martedì 11 agosto 2009

La redazione è in vacanza!

La redazione è in vacanza! Aqiva è in giro con la sua moto e nessuno sa dove si è diretto. Io mi sono perso nella campagna toscana, il mio sguardo finalmente può scorrere e trovare ostacoli lontani su cui riposare. Buone vacanze a presto.

3 commenti:

Jeanluc ha detto...

Ciao e buone ferie!

Anonimo ha detto...

Ciao Lodovico, ti giro un'articolo del mio amico Guido, amico a sua volta della signora Pivano:

NANDA PIVANO E' MORTA. HO PERSO UNA GUIDA E UN' AMICA.
E’ morta Fernanda Pivano. Non sembra vero e non pare possibile, perché l’aura mitica che avvolge certe persone speciali in vita le predestina alla leggenda senza tempo, ed è perfino capace di distruggere il lavoro funesto della morte. Aveva uno speciale modo di pensare al momento supremo, Nanda. Semplicemente non pensava mai alla propria fine, perché era persuasa a causa della sua filosofia buddista come niente potesse dirsi del tutto concluso dal momento che ogni cosa è destinata a rinascere. Folgorata dall’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters che le aveva fatto conoscere Pavese, iniziò subito a tradurre quelle poesie fantastiche dove i morti si raccontano senza veli e infingimenti, senza dovere indossare le maschere necessarie alla vita. Fu rapita dalla bellezza estetica della morte alla stregua dei grandi poeti, al pari di Edgar Allan Poe, che lei e il suo amico Hemingway non potevano non amare. “Mentre la baciavo con l'anima sulle labbra, l'anima d'improvviso mi fuggì.” Nanda comincia a leggere questi versi e cade nel sortilegio voluto da Masters, la sua traduzione assai prima che uscisse il recente omaggio corredato dalle fotografie di William Willington, risale al 1943. In ogni caso chi l’ha conosciuta bene come chi scrive sa con quale rispetto e con quali lievi carezze indugiasse nel ricordo dei suoi amici che non esistevano più. Pensava a Kerouac con le pupille nocciola dilatate in uno sguardo sognante, ricordava Hemingway e si placava solo al pensiero che ‘grazie agli dei’ era riuscita a pregare sulla sua tomba affrontando un duro viaggio sulla sua età. Si struggeva di pena pensando al dramma personale di Paul Auster e lo chiamava al telefono tutte le volte che poteva. Non si preoccupava affatto della fine che sarebbe giunta fatale, ma durante cene interminabili annaffiate da poderose bevute di Coca Cola non nascondeva invece la propria afflizione di fronte alla catastrofe della letteratura italiana. “ Siamo salvi solo grazie ai cantautori capaci di esprimere qualcosa come De Andrè, Ligabue, Pelù e Vasco. Quella sì che è poesia. Il resto è cacca.”

(da Quotidiano Nazionale del 19.ag.2009 - Guido Guidi Guerrera


LINO

Anonimo ha detto...

MOJITO + INFRADITO È IL NOSTRO CONNUBIO PREFERITO
Il mojito non è nato come coktail alcolico ma semplicemente come dissetante analcolico, fatto di foglie di menta, ghiaccio, acqua frizzante e zucchero di canna. Solo in seguito venne apportata l'aggiunta di rum, trasformandolo in coktail alcolico
Il mojito è ora, dunque, un long drink alcolico a base di rum. L'origine della bevanda è cubana e sarebbe stata ideata dal barman Angelo Martínez, un cubano che gestiva il famoso bar "La Bodeguita del Medio" a L'Avana, del quale si racconta che mescolava il cocktail fino a stancarsi.
Il nome Mojito deriva dalla parola voodoo "Mojo" che significa "Incantesimo".
Gli ingredienti del mojito sono: un ramoscello di menta, rum silver dry o carta blanca, zucchero, succo di lime e acqua frizzante (o soda). Viene servito freddo e ha un gusto decisamente pungente dovuto alla combinazione della freschezza della menta e al gusto molto forte del rum.
Bisogna tener presente che un mojito servito in inverno potrebbe presentarsi amaro a causa della menta, per questo è importante che la menta sia fresca e che ovviamente tutti gli ingredienti siano di prima qualità. Per tutti questi motivi è preferibile consumare il Mojito in estate, nei mesi in cui la menta è più matura e meno aspra.
Una piccola variante, amata da Ernest Hemingway, consiste nel mescolare due tipi di rum, il primo chiaro invecchiato da 1 a 3 anni ed il secondo ambrato invecchiato per un periodo che va dai 7 anni in su.
LINO