venerdì 20 novembre 2009

Abbassiamo l'età pensionabile e cacciamoli via!

Il Senatore cercava di trattenersi pensando a quello che gli avrebbe detto la sua saggia moglie, ma proprio non ci riusciva.  Il pensiero del numero di amici che ogni giorno, con la scusa della crisi, andava a ingrossare la schiera di disoccupati o mai occupati lo opprimeva. Cercò di trattenersi, poi si alzò e disse tranquillo ma con un’energia ritrovata «anziani, alcuni decrepiti tengono in scacco questo paese. Alcuni si tingono i capelli con la pece o con impacchi di camomilla. Ridicoli come pupazzi e agghindati come marionette pretendono di continuare comandare. Molti di loro lasceranno pagine bianche dietro di loro e solo ricchezze eccessive. Pur di conservare il loro stato tagliano le teste di quelli che hanno capacità, figli da mantenere e un futuro da costruire. Senza pietà e senza futuro se non la fossa di fronte a loro, con superbia e tracotanza, continuano per la loro via indiscutibilmente in discesa. Un odore terribile si espande per le vie di questa città, tanto forte da inebriare il popolo, che confuso e ubriaco non vede più la realtà. Chi saliva urlante, chi si faceva capo popolo e indicava il cambiamento, dov’è oggi? Forse tra le fila dei traditori? Sicuramente! Pochi sono quelli che hanno continuato a crederci con la sapienza di chi sa cambiare.
Abbassiamo l’età pensionabile per questi incanutiti, troppo ricchi e incapaci di costruire un futuro per quelli che verranno dopo di loro, costringiamoli a lasciare la città, mandiamoli in vacanza a Creta o forse anche più in là, oltre le Colonne d’Ercole. Perché questa è Roma oggi e non ci piace!» Le bande rosse sembrarono incendiare il semicerchio mentre il Senatore usciva dall’aula facendo svolazzare la sua tunica bianca.

Nessun commento: