giovedì 24 settembre 2009

Intervista a Carlangelo Tosi Storico d'Iconogafia




Lunedì della scorsa settimana ho incontrato, al noto Bar Magenta di Milano, un famoso storico milanese. Ho subito colto l’occasione per chiedergli un’intervista, molto gentilmente si è reso disponibile. Così, non avendo il bar un posto dove potersi sedere, abbiamo deciso di fare due passi e ci siamo diretti verso il bar pasticceria San Carlo.

«Sono i miei bar preferiti, più propriamente luoghi, dove si possono bere ottimi caffè e, verso sera, degli eccellenti aperitivi ben presentati» così dicendo il mio intervistato è uscito dal locale ed io dietro di lui. Indossava un abito di lino bianco e ai piedi aveva un paio di scarpe da tennis, con i suoi capelli arruffati e i baffi bianchi, più che a un luminare assomigliava a un musicista perso in una città troppo grande per lui e questo, in un certo senso, non è molto lontano dal vero. Camminava con un passo leggermente claudicante, sapevo che la cosa che lo irritava di più era chiedergli il perché e il come mai. Si racconta nell’ambiente giornalistico che una volta aveva risposto in malo modo a un suo collega dicendogli che non doveva occuparsi di cose che non lo riguardavano e che tutto era dovuta a una ferita di guerra!

Carlangelo Tosi è un famoso esperto di storia dell’iconografia, «è così vero? Lei è un famoso storico dell’iconografia!» ho chiesto al personaggio «Oh, storico, parole grosse, ormai tutti sono storici, anche se hanno una semplice laurea in economia e commercio. Preferisco definirmi conoscitore in immagini iconografiche, trovo sia più corretto e meno presuntuoso. Lei cosa ne pensa?» «Come preferisce, comunque ho letto alcuni dei suoi lavori e li ho trovati veramente interessanti, in particolare il testo “Il Vicino Oriente nell’iconografia delle riviste periodiche illustrate italiane dal 1875 al 1914”. «Lei mi lusinga, è un lavoro così poco conosciuto!» mi ha risposto sorpreso.

Così chiacchierando piacevolmente ho avuto la possibilità di intervistare per la seconda volta questo personaggio eclettico. Infatti, probabilmente vi ricorderete dell’intervista che sono riuscito a carpire alcuni mesi fa a due dei mitici “The Noi”. Se non la ricordate o non l’avete letta potete trovarla sotto l’etichetta “musica” e scoprirete una delle molteplici facce di questo incredibile personaggio.

«Mi piacerebbe che lei mi parlasse delle immagini» ho chiesto «tema complesso» mi ha risposto «cercherò di essere il più possibile conciso e chiaro, certo l’argomento richiederebbe molto, molto più tempo. Comunque l’immagine è il frutto di un pensiero ed è il risultato di un soggetto che in un determinato momento intende “fissare” una determinata situazione e sensazione, utilizzando un determinato supporto». «Che cosa intende per supporto» «ottima domanda! I supporti possono essere i più vari. Si parte dai fogli da disegno, ma si può andare anche più indietro sino ad arrivare alle pareti di una grotta, per passare alla tela per la pittura a olio e così via. Si può parlare, poi, della pellicola fotografica e cinematografica o alle più attuali schede di memoria, per finire con il disco rigido o esterno del computer. Dimenticavo la potentissima telecamera. Insomma un’infinità di possibilità, in pratica stiamo parlando di tutto quello che può diventare immagine e guardato da tutti» «Ora mi è più chiaro, sono molto curioso e la prego di proseguire» «Le illustrazioni e le fotografie, i due ambiti in cui mi sento minimamente più ferrato...» «sempre modesto lei!» «Al contrario, sapere poche cose, diversamente da quanto si pensa, è secondo me indice di superba intelligenza». Dopo questa mia interruzione non ho osato più fermare il mio interlocutore.

«Stavo dicendo che le illustrazioni e le fotografie sono interpretazioni di un fatto, l’attimo è colto dall’autore in velocità e arricchito da impressioni, sensazioni, esperienze e conoscenze. Per questo motivo, cogliere tutti gli aspetti di un’immagine richiede molta attenzione, ad esempio i particolari possono essere più importanti della figura nel suo complesso. Non bisogna mai dimenticare che le immagini possono contenere messaggi molto articolati. Soprattutto le immagini sono analogie e, in quanto tali, sono strumenti malleabili». Qui, devo confessarvi, mi sono completamente perso e nel frattempo eravamo arrivati alla Pasticceria San Carlo e si era fatta l’ora giusta per l’aperitivo. Entrati nel locale, ci siamo accomodati a un tavolino nell’accogliente saletta, forse un po’ pretenziosa, ma indubbiamente insolita. A quel punto non ho potuto non chiedere al nostro importante esperto perché le immagini fossero analogie e perché malleabili. «Altra ottima domanda. Le confesso che spesso la gente mi chiede spiegazioni su questi argomenti che tendo a dare per assodati. Dove eravamo rimasti, a si! La complessa articolazione di un’immagine può contenere dei messaggi altri o nascosti, per questo è malleabile, perché è facile per chi è esperto utilizzarla. Il Cenacolo di Leonardo si può guardare senza porsi grandi domande e goderne semplicemente, ma se ci si pone la domanda cosa si voleva comunicare ai tempi e cosa aveva chiesto il committente a Leonardo e come Leonardo aveva interpretato quanto era stato a lui commissionato, ci si perde in un intreccio di significati e obiettivi infiniti. L’immagine somiglia a ciò che rappresenta, è un’analogia. Utilizzando abilmente questa somiglianza, è possibile influenzare l’immaginazione, la fantasia ed anche i pregiudizi di chi guarda. Inoltre non bisogna dimenticare la stretta relazione che esiste tra immagine e testo o descrizione parlata che può aumentare considerevolmente le potenzialità di entrambi e sconvolgere la realtà di quello che si guarda. Insomma l’analogia e la malleabilità possono fare in modo che le immagini contengano dei messaggi a volte percepibili e altre nascosti, all’estremo dei quali si possono trovare quelli che oggi chiamiamo messaggi subliminali, cioè informazioni che l’individuo potrebbe assimilare a livello inconscio.

Capisco che quest’argomento è complesso e che può far nascere ampie discussioni, ma proprio per questo è interessante. In ogni caso si può sostenere che qualsiasi immagine, dalla più semplice alla più complessa, contiene sempre qualche cosa che va oltre alla più immediata percezione. A volte è l’autore che l’ha cercato e voluto, può essere per esempio l’espressione più intima della sua arte. Altre volte, invece, i contenuti nascosti sono finalizzati a un determinato scopo. In questi casi la somiglianza con la realtà può essere alterata in eccesso o in difetto. Quando si guarda un’immagine, in un certo senso bisogna prendere le distanze e guardarla senza farsi coinvolgere, come leggere le note di una sinfonia prima di ascoltarla o eseguirla, proprio cercando di capire quello che un’immagine è, quello che racconta e soprattutto come lo racconta». A questo punto l’aperitivo era arrivato sul nostro tavolo insieme a degli ineguagliabili stuzzichini e ci dedicammo a loro. Ancora una volta questo personaggio mi aveva sorpreso perché, al di là dei suoi colti discorsi, mi aveva fatto scoprire i segreti di una città. Percorrendo a piedi le sue strade è possibile trovare luoghi dove gustare il piacere della compagnia, di un buon caffè e di un aperitivo indimenticabile. Milano c’è! A voi cercarla.

Qualche giorno dopo ricevetti un piccolo plico contenente un libro “Introduzione all’analisi dell’immagine” di Martine Joly, nel biglietto che lo accompagnava, era scritto “Caro Lodovico, ho saputo che Lei ha iniziato un nuovo lavoro dedicato al fotografo Fred Iltis, penso che quest’opera possa esserLe di grande aiuto. Cari saluti” firmato Carlangelo Tosi.

La foto è l'unica che sono riuscito a farmi mandare dall'interessato.

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