giovedì 1 ottobre 2009

Gli occhi della bimba de La Avana



Aveva lasciato il suo paese molti anni prima. Se n’era andato perché non sopportava più che i più marci restassero sempre in piedi. Non sopportava più che ladroni e ricattatori fossero chiamati imprenditori, e che la gente li giudicasse pregevoli e le meretrici fossero chiamate..............
Non sopportava la meschinità e la politica in ogni cosa. Non sopportava più la mediocrità della comunicazione, le liti inutili e false. Non sopportava più gli “opinion leader”, gli “anchorman” e i politici. Ricordava quello che gli diceva sua zia “più la merda la munta in scan, più la spusa e la fa dan”, era così!

Adesso girava per le strade de La Avana in sella alla sua cavalla.
Si guardò intorno e sentì le voci che gli dicevano «….e sei andato a Cuba?   Proprio a Cuba, dove…..» Lentamente rimontò in sella. Il sole era alto. Il suo alito puzzava d’alcool, la cavalla girò il collo disgustata e lo guardò con disprezzo come quella volta che era caduto di sella perché aveva bevuto troppo.
Quando lo guardava in quel modo, non la sopportava quella cavalla francese dei suoi corbelli. Comunque si sistemò il cappello e infilò i guanti che puzzavano di quell’odore penetrante di fieno, sudore, erba e altro. Prese le redini nelle dita e fece una leggera pressione con il pollice, Viki si mosse, lentamente molto lentamente. Era per quell’andatura che lui la amava, forse era troppo tozza e bassa, non era un bel cavallo ma per lui significava libertà. Lei e lui, insieme, erano perfetti. Entrambi non sapevano assolutamente dove andare, ma erano liberi. Lei non era mai stata capace di saltare, le piaceva solo stuzzicare foglie qui e la. Lui non era mai riuscito a fare bene una cosa, tante idee ma pochi risultati. Quando ci pensava era colto dalla nausea, la sensazione arrivava dal profondo dello stomaco, ma solo la mente era responsabile. Lui e lei stavano bene insieme, ogni tanto le dava un pugno sulla testa perché si addormentava e non voleva più passare al trotto, allora lei si voltava a guardarlo con quell’espressione che voleva dire “ma sei proprio scemo, che cosa vuoi da me, se non sai nemmeno perché siamo qui! E’ meglio andare adagio, non pensi!”.
Lei quando andava al trotto sembrava una signora di mezza età con il sedere troppo grande per sculettare, ma lui non l’avrebbe mai abbandonata.
Girarono per la città tra le macchine sgangherate e rattoppate senza sapere che direzione prendere. Si addormentò e per poco non cadde di sella perché Viki aveva scartato di lato, si era spaventata per il rumore di un sidecar. Lui guardò il mezzo e vide i Cooder, Ry e Joachim sfrecciare via. Benedetti loro, chissà dove stavano correndo, forse a incidere un nuovo brano, chissà!
Smontò da cavallo. La bambina lo guardò stupita con i suoi enormi occhi neri. La bambina poteva vederli ma l’uomo e la sua cavalla sarebbero rimasti un fotogramma nella sua piccola mente, un nulla.

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