brivido gelato lungo la schiena e rispose «Qualsiasi sia il mio ragionamento potrebbe essere confutato facilmente da chiunque e tu, invece, rispondi a tutti con l’invalicabile. Che frughi lì dentro?» «Lo sai» «Non è qui» «Non importa tornerò» «Non ho alcun dubbio! Ecco dove finisce la fede» disse il Cavaliere stringendosi nel mantello «Sicuramente mi troverai impreparato come tutti, di una cosa sono certo la Fede è sulla terra ed è lì che l’uomo la deve cercare, il resto potrebbe anche esserci ma che importanza ha se non ha un inizio laggiù», il Cavaliere della Slitta indicò un punto trasparente nel ghiaccio da dove era possibile vedere il Pianeta Azzurro. Silenzio.
«Vado» disse l’Ombra alzandosi e allontanandosi nel buio della notte «ho proprio qualche impegno laggiù». Il Cavaliere si alzò mentre Angelo abbaiava verso “quel qualcosa” che svanì.
Quella notte nessuna fata si era fatta vedere, ma in alto, oltre il blu ghiacciato della notte, strisce d’oro e d’argento illuminavano l’Infinità. 

venerdì 19 febbraio 2010

“Noi”. Una band nel grigio intenso della città

La formazione originale dei “Noi” non si riunirà!

Un dramma per i fans che vedono deluse le loro attese. Infatti, il mitico lead singer della band, Alberto Signorini, non tornerà a calcare le scene. Vi domanderete il perché, questo resterà un segreto che solo Carlo Angelo Tosi conosce e che, non ostante le mie insistenze, ha voluto tenere solo per se.

Ha detto solo, con un velo di malinconia «Alberto è un amico e la musica è nella sua voce, anche quando parla». Poi si è alzato, mi ha dato la mano, ha preso la custodia con il suo strumento ed è uscito dalla porta del Bar Magenta. L’ho visto allontanarsi, con il suo passo leggermente claudicante, incurante della pioggia intensa e torbida di questa città, che in ogni caso c’è, anche nel suo grigio. A voi cercarla!

martedì 16 febbraio 2010

Per quel giorno

La bufera era passata. L’ombra era entrata nella tenda e aveva cercato in silenzio la scatola degli sacchi.

Angelo faceva finta di dormire, sdraiato sulla pancia del suo più grande amico. Il suo orecchio sinistro aveva seguito l’Essere del Silenzio Assoluto muoversi. I denti del cane sembrarono aprirsi in un sorriso di soddisfazione. Gli scacchi erano sotto la pancia di Teodora la sua compagna, lei non si sarebbe spostata nemmeno se un tuono fosse scoppiato all’interno della tenda.

L’Ombra sapeva tutto, ma sentì un richiamo, un canto che nessun uomo e mortale avrebbero potuto udire, uscì dalla tenda.

Niniane stava cantando la più bella delle canzoni che diceva “la vita è meravigliosa e va oltre l’Oltre. Vola tra le banalità e le meschinità del Mondo. Nessun libro potrà mai descrivere la sua meraviglia. Nessun dolore potrà cancellare i suoi colori e la sua gioia. Nessun Cavaliere della Tavola Rotonda perirà mai in realtà”

Il Non Volto prese la direzione d’altri dolori. Per quel giorno.

Niniane sorvolò la tenda e sciolse col calore del suo alito il ghiaccio che la copriva.

venerdì 12 febbraio 2010

Leggere, leggere, leggere!

Leggere, leggere, leggere!

Appunto per capire dovete leggere e per leggere dovete cliccare e perdere ancora qualche secondo. Ricordate ogni secondo di lettura è Vita!

“Ciao, sono io” di Renata Prevost

Ieri sera sono andato alla presentazione del libro di un’amica, Renata Prevost, del mio amico Carlo Angelo Tosi.
Una presentazione molto gradevole e simpatica. La persona che mi ha colpito di più, anche se ho scambiato con lei solo due parole, è stata la rappresentante della Casa Editrice ExCogita. Poche parole, a volte, valgono più di molte, basta uno sguardo o un movimento, poche note come nella musica.
Conoscevo già Renata Prevost, così di sfuggita, il mio amico né parla sempre con grande entusiasmo, ma lui ha vissuto in sua compagnia alcuni momenti intensi della sua vita.
Del libro che stringo nella mia mano, con la copertina rossa, non posso dire molto, l’ho appena preso!
In ogni caso scriverò qualche cosa quando l’avrò letto. Da quello che mi ha raccontato Carlo, sarà sicuramente interessante e lo sguardo di Renata Prevost è già stato una premessa.

Katie Melua Principessa della Musica


Conoscevo di Katie Melua solo un brano, che radio e TV hanno messo on air per qualche tempo, poi più nulla. Il brano si chiama “Nine Million Bicycles”, bello, dolce, romantico e commerciabile ma Katie è molto di più. Sicuramente è una grande artista, sicuramente da ascoltare dal vivo, ma in Italia per ora non sarà possibile e allora vi consiglio il suo CD dal vivo “Katie Melua Live at The O² Arena”. Questo CD è imperdibile per due motivi, per ascoltare questa Principessa della Musica e per i musicisti che la accompagnano. Aspetto i vostri commenti.

martedì 9 febbraio 2010

Il senso creativo della Libertà

Ci sono pensieri, progetti, opere d’arte che ti lasciano sospeso. Tenti di avvicinarti, di comprendere, di condividere, ma è come se qualche cosa ti respingesse, anzi è proprio il tuo profondo che si mobilita e t’impedisce di fare un altro passo. In effetti, percepisci qualche cosa di positivo, di condivisibile, e così ritorni spesso a pensare, a guardare, ad ascoltare. Vorresti avvicinarti, parlare, guardare, leggere, scrivere.
Niente da fare! Probabilmente è solo un riflesso dovuto alla luce del dipinto, all'inizio del libro, al tono di voce con cui è esposto un progetto.
In realtà penso sia qualche cosa di più, di molto più profondo. E’ il senso creativo della Libertà. Una Libertà che va oltre il limite della stessa parola, che essendo umana è chiusa, anche se ogni lettera è sacra proprio perché umana.
Tutti noi dovremmo essere tesi, uniti nella scoperta della Libertà. Il nostro progetto di vita dovrebbe essere questo. Invece quanti limiti ci impediscono di raggiungerla e quanti ci vengono posti ogni giorno. Ognuno può pensarne uno e, se questo non nuoce a essere vivente o cosa, allora è un limite da eliminare.
Questo forse, tornando all’inizio del mio pensiero, è il motivo che a volte mi ferma. Infatti, probabilmente in quel progetto, in quell’opera, in quell’azione manca la tensione verso la Libertà.

lunedì 8 febbraio 2010

Le galline starnazzanti di Flavius Smucciantis

Il Senatore vide passare sotto il suo balcone Flavius e gli urlò «L’avevo detto che le tue galline starnazzanti sarebbero state terribili per le orecchie e per la ragione. Orribilis Flavius, orribilis!» Le bande rosse della tunica sembrarono serpenti e qualcuno sentì anche rumore di sonagli.

Cecilia Bartoli: Anch'il mar par che sommerga (Vivaldi)

Che meraviglia!

Una nota leggera e fluttuante

Quella notte cadde molto ghiaccio. Dentro la tenda il Cavaliere aveva accolto i suoi dodici cani, sapeva che non avrebbero potuto resistere alla tempesta.
La tenda, completamente aperta nella sua ampiezza, poteva contenere quattro persone, così quella pattuglia dei ghiacci aveva dovuto adattarsi. Infatti, i cani si erano accucciati uno sopra l’altro lungo le pareti e l’uomo in mezzo con Angelo sopra la pancia. Gli aski, normalmente, preferivano dormire all’aperto ed era stato difficile convincerli a entrare. Al Cavaliere era già successo di dover insistere in passato, ma quando le prime stelle di neve ghiacciata avevano iniziato a cadere, gli undici erano entrarti e anche piuttosto velocemente. Infatti, le stelle erano taglienti e penetravano attraverso i loro mantelli e raggiungevano la carne bruciandola.  Il Cavaliere insieme al suo amico Angelo era entrato per ultimo dopo aver controllato ancora una  volta la tensione dei teli che coprivano la slitta.
Fuori il vento soffiava in modo impressionante, il Cavaliere accese il suo piccolo strumento per ascoltare la musica e la voce di Cecilia Bartoli riscaldò l’aria, i cani erano attenti a ogni modulazione della voce della grande artista. Gli amici del Cavaliere apprezzavano la buona musica e lui insieme con loro si sentiva meno solo, guardava i loro occhi azzurri e si perdeva nei ricordi del suo passato. Angelo ascoltava con un solo orecchio, l’altro rimaneva attento a qualsiasi rumore esterno. Il pericolo si muoveva più sicuro nei venti tempestosi, non temeva il gelo.  L’Ombra era freddo intenso, folata ghiacciata e oscurità immobile.
Quella notte Niniane, la Fata delle fate vegliava e la fata Aurora spargeva sale del suo Mare sopra i teli della tenda, così i cristalli toccandoli si distendevano come brina su fili d’erba.
Cecilia terminò di cantare e la pattuglia della Taiga si addormentò sull’ultima nota, leggera e fluttuante.

venerdì 5 febbraio 2010

Frank Zappa TV - Discoring ITA - 1984

Già allora era precaria la situazione economica, per fortuna non questi due indimenticabili personaggi!

Flavius Smucciantis, bel risultato?! Ora al Forum Magnumrai II si va a pezzi.

«Cari miei» disse il Senatore, ai vecchi tromboni raccolti nel senato «siete contenti del risultato? Ora ci sono molti meno affezionati al Forum Magnumrai II. Io ad esempio, come molti altri, vado la mattina presto a sentire i racconti e le beffe di Dosum e Prestae, poi vado a farmi una bella passeggiata e magari torno più tardi. Magari! Ho la sensazione che solo la Palumbella sia contenta di Flavius. Perché?». Quel giorno il Senatore era tranquillo e uscì alla luce del sole senza far sventolare le bande rosse.

mercoledì 3 febbraio 2010

L’Assassino

La donna strillava nella sua strana lingua, sembrava tedesco, non lo era. Era solo un’intensa, drammatica, completa, oscura disperazione che non lasciava angoli dove nascondersi. Quando la follia prende l’intera essenza, vengono a mancare degli spazi nell'anima dove potersi rifugiare. Tutto il corpo diventa un involucro pieno di sostanze buie e pesanti.
La Donna Strillante era in questa situazione. La sua personalità si era trasferita in un’altra personalità e lei non aveva più un’individualità riconoscibile. Strillava nella sua strana lingua «noi abbiamo fatto, abbiamo suonato, siamo andati in barca, abbiamo mangiato un toast». Tutto era una sola cosa.
Eppure erano in due!
La donna annullata in questa duplicità, annullava la personalità dell’altro, che viveva terrorizzato in un limbo fatto di suoni troppo acuti, di lamenti puerili, perso in discorsi che non erano suoi, in obiettivi troppi grandi, che non poteva capire ma che perseguiva per difendersi. Riusciva a vivere, a prendere un po’ di respiro in piccoli spazi dove si nascondeva. Lì finalmente trovava il suo mondo, uno spazio silenzioso fatto di leggeri suoni che accompagnava ritmicamente con la sua voce. In quel mondo cercava pirati che lo liberassero da sua madre.
Ogni genitore, nel suo intimo, vorrebbe che il proprio figlio fosse il migliore, fosse l’oggetto del proprio riscatto, il premio dovuto per la sua vita. Solo limitando quest’aspetto si può, forse sperare di dare delle discrete basi alla Libertà dei figli. Tutto il resto è errore non rimediabile, pericoloso per il singolo individuo e a volte, purtroppo spesso, per tutta la società.
La donna aveva ormai fatto tutti questi errori. Lo sapeva ma l’aveva dimenticato e così pensava, dentro il baratro della sua stessa rovina, di essere nel giusto. Lei aveva una grande esperienza, aveva fatto tutto nella vita, aveva curato tanti pazienti, non poteva sbagliare. Erano gli altri che avevano bisogno di aiuto, che avevano necessità di una terapia. Lei no, lei sapeva tutto e le sue scelte erano sempre le migliori, intanto la sua disperazione cresceva e così si nascondeva nella persistente, assurda, pesante promozione di chi non voleva essere promosso. Lui voleva semplicemente essere lasciato in pace.
Ogni giorno era un dramma, dal momento del risveglio sino a notte inoltrata, nulla aveva un senso, nulla. Nemmeno il silenzio era ristoro, al contrario a volte diventava così inopportuno da trasformarsi in rumore spaventoso. In quei momenti il silenzio divorava tutto, anche gli oggetti e la spingeva a guardare oltre il guardabile. La testa allora sembrava ruotare su se stessa, nulla aveva direzione, niente aveva un senso. Tutto era un’immane, voluta, cercata, perseguita, drammatica, intensa, implacabile solitudine.
Ognuno ha il suo attimo, la sua piccola misura di follia. Piccole malattie, dono dei nostri genitori, nodi dolorosi che si perdono infiniti nel passato. Piccoli, soffocati dolori che nelle loro potenzialità possono portare sino al gesto estremo dell’auto annullamento. C’è chi lo confessa a se stesso, chi lo nasconde, chi si spaventa, chi ci gioca e si mette in burletta, chi soccombe e non pone più limiti, chi impazzisce. Lei sfuggiva a tutto questo scaricando tutto sul figlio. Avrei voluto distruggerla, annientarla con le mie mani, la detestavo. Sapevo che questi miei sentimenti erano sbagliati ma gli occhi di quel bambino mi chiedevano di agire.
Un giorno sentii il piccolo strumento a corde gemere, sentii gli urli, il movimento feroce della rabbia, sentii i pianti del piccolo, un gemito intenso, assurdo. Sentii la voce stridula del bambino che ripeteva incessantemente, tra un singhiozzo e l’altro «basta mamma, ti prego, va bene mamma, ti prego……».
Quella notte, forzai la serratura, in silenzio penetrai in quella casa e spensi per sempre la vita di quella donna.


martedì 2 febbraio 2010

Acqua

Lentamente scivolava la slitta sul ghiaccio eterno. Il Cavaliere si guardava intorno, da quelle parti doveva trovarsi il cespuglio di biancospino, il rifugio di Merlino. Intorno solo ghiaccio, montagne innevate, arbusti spinosi secchi, rami contorti gelati per sempre come bracci disperati, lanciati in alto in preghiera verso un cielo cupo.  Anche se avesse potuto vederli, il Creatore era troppo lontano, era un pallino nell’immensità, così aveva voluto, quando aveva deciso di regalare la Libertà al Suo Universo. E ora? Nulla, solo confusione e percorsi sbagliati, senza onestà, privi di Ragione e di Logica.
Le fate guardavano senza speranza ma pronte a intervenire, volavano tra le stelle come comete perse e irraggiungibili, dai mille colori e profumi. Donne fantastiche, pronte a schiacciare con i loro talloni le scelte errate e mal odoranti, volavano nel cielo e camminavano nel vento. Il Cavaliere guardò in alto e le vide volare, scendere oltre il ghiaccio della Taiga, immenso mondo gelato, barriera verso l’Eterno e fronte della possibile Vittoria.
La slitta si fermò, Angelo si staccò dai suoi finimenti e corse dal suo amico, quell’uomo che era stato costretto ad abbandonare l’incoscienza per battersi con il male e il suo padrone, l’Ombra.
A volte l’acqua capovolge il destino, o forse è il destino che nasce nell’acqua ed è costretto a vivere senza la sua liquida protezione nel mondo.
Nessuna risposta poteva arrivare sulla lastra di ghiaccio o più sotto, sulla terra dell’uomo.
Niniane sorvolò la scena sorridendo, la Fata delle fate sapeva che il Cavaliere era molto lontano dal cespuglio di Biancospino, nessun umano, elfo o principe della fantasia era mai riuscito a trovarlo. Un tuffo tra le nuvole scure cariche di neve e cristalli di ghiaccio, e la Fata sparì oltre l’Oltre.
Angelo guardò il suo amico, il Cavaliere della Slitta tolse il pesante guanto, e prima che il gelo intorpidisse le sue dita, accarezzò il cane. Quella notte sarebbe caduta molta neve, il cavaliere rinfilò il guanto e iniziò i preparativi per affrontare l’ennesima tempesta.