lunedì 27 dicembre 2010

“Slurp! Diario di un giovane gourmet” di Tito Cima.


L’altro giorno, poco prima di Natale mi è stato recapitato un pacchetto, dentro ho trovato il primo libro di Tito Cima. Nessun messaggio accompagnava questo dono, perché questo libro non aveva bisogno di presentazioni.
Non ho mai conosciuto Tito, figlio del mio amico Daniele, ma non ha molta importanza. Infatti, le vie s’incrociano quando viene il loro tempo, oppure non s’incroceranno mai. Chi l’ha detta questa fesseria? Comunque qualche cosa mi lega a questo giovane autore, che è nato a Milano nel 1996, il piacere di cenare in un buon ristorante, soprattutto in buona compagnia.
Ci sono stati i tempi in cui, molti ristoranti di Milano temevano l’arrivo della nostra compagnia, eravamo dei buoni clienti, delle ottime forchette e dei sapienti bevitori, ma trascendevamo. Nei ristoranti giapponesi, ad esempio, suonavamo la batteria con gli “hashi (bastoncini). In locali più tradizionali facevamo giochi di prestigio utilizzando i tovaglioli; i calici di vino sparivano in un batter d’occhio, ma solo il contenuto naturalmente! Qualcuno ricorda ancora la notevole performance del miracolo della camminata sull’acqua minerale, che comportò la nostra cacciata, naturalmente dopo aver saldato il conto, da un locale del centro cittadino, in cui avevamo cenato malissimo e che per fortuna poco dopo chiuse i battenti.
Ho letto qualche pagina velocemente del libro, così per avere un’idea e devo dire che Tito dimostra molto più stile di noi, per fortuna. Ora non posso scrivere di più, ma sicuramente “Slurp!” è un libro da leggere e subito. La buona cucina va consumata fresca! Il testo è arricchito dalle bellissime illustrazioni di Libero Gozzini, un altro motivo per non perdere questa edizione.
Ho chiesto a uno dei suonatori di “hashi” di scrivere un commento, lui è un buon gourmand, con più esperienze internazionali del sottoscritto, un vero viaggiatore e un bravo scrittore, quindi a presto!

T. Cima, "Slurp!", GL Editore, Piacenza, 2010.

venerdì 17 dicembre 2010

Gli studenti, Moni Ovadia e Il "Pistolotto di Lodovico"



Vorrei abbandonare i miei "vaneggiamenti" sul tema della politica, per più di un motivo. Primo perché mi sento molto impreparato, secondo perché sono nauseato, terzo perché penso che nulla possa essere cambiato.
Capita però, a volte, che un amico mi faccia riflettere. Capita, anche, che al momento non riesca a rispondere alle sue osservazioni. Il mio pensiero matura con il tempo e allora devo scriverlo da qualche parte.

E’ difficile fare una riflessione sulle recenti manifestazioni studentesche.  Personalmente ho il sospetto che il mondo dell’informazione si soffermi sul tema nel modo sbagliato. Penso sia rara una vera intervista, anzi non l’ho mai letta o sentita, fatta a degli studenti o ai loro leader. Penso che questo tema sia trattato molto superficialmente e spetta a noi farlo rilevare.
Sono con gli studenti, con il loro pensiero, perché sono un “ex studente anziano” e quindi ho avuto modo di studiare con loro, mi sono laureato due anni fa. Sono molto più fortunato di molti miei coetanei, perché ho conosciuto gli studenti veri, non quelli che sono raccontati. Ho frequentato con loro le lezioni, ho sofferto l’attesa dell’esame insieme a loro, ho festeggiato i nostri trenta e lode, e anche i ventiquattro, quando ci andava male.
Per loro ero un compagno di corso e insieme abbiamo criticato quello che funzionava e gioito per le cose positive della nostra Università.
Vi assicuro che le nostre Università, nonostante tutto, funzionano. Vi assicuro che abbiamo dei professori con i fiocchi e gli studenti, quelli veri, hanno la testa e tanta energia che questo paese a volte non merita.
I giornalisti dovrebbero intervistare questi studenti e cercare i loro veri leader, perché i motivi per ribellarsi ci sono e sono molti di più e più profondi di quello che si può immaginare. Fine del “pistolotto”.

La Costituzioni secondo Fausto Bertinotti

Questo è un invito ad ascoltare l'interessante intervista fatta dalla Signora Palombelli, al Signor Fausto Bertinotti, su RAI Radio 2.
Le riflessioni del Signor Bertinotti si concentrano sull'Articolo 3 della Costituzione Italiana.
Le analisi di un senatore, inteso come uomo che ha acquisito la sapienza del tempo, dovrebbero essere sempre interessanti e queste lo sono, anche perché i senatori, qualunque sia la prospettiva da cui partono, sono sempre più rari.


 http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-6e3b8fba-7b54-4306-87b

mercoledì 15 dicembre 2010

I Rolling Stones nella testa

Molti anni fa, ho iniziato a suonare con un "legno", era una chitarra di fabbricazione italiana di pessima qualità.
Si dice che un buon musicista suona bene qualsiasi strumento, ma sono sicuro che quella chitarra era solo uno strumento “ottuso”, buono da ardere.
Eppure a quei tempi avevo una vera band. Non la chiamavo nemmeno cosi, non si usava questa definizione, quello che contava era solo il nome della formazione. Noi ci chiamavamo ”We and the….”

Col tempo ci siamo comprati degli strumenti elettrici, anche quelli non erano eccezionali. Avevo un basso tutto d’oro, senza marca, un regalo di mio padre e un amplificatore che sembrava una lavatrice con la carica dall’alto.  
La mia band mi piaceva, mi divertivo.
Gilbert (detto Gigì) suonava la batteria con il sigaro in bocca, non lo mollava mai, nemmeno quando le bacchette gli cadevano in terra.
Suonavamo alle feste degli amici, vincevamo qualche concorso senza ricevere mai premi, qualche impresario ci prometteva qualche cosa e poi spariva nel nulla o forse eravamo noi che sparivamo, perché preferivamo la scuola. Avevamo solo quattordici anni.
La mia band mi piaceva. La cosa che non dimentico, di quegli anni, è la musica, anche la più popolare era magnifica. Una musica che non finisce più. Ancora oggi quella è la musica e non ha eguali. La musica che tutti vorrebbero suonare.
Poi un giorno il batterista ci disse che era troppo vecchio per suonare, aveva ventiquattro anni, è partito. Oggi vive a Detroit, fa il giornalista da qualche parte.
Uno dei due chitarristi Albert, lui era il bello, quello che faceva strillare le ragazzine, lui era anche il cantante, s’innamorò di una tipa dai capelli neri e l’abbiamo perso, così come una farfalla che corre dietro un fiore.
Ricordo che Dan ed io ci guardammo negli occhi per un giorno intero. La mattina dopo Dan s'imbarcò.
Lo accompagnai al molo e salì su un veliero nero. Lui amava viaggiare e non l’ho rivisto più.
Dopo aver fatto il pubblicitario per molti anni ed essermi rotto i coglioni, un giorno ho rincominciato a suonare in giro.
Oggi ho dei buoni strumenti, per fortuna! Non riuscirei proprio a suonare degli strumenti “ottusi”, ma una band come quella non l’ho più avuta. Suono dove capita e con chi capita.
La musica è al centro della Libertà, ma non paga. Dopo un concerto sei solo, stanco e infelice, rimetti gli strumenti al loro posto e ti accorgi, una volta ancora, che ti mancano i tuoi amici, ti manca la speranza, il tempo e lo spirito.
In quei momenti comprendi che non sei un musicista, che non sai suonare e che tutto è stato solo un sogno irrealizzabile.

Dedicato a Dan e al suo veliero.

giovedì 9 dicembre 2010

Due "profeti" schiacciati dal potere

Il sistema è marcio e una volta di più, due "profeti" rischiano di farne le spese. Obama schiacciato dalle responsabilità del potere e Assange vittima dello stesso. 
A noi non resta che guardare la Libertà calpestata e ritenerci fortunati di percepire tutto questo, o forse infelici! 
Stiamo vivendo un momento storico, dove la ricerca di una nuova via, la Visione di un uomo nuovo, è offesa da lui stesso. Mentre, un'altro uomo, libero di denunciare i mali di una società marcia, è represso da l'uomo nuovo che invecchia a vista d'occhio. 
Così, ancora una volta, le opportunità rischiano di perdersi nel deserto della mediocrità umana.

martedì 30 novembre 2010

Saviano e i sospetti di chi si insospettisce per i sospetti di chi vuole insospettire.

Sono con Saviano, per questo dubito dei sospetti di chi si insospettisce per i sospetti che altri esprimono con la volontà di insospettire. Dubito dei giudizi superficiali. Dubito di chi parla per ignoranza perché è ignorante  e degli  intellettuali troppo intellettuali.
Sono con Saviano e con tutti quelli che non temono la ricerca della Verità e la condanna del male.

Una Vespa sputata.

Ieri hanno sputato sulla mia Vespa. Era parcheggiata benissimo di fronte a casa, vi assicuro che non dava noia a nessuno e me l’hanno sputata. Uno sputo esagerato che colava lungo la calotta sinistra, quella che copre la ruota di scorta. Ho ripulito la due ruote con una bottiglia d’acqua.
Questa città è allo sbando da molto tempo, ogni occasione e valida per fare qualche cosa di sgradevole al prossimo, così per scaricare le frustrazioni della giornata. Camminando incroci gente che s’insulta. Ad esempio una signora spingendo una bicicletta passa tra gente, il marciapiede è stretto, uno le passa di fianco e dice «dove vai con questa………….di bicicletta?!» lei è una signora apparentemente distinta, si volta e risponde «brutto pirla», per fortuna l’altro non la sente e prosegue per la sua strada. Tutti siamo presi da questo peso, questo “odio” nascosto. A tutti capita di insultare tra i denti, nella mente o con la voce, poi ci pentiamo, ma l’amaro riempie la nostra bocca e scende nell’anima. 

mercoledì 24 novembre 2010

Attenti al rischio nucleare scrive Bill Emmot

Speriamo che le analisi di Bill Emmot non si avverino. Leggere l'articolo:



Tutte le volte, da almeno quarant'anni, mi domando, con le mascelle che stentano a rimanere chiuse "la gente cosa centra? Com'è possibile che pochi, a volte uno solo possa pensare di uccidere un numero infinito di donne, uomini e bambini inermi?" 
Allora, nel mio cervello, spontaneamente, irrimediabilmente, nasce una preghiera "Dio ti prego, stermina chi ha il potere di fare tutto questo. Fai che avvenga un piccolo Diluvio Universale, solo  e esattamente, nel punto dove si trovano questi "potenti". Falli annegare tutti, dopo tutto è una morte misericordiosa, lo dico per esperienza, anche se sono, grazie a Te, ancora qui e posso pregarTi. Padre, Papà non permettere che dei bambini innocenti muoiano per colpa di un fratello pazzo scatenato. Ti prego Padre". 
Sono sicuro che se tutti pregassimo, Lui non farebbe morire nessuno, ma salverebbe tutti. 

martedì 23 novembre 2010

Troppi non sanno dov'è Haiti e a molti non interessa nemmeno saperlo!

Vorrei scrivere qualche cosa su Haiti, ma mi mancano le parole. Quello che sta succedendo denota che molti non sanno dov’è Haiti, ma questo non è il problema.  Il fatto è che il destino di Haiti non interessa a nessuno. Certo è che il colera era una malattia relegata nei libri di storia, ora bambini e adulti muoiono come mosche, a Haiti.
Siamo propri sicuri, che noi “occidentali” non centriamo nulla con quello che sta succedendo?

domenica 21 novembre 2010

St.Andrew's Night a Milano, con un batterista d'eccezione.


Che ci facevano ieri sera, il batterista in kilt e il bassista in giacca blu degli SD(B)B, alla St.Andrew's Night Dinner Dance a Milano?


E’ stata una serata eccezionale, con un batterista d’eccezione. Infatti, Colin Jamieson ha suonato con la band scozzese che ha accompagnato le danze, mentre il bassista ha danzato confondendosi tra i numerosi partecipanti.
Ecco perché è così “underground” questa band, infatti, i componenti non sono mai dove dovrebbero essere! 

sabato 20 novembre 2010

Forse devo piegare il Tricolore e aspettare!

C'è un articolo molto interessante su "La Stampa", che è diventato il mio quotidiano preferito, è scritto dal Signor Marcello Sorgi, il titolo è "Come si dissolve una crisi"


................. e ho scritto


La cella è ampia, si vede il cielo, spesso è grigio, il sabato e la domenica piove sempre. L'aria è colma di gas di scarico, quello della mia vecchia Vespa è quasi più pulito, perché puzza. Posso camminare, viaggiare. Posso leggere, scrivere, parlare, urlare, pregare, piangere e litigare. Posso vestirmi elegantemente o con un paio di pantalonacci, posso scegliere di detestare il doppio petto blu. Posso suonare, posso fermarmi a parlare con un fratello africano, stringergli la mano, farmi raccontare della sua terra, della sua famiglia e regalargli un euro. Posso andare in una chiesetta nascosta e sognare di poter riscoprire l'origine di una religione che si è persa nei valori terreni e nel potere. Posso prendere dei vecchi libri e cercare qualche cosa che mi dia una ragione in più per ribellarmi, per ritrovare la libertà, ma sono un prigioniero. 

Il Sindaco e Mikalojous Kostantinas Čiurlionis



Per completare la presentazione di questa importante mostra inserisco anche il video della presentazione del Sindaco di Milano Letizia Moratti.

giovedì 18 novembre 2010

Martina Mazzotta ci racconta Čiurlionis



Sono sempre più entusiasta di questa mostra, come musicista ne sono catturato, sento le note uscire attraverso le sue opere. Che bello parlare d'arte in questo paese così torturato, si ritrova un attimo di pace, non trovate?!

Mikalojous Kostantinas Čiurlionis, il trailer



Ho fatto tutto il possibile per convincervi ad andare! Ora dipende tutto da voi.

mercoledì 17 novembre 2010

Martina Mazzotta, Pietro Bellasi e Gillo Dorfles invito alla Mostra di Mikalojous Kostantinas Čiurlionis



Che fantastico videoinvito, non poteva essere più intenso e naturale di questo!
E domani il trailer......

"Ex destra, ex sinistra", di Massimo Gramellini

L'articolo del Signor Massimo Gramellini, oggi su "La Stampa", sulle "liste" di Fini e Bersani a "Vieni via con me" mi piace molto di più di quello che ho scritto a commento del video qui sotto riprodotto. La mia stima per il Signor Gramellini aumenta ogni giorno di più. Vi invito a leggere l'articolo, di cui segnalo il link.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/hrubrica.asp?ID_blog=41

martedì 16 novembre 2010

La "sussandrina" e Mikalojous Kostantinas Čiurlionis

Ieri sera sono arrivato di corsa all’inaugurazione della mostra dedicata a Mikalojous Kostantinas Čiurlionis. Pensate, la presentazione è stata fatta dal Sindaco di Milano Letizia Moratti, di cui non ho sentito nemmeno una parola. Infatti, la Signora sindaco mi è passata di fianco mentre stavo tentando di ricompormi per la lunga corsa per le vie della città sporche e bagnate dalla pioggia. Ho fatto un cenno di saluto con il capo alla Signora Moratti e ho guardato le mie scarpe e i pantaloni. Erano in uno stato pietoso.

Non posso raccontare nulla della mostra, purtroppo non sono riuscito a vederla!  Tornerò uno dei prossimi giorni a Palazzo Reale e invito anche voi a farlo. Sarebbe un vero delitto perdere questa grande opportunità. La Dottoressa Martina Mazzotta svela per la prima volta, alla nostra città le "note dipinte" di Mikalojous Kostantinas Čiurlionis. Difatti, quest’artista lituano è riuscito a esprimere nei suoi lavori la sintesi più profonda del connubio tra visione e suono.

Sono sicuro che nessuno di voi conosce Čiurlionis e fino a ieri neppure io, però è bello sorprendersi. Tutte le volte che scopro una cosa nuova o che stavo per perdere o per dimenticare, ritorno a essere quel bambino felice di tenere chiusa tra le mani una “sussandrina” (così mio nonno chiamava le libellule).

Concludo scrivendo che ieri sera è stata una grande serata, terminata magnificamente, con una stratta di mano al grande Gillo Dorfles e la promessa fattami da Martina Mazzotta di accompagnarmi alla mostra di Mikalojous Kostantinas Čiurlionis.


Mikalojus Konstantinas Čiurlionis (Varéna, 22 settembre 1875 - Pustalnik, 10 aprile 1875. Pittore, musicista e compositore lituano. 

Fini e Bersani a Vieni via con me. Gli interessi del Paese al centro dei loro elenchi.



I Signori Fini e Bersani hanno fatto i loro elenchi, li hanno fatti bene. Due elenchi chiari, due modi di pensare. Due uomini, con due prospettive diverse, ma comprensibili e chiare. Due punti di vista vecchi come il mondo, ma sani. Due filosofie di vita, però con al centro l'uomo, la comunità e non  i propri interessi. Due prospettive che si possono ascoltare e meditare, che offrono la possibilità di scegliere. Entrambi gli elenchi hanno qualche cosa in comune, sono semplicemente umani. Entrambi aprono due possibilità, quella di condividere e quella di comprendere.
Oggi abbiamo solo una speranza, quella che ritorni un po' di serenità. 

I Visitors XFactor sono sulla Terra! Help!

Viva la bella musica, viva la Musica Buona, Classica, Lirica, Jazz, Blues, Rock, Pop e tutti gli altri magnifici generi che l'arte umana ha prodotto e produce. 
La musica è libera, nasce dallo spirito, non viene dallo spazio commerciale. 

Fate quello che volete, per quanto mi riguarda i Vistors XFactor possono ritornare da dove sono arrivati e cioè nel nulla. 
La musica è bella. Viva la musica libera, viva la Musica Buona! Sempre!

sabato 13 novembre 2010

Sono con Simone Pirrotti e vado a cercare un tricolore!

Questa mattina non avevo voglia di uscire nel grigiore di questa città, anzi di più, non avevo nessuna voglia di alzarmi. Così, seduto a letto, ho curiosato i giornali sul mio computer portatile. Stavo per essere colpito dalla noia quando mi è caduto l'occhio su un articolo. Leggendolo mi sono sentito ancora più in "galera", ma la speranza di un tricolore svettante sul mio balcone, con o senza gli emblemi delle repubbliche marinare, mi ha tolto dal torpore.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/11/12/se-cade-berlusconi-esporro-il-tricolore/76563/

Caro Simone Pirrotti sono con Lei, solo speriamo che questo tricolore non debba essere cucito e ricamato!

venerdì 12 novembre 2010

Leonard Cohen - Democracy

Siamo veramente in un paese democratico?

Le mie impressioni.

La democrazia è complessa e richiede da parte dei cittadini una grande maturità, per questo penso, dovrebbe essere insegnata ai bambini sin dalla nascita. L’Italia è un paese da sempre diviso in una marea d’interessi che soffocano il concetto stesso di democrazia. A causa di questo puzzle scomposto di interessi, anche il verbo votare ha perso il suo valore profondo, quello di Libertà.

Oggi ci troviamo nella situazione in cui siamo, soprattutto per ignoranza. L’ignoranza di chi non vuol perdere i propri privilegi e di chi vuol continuare a fare i propri interessi a danno della comunità, indisturbato. Questo è il senso della parola “libertà” in questo nostro paese e me ne rammarico ogni giorno, da quando inizio la mia giornata. 

martedì 9 novembre 2010

Pompei e la scarsa cura del territorio

Una riflessione sul passato, il futuro, Pompei e la scarsa cura del territorio, un dubbio di Vaime:

http://www.la7.it/omnibus/pvideo-stream?id=i355434

Con Saviano

Titolo dell'Opera: Tedeschi-Mulas

Due stanze dentro un catalogo, un uomo dentro una stanza, una macchina o due macchine fotografiche in due stanze o in una stanza. Un fotografo che ha dimenticato dov'è la sua stanza; solo per un attimo, e fotografa un catalogo con due stanze, con due fotografi, con due macchine fotografiche, due cavalletti, una modella nuda e una scopa con qualcuno che scopa. Un labirinto d’immagini, perché le storie si raccontano e hanno sempre qualche cosa che le lega tra loro e le immagini hanno sempre un’immagine che le precede, così per l’eternità.


La foto è di Mario Tedeschi ed è stata vista sabato 9 ottobre 2010, esposta insieme a opere di altri artisti, allo SPAZIO STUDIO di via Palermo 8, Milano.

domenica 7 novembre 2010

Mucca all'alpeggio



Il video di questo post è dedicato al Silenzio, è di Alessandro Fornasetti, famoso fotografo milanese, a cui sono legato da amicizia pluridecennale.

giovedì 4 novembre 2010

Le svergognate una definizione "romantica" diventa bieco spattacolo

“Le prime donne che in Palestina, con i crociati, furono sbarcate, siamo noi le svergognate”. Così dice il testo di una canzone, che da giovane mi faceva sorridere. Oggi non riesco più, perché tutto è fuori posto, esagerato. Un dramma della società, delle donne prima e poi degli uomini colpevoli, oggi è diventato bieco spettacolo. C’è di che pensare.

La mia amica Fiamma Satta

Quando siete giù e avete voglia di leggere cose importanti, scritte bene e con grande energia, andate a navigare nel blog della mia cara amica Fiamma Satta:

http://diversamenteaff-abile.gazzetta.it/

mercoledì 3 novembre 2010

Quando "cadono le mascelle"

Il Senatore guardò Tappus e gli "cadde la mascella". Così con la bocca spalancata si allontanò mentre la folla rideva alla battuta idiota. Le strisce rosse, quel giorno, non disegnarono proprio nulla.

martedì 2 novembre 2010

Dolore alle reni

L’Ombra si stava avvicinando con il suo passo felpato, il suo mantello nero non si muoveva. Tutto intorno era silenzio, anche il gelido vento non faceva rumore, sembrava quasi volesse fuggire. Il freddo era strano, era senza gradi, senza sbalzi, era gelo senza aria, senza respiro, privo di futuro, immobile, rigido e infame. La slitta era ferma, ricordava una barricata delle Cinque Giornate di Milano. I dodici cani erano in fila, uno accanto all’altro, sembravano un reggimento di cavalleria pronto allo scatto. Gli occhi azzurri di Angelo erano feroci, implacabili, le sue zampe tese, ogni muscolo si muoveva pronto allo scatto. Il Cavaliere era adagiato dietro alla slitta, non aveva avuto la forza di aprire la tenda, si era infilato nel sacco a pelo febbricitante. Il dolore al fianco sinistro, che girava dietro la schiena, era insopportabile, il gelo lo stava uccidendo. La spada era conficcata nel ghiaccio e mandava i suoi bagliori, ma non sarebbe servita a molto a chi non poteva in quel momento impugnarla.
L’Ombra si avvicinava sempre di più, Angelo sapeva che non avrebbe potuto fare molto, li avrebbe fermati con una mano, però era meglio morire. Guardò negli occhi i suoi amici, la sua amata compagna e capì che nessuno di loro lo avrebbe abbandonato. Il Gufo delle Nevi si posò sulle sue spalle come fosse una piuma.
All’improvviso in direzione opposta all’Ombra, una figura avanzava lentamente, era un Uomo Immortale. L’Ombra lo vide e si fermò, i due si guardarono negli occhi e l’Essere Eterno disse «Sei tu? Che ci fai da queste parti? Non è la tua storia» «Ti sbagli» rispose l’uomo con un sorriso beffardo «tutte le storie dei miei guerrieri sono le mie storie e questo è un Cavaliere della Tavola Rotonda. Sei tu che stai sbagliando momento. Ti prego di andartene» L’Ombra lo guardò e il gelo si fece ancora più intenso, poi si girò su stessa e sparì nel nulla.
L’uomo guardò i cani con dolcezza e li accarezzò uno a uno, con il dito indice picchiò leggermente il capo di LeWin, il gufo delle nevi. Poi si chinò e guardò negli occhi il guerriero «Artù» disse il Cavaliere della Slitta cercando di alzarsi «Fermo figliolo» disse il sovrano sorridendo, tutto intorno s’illuminò e il freddo si fece meno intenso «questo malanno non è niente di grave, capitava anche a me, ogni tanto. Mi ricordo una volta che per il dolore caddi da cavallo e per poco non mi ruppi tutte le ossa. Acqua, devi bere molta acqua. Ti ho portato una bevanda che ti aiuterà. Ora ti riempio la fiasca e aggiungo la magica R3764. Domani mattina starai meglio» Artù si mosse sicuro nel buio gelido e preparò quanto aveva detto. Il Cavaliere lo seguiva con lo sguardo.
A un tratto si sentì un gran frastuono e all’orizzonte comparve una schiera di cavalieri. Quei cavalli e quei guerrieri non temevano il freddo, si avvicinarono al galoppo e si fermarono poco distante. «Ora devo andare. Come vedi non possono stare senza di me, non riesco a liberarmene!» disse Artù ridendo di nuovo, poi chinandosi guardò negli occhi il suo cavaliere e disse «ubbidiscimi, fai come ti ho detto e vedrai che ritornerai presto in piedi. Non temere l’Ombra ora ha da fare. Ci vediamo mio fido» «Mio Sire, proprio in queste condizioni dovevo ricevervi?» disse l’ammalato «C’è sempre una spiegazione a tutto e non temere avremo modo di rivederci» Artù si alzò, si girò e si mosse in direzione del drappello. Un cavaliere gli allungò le redini di un cavallo bianco. Il sovrano mise un piede nella staffa dicendo «grazie Lancillotto» e montò in sella, guardò ancora la scena, tirò delicatamente le redini di lato, il cavallo si girò dolcemente e partì al galoppo. I suoi inseparabili compagni all'unisono fecero la stessa cosa e lo seguirono. Il Cavaliere della Slitta fece uno sforzo, si sollevò e li guardò sparire all’orizzonte, poi ricadde sfinito.

sabato 30 ottobre 2010

Curiosando nel "Dubbio di Enrico Vaime"

Quando avete tempo andate a rivedere o forse più probabilmente a vedere i video del  "Dubbio di Enrico Vaime", si tratta di una serie di interventi che Vaime, un Signore che personalmente stimo tantissimo, ha fatto e spero continui a fare, sul Canale Televisivo LA7.

http://www.la7.it/omnibus/video.php?cat=104234

Troppo bello quest'inno alla fertilità di Elio e Le Storie Tese

Una grande band, un grande Marcus Miller, al Blue Note, ieri sera.

.


Fantastico concerto, tutti molto bravi, giovanissimi, entusiasti, brivanti. Ho condiviso con sorrisi e cenni di testa con la tromba il concerto. Il sax è stato entusiasmante. Di Marcus ho poco da aggiungere. Il batterista è una macchina del tempo e il tastierista un abile costruttore di ragnatele che raccolgono le note di tutti. Sono entusiasta. Grande Marcus


Marcus Miller basso, clarinetto basso
Sean Jones Tromba
Alan Han sax
Federico Gonzalez Pena tastiere
Louis Cato batteria

venerdì 29 ottobre 2010

Marcus Miller - Power (live)

L'autografo di Marcus Miller!

Il mio amico Carlo Angelo, da Marcus chiamato Callo, mi ha portato l'autografo di questo grande bassista.

Pumga, Pumga

«Ah! Vecchi sozzoni, lumaconi avvizziti, ma guardate che pance cadenti avete! Eppure correte dietro le ragazzine come galletti dalle penne ritte. Attenti a non cader nella fossa prima del tempo, che con sto’ tirar vi s’ingrossa l’aorta e pumga-pumga, altro che far il verso a una tribù oltre Gaetuli. Pare che ai cittadini romani piaccia tutto questo, così basta far ricadere la colpa su filosofi della plebaglia per mettere tutto a posto. Ma di quali capi state parlando, ma dove sono tutti questi aequandōrum?».  Il Senatore abbandonò il consesso, le strisce rosse della sua candida tunica disegnarono una falce e un martello, simboli del lavoro, in mezzo un punto esclamativo e uno di domanda, simbolo di perplessità.

giovedì 28 ottobre 2010

Mike J. Drake, il più grande bassista del mondo, al Memphis Slim Modern Club di Kansas City.

La California è come un sogno. Lungo la Highway 1 è possibile incontrare dei musicisti addormentati. Forse a Big Sur potreste incontrare il più grande bassista del mondo, se siete fortunati, lo potrete vedere camminare con il suo passo claudicante lungo le scogliere, il suo strumento buttato dietro le spalle. 
Mike J. Drake è il suo nome, lui con la sola quarta corda riesce a suonare tutta la Nona di Beethoven e la suona come se fosse un blues, senza mai fermarsi. Drake è il più grande bassista del mondo, riesce a far sentire a una platea, le note del suo strumento senza utilizzare l’amplificatore, le sue dita sono lunghe, affusolate, il palmo della sua mano è grande, così ampio che il suo dito indice tocca il Fa della prima corda e il dito mignolo il Sol della quarta. Eppure lui ama il silenzio, dice che solo nel silenzio, l’ottava nota, è possibile scoprire l’Essenza di Dio. Voi non avete mai sentito suonare Mike J. Drake ed è un vero peccato. Se è così, vi consiglio di prendere il primo aereo e andare a Kansas City. Già, proprio così, il primo di novembre, indovinate dove? Al Memphis Slim Modern Club, Mike suonerà con Jim Douval il più grande chitarrista del mondo. Pensate Jim e Mike insieme, inimmaginabile, non ci sono parole per descriverlo, chi ci sarà non potrà più parlare per un giorno intero, infatti, la sua bocca rimarrà aperta dallo stupore. Non udrà più nessun suono e un’immensa felicità riempirà il suo cuore. Ragazzi che nottata ci aspetta a Kansas City, che nottata

Sfrezzzzzzzzzzzzz

Correva, la slitta correva veloce, era un lampo blu sulla crosta del ghiaccio. Il mantello del Guerriero la copriva tutta e l’azzurro degli occhi dei cani illuminava la scena intorno e il colore era ancora più scuro e brillante.
Sfrezzzzzzzzzz, i pattini scalfivano il freddo terreno della Taiga eterna, sfrizzzzzzzzzzzz, una scia d’argento si perdeva nel passato, sfrezzzzzzzzzzz, era già persa e si perdeva di nuovo, sfrizzzzzzzzzzzz e poi il vento del Nord la copriva. Poi si scopriva, sembrava svanire, ma poi tornava.
A noi sembra che il passato sia perso, ma poi ritorna, ritorna nei figli dei figli dei Guerrieri, ritorna in tutti i figli dei figli degli uomini, è eterno negli Esseri Eterni.
L’Ombra non corre mai, cammina lentamente e nessuno conosce la sua direzione, sembra vada dritta e poi a un tratto cambia direzione e la trovi alle tue spalle, la senti, ma non la vedi. All’improvviso cambia direzione ancora, “dove vai”, vorresti urlare “ da chi vai?”, ma non lo saprai mai.
Sfrezzzzzzzzzzzz. La slitta correva alla ricerca del cespuglio di Biancospino e il suono dei suoi pattini era un richiamo e diceva “dove ti sei nascosto Merlino? Dimmi che direzione devo prendere per trovare il Sacro Graal”. Nessuno risponde e il vento urla nelle orecchie dei Guerrieri “è tutto inutile, che vai cercando, non c’è risposta. Tutto è sulla Terra e poi c’è il nulla, ma che vai farneticando, torna a casa Guerriero, torna nel tuo castello e attendi”.
Via, il Cavaliere vola via, la spada nella sacca, lo scudo sotto il mantello, scaccia con il guanto i sussurri del vento, incita i suoi amici ad andare più veloci. Sfrezzzzzzzzzz, il cespuglio di Biancospino c’è, è oltre la cima del Monte della Luna o forse è ancora più distante. Sfrizzzzzzzzzzzz, la slitta blu sparisce nella notte come l’ultima nota di un canto.

mercoledì 27 ottobre 2010

Le dita dell’Uomo che Veniva da Lontano


Eravamo dieci fratelli laggiù nel Kansas. Eravamo felici, ci piaceva molto il cielo, ma anche la terra. Le nostre dita erano lunghe e si spingevano in alto, noi volevamo sentire il profumo dell’aria, ma partivano dal basso per raccogliere la terra. Ci piaceva sentire gli schizzi delle gocce d’acqua che rimbalzavano e si posavano sul punto più basso delle nostre dita. Per anni abbiamo guardato in cielo e toccato la terra. Ci piaceva quando arrivavano le auto, potevamo accarezzarle. Erano un po’ fredde, forse inutili ma a volte portavano l’Uomo che Veniva da Lontano. Ci piaceva ancor di più quando, la piccola bambina della casa correva tra di noi, si fermava, ci toccava. Allora un brivido ci scuoteva, e a volte riuscivamo ad accarezzare i suoi capelli. Ci piaceva quell’uomo, a volte triste, che passava in mezzo a noi e si fermava a toccarci uno a uno. Poi un giorno, quando l'Uomo che Veniva da Lontano non c'era, ci hanno tagliato le dita. Prima l’indice che indicava Dio, il pollice grassottello, l’anulare che cantava la gioia dell’Amore, il medio che era il più folto, il più verde. Toccava a lui tenere unite le nostre mani, era lui che pregava per tutti. Infine hanno tagliato il mignolo, il più piccolo, la speranza. Tutto quel giorno è finito. Abbiamo visto quell’uomo solo passare sotto di noi, urlava per il dolore, avremmo voluto consolarlo ma non potevamo più toccarlo. Lui accarezzò le nostre ferite e questo ci donò un po’ di sollievo.
Ora noi siamo sempre laggiù nel Kansas, assomigliamo più a dei pali con dei ciuffi e quell’uomo non l’abbiamo visto più, laggiù nel Kansas.

Parole sante della Signora Luciana Littizzetto



Così dovremmo pensare tutti!

martedì 26 ottobre 2010

L'Imperatore dei cervi è stato ucciso

Ho letto questa notizia su "La Stampa" di oggi. Degli assassini si sono appostati fuori dal parco nazionale di Exmoor in Gran Bretagna. Hanno aspettato che l'Imperatore, un cervo rosso che sembrava una divinità, il più grande animale selvaggio di tutta la Gran Bretagna attraversasse la strada e uscisse dalla zona protetta. 
Lui ignaro, libero come dovremmo sentirci tutti, si è incamminato ed è stato ucciso. Abbiamo perso l'Imperatore, 300 libbre, due metri e ottanta di altezza e corna che sembravano rami di quercia. Per cosa? Per un colpo di fucile? Per danaro? Per divertimento?
C'è un uomo, Peter Donnely, il suo guardacaccia che si è nascosto in un angolo a piangere. Non ho mai visto l'Imperatore e non potrò mai più vederlo ma piango con Peter.
Fermatevi un attimo e pensate quanto poco valga per l'uomo la vita. Ora potete tornare ai vostri impegni!

L'articolo, che potete leggere su "La Stampa" di oggi, è di Andrea Malagutti, corrispondente da Londra del quotidiano.

venerdì 15 ottobre 2010

L'Uomo che Ride con gli Uccelli.

Il Guerriero si guardò intorno. Nulla non c’era nulla, non c’erano colori, solo una sfumatura che passava dal bianco intenso al velato. La notte era meglio, quando la luna illuminava il bianco del ghiaccio, però il freddo aumentava. Si ricordò dei suoi cipressi, si ricordò del loro splendore, delle loro punte acuminate, verdi lance che puntavano al cuore dell’universo. Si ricordò della sofferenza quando avevano reciso i loro rami più bassi, riascoltò il loro grido di dolore e il suo cuore fu trafitto ancora e ancora. Guardò in alto il cielo buio, cercò un punto su cui poter fissare il suo sguardo e proprio in quel momento vide passare la scia eterna che Juppiter Jovis, il gatto guaritore, aveva lasciato nello spazio. S’inginocchiò con la sua spada in pugno e lo rimpianse. Angelo ululò nella notte, un avvertimento. Ululò ancora e quel suono fece scricchiolare il ghiaccio eterno della Taiga. Merlino si svegliò e dal suo cespuglio tese le orecchie e comprese il canto del suo amico, sollevò le mani verso il cielo e chiese agli astri di illuminarsi. Il Cavaliere vide le luci delle stelle e smise di piangere. L'Uomo che Ride con gli Uccelli pianse lacrime amare, e capi che aveva fatto male a non ridere con i suoi simili, anche perché, gli uccelli non avevano mai riso con lui. Il Gufo delle Nevi si alzò in volo e scese lentamente sulle spalle del Guerriero, il giorno dopo  ci sarebbero state per loro nuove imprese e una lunga corsa sulla crosta di quel ghiaccio immortale. L’Uomo che Ride con gli Uccelli sarebbe rimasto indietro nel tempo per sempre.

mercoledì 13 ottobre 2010

Confronti - Catellan e John Cale




è solo un mio colpo d'occhio, vedi articolo precedente.

Nicoletta Meroni allo SPAZIO STUDIO

Confronti.


La mia amica Nicoletta ha preso Catellan così. Cosa ci vedete voi? A me ricorda uno dei Velvet Underground. Non sapete chi sono i Velvet Underground, peccato! Qualcuno si domanderà, quale dei Velvet Underground?
John Cale naturalmente.
L’arte s’incontra sempre nelle figure, infatti, un’immagine è incontro di pensieri. Il mio pensiero suona, così la musica incrocia queste foto e nelle foto c’è un artista, con i pantaloni stretti e le scarpe lunghe, troppo lunghe.  Forse però sono i pantaloni stretti, troppo stretti. Va bene così.

La sequenza fotografica di Nicoletta Meroni è stata vista sabato 9 ottobre 2010, esposta insieme a opere di altri    artisti, allo SPAZIO STUDIO di via Palermo 8, Milano.

Il 'vaffan, Masius et Santaurum

«Oh! Voi del Forumrai, ma vi sembra mai possibile che si parli ancora di sanzioni, con tutte le parolacce, i ricatti, le cattiverie che ci tocca sopportare? Di cosa stiamo parlando? Di un ‘vaffa?
In ogni caso, non vi sembra che così si tocchi la libertà di espressione? Cosa sanzioni Masius? Certo, c’è del cattivo gusto, certo è offensivo, ma non è chiaro per chi? Certo, le battute poco fini andrebbero limitate! Che dovremmo dire, allora, delle pessime battute di Tappus, che facciamo, sanzioniamo anche lui? Ma ‘vaffan!» Il Senatore si allontanò lungo l’Aurelia canticchiando «Per questo stronzio, stronzio 90, qui ce n’è per tutti in quantità…….» Le bande rosse della sua tunica disegnarono qualche cosa di simile a un……………(metteteci quello che più vi piace. Oh, però, non ditelo a nessuno, vi potrebbero sanzionare!).

martedì 12 ottobre 2010

Buona Notte Guerrieri



Buona Notte Guerrieri, buona notte a voi che cercate la via, a voi che avete perso qualche cosa, a voi che avete provato l'intensità del dolore, a voi che avete visto il mondo capovolgersi. Le vostre spade si alzano verso il Cielo e lo illuminano con l'intensità di un grido. Buona notte amazzone dal capo rasato, buona notte amico con il bastone, buona notte colonnello, ovunque voi siate incrocio il mio ricordo con le vostre vie. Buona Notte ricordi.

SPQR - Sono Proprio Grandi Questi Romani





Un romano de Roma, premiato a Milano, con il Premio Lombardia Efficiente. 
Il Dottor Andrea Martino è nato nel 1971, è sposato ed ha due figli, si è laureato in Economia e Commercio e MBA in Business Administration presso la Luis di Roma  
Dopo precedenti esperienze in Banca d’Italia, Commissione Europea e Bain & Company , dal 2007 è alla guida della Centrale Acquisti della Regione Lombardia, che ha come obiettivo principale la razionalizzazione della spesa pubblica degli Enti lombardi, anche attraverso l’utilizzo di strumenti di e-procurement.
La 1° edizione del Premio Lombardia Efficiente è un riconoscimento concreto dedicato alle Pubbliche Amministrazioni del territorio lombardo. 
Gli antichi Romani fondarono Milano e ancora oggi, per fortuna si fanno vedere, così noi lumbard possiamo esclamare a gran voce «SONO PROPRIO GRANDI QUESTI ROMANI!»

Il mio amico Luciano Galimberti di Carlo Angelo Tosi

Ho conosciuto il mio amico Luciano a scuola, l'anno scorso. Non proprio dentro un'aula, ma fuori. A noi due piacerebbe molto tornare a sederci in un banco e ascoltare in pace una lezione, magari di storia, ma nel nostro futuro ci sono le  nostre bambine e quindi abbiamo altre cose da fare, senza rimpianti. Ecco noi ci siamo conosciuti in prima elementare, quel fantastico, indimenticabile primo anno di scuola di Bianca la bimba di Luciano e Alessandra la mia bimba. Da quel giorno ci vediamo, parliamo e ci raccontiamo il nostro passato, i nostri obiettivi e il nostro futuro. Mi piacerà molto leggere il libro del mio amico, Che razza di design , e penso possa piacere anche a voi.

Carlo Angelo Tosi



Cari, scarsi e affezionati lettori di questo blog, se vi interessa sapere qualche cosa di più del libro, dell'amico del mio amico Carlo, potete visitare questo sito:

http://www.leggereleggere.it/indice_ebook/arte/Luciano_Galimberti.html


La critica dei libri è affidata a me, il terribile Lodovico, solo i migliori finiscono nella rubrica "Libri da non perdere" , e quindi a presto!

lunedì 11 ottobre 2010

Il ghigno di Tappus

«Rotuliu non è il bipartes il problema. Il problema sono i politicum che sono dentro e fuori dal bipartes. Che è poi questo tertia vertez? Povero popolo di Roma già fa fatica così, lo dimostra tutte le volte che va alle urne!»  Urlò il senatore verso l'uomo che stava parlando nel Forumrai II con gli Ovillum. Rotuliu voleva rispondere, ma il Senatore si girò di scatto e le bande rosse disegnarono il ghigno di Tappus. Il Senatore indicò con il pollice la sua schiena e gridò «questo è quello che vedrete per molti anni ancora, altro che percentuali!»

giovedì 7 ottobre 2010

WITH A LITTLE HELP FROM MY FRIENDS di Carlo Angelo Tosi





Non credo che il mio amico Paul Collis abbia bisogno del mio aiuto, ma comunque ho deciso di chiedere a Lodovico di pubblicare nel suo sito queste note che state leggendo.

Sono passati molti anni dall’ultima volta che l’ho visto, i nostri concerti di “musica gestuale” erano già finiti da qualche tempo e ognuno di noi aveva preso una strada diversa. Paul non viveva più in Italia. Oggi Paul abita in California.

Qualche giorno fa ho scoperto che Paul ha pubblicato un libro.  Un libro di un amico è una bella notizia. Infatti, leggere una storia di un amico è come chiacchierare con lui ed io non lo vedo da almeno venticinque anni, abbiamo molte cose da raccontarci. Anche Lodovico mi ha promesso di leggerlo, fatelo anche voi, è scritto in lingua inglese, ma dalle prime pagine mi è sembrato scorrevole. Quando l’avrete finito mandate un commento (qui sotto lo potete scrivere), così per noi sarà più facile stendere una critica sincera. è quello che ci ha chiesto dopo tutto!

Per acquistare il libro visitate il website  


venerdì 1 ottobre 2010

Una morte "dolce"


Mi commuove la misericordia dei giudici americani, i quali vogliono essere sicuri al cento per cento che il potente anestetico da somministrare ai condannati a morte prima dell'iniezione fatale sia veramente efficace. Certo, rispetto ai tempi in cui i condannati venivano bruciati vivi o ai paesi in cui ancora oggi vengono lapidati (vedi Iran) la differenza è grande. Ma la morte è sempre morte, e nessuna persona umana può essere privata della vita, qualunque cosa abbia fatto e in qualunque modo la pena sia applicata. Nessuno ha il diritto di disporre della vita di un suo simile.
Fortuna che da noi, in Italia, la pena di morte è stata abolita. Ma è stata davvero abolita? Leggo che nei primi sei mesi di quest'anno si sono suicidati nelle carceri italiane ben 31 detenuti. Quindi la pena di morte c'è, e come! Senza neppure il bisogno di essere comminata e senza il fastidio di acquistare il potente anestetico in uso nelle carceri americane.
E' ancora lontano il giorno in cui si metterà in discussione anche la morte civile determinata dal carcere e si spenderanno risorse per un vero reinserimento nella società di persone che il più delle volte, prima di essere carnefici, sono state vittime di errori altrui.


Questo è un copia e incolla di un intervento del mio amico Sandro. Vedi Link:  Nicodemo.it

martedì 28 settembre 2010

Bossi è un paroliere. Il nuovo gran mogol della canzone dialettale italiana.

Certo! Sono stupito che nessuno si sia accorto che la sua non è stata una battuta infelice. Infatti, il Bossi stava suggerendo un testo in rima a un giovane cantante di periferia. Sono stupito che nessuno si sia accorto del giovane con il microfono in mano al suo fianco. Quel giovane dalla risata "cristallina" è una promessa del bel canto popolare e presto sarà invitato alla nuova trasmissione internazionale PopularXFactor.  Bossi sull'armonia sussurratagli dal giovane stava componendo un testo innovativo per lui. Tutto qui, quanto baccano per nulla!

Nessun dorma!

lunedì 27 settembre 2010

Dalla parte di un elettore



“Dove esistono tante fazioni e tanti poteri di veto, ogni detentore di rendite piccole o grandi sa di essere più protetto contro l'azione del governo” , due righe carpite a Angelo Panebianco, vale proprio la pene leggere il suo bellissimo articolo su corriere.it, non posso fare copia/incolla perché la riproduzione è riservata, cliccate qui sotto per leggerlo, val proprio la pena.



http://www.corriere.it/editoriali/10_settembre_27/panebianco-dalla-parte-elettore_a11a1506-c9f6-11df-9db5-00144f02aabe.shtml

Bastum

«Romani, cittadini! Non sarete mica il popolo bue che diceva un altro Tappus passato da queste parti?!» chiese il Senatore alla folla radunata nel foro e tutti risposero in coro «Siiiiiiiiiiiiiii!».

Il Senatore girò le spalle e si allontanò verso casa mentre le strisce rosse della sua tunica disegnavano due cani da pastore incavolati. Gli individui della folla si girarono mesti, mesti e tornarono a casa con i loro bastum al collo (immagine figurata).

sabato 25 settembre 2010

Tappus, Finus, le patacche e le polpette avvelenate

«Uno monta un polverone promettendo dichiarazioni dirompenti. Dopo ore di attesa e il foro in tilt, emette parole serie, che però si sgonfiano in una difesa spuntata.  L’altro invece dice, bel bello, dopo aver montato il gran baccano  contro il suo ex compare, che il suo governo è lontano da quello che avviene intorno e lavora solo per il paese. Che si fa gente di Roma?» urlò il Senatore dal suo balcone «si torna a votare questi due?», poi girò su se stesso, le bande rosse svolazzarono nel tramonto disegnando patacche e polpette avvelenate, cioè tutto quel che restava di quel giorno e entrò in casa.

giovedì 23 settembre 2010

Il Cavaliere si racconta la Favola.

«Ho riscattato la mia vita o più probabilmente, la donna che amo l’ha trattenuta più volte. L’ultima volta mi ha preso per i capelli. L’Ombra sembrava mi avesse dato  Scacco Matto, ma non era così e lei è riuscita a farmi vedere una mossa nascosta, mi ha sorretto, allora ho spostato un fragile pedone e degli angeli mi hanno aiutato. Bene o male mi hanno tenuto in vita. Con il tempo sono tornato a camminare, però da quel giorno una parte del mio spirito è volata via e ora percorre le distese ghiacciate della Taiga eterna. Il luogo dei Guerrieri, uomini e donne che hanno scorto l’Ombra, che portano i segni di questo incontro o che lottano con un male. Donne e uomini che il destino unisce perché conoscono il senso profondo del coraggio. Pezzi d’anima che soli, su slitte trainate da magnifici cani, vanno alla ricerca della Verità e scorgono, attraverso la lente del ghiaccio, l’orrore del Mondo, l’esatto contrario.
Oltre l’ultimo cielo, oltre il buio assoluto, un buio che non è buio, ma assenza, oltre l'immaginazione umana, oltre la Curva dove tutto ha avuto inizio. Oltre il plasma iniziale, lì si stende l’immenso mondo ghiacciato della Taiga. Più oltre si trova la Verità, che solo il Mago Merlino è in grado di intuire.
I Guerrieri sono alla ricerca del cespuglio di biancospino da secoli, lì si nascondono il Mago dei maghi e la Fata delle fate, Niniane. Purtroppo il dolore che arriva dalla Terra rende difficile la loro ricerca e l’Ombra li pedina da vicino, senza sosta.
L’ultimo dei Cavalieri della Tavola Rotonda prende tempo giocando a scacchi e gli altri Guerrieri usano altri stratagemmi. Povere astuzie in cui però credono e così lottano nel gelo, nella sofferenza loro e con il dolore del mondo addosso. Queste donne e questi uomini difficilmente s’incontrano ma si ascoltano e a volte combattono insieme. Così come, a volte, si uniscono a loro gli elfi, le fate, gli animali fatati, gli esseri immortali e i Sette Savi. Tutti insieme cercano di combattere il Male che neppure l’Ombra sa da dove arriva».
Il Cavaliere guardò i suoi cani negli occhi e finalmente si addormentò. Le Win, la civetta delle nevi,  lanciò il suo grido verso l'Impossibile a difesa del sonno del suo amico.

"Intifada con la griffe" di Cesare Marinetti su La Stampa.it

Segnalo un bellissimo articolo e una bellissima foto apparsi oggi su "La Stampa", li potete trovare cliccando il link qui sotto, ma mi sono permesso di incollarli anche qui. Molto interessante anche il reportage di Paola Caridi, sempre su "La Stampa". Quando le riflessioni e le immagini sono così ben colte, penso debbano essere diffuse il più velocemente possibile e con tutti i mezzi.

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=7866&ID_sezione=&sezione=

CESARE MARTINETTI
Attenti a questi ragazzi sbucati ieri nei paraggi della spianata delle Moschee in Nike, jeans a vita bassa e mutande griffate. Tirano pietre e non siglano una pace tuttora impossibile nell’infinito conflitto israelo-palestinese.

Ma segnalano almeno un passaggio: dall’Intifada delle ciabatte a quella delle griffe. Dal mondo dei non luoghi, dove ogni posto assomiglia a tutti gli altri, ai ragazzi di ogni luogo che anche loro si assomigliano tutti: a Gerusalemme Est o nelle banlieues parigine o nelle periferie italiane.

Il finale, come spesso accade da quelle parti, è tragico: un morto (palestinese) scontri, feriti, tensione. E ancora separatezze. La lingua della pace ancora inudibile. Eppure quei segni di omologazione, se non portano pace, qualcosa raccontano, come ci spiega Gabriele Vacis nell’intervista che pubblichiamo a pagina 17: sono il simbolo della volontà di uscire dal mondo dove sono nati e nel quale sono rinchiusi facendosi uguali agli altri. Quelle griffe sono l’alfabeto di una semantica ambigua: sottomessi alla merce ma in cerca di vita.

In un romanzo uscito qualche anno fa in Francia (Alì le magnifique) Jack-Alain Léger raccontava la calata del sabato delle torme dei «banlieusards» (i ragazzi di periferia) al centro di Parigi, quasi una processione rituale diretta alla venerazione dei nuovi idoli ammucchiati nelle nuove cattedrali: i grandi centri commerciali, primo tra tutti l’immenso Forum des Halles. Diceva Alì: «Entro, guardo, tocco, palpo, accarezzo, sniffo, apro, provo... Just do it, Nike, Reebok, Converse, Police, Adidas, Tacchini, Fila, Trussardi, Calvin Klein, Ralph Lauren, Hugo Boss, Umbro, Ellesse, Aigle. La vita, la vera vita è là, sottoterra, in mezzo alla merce...».

Nel reportage di Paola Caridi che trovate sempre a pagina 17, si legge che è nello shopping tra gli scaffali del Mega, il supermercato-mall del popolare quartiere di Talpyot, che israeliani e palestinesi sospendono le ostilità, mescolano i bisogni e forse i destini.

Certo, ci vuol altro che un paio di jeans di marca per ricomporre la storia. Specie se sono indosso ad un ragazzo con la faccia coperta e che si allunga nel gesto di lanciare una vecchia pietra uguale a quelle delle vecchie intifade. Però, ci dice il regista Vacis dopo tre anni passati a insegnare teatro da quelle parti, che pur indossando nickname da guerrieri quei ragazzi non vogliono morire. E che le ragazze non portano il velo. E tutti hanno energia da vendere per combattere una nuova battaglia e ottenere la cittadinanza del mondo libero. Le società giuste e gli uomini saggi sanno leggere i segni, anche quando sono impressi sull’elastico di un paio di mutande.

mercoledì 22 settembre 2010

Profumo in aria

«C’è uno strano profumo nell’aria. Profumo di bruciato o è meglio dire odore, meglio ancora puzza?». Il Senatore annusò l’aria di Roma e il suo naso si arricciò in una serie di rughette.  Poi si affacciò al balcone e urlò «Chi è che sta turlupinando? Da dove saltano fuori tutti questi soldi? Quella benedetta banca non stava forse per saltare in aria? Allora da dove arrivano tutti questi  denari elargiti a una sola persona?  Perché? Proprio adesso che il listino della banca è in calo del 3,2 per cento? Che senso ha? Gente di Roma sveglia, qui ci stanno prendendo per il………………e non è la prima volta!». Il Senatore si girò per tornare in casa, le strisce rosse della sua tunica si sollevarono formando  la classica forma di due chiappe e un caratteristico rumore si trasformò in aria più salubre di profumo. 

Una carezza sul naso.

«Dove ha origine il Cosmo, mi domandi Cavaliere. Potrei risponderti nel silenzio, nel pensiero illimitato o più “materialmente” nel plasma assoluto. Vago da sempre nel lato nascosto dell’eternità, che è vita, ma non conosco la sua origine. So che è legata a un’effimera libertà, forse quella che tu cerchi. Cavaliere torniamo a noi, a chi tocca muovere?».  L’uomo si guardò intorno. Guardò il suo cane negli occhi. Angelo gli sorrise, lui sapeva che lo stava facendo ed era un sorriso che nessun uomo era in grado di fare. Quel sorriso usciva da tutto quel piccolo essere fatto di muscoli scattanti, che non sentiva il freddo, che amava la vita e la Libertà, che conosceva i più profondi misteri della sua anima. Il guerriero rispose al suo sorriso, si tolse il guanto e lo accarezzò con un dito sul naso. Il cane mosse la coda nella direzione del Nord. Il Cavaliere guardò l’Ombra e disse «tocca a te muovere. Ti ricordi?». L’essere eterno si alzò e disse «Domani, forse. Ora devo andare, non posso fermarmi con te. Sei un buon giocatore. Tornerò lo sai!?. Laggiù, sulla terra, gira troppo denaro e troppo facilmente guadagnato, devo andare a vedere chi sono i ladri. Troppi temo e molti a causa loro avranno bisogno di me anzitempo. I primi, però, si sono dimenticati di me e credimi, contrariamente a quello che si pensa, sono dei pessimi giocatori». L’Ombra si allontanò verso Nord e sparì dietro il gelido profilo di una montagna.

mercoledì 15 settembre 2010

I fidanzatini delle miss Italia

A parte la "stupidità" dell'evento per la proclamazione di Miss Italia, che si allinea al panorama degli spettacoli televisivi. Ogni anno viene scritto, parlando della nuova reginetta che «.... la miss taldeitali è fidanzata con un taldeitali, che conosce fin da bambina». Di questo taldeitali non si parlerà mai più, per fortuna, ma mi domando a chi può importare questa notiziola e soprattutto chi ci crede. Sveglia siamo nel 2010 qualche cosa di buono nel tempo è stato fatto!

giovedì 26 agosto 2010

L'Onore dimenticato di Cicerone

Il Senatore urlò «ricordate che, per chi ha sete di potere è solo il potere che conta, non le proprie convinzioni, solo il bottino, non certo l'onore. Onore!? Parola inutile e quando mai quest'uomo ne ha compreso il senso?». Poi si girò di scatto, lasciò l'aula a semicerchio, è spari tra le onde di due bande rosse che disegnavano il volto di Cicerone, sulla sua bianca tunica.

martedì 24 agosto 2010

Tra le braccia di Merlino

Il vento soffiava gelido, di più sempre di più. Il suo gelo era, in un certo senso inutile.  Inutile per quel mondo lontano e ghiacciato. La taiga sembrava non avere ne un inizio ne una fine, il suo bianco era così intenso da illuminare le notti, a volte le sette lune riflettevano la loro luce che rimbalzava sulla sua superficie illuminandole sino a farle sparire in quel chiarore teso, lindo come un lenzuolo appena confezionato. Il freddo era così intenso che i cani non riuscivano a muoversi. Il Cavaliere della Slitta aveva montato la tenda e lì si era riparata la pattuglia dei ghiacci, la piccola stufa a energia eolica scaldava l'ambiente. I tredici si guardavano a vicenda negli occhi stupiti, l’uomo e i suoi cani. Mai avevano sentito un vento così forte, intenso, spesso e inutile. Qualche cosa stava succedendo, laggiù sulla terra.

Niniane si era rifugiata tra le braccia del suo amato e Merlino le stava raccontando la storia dei Giganti, gli esseri che avevano dominato la Terra per secoli e l'avevano poi abbandonata per viaggiare tra le stelle. L'avevano lasciata deponendo le loro enormi armature, solo le loro anime ora solcavano libere l'universo. Niniane ascoltava incantata la voce del Mago dei maghi, l'uomo che aveva scelto per secoli i principi e i re della terra, per poi nascondersi con lei nel cespuglio di biancospino. Lo guardava negli occhi e leggeva le storie nelle sue pupille, vedeva le figure degli uomini saggi che lo salutavano mentre partivano per le loro missioni, vedeva i Guerrieri della Tavola Rotonda, le fate, gli elfi.  Vedeva i Sette Sapienti e le Sette Guglie. La Terra era lontana, sembrava persa, lei sapeva che non sarebbe stato così, lo vedeva negli occhi del Mago, lo sentiva stringendo le sue mani, capiva il Senso abbracciandolo. Si ricordò dell'ultimo cavaliere della Tavola Rotonda, ma in quel momento non poteva far nulla, alzò la sua candida mano destra e con le dita realizzò una coltre azzurra, la spinse in alto e con quella coprì la pattuglia dei ghiacci. Nella tenda i tredici, si addormentarono.

mercoledì 18 agosto 2010

Nando Dalla Chiesa su ilfattoquotidiano.it

"Sarò onesto, Cossiga non mi mancherà Certo non si porterà nell'aldilà solo i segreti veri di questa Repubblica. Si porterà anche i segreti da lui inventati, le trame inesistenti fatte intravedere, le panzane spacciate per misteri"

Un punto di vista diverso e per questo molto interessante, che si distingue dalla massa dei commenti definibili "opportunisti", in generale.

Una K al vento

Il Senatore uscì sul balcone e osservò la città imperiale, si asciugò con la manica della tunica una lacrima, solo una, che gli aveva bagnato la guancia. Pensò guardando le luci della città imperiale - Un uomo che sapeva troppo o che sapeva troppo poco rispetto a quello che avrebbe potuto raccontare è partito per l'ade.
Ancora una volta i fottuti dei hanno protetto l'equilibrio cosmico romano - si voltò e mentre rientrava in casa, le bande rosse disegnarono una grande K svolazzante.

lunedì 16 agosto 2010

Bocca, la sintesi di un maestro

Dal sito www.ilfattoquotidiano.it, traggo e riporto l'introduzione all'articolo intervista a Giorgio Bocca dal titolo "Tutti i regimi alla fine cadono". L'articolo a firma di Gianni Barbaceto si può leggere su "Il Fatto Quotidiano" di ieri.
«Il 18 agosto spegnerà 90 candeline, “in un momento difficile per la democrazia”. Ma per Bocca la causa non è solo B: “Lui è l’uomo giusto al momento giusto. Ha capito che cosa vogliono gli italiani, che il Paese ha bisogno di fascismo. Riesce ad essere autoritario e anche a imporre le cricche come metodo di governo". Poi prevede la caduta del regime: "La crisi potrà essere lunga, perché non c'è opposizione". Tempi duri, di conseguenza, anche per la libera informazione: “Non ci sono più editori che credono nel mercato delle notizie. Oggi regna il gossip e i direttori non stabiliscono confini etici. Imperversa lo stile di Vittorio Feltri”. Su Gianfranco Fini, però, al di là degli attacchi del Giornale, resta il dubbio: “Oggi dice cose politicamente intelligenti. Ma non riesco a fidarmi di uno che, tra democrazia e Repubblica di Salò, sceglie la seconda e diventa missino” di Gianni Barbaceto».

sabato 7 agosto 2010

Un Nobiluomo da non dimenticare



Ho "carpito" questo video dal sito http://nonsolorock.blogspot.com che vi invito nuovamente a visitare. E' un omaggio a Domenico Modugno che condivido.

giovedì 5 agosto 2010

Il sottosegretario trasformato

Che felicità, che contentezza! Il sottosegretario uscì all’aperto e respirò un boccone d’aria, all’improvviso sentì qualche cosa di strano in gola, quel qualcosa scese giù per il gargarozzo e velocemente arrivò giù, giù, sino all’innominato. L’uomo si piegò su stesso e si trasformò in un caratteristico suono o forse è meglio dire rumore!


Attonito di fronte al sottosegretario

Voi, amici miei, capite qualche cosa di tutto quello che succede e perché? Che cosa hanno veramente in mente Fini e Berlusconi? Al di là di questo, non trovate sproporzionato dedicare un pomeriggio a un voto di sfiducia nei confronti di un solo uomo? Anche se questo voto ha contenuti diversi? Con che faccia va in giro, oggi, quest’uomo che ha fatto perdere un pomeriggio a deputati che dovrebbero lavorare per un paese? Non era più serio ed elegante allontanarsi per poi, un domani, ritornare a faccia alta? A noi gente comune, domando ai miei rari, affezionati lettori, a noi che viviamo le nostre giornate tra successi, insuccessi, gioie e dolori che impressione fa tutto questo? Non pensate che questa realtà sia troppo lontana da un mondo in evoluzione e contemporaneamente in flessione drammatica?

Non capisco e ogni mio sforzo per comprendere è inutile. Mi sforzo di leggere i giornali e non trovo nulla, nulla.
Eppure mi rendo conto di non sapere abbastanza, però forse il mio problema è un altro, forse ho ideali diversi e troppo lontani da una realtà che non comprendo. Così, come il mio personaggio “Il Senatore”, sono tentato di coprirmi gli occhi con le bande rosse della tunica e dimenticare.   

mercoledì 4 agosto 2010

Ipazia e Giorello

La Ninfa Siringa

Ah! Che “goduria” la lettura di “Lussuria” di Giulio Giorello. Testo non semplice, infatti, spesso bisogna ritornare sulle pagine lette per coglierne il significato, ma come riportato dall’autore «Giordano Bruno era solito consigliare a chi legge di sforzarsi di penetrare “entro le midolla del senso” andando oltre la lettera del testo - si trattasse della Bibbia come delle proprie opere». 
Spero che il Professor Giorello non se ne abbia a male se riporto un altro piccolo brano dalla sua opera, che lui stesso ha tratto dal Libro I delle Metamorfosi di Ovidio. Il brano è delizioso e narra della nascita di uno strumento musicale.
«Siringa, casta ninfa, avvezza a girare per “selve ombrose”, per di più “succinta alla maniera di Diana”, era stata scovata da Pan, ma ne aveva respinto le profferte d’amore. Un fiume le aveva sbarrato la fuga; allora aveva invocato le sorelle. E così Pan, mentre credeva di aver stretto Siringa, invece del corpo della Ninfa si era trovato in mano un fascio di canne palustri! Deluso, sospirava su di esse; intanto, il movimento dell’aria aveva provocato un suono flebile, simile a un lamento. Dalle canne recise e unite insieme con la cera, il dio aveva infine creato un armonioso strumento, La zampogna o siringa».

mercoledì 28 luglio 2010

Padre Nostro, una sua interpretazione

Perché scrivere di una preghiera in questo blog, perché sono convinto che le preghiere appartengano a tutti, senza escludere nessuno. Ognuno, ovviamente, è libero di leggerle o di chiudere la pagina. Chi le legge però a volte si trova in difficoltà nel comprendere il senso profondo di una preghiera. Infatti, le parole spesso nascondono la preghiera stessa.

L’altro giorno parlavo con il mio amico Sandro e il nostro discorso, non tanto incoerentemente, è caduto sul Padre Nostro. Stavamo ponendoci delle domande su Pomigliano d’Arco e Sandro pensando alle problematiche di questa vicenda mi ha dato la sua interpretazione del Padre Nostro, la più importante preghiera cristiana, che è preghiera ebraica. Ho capito che questa invocazione è azione. Infatti, è giusto raccogliersi e inginocchiarsi per coglierne il senso, ma poi bisogna alzarsi e agire. Siamo noi che dobbiamo creare il Regno, qui, ora, sulla terra.

Qui di seguito riporto la preghiera e poi la sua interpretazione.

Padre Nostro

Padre nostro che sei nei cieli,

sia santificato il tuo nome,

venga il tuo regno,

sia fatta la tua volontà,

come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,

e rimetti a noi i nostri debiti

come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,

e non abbandonarci alla tentazione,

ma liberaci dal male.

«Padre, Abba, così inizia la preghiera del Padre Nostro. Abba, cioè l’appellativo con cui i bambini ebrei si rivolgevano al proprio “papà”. Questo nome era usato da Gesù nel suo rapporto con Dio (cfr. Mc 14,36). Nella forma che il Padre Nostro assume in Luca, il discepolo era invitato a rivolgersi a Dio nello stesso modo (Lc 11,2; cfr. Gal 4,6; Rm 8,15). Abba è vicino, Dio non è né in cielo, né in terra. Dio è ovunque, è nel nostro cuore e noi possiamo rivolgerci a Lui in qualunque momento e circostanza della nostra vita.

La preghiera prosegue con due richieste. La prima riguarda l’atteggiamento, il comportamento di Dio. La preghiera recita “venga il tuo regno”, cioè Padre realizza il Tuo regno in Terra, un Regno di Giustizia e di Pace, quel Regno che Gesù ha annunziato. Dio realizzando il Suo Regno deve santificare il Suo Nome, o più precisamente Dio santifica il Suo Nome e fa onore a Se stesso perché realizza il Suo progetto di salvezza.

Dopo queste due domande inerenti a quello che Dio deve fare, ne seguono altre due che riguardano noi stessi, sono due richieste specifiche su come dobbiamo comportarci. Come dobbiamo atteggiarci di fronte a Dio, cioè cosa dobbiamo chiedere per la nostra vita quotidiana in modo da anticipare, oggi, qui sulla terra, quel Regno di Dio del quale in precedenza abbiamo chiesto la realizzazione.

Due sono le cose fondamentali perché il Regno di Dio inizi nel presente, il pane di cui abbiamo bisogno oggi. In realtà, non abbiamo bisogno di una quantità infinita di pane, ma solo del necessario per vivere e lo chiediamo non solo per noi, ma per tutti gli altri. Infatti, è contro il piano di Dio che esistano uomini che si riempiono smisuratamente la pancia e altri che invece, non hanno neppure il necessario per sopravvivere. Poi oltre al pane chiediamo il perdono. Il perdono dei nostri peccati è qualche cosa di molto importante, perché questo perdono, che viene da Dio, deve poi diffondersi attraverso i rapporti tra le persone. Infatti, come Dio perdona noi, così anche noi perdoniamo gli altri.

Proprio nella ricerca di un pane e del perdono, che viene da Dio, evitiamo la tentazione. Così, Padre, non permettere che noi si soccomba nella tentazione. La tentazione è soprattutto l’egoismo, cioè cercare unicamente ciò che interessa a noi stessi dimenticandoci tutti gli altri».