martedì 15 settembre 2009

Il trauma inverso

Il Cavaliere della Slitta inginocchiato guardò la sua immagine riflessa nel ghiaccio e pensò «a volte ci sono guaritori che son ben più ammalati dei loro pazienti. Hanno studiato per tanti anni e sono convinti di sapere tutto, sono pieni della loro scienza e non si accorgono più di quello che sono diventati. Il sapere s’è accumulato sopra il dolore, sopra le macerie e ora loro cosa possono fare? Fermarsi e ascoltare». L’Ombra si avvicinò alle sue spalle e gli appoggiò la lunga mano sulla spalla, il mantello del guerriero si tramutò in un’armatura di ghiaccio. Il freddo entrò in contatto con il freddo. L’Ombra ritrasse la sua mano, si voltò e sparì nella notte senza luna. Angelo corse e si mise al fianco del suo amico che a fatica si sollevò da terra. Il Cavaliere disse rivolgendosi al cane della taiga «gli uomini si divorano dal loro interno e le fate sono impotenti perché quel dolore è invisibile. I bambini invece sentono quel dolore e piccole lame entrano in loro. Nel dolore ci si distrugge, solo la ricerca del Sacro Graal può salvare». Angelo ululò e corse in testa alla slitta, il Cavaliere prese le redini e urlò «via…..andiamo». La slitta partì veloce nell’oscurità.

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