giovedì 12 novembre 2009

Augusto Maestri, la Signorina Quattrini e la moviola all’aglio


Il personaggio nella foto è Re Royal, uno dei tanti ideati da Augusto Maestri, l'altra immagine è una moviola Prevost.
Il cartone animato di Re Royal fu utilizzato per la campagna dell’omonimo Budino Royal e fu realizzato dalla casa di produzione di Bruno Bozzetto, però quella che voglio raccontare oggi è un’altra storia.
Augusto era uno di quei pubblicitari che non esistono più, un “pioniere” dell’advertising italiano.
La pubblicità per lui era da fare e basta, senza crearsi tanti problemi e voli pindarici, ma pensando solo alla soluzione. Le strategie? Quali, come, cosa? Lasciamole agli americani! Lavorare con lui era da un lato un divertimento e dall’altro una vera impresa. Infatti, dietro la sua maschera sorniona si nascondeva un personaggio molto complesso, duro, difficile e sicuramente egocentrico. Tutti gli account che hanno lavorato con lui lo possono testimoniare. Alcuni di loro sono usciti mal conci e ancor di più i creativi. Ho conosciuto un account che non si è mai più ripreso! Eppure mi parlava di lui con affetto e con grande emozione. Mi ha raccontato molti aneddoti divertenti, come quello che vi voglio raccontare.
Erano i tempi della grande, unica, inimitabile e imbattibile McCann-Erickson. Infatti, tutti gli anni, l’agenzia cresceva un po’, rimanendo così sempre ai vertici della classifica italiana e in seguito anche di quella europea. Per questo tutti gli anni erano da festeggiare e i dipendenti erano premiati con oggetti fantastici e viaggi premio in tutta Europa. Cose da non credere e che probabilmente sarà difficile vedere ancora. La McCann, com’era chiamata da tutti, era così, la prima agenzia pubblicitaria in Italia a livello di budget gestito, ma anche a livello di qualità professionale. La sua sede era in Via Meravigli, in centro a Milano ed è dalla McCann che sono usciti molti validi account e creativi ed era lì che operava Augusto Maestri.
Un giorno un cliente curato da Augusto chiese una modifica al montaggio di uno spot pubblicitario. La responsabile della pubblicità del cliente si chiamava Signorina Quattrini, era una persona molto distinta e molto attenta agli aspetti formali, proprio tutto il contrario di Augusto Maestri.
Dovete sapere che il primo passo per apportare delle modifiche a uno spot pubblicitario, cioè prima di cambiare un filmato già girato, montato e a volte già “on air”, era presentare le modifiche da apportare sotto forma di story board.
Lo story board è una tavola con dei disegni uno di seguito all’altro che dovrebbero descrivere lo svolgimento dello spot. Con questa tavola in mano, di solito gli account, oggi più spesso i creativi, vanno a raccontare al cliente l’idea per un nuovo spot o per le eventuali modifiche di uno già esistente. Quando il cliente approva, è possibile procedere alla produzione. Augusto tutto questo lo saltava a piè pari e andava direttamente in moviola! E’ esattamente quello che avvenne quando la Signorina Quattrini chiese delle modifiche a uno spot per la Camomilla Montania. Quel giorno Augusto disse al suo account (il mio amico), mentre il suo fox terrier a pelo liscio, gli saltava intorno. Già anche un cane un po’ nevrotico girò per un certo periodo negli studi dell’agenzia Universal McCann. Gli disse «Prenda la copia lavoro (1) che andiamo in moviola (2) con la Signorina Quattrini e “la” mettiamo a posto. Prima però andiamo a mangiarci qualche cosa nella solita trattoria».
Erano giusto le 12.30 e i due pubblicitari uscirono, salirono su un’Opel Corsa e si diressero verso la casa di produzione cinematografica.
Come deciso si fermarono in una trattoriaccia che non esiste più. Una trattoria dove si mangiavano cose molto pesanti, e bere vino “al coltello”, questa è la definizione del mio amico per descrivere un barbera molto, ma molto corposo. Un nettare così spesso che era difficile da deglutire e che lasciava delle macchie indelebili sulla parte superiore delle labbra.
La fermata in trattoria era per Augusto una fase preparatoria, con quel cibo e con quel vino avrebbe fatto le migliori modifiche possibili! Infine, uno sfilatino d’aglio era l’indispensabile conclusione del lauto pasto e cioè uno spiedino con dieci spicchi d’aglio leggermente abbrustoliti alla brace.
Il mio amico cercava di trattenersi, in particolare con il vino, ma era sempre un’impresa difficile. Comunque i due, con il rosso del vino sulle labbra, si alzarono e ripresero la via per la moviola.
La Signorina Quattrini nel suo tailleur scuro li aspettava alla reception della casa di produzione. Era già in fibrillo. Infatti, Augusto e il suo fido account erano in ritardo di cinque minuti, questo per lei era inammissibile. L’account si precipitò a scusarsi con la cliente. Quello era uno di quei momenti, ed erano parecchi, in cui il mio amico si pentiva di aver scelto quel lavoro e avrebbe voluto arruolarsi nella Legione Straniera. Comunque i tre accompagnati dal montaggista, entrarono nel locale, dove si trovava la moviola. Il locale era di ridottissime dimensioni, la moviola occupava tutta la superficie e i tre non avevano lo spazio per girarsi, uno solo poteva stare seduto e questo posto ovviamente fu offerto alla cliente.
Il montaggista mise, pellicola e nastro sulla macchina, a quel punto Augusto disse nel suo toscano più strisciante e autoritario «bene, ora lei può andare. Ci penso io» e senza aspettare iniziò a far ruotare i nastri, video e audio, avanti e indietro muovendo le due manopole della moviola. Clang…clung…fsiiiiii, la pellicola sfrigolava nei denti delle guide che la trascinavano, le scene volavano sul piccolo video che i tre guardavano, mentre il nastro audio mandava il caratteristico suono di quando era spinto ad alta velocità. Un ultimo clang delle manopole e fu silenzio. Gli astanti videro nel piccolo schermo il primo fotogramma della scena da tagliare. «….si taglia qui e si…..» disse Augusto Maestri e la moviola ripartì, swishhhhfisss swishhhhfisss swishhhhfisss ……pappppapaperaraquauauuauuqqqqqqqppp. «Aspetti Augusto, non è proprio così, mi faccia vedere il filmato dall’inizio, la prego!» chiese gentilmente e leggermente angosciata, la Signorina Quattrini «macché…macché…lo so io cosa si deve fare, mi lasci lavorare!» disse Augusto, continuando a maneggiare le due manopole della moviola, avanti e indietro. Il mio amico guardava il video e non riusciva a vedere nulla, esattamente come la cliente che aveva sempre più uno sguardo allibito e disperato, seppur abituata a queste scene. La stanzetta intanto si stava riempiendo dell’odore intenso d’aglio. Via di nuovo con le manopole, il nastro sembrava spezzarsi mentre il povero account pensava «….ora si spacca e non ho preso una copia in più. Dio aiutami altrimenti sono morto» mentre lui pensava a questo possibile dramma, la Signorina Quattrini stava febbrilmente scrivendo sul retro di un suo biglietto da visita, che subito passò all’angosciato account. Nel biglietto era scritto “La prego faccia qualche cosa, fermi Maestri, la prego”.
Entrambi sapevano che questo era impossibile. Tutte le volte tra loro passava questo scambio, fatto di sguardi e bigliettini. Lei scriveva un messaggio, lui cercava di risolvere la situazione, gli occhi a palla di Augusto lo fulminavano, lui guardava la cliente, lei guardava lui e via così. In quel caso il rischio per la Signorina Quattrini era alto, il rischio era l’alitata. Tutti e tre sapevano che sarebbe successo, non sarebbe stata la prima, ne l’ultima volta, ma quel giorno erano in uno sgabuzzino e il “colpo d’aria” sarebbe stato tremendo.
La Signorina Quattrini appoggiò gentilmente la sua mano su quella tozza di Augusto Maestri «La prego si fermi, non tagli nel punto sbagliato, la prego!» La punta del naso del grande pubblicitario da rosso, quale solitamente era, diventò paonazzo, gli occhi uscirono dalle orbite, le guance si gonfiarono e disse «cheeee…?» e sull’ultimo “e” uscì un soffio profondo all’essenza d’aglio. La Signorina Quattrini, che si era alzata in piedi, si sedette di botto, tramortita, ormai in silenzio.

Zac, un colpo di taglierina, swishhhhfisss, moviola avanti tutta, blong, moviola ferma, zac, un secondo colpo di taglierina e il nuovo montaggio era pronto. Un montaggio all’aglio in piena regola, senza aiuto di creativi, registi, montaggisti, tecnici audio e qual dir si voglia. Lo spot così sistemato andò in onda per molti e molti anni ancora. In quella stanzetta, oggi, non c’è più la moviola Prevost, ma l’odore dell’aglio sì.



 (1)la copia lavoro è composta da una pellicola dove sono impresse le immagini e un nastro audio dove sono registrati suoni e voci.


(2) in questo caso si tratta di una moviola Prevost, niente di computerizzato o di elettronico. La moviola Prevost è (non so quanto sia utilizzata ancora) un “tavolo” in ferro con un video, diverse rotelle di acciaio, spazi dove s’infilano le bobine (vedi immagine), nel nostro caso la moviola era più antica e davanti aveva due manopole dalle quali si comandava l'arrotolamento, avanti o indietro, dei nastri.

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