mercoledì 5 agosto 2009

Il salto dell'ostacolo


Uscì dal cimitero, si rimise il cappello in testa e saltò in sella a Vicky. Era stanco, anche quella giornata era passata. Molte giornate inutili erano passate, un’uguale all’altra. A volte alcune erano differenti dalle altre per i pensieri e gli atti poco sinceri. Aveva cercato di cambiare, ma tutto era stato inutile. Qualche cosa di storto gli frullava sempre nella testa. Aveva passato giornate, settimane, mesi, anni a litigare con se stesso e con gli altri. Quelli più vecchi lo infastidivano con i loro discorsi, quelli più giovani non gli andavano mai bene e gli amici lo avevano deluso. Vicky non sapeva dove andare, ma era normale, ogni tanto quell’ombra d’uomo stava seduto sulla sua groppa e non faceva nulla, guardava nel vuoto e basta, era sempre stato così da quando l’aveva conosciuto, era un pasticcione! Girarono intorno all’Avana senza meta, ma con una montagna di pensieri, di smarrimenti, di sensi di colpa verso tutti e verso tutto e pensare che avrebbe voluto fare il predicatore. Infondo sarebbe stato uno dei tanti, pieno di buoni propositi, di belle parole e altrettanti errori che annullavano il buono. Gli errori annullano i buoni risultati raggiunti e si rincomincia da capo, questa è la vita, diede due pacche sul collo a Vicky che lo guardò con il suo grande occhio sinistro, girando il possente collo. Questa cavalla pensò, mi prende sempre in giro, è l’unico cavallo che non ha mai saltato un ostacolo, ci gira intorno, non sono mai riuscito a farla saltare, nemmeno un’asta appoggiata a terra. Per fortuna che non abbiamo mai dovuto fuggire da qualcosa o da qualcuno. Aveva sete e lentamente prese la direzione per La Bodeguita del Medio. Quel posto era pieno di turisti ed era per quello che a volte poteva essere simpatico. Entrò nel locale e vide Massimo che parlava amabilmente con il proprietario. Che ci fa qui, pensò. Forse è scappato, ha fatto proprio bene. Si sedette in un angolo del bancone e lo guardò, ma lui non poteva vederlo. In quel momento, proprio quando il proprietario rispondeva al suo cliente con un’espressione arguta, Lino scattò la foto e riprese la schiena di Massimo, adesso tutti avrebbero saputo che anche lui amava Cuba! Si scolò con il pensiero un bicchierone di Mojto. Massimo si alzò, gli passò di fianco, sembrava molto soddisfatto e tornò da dove era venuto. Viva la Revolution! Viva Cuba!

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