lunedì 5 ottobre 2009

1.02, 0.96, 293, 51, 131, 18, 25, 35, 7, 1.2,1.10, 0


La slitta era immobile appoggiata sul ghiaccio come una barca abbandonata. Un altro pericolo era passato e il Cavaliere guardava il foglio rileggendo ad alta voce i dati «1.02, 0.96, 293, 51, 131, 18, 25, 35, 7, 1.2,1.10, 0,3» mentre leggeva pescò dalla tasca dello zaino, un pezzo di pane e lo portò alla bocca. Pane secco e freddo, ma buono, gli ricordava quello che aveva mangiato un tempo lontano in posti meno gelidi di quel mondo.
Pensò «questi numeri hanno un senso, ma non possono rivelare il male più profondo». Ripiegò il foglio e lo infilò nella tasca della giubba, poi si avvolse nel mantello. Era stanco, voleva tornare indietro, ma non era più possibile, ormai era un guerriero, non era stata una sua scelta, la vita prima o poi pone tutti di fronte a questa unica opzione.
I dodici cani non si vedevano, solo la slitta e l’uomo rompevano la monotonia del paesaggio ghiacciato. Oltre l’orizzonte era possibile scorgere la forma di qualche altura.  Il ghiaccio si stava inspessendo in modo impressionante. La Fata delle fate era volata via e si era rifugiata nel cespuglio tra le braccia di Merlino.
Si sentì un ululato di un lupo. Il Cavaliere si guardò intorno, il pericolo era passato, ma aveva perso i suoi cani.
I lupi lo avevano attaccato in quella notte senza luna, lui aveva sciolto i cani e li avevi lasciati liberi di difendersi. I cani avevano attaccato i lupi, che spaventati da quell’improvviso assalto si erano ritirati inseguiti dai suoi dodici amici. Ormai era passato molto tempo, si alzò prese la sua spada e la appese dietro la schiena, indossò gli sci, prese le bacchette, si coprì il volto con la spessa sciarpa e si diresse verso “1.02/0.96/293” a nord-ovest. Il vento iniziò a soffiare, la solitudine gli mordeva il cuore, apparentemente le fate l’avevano abbandonato. «A volte capita ma bisogna avere fiducia» pensò e ascoltò il rumore delle punte delle bacchette a contatto del ghiaccio. Il lupo ululò nuovamente.

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